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Dino Cinel all’età di 11 anni

Una ficcante inchiesta che per la prima volta arriva fin dentro le Mura leonine. Dino Cinel fu abusato a 12 anni dal suo educatore. Dopo 60 anni narra in un libro la propria vicenda

di Federico Tulli su Cronache Laiche

Violentato dall’età di 12 anni dal suo educatore, Dino Cinel oggi ha 71 anni. All’epoca degli abusi era un novello seminarista. L’aguzzino? Un sacerdote, anzi più che un sacerdote. Tale era il rettore del seminario di Bassano, “Istituto Scalabrini”: padre Francesco Tirandola della congregazione dei Missionari di san Carlo. Gli stupri di Tirandola durano quattro anni, le violenze psicologiche proseguono per altri tre. Fino all’età di 46 anni Cinel blinda il dramma dentro di sé, ricacciandolo nei meandri della memoria. Nel corso di alcune sedute di psicoterapia, la devastazione subita emerge in tutta la sua reale dimensione. Inizia così un lungo e doloroso percorso di elaborazione e ricerca personale che nel 2012 si è materializzato in un libro autobiografico. Atto di accusa circostanziato e reso inattaccabile da una logica ineccepibile – oltre che da documenti e testimonianze inconfutabili – Un prete sconfessa la Chiesa (Albatros) è una complessa opera che fonde insieme la testimonianza di una vita, la denuncia e l’indignazione di un uomo e l’analisi storico-sociale di un docente universitario (Cinel è stato ordinario di storia americana in diversi atenei statunitensi) sulla conflittuale tematica dell’eros nel mondo ecclesiastico. Lasciare la Chiesa e il sacerdozio sono stati atti fondamentali per ricostruirsi una vita in tutte le sue dimensioni, ma insufficienti a cancellare i residui della violenza subita. Cinel decide quindi di intraprendere la via della denuncia diretta verso la Chiesa.

Forte anche della profonda conoscenza di certi meccanismi interni alla Santa Sede, vuole confrontarsi di persona con le istituzioni che rappresentano la giustizia vaticana richiamandole alle loro responsabilità e rivendicando i propri diritti. Ma, come l’autore documenta con la precisione dello storico di professione, sono proprio le alte sfere – quelle che spesso sentiamo annunciare sui media italiani il massimo impegno nei confronti delle vittime e la tolleranza zero verso i carnefici in tonaca – a mostrare agghiaccianti ipocrisie e incoerenze, evidenziando un malato “narcisismo” istituzionale che nega la devastazione interiore subita dalle vittime, mirando a renderle invisibili annullandone la stessa esistenza. Spicca in questo senso, dalle pagine del libro, la figura del promotore di giustizia monsignor Charles Scicluna, il braccio della legge vaticano. È dopo il suo incontro dagli esiti sconcertanti che, come lo stesso Cinel racconta a Cronache Laiche, l’idea di raccontare tutto in un libro che lo ha accompagnato per una vita non può più rimanere tale. E in meno di sei mesi Cinel confeziona il suo “j’accuse!”. Insieme con Sua santità (Chiarelettere) di Gianluigi Nuzzi, Un prete sconfessa la Chiesa chiude il cerchio e mette definitivamente a nudo la vera natura di un pensiero e di una cultura strumentali alla salvaguardia del potere politico ed economico della Chiesa cattolica e apostolica romana.

Mons. Charles Scicluna

«Non potevo elaborare un giudizio sulla Chiesa senza aver affrontato di persona chi ne muove le fila» spiega Cinel. «Avrei voluto parlare con il successore di Joseph Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede, monsignor Levada, ma alla richiesta di un appuntamento lui mi rispose di scrivere una relazione. Lo avevo già fatto senza ottenere mai una risposta. La sua politica era quella di sperare che prima o poi mi sarei stancato di sbattere contro il muro del silenzio. Ho scritto anche a Benedetto XVI, stesso risultato». Alla fine Cinel è riuscito a incontrare Scicluna. Erano i primi mesi del 2011. In generale sono due i cardini su cui l’autore si è basato per arrivare a formulare un giudizio assolutamente negativo sull’operato della Chiesa riguardo il tema della pedofilia ecclesiastica. Il primo è la totale indifferenza nei confronti di una verifica storica: «Quando sono riuscito a raccontare a Scicluna cosa è successo, con tanto di prove, testimonianze e relazioni mediche, la risposta (offensiva) è stata che il mio violentatore oggi è considerato un santo, un sacerdote degno di tutti gli onori. Io non mi so capacitare come una società di persone si renda talmente spregevole da non voler guardare nemmeno in faccia la realtà storica».

