Il presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco

L’idea che ci sia dell’erotismo, quindi desiderio, dietro la più devastante delle violenze esercitata su un essere umano indifeso, dimostra quanto sia incomprensibile, per certa cultura, la realtà del bambino (dunque della specie umana tutta)

Federico Tulli [Cronache Laiche]

Lo scenario, desolante, è da film poliziesco anni 70. “Le autorità brancolano nel buio”, citerebbe polemico a nove colonne il titolo del solito giornale che campa di retorica e frasi fatte. Ma Cronache laiche non rientra nella schiera di testate che si esprimono a suon di luoghi comuni, né è qui per recensire un b-movie né tanto meno vuole parlare, almeno in questa sede, del clima che si respirava in Italia ai tempi dell’austerity. Le autorità che brancolano nel buio, infatti, non indossano divise né impugnano pistole. Non portano basettoni, la loro barba è ben rasata e nemmeno sfoggiano un colorito linguaggio infarcito di parolacce e imprecazioni. No. Monsignor Charles Scicluna e il cardinale Angelo Bagnasco proprio non ce li vediamo in questi panni. Però nel buio brancolano lo stesso. Specie quando devono affrontare affrontare l’affaire “pedofilia nel clero”. Quelle commesse dai preti pedofili sono «spesso forme di abuso di potere a sfondo erotico» ha affermato Scicluna che di mestiere fa il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede (già tribunale dell’Inquisizione). In qualità di braccio della legge del Papa, è sul suo tavolo in Vaticano che passano tutte le segnalazioni di abusi o presunti tali compiuti da sacerdoti, che i vescovi raccolgono nelle loro diocesi. È lui che valuta i dossier, conduce l’indagine ed eventualmente rinvia a giudizio il presunto reo presso il prefetto della Congregazione, cardinale William Levada (il successore di Joseph Ratzinger).

L’idea che ci sia dell’erotismo, quindi desiderio, dietro la più devastante delle violenze esercitata su un essere umano indifeso, dimostra quanto sia incomprensibile, per questa cultura, la realtà del bambino (dunque della specie umana tutta). E spiega perché da duemila anni la pulsione psicotica del pedofilo, l’omicidio psichico che esso compie nei confronti del bambino, sia considerata dal legislatore che redige le norme del diritto canonico e dal magistrato che deve giudicare, un peccato “sessuale” da mondare come tanti altri con la confessione e qualche ave Maria in ritiro spirituale. Quando invece è un delitto tra i più efferati. Perché? Perché è determinato da una pulsione omicida che vuole distruggere qualsiasi possibilità di sviluppo della sessualità altrui. Le vittime scelte lucidamente dai pedofili sono infatti nell’età in cui ancora non c’è la sessualità piena e formata. Questa si definisce con l’adolescenza. Inoltre, solo laddove c’è la sessualità ci può essere scambio di desiderio reciproco. E se c’è desiderio non è violenza. Pertanto ogni atto “a sfondo erotico” compiuto nei confronti di una persona in età pre-adolescenziale, è solo ed estremamente violento e distruttivo: impedisce la realizzazione di una caratteristica specifica umana.

Tutto ciò evidentemente sfugge anche al cardinale Angelo Bagnasco. Incontri di formazione e corsi di esercizi spirituali per i sacerdoti. È questa la ricetta prescritta dal presidente della Conferenza episcopale italiana per evitare che si verifichino altri scandali nella Chiesa genovese dopo la vicenda di don Seppia (per inciso, in qualità di arcivescovo di Genova dovrebbe spiegare lui per primo cosa ha fatto per impedire al sacerdote di agire indisturbato). Bagnasco l’ha comunicata ai suoi più stretti collaboratori in occasione della recente riunione del Consiglio presbiterale e dei Vicari forane, secondo quanto riferisce il settimanale cattolico Il Cittadino che ha pubblicato un estratto dell’incontro. «Non si può aspettare che passi la tempesta» ha detto il porporato. Da qui il suo richiamo alla fedeltà alla vocazione sacerdotale e a una maggior cura e impegno nella formazione, sia quella in preparazione al sacerdozio, sia quella permanente. «Gruppi più ristretti per affrontare tematiche specifiche in cui affrontare temi etici e morali». Lode all’impegno. Ma non è chiaro chi spiegherà agli uomini di Chiesa cosa sia la sessualità umana. E come essa vada difesa dalla pulsione omicida del pedofilo, non demonizzata.

…..

L’evento

Si svolge venerdì primo luglio a Verona la II Giornata della Memoria organizzata dalle vittime italiane dei reati di pedofilia commessi da religiosi. Gli ex allievi dell’istituto Antonio Provolo di Verona – con il supporto di Associazione Sordi A.Provolo, Associazione Sordi Basso Veronese, Associazione Non Udenti Provolo, Associazione La Colpa e Survivor’s Voice Europe – organizzano una manifestazione davanti all’Istituto Provolo(ore 17) e una conferenza stampa (ore 18,30):

– Per ricordare le vittime degli abusi sessuali dei sacerdoti dell’Istituto Provolo.

– Per sollecitare il Vaticano a esprimersi dopo che la commissione curiale ha avuto modo di sentire il racconto delle vittime. Tenuto anche conto che il presidente della commissione, Mario Sannite, ha dichiarato in una intervista televisiva del 24 maggio 2011 a Matrix (Canale 5), che «almeno tre, tra sacerdoti e religiosi, hanno ammesso gli abusi».

Info: http://www.lacolpa.it

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