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Nel tentativo di recuperare credibilità dopo il gravissimo scandalo sulla pedofilia scoppiato l’anno passato, la Chiesa cattolica tedesca ha deciso di mettere a disposizione di alcuni ricercatori indipendenti i documenti e gli atti personali dei religiosi contenuti nei suoi archivi – in alcuni casi sin dalla fine Seconda guerra mondiale. L’iniziativa, presentata oggi a Bonn, è già partita dallo scorso aprile, ha specificato il vescovo Stephan Ackermann, responsabile della Conferenza episcopale tedesca per tutte le questioni relative alla pedofilia. L’apertura della chiesa cattolica in Germania non ha precedenti. Nelle 27 diocesi tedesche ai ricercatori sarà garantito l’accesso agli atti personali dei religiosi fino a dieci anni fa. Mentre in nove diocesi gli archivi saranno consultabili addirittura fino al 1945. All’inizio del 2010 era emerso che in Germania, come in altri Paesi, decine di minori erano stati abusati dai religiosi nel corso di decenni. Con l’aiuto degli esperti, secondo i responsabili del progetto, sarà ora possibile non solo risalire ai singoli episodi, ma anche alle cause che li hanno scatenati. (YYT-RF)

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La Chiesa tedesca pagherà fino a 5mila euro di risarcimento a ogni vittima degli abusi sessuali commessi da religiosi in Germania. Lo ha annunciato oggi la Conferenza episcopale tedesca, confermando così le indiscrezioni della viglia sull’ammontare dei previsti indennizzi. L’offerta è stata presentata dai vescovi durante una riunione a Berlino della tavola rotonda voluta dal governo sugli abusi. Inoltre, la Chiesa si farà carico delle spese per le eventuali terapie psichiatriche di cui potrebbero avere bisogno le vittime. Le misure prevedono anche la costituzione di un fondo di prevenzione da 500mila euro. Come avevano già fatto in precedenza, le vittime degli abusi hanno criticato l’offerta della Chiesa giudicata insufficiente. Le richieste di risarcimento potranno essere fatte già la settimana prossima. Quanto ai pagamenti, già il mese scorso, il vescovo di Treviri, monsignor Stephan Ackermann, incaricato speciale della Conferenza episcopale sulla questione degli abusi, aveva detto che «cominceranno quest’anno». CB

La psichiatra Annelore Homberg: «La tv pubblica tedesca segue con obiettività e costanza l’evolversi degli scandali che sconvolgono il Paese». Inchieste che i nostri celebrati talk show mai oserebbero proporre ai telespettatori

Federico Tulli*left n. 11 del 19 marzo 2010

Immaginiamo per qualche minuto che l’attuale papa sia italiano. E che suo fratello sia un cardinale di quelli più che “sfiorati” da uno dei numerosi scandali di abusi sessuali e violenze commessi in diversi istituti gestiti da cattolici, compreso quello che l’ipotetico fratello del papa presiede. Immaginiamo quindi, pure, che questi scandali siano stati scoperti, con decenni di ritardo, in Italia. Centinaia di preti accusati di pedofilia da migliaia di presunte vittime per abusi commessi in tutta la Penisola. E vescovi che ammettono pubblicamente che «sì, in base alle conoscenze che abbiamo attualmente c’è stato un insabbiamento. In tutta una serie di casi, dove non c’è stata una reale volontà di far luce e i colpevoli sono stati semplicemente trasferiti, dobbiamo ammettere che c’è stato un vero e proprio occultamento». Ora immaginiamo che certi temi siano approfonditi, senza pregiudizi, dalla televisione pubblica. Magari in trasmissioni con l’audience di “Porta a porta”, “Annozero”, “Ballarò”. Con tanto di vittima che dopo 30 anni riesce a denunciare la violenza subita da un prete, per 10 anni consecutivi fino alla maggiore età. E l’imbarazzatissimo vescovo che annaspa accampando le scuse più improbabili di fronte a una schiera di giornalisti competenti e al cospetto di un’opinione pubblica desiderosa di farsi un’idea di ciò che è accaduto. No, avete ragione, forse così è troppo. Un eccesso di immaginazione. Fine del “sogno” italiano. Spostiamoci allora in Germania, dove tutto ciò accade per davvero. Compreso il virgolettato, pubblicato dal quotidiano Rhein Zeitung, che è del vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, incaricato dalla Conferenza episcopale tedesca di indagare sugli abusi sessuali che hanno coinvolto le diocesi di Monaco, Essen, Magonza e Ratisbona. Il faccia a faccia tra vittima di una violenza e rappresentante della Chiesa cattolica, invece, è stato proposto in piena bufera “pedofilia” dal primo canale televisivo pubblico Ard in varie trasmissioni tra fine febbraio e inizio marzo. Tra cui il popolare talk show Hart aber fair (“Duro ma leale”) con un’inchiesta dal titolo “I preti e il sesso”.