Il secondo mattoncino è l’assoluta mancanza di rispetto per le competenze professionali “straniere”. «Io ho portato in Città del Vaticano i referti di tre medici che spiegano quali ferite mi ha provocato la violenza subita. La risposta da me ricevuta è che queste diagnosi sono scientificamente inattendibile. Punto. Non dicono che devono farmi visitare da un altro medico di loro fiducia come normalmente si usa in questi casi per verificare. Non ci pensano nemmeno. Per loro quello che “produce” la società laica non ha nessun valore». Ma la faccia che la Chiesa mostra in pubblico, specie con le vittime, è del tutto diversa. Almeno a prima vista. Cinel è un fiume in piena: «Benedetto XVI ha pronunciato parole talmente offensive che nemmeno una persona di modesta intelligenza se le può permettere. Lui dice che le vittime di sacerdoti pedofili sono i nuovi martiri. Come si può essere tanto cinici? Come si può pensare di cooptare all’interno della Chiesa delle persone che proprio dalla Chiesa stessa hanno avuto la vita distrutta?».

Secondo l’ex sacerdote questo atteggiamento è studiato dalle gerarchie ecclesiastiche in ogni minimo particolare. «Questo papa è cosciente che il problema della pedofilia clericale è gigantesco. Ma non ha alcuna intenzione di risolverlo. Piangere davanti alle vittime, dichiarare davanti a loro che la Chiesa si assume le proprie responsabilità, invocare la tolleranza zero, è tutta una messa in scena. I fatti concreti stanno a zero. La realtà e che Benedetto XVI si è circondato di un gruppo di persone che faranno con lui quello che lui ha fatto col papa precedente. Due o tre anni dopo la sua morte lo beatificheranno e via verso la santificazione». Così tutti dimenticheranno cosa è successo durante il pontificato di Benedetto XVI e durante i 25 anni in cui Joseph Ratzingher è stato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. «Magari diventerà, in cielo, il santo protettore delle vittime di preti pedofili. Così in Vaticano riusciranno a spillare un bel po’ di denaro ai pellegrini in adorazione. Un modo molto pratico, il solito, per non assolvere le proprie responsabilità qui in terra».

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Il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, card. William Levada

Il prefetto Levada si eclissa: niente domande per la stampa

di Marco Politi (Il Fatto quotidiano)

Comincia con un’assenza il grande convegno vaticano sugli abusi sessuali. Il cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, l’organo supremo che gestisce in Vaticano i dossier dei preti criminali, non si presenta alla stampa. Nei momenti cruciali Levada non risponde mai ai media. Non c’era nel marzo 2010, quando Benedetto XVI affrontò con rigore il tema nella sua Lettera agli Irlandesi denunciando che la Chiesa non aveva dato ascolto al grido delle vittime. Il porporato lasciò solo il portavoce vaticano Lombardi a fronteggiare i giornalisti ansiosi di avere risposte sul perchè di tanti casi insabbiati nel corso di decenni. Levada non è venuto neanche ieri.
Eppure toccava al cardinale la relazione di apertura al convegno e il programma ufficiale parlava chiaro: «Al termine della propria presentazione gli oratori saranno a disposizione per le domande in sala stampa per un massimo di 30 minuti». Invece, minuti zero. Forse Levada temeva che qualche reporter americano ponesse domande scomode. Afferma la maggiore organizzazione di vittime degli Stati Uniti, l’associazione SNAP, che da arcivescovo a San Francisco e a Portland (nell’Oregon) Levada avrebbe «insabbiato denunce su violenze su minori e molestie sessuali». Resta il fatto che da cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, Joseph Ratzinger non si sottraeva alle domande spinose della stampa.
L’episodio rivela l’ambivalenza dell’evento inaugurato lunedì all’università Gregoriana. Il simposio internazionale rappresenta indubbiamente un momento importante, una svolta rispetto al passato. Il tentativo –come afferma padre Lombardi – di affrontare la questione in modo globale, con una «presa di coscienza collettiva» per non dare risposte soltanto sull’onda delle emergenze bensì mobilitare la Chiesa per una «risposta attiva».
Dunque bisogna attrezzarsi per il futuro. Solo che non è ancora chiaro cosa succede con le migliaia di vittime del passato. Chi ha avuto, ha avuto…? Si lascia che singolarmente emergano dalla notte del loro dolore? O la Chiesa prenderà il coraggio a due mani e deciderà di «setacciare parrocchia per parrocchia, diocesi per diocesi per scoprire cosa è successo» come ha chiesto sul Fatto Quotidiano Bernie McDaid, una delle vittime americane che incontrò Benedetto XVI a Washington nel 2008?
Papa Ratzinger, nel messaggio augurale al convegno, ha auspicato che tutta la Chiesa si mobiliti per la guarigione, la salvaguardia e il «sostegno alle vittime». Il pontefice ha anche sottolineato la necessità di un «profondo rinnovamento della Chiesa ad ogni livello». Ma il nodo non è stato sciolto.
Il cardinale Levada nella sua relazione ha evitato l’argomento. Ha parlato di un drammatico aumento degli abusi del clero ai danni di minori negli ultimi anni, ha citato la cifra di 4000 dossier arrivati alla Congregazione per la Dottrina della fede, però si è limitato ad affermare che la quantità di casi ha «rivelato da una lato l’inadeguatezza di una risposta esclusivamente di diritto canonico a questa tragedia e, dall’altra, la necessità di una risposta più complessa». Nell’ombra è rimasta anche la questione della denunci dei criminali alle procure. Dice il cardinale che la «collaborazione della Chiesa con le autorità civili» è la dimostrazione del riconoscimento che l’abuso sessuale di minori «non è solo un crimine in diritto canonico, ma è anche un crimine che viola le leggi penali». Però collaborareè un conto, andare dalla polizia è un altro. Sarebbe tollerabile – ripetono da anni le organizzazioni di vittime – che un preside non denunci automaticamente un professore che abusa? Ha rimarcato tempo fa sul Giornale il procuratore aggiunto della Repubblica a Milano Pietro Forno, capo del pool specializzato per gli abusi, che mai la gerarchia ecclesiastica ha ostacolato il suo lavoro, «ma in tanti anni non mi è mai, sottolineo mai, arrivata una sola denuncia da un vescovo o da un singolo prete». E questo, ha soggiunto, «è un po’ strano».

 

Si svolge a Roma il simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento” sul tema della pedofilia nella Chiesa cattolica. Messaggio iniziiale del Papa: “Attenzione massima a chi subisce”. Il prefetto Levada: “Inadeguatezza del diritto canonico”

[Il Fattoquotidiano.it]

Negli ultimi anni, la Congregazione per la dottrina della fede, anche «sotto la guida costante del card. Joseph Ratzinger», ha visto «un drammatico aumento» del numero di casi di reato di abusi sessuali su minori da parte del clero, anche a causa della copertura mediatica che questi scandali hanno avuto in tutto il mondo. Nel corso dell’ultimo decennio sono arrivati all’attenzione della Congregazione vaticana oltre 4 mila casi di abusi sessuali su minori e questi casi «hanno rivelato, da un lato, l’inadeguatezza di una risposta esclusivamente canonica (o diritto canonico) a questa tragedia e, dall’altra, la necessità di una risposta più complessa». E’ quanto ha detto il cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

Nell’aprire il convegno internazionale sull’abuso sessuale, il cardinale ha subito voluto fare un chiarimento: c’è il massimo impegno da parte del Papa, della Santa Sede e delle Conferenze episcopali per «trovare i modi migliori per aiutare le vittime, proteggere i minori e formare i sacerdoti di oggi e di domani affinché siano consapevoli di questa piaga e venga eliminata dal sacerdozio». Del resto, lo stesso Benedetto XVI ha chiesto a tutta la Chiesa – attraverso le parole del segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone – di promuovere contro gli abusi sessuali «una cultura vigorosa di efficace salvaguardia e sostegno alle vittime». Nel messaggio indirizzato oggi al simposio «Verso la guarigione e il rinnovamento, il Papa ha assicurato «la sua preghiera per questa importante iniziativa», ha detto Bertone, «e ha chiesto al Signore che, attraverso le vostre deliberazioni, molti vescovi e superiori religiosi in tutto il mondo possano essere aiutati a rispondere adeguatamente alla tragedia degli abusi sui minori».