Quanta verità accetta la Chiesa (cattolica)?. «Da psichiatra dico subito che si è vista la patologia della Chiesa, il suo cinismo, l’ipocrisia. E l’incompatibilità dell’impianto della Chiesa con uno Stato di diritto, per le modalità di gestione sia degli scandali, sia dei rapporti con le vittime», racconta Annelore Homberg, docente di Psicologia generale all’università di Chieti. «Oltre alla distruzione che il violentatore provoca nella vita delle vittime, e che una di queste seppur segnato profondamente è riuscito a denunciare pubblicamente con estrema lucidità, c’è la violenza e l’assoluta mancanza di senso civico dei vescovi che li hanno “coperti”. Approfittando del fatto che le vittime, dato che vengono dall’ambiente cattolico, si rivolgono spesso prima a loro che alle autorità “civili”». Così il crimine viene immediatamente insabbiato, col pretesto che si devono fare delle indagini interne. «Trasmissioni come queste evidenziano come la Chiesa cattolica si arroghi il diritto di costruire uno Stato nello Stato. Ma in Germania, come in Italia o altri Paesi, la pedofilia è un reato che deve essere perseguito dalle autorità preposte». E non da compiacenti vescovi, come quello apparso in un’altra trasmissione di Ard che continuava a sostenere che il suo prete scaricando materiale pedopornografico da internet era «caduto in una trappola». Come se vi fosse stato spinto da quei bambini violentati. «Allora il “male” è nei ragazzini? La pedofilia è “colpa” loro? Temo che questo sia un pensiero non tanto latente in seno alla Chiesa. Psichiatricamente è un pensiero interessante però non è un pensiero tanto sano», conclude Homberg. 

Lo scandalo degli abusi sessuali su minori ha rafforzato la Chiesa cattolica tedesca: lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale tedesca, l’arcivescovo Robert Zollitsch, durante un’intervista all’agenzia di stampa Dpa. ”Ho l’impressione che adesso la Chiesa sia aperta e basata sulla realtà”, ha detto Zollitsch. ”Con gli abusi ci siamo trovati, come Chiesa, in una crisi profonda”, ha proseguito, sottolineando che ”il processo di pulizia ci ha reso più liberi”. Il capo della Chiesa tedesca si è quindi detto soddisfatto della gestione dello scandalo: ”Guardando le cose in retrospettiva, devo dire che la Conferenza episcopale ha fatto un buon lavoro su questo tema”, ha commentato, sottolineando che le linee guida della Chiesa per la prevenzione degli abusi sono state rafforzate e che è stata fatta una ”coerente e onesta” valutazione dei singoli casi. Su quest’ultimo punto, l’incaricato della Conferenza episcopale tedesca e vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, ha detto ieri al quotidiano Main Post di Wurzburg (Baviera) che la Chiesa cattolica tedesca è pronta a risarcire le 432 vittime di abusi da parte di religiosi che finora si sono presentate. I criteri e le dimensioni del risarcimento, ha spiegato, dovranno essere chiariti nell’ambito degli incontri tra rappresentanti delle vittime e organizzazioni coinvolte civili e religiose, avviati dal governo tedesco. (CB)

La Chiesa cattolica di Germania ha offerto riparazioni in denaro per le 432 vittime di abusi da parte di religiosi che finora si sono presentate, secondo quanto scrive oggi il quotidiano Main Post di Wuerzburg, in Baviera. L’incaricato della conferenza episcopale tedesca e vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, ha detto al giornale che la Chiesa è pronta a tale passo inteso però esplicitamente non come riparazione bensì come riconoscimento per i torti subiti. I criteri e le dimensioni del risarcimento dovranno però essere chiariti nell’ambito degli incontri tra rappresentanti delle vittime e organizzazioni coinvolte civili e religiose, avviati dal governo tedesco. ”Sarà un tema difficile, ma dovremo affrontarlo”, ha detto Ackermann, secondo il quale la Chiesa non intende costituire un fondo finanziario per questa operazione. Le vittime per prima cosa dovranno ricevere il riconoscimento materiale direttamente dal responsabile degli abusi, poi sarà la volta delle istituzioni dove questo è avvenuto. ”Dalla Chiesa, se questo è avvenuto nella Chiesa, e cioè dalla diocesi coinvolta. Dall’associazione sportiva, se l’abuso è avvenuto nell’associazione sportiva. Prima però tutte le istituzioni coinvolte devono dichiararsi pronte a pagare” ha detto Ackermann. I risarcimenti sono solo parte di un piano generale presentato dalla Chiesa cattolica negli incontri organizzati dal governo, comprendente anche misure per prevenire il ripetersi di questi abusi, nonché un fondo per coprire le spese di interventi terapeutici e casi di grave necessità. Al telefono della sua diocesi fino alla fine di novembre sono arrivare 3.500 telefonate, tra esse c’erano 432 persone che hanno subito abusi da parte di sacerdoti e monaci. ”Le dimensioni di questo fenomeno è stato e resta uno shock”, ha detto Ackermann. (XST)