Nella sua relazione, il prefetto ha subito ricordato quanto il Papa ha fatto, a partire dallo scandalo degli abusi sessuali scoppiato negli Usa negli anni 2001 e 2002. «Voglio esprimere la mia personale gratitudine a papa Benedetto – ha detto Levada – che come allora prefetto, fu determinante» nell’implementare «nuove norme per il bene della Chiesa». «Ma il Papa – ha subito aggiunto – ha dovuto subire attacchi da parte dei media in questi ultimi anni in varie parti del mondo, quando invece avrebbe dovuto ricevere la gratitudine di tutti noi, nella Chiesa e fuori».

Il cardinale ha poi articolato il suo intervento affrontando varie tematiche: ha parlato del bisogno delle vittime di essere ascoltate e dell’obbligo per la Chiesa di ascoltare e comprendere «la gravità di quanto le vittime hanno sofferto». Ha quindi affrontato la questione della «protezione dei minori» nei vari ambiti della Chiesa nonché la formazione dei candidati al sacerdozio ribadendo quanto sia importante sottoporli ad «un maggiore scrutinio». Al centro dell’interesse, l’impegno affinchè «non si ripetano mai più in futuro casi di abuso». Nella relazione, un intero paragrafo è riservato alla cooperazione della Chiesa con le autorità civili. A questo proposito, si afferma: «La collaborazione della Chiesa con le autorità civili in questi casi riconosce la verità fondamentale che l’abuso sessuale di minori non è solo un crimine in diritto canonico, ma è anche un crimine che viola le leggi penali nella maggior parte delle giurisdizioni civili». Il cardinale ha voluto concludere la relazione con una osservazione: «Vale la pena ripeterlo: coloro che hanno abusato sono una piccola minoranza. Tuttavia, questa piccola minoranza ha provocato un gran danno alle vittime e alla missione della Chiesa».

Intervista al giudice Silvana Arbia, cancelliere della Corte

«Responsabili di crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia» compiuti sistematicamente da esponenti del clero cattolico. Una circostanziata denuncia accompagnata da un dossier di oltre 10mila pagine è stata presentata il 12 settembre scorso alla Corte penale internazionale (Cpi) de l’Aja dall’associazione di vittime statunitense Snap (Survivors network of those abused by priests) e dalla Ong americana Center for constitutional rights. Destinatari dell’accusa, il Vaticano e i suoi vertici: papa Benedetto XVI, il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada. A oltre due mesi dalla clamorosa denuncia tutto tace. Che fine ha fatto quel dossier? Ci sono possibilità che scatti l’incriminazione nei confronti di persone tanto influenti? Left lo ha chiesto a Silvana Arbia, cancelliere della Corte, nell’ambito di un seminario organizzato a Milano dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia.

Giudice Arbia, la tratta di esseri umani e la riduzione in schiavitù rientrano nei crimini di cui si occupa la Cpi?

Sì, ci sono i presupposti. Ma per qualificare un reato come un crimine contro l’umanità compreso nella lista indicata nello statuto della Cpi, deve essere commesso in un contesto di attacco generalizzato o sistematico contro la popolazione. Se non c’è questo contesto sono crimini comuni, gravissimi, ma non si tratta di crimini contro l’umanità. Saranno perseguiti dai singoli Stati coinvolti.

Collegati alla tratta ci sono sempre altri orrendi crimini: pedopornografia, prostituzione forzata, sfruttamento di manodopera clandestina. Nei suoi quasi dieci anni di vita, la Cpi si è mai occupata di questi reati?

Al momento che io ricordi, no.

Lo stupro è considerato un crimine contro l’umanità?

Sì, se commesso nell’ambito di un attacco generalizzato o sistematico. Siamo sempre là, bisogna valutare il contesto.

Cosa pensa della denuncia contro il Papa presentata dalle vittime di preti pedofili?

Non si può avere opinione. Ognuno è libero di mandare alla Cpi denunce o petizioni. Però poi la Corte deve vedere se ci sono i presupposti per un’azione legale, se c’è la competenza per materia, se è rispettato il criterio temporale (la Cpi si occupa solo dei crimini compiuti dopo la sua fondazione avvenuta nel 2002, ndr) e tutti gli altri presupposti indicati nello statuto. Si tratta di crimini gravi, ma queste sono le valutazioni iniziali, è la prassi da seguire, non ci sono discriminazioni.

Sono passati due mesi, quanto ci vorrà per esprimere una risposta?

Non ci sono dei termini entro cui la Corte è tenuta a rispondere. E al momento questo non è accaduto, siamo ancora nella fase preliminare di valutazione della denuncia.

Federico Tulli, left 46/2011

L’associazione statunitense Snap e una Ong americana hanno depositato l’accusa al Tribunale penale internazionale de L’Aja. Un dossier di oltre 10mila pagine

Federico Tulli

«Responsabili di crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia» nel clero cattolico. Una circostanziata denuncia accompagnata da un dossier di oltre 10mila pagine è stata presentata alla Corte penale internazionale de l’Aja dall’associazione di vittime statunitense Snap (Survivors network of those abused by priests) e dalla Ong americana Center for constitutional rights. Destinatari dell’accusa, il Vaticano e i suoi vertici: papa Benedetto XVI, il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada. Sul proprio sito (snapnetwork.org) i responsabili di Snap spiegano di aver deciso questo «storico passo» per proteggere «tutti i bambini innocenti e gli adulti vulnerabili». Assistiti dagli avvocati dall’Ong hanno quindi presentato una «richiesta di dichiarazione di competenza giurisdizionale» presso la Corte. L’accusa nei confronti del Vaticano rappresentato dalle sue gerarchie è di «aver tollerato e reso possibile la copertura sistematica e largamente diffusa di strupri e crimini “sessuali” contro i bambini in tutto il mondo». Alla denuncia è allegata una corposa documentazione con l’esposizione dei numerosi casi di pedofilia clericale in tutto il mondo. Essa arriva a poco più di un anno dal varo delle nuove norme del Vaticano che regolano le indagini e il processo canonico contro i sacerdoti pedofili. Una mossa ritenuta insufficiente dall’associazione di vittime fondata a Chicago nel 1988 da Barbara Blaine e che oggi conta migliaia di interventi di sostegno alle vittime in tutti gli Stati Uniti. «L’ammissione di responsabilità da parte delle autorità ecclesiastiche è stata troppo tiepida e soprattutto è avvenuta troppo in ritardo» racconta Mary Caplan, responsabile Snap per l’area di New York. «Sono parole vuote – aggiunge – a cui non sono seguiti fatti concreti. Mentre un fatto è che nel 2005 Benedetto XVI ha invocato l’immunità di capo di Stato per evitare di comparire in un processo in Texas. Noi pensiamo che se il papa in tutta onestà si sentisse innocente, avrebbe colto l’opportunità di presentarsi in tribunale a difendere il proprio operato. Invece, il fatto che lui e i suoi avvocati siano disposti a sfruttare scappatoie legali anziché affrontare direttamente le accuse contro, la dice lunga sulla complicità in questi terribili crimini». Tra le “scappatoie” contestate c’è anche la pratica molto utilizzata dalla Chiesa di presentare istanza di fallimento poco prima della scadenza dell’obbligo di risarcimento delle vittime. «È accaduto ad esempio per la diocesi di Milwaukee. Qui all’inizio di febbraio scorso, la Corte ha chiesto di indagare su 75 milioni di dollari scomparsi improvvisamente nel nulla. Le vittime di abusi sono spesso lasciate sole a combattere contro la propaganda del Vaticano per ottenere giustizia» conclude Caplan. Anche per questo la denuncia è arrivata a L’Aja.

(Dal quotidiano Terra)

La Santa Sede esorta le Conferenze Episcopali a redigere linee guida nazionali per contrastare il fenomeno degli abusi sessuali mirando «a proteggere i minori e ad aiutare le vittime nel trovare assistenza e riconciliazione». «Esse – spiega il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – dovranno indicare che la responsabilità nel trattare i delitti di abuso sessuale di minori da parte dei chierici appartiene in primo luogo al vescovo diocesano». Infine, spiega il cardinale Joseph William Levada, «le Linee guida dovranno portare ad un orientamento comune all’interno di una Conferenza Episcopale aiutando ad armonizzare al meglio gli sforzi dei singoli vescovi nel salvaguardare i minori». La circolare indirizzata alle Conferenze Episcopali che indica appunto i criteri per fissare a livello nazionale le linee guida, ricostruisce il progressivo adeguamento delle norme canoniche voluto da Giovanni Paolo II e dal cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della CDF. E ricorda che «Benedetto XVI promulgò una nuova versione del motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela che riporta le norme circa i delicta graviora, incluso il delitto di abuso sessuale di minori da parte di chierici». «Al fine di facilitare la retta applicazione di dette norme e di altri aspetti relativi all’abuso di minori, sarebbe opportuno – si legge in una lettera che accompagna i criteri da seguire – che ciascuna Conferenza Episcopale prepari delle Linee guida con l’intento di assistere i vescovi membri della medesima Conferenza nel seguire procedure chiare e coordinate quando si devono trattare i casi di abuso sessuale di minori. Tali Linee guida – continua Levada – dovrebbero prendere in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza Episcopale». E «nel caso in cui la Conferenza decidesse di stabilire norme vincolanti sarebbe necessario richiedere la recognitio dai Dicasteri competenti della Curia Romana». Per il cardinale americano, «sarebbe molto utile coinvolgere, nel processo di redazione o revisione di dette Linee guida, anche i Superiori Maggiori degli Istituti religiosi clericali, presenti nel territorio della Conferenza». Infine il porporato chiede alle Conferenze Episcopali di «inviare a questa Congregazione copia delle suddette Linee guida, entro la fine del mese di maggio 2012». «Questo Dicastero – conclude – rimane a disposizione di codesta Conferenza Episcopale qualora emergesse la necessità di offrire chiarimenti o aiuto nella preparazione delle suddette Linee guida». (Siz)

Il cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la dottirna della fede

Annunciata per il 16 maggio la Lettera della Congregazione per la dottrina della fede alle Conferenze episcopali. Contiene le indicazioni da seguire nei casi di abusi commessi da chierici 

Federico Tulli

Con estrema flemma il Vaticano aggiunge un altro mattoncino al corpus degli strumenti di prevenzione contro la pedofilia nel clero cattolico. Dopo la “tolleranza zero” invocata da Benedetto XVI (aprile 2010), e l’approvazione delle Nuove norme che regolano le indagini e il processo canonico (luglio 2010), è stata fissata per il 16 maggio prossimo la pubblicazione delle indicazioni che le Conferenze episcopali di tutto il mondo dovranno seguire per frenare la diffusione della pedofilia nella Chiesa. Obiettivo della lettera che sarà firmata dalla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’uffizio) è uniformare le modalità di approccio a questo delitto da parte delle diverse diocesi, adeguandole alla linea rigorosa indicata dal pontefice in diverse occasioni. Non è però ancora chiaro se il documento costituirà l’occasione per sollecitare in maniera esplicita i vescovi a collaborare con le autorità civili e a denunciare non solo alla Congregazione eventuali abusi compiuti da loro dipendenti. «Le Nuove linee guida del Vaticano non sortiranno alcun effetto» commenta a Terra, la direttrice (area Ovest) dell’associazione statunitense di vittime Snap (Survivors network of those bused by priests conta oltre 10mila iscritti), Joelle Casteix. La quale aggiunge: «Sono parole scritte su carta e le parole non proteggono i bambini. Per proteggere i bambini servono fatti concreti. Ma questo è proprio ciò che il Vaticano rifiuta di intraprendere contro i preti predatori o i vescovi loro complici». A novembre 2010 durante una riunione di cardinali collegata al concistoro, il prefetto dell’ex Sant’uffizio, il cardinale William Levada, nell’annunciare la lettera che uscirà lunedì, fece riferimento alla «collaborazione con le autorità civili e alla necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». Durante lo stesso incontro si stabilì «di incoraggiare le Conferenze episcopali a sviluppare piani efficaci, tempestivi, articolati, completi e decisi di protezione dei minori, che tengano conto dei molteplici aspetti del problema e delle necessarie linee di intervento, sia per il ristabilimento della giustizia, sia per l’assistenza delle vittime, sia per la prevenzione e la formazione, anche nei Paesi dove il problema non si è manifestato in modo drammatico». Una delle prime Conferenze episcopali a ispirarsi a questi suggerimenti è stata quella cilena. Travolta dal “caso Karadima”, il 27 aprile scorso ha emanato un Protocollo che consente alle gerarchie ecclesiastiche locali d’indagare anche nelle vicende in cui sia già subentrata la prescrizione. Ferdinando Karadima è un sacerdote ottantunenne molto noto nel Paese e tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile. Colpevole di abusi su diversi adolescenti è stato condannato a «vivere in ritiro» spirituale dalla Congregazione. I fatti risalgono agli anni Ottanta, ma solo pochi giorni fa la giustizia civile ha potuto iniziare a indagare, annunciando l’invio di una rogatoria in Vaticano.

Terra, il primo quotidiano ecologista