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Le vittime dei preti pedofili in Belgio, primo caso in Europa, portano il Vaticano in tribunale. L’atto di citazione condurrà davanti ai giudici anche le gerarchie ecclesiastiche del Paese, dai vescovi ai superiori religiosi, che due giorni fa hanno riconosciuto la loro responsabilità “morale” e si sono detti pronti a «indennizzare» le vittime. Il Papa «nomina i vescovi e ha autorità su di loro e questo lo rende responsabile dei loro errori», ha affermato Walter Van Steenbrugge, uno degli avvocati delle circa ottanta vittime che hanno deciso di avviare l’azione giudiziaria davanti al tribunale di Gand. Solo pochi mesi fa, l’ultimo shock era arrivato dall’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, che, mesi dopo aver rassegnato le dimissioni, davanti alle telecamere, aveva ammesso di aver abusato per anni di due suoi nipoti e ne aveva addirittura minimizzato l’impatto. In tutto il Belgio sono state oltre cinquecento le vittime dei preti pedofili, molti dei quali sono gia’ morti. Di recente, un’apposita commissione parlamentare d’indagine ha raccomandato di trovare una soluzione anche per indennizzare quelle vittime i cui casi sono caduti ormai in prescrizione. Dopo la presentazione delle denunce, i legali delle vittime si aspettano che il tribunale di Gand fissi il calendario delle udienze a settembre, anche se non si fanno illusioni circa la lunghezza del procedimento. La giustizia civile è chiamata a stabilire il tipo di indennizzi che potranno essere riconosciuti in base ai danni subiti dalle vittime. «Siamo positivi, ma vigilanti – ha spiegato l’avvocato Christine Mousse, un altro legale delle vittime – perché il passato insegna che la Chiesa ha usato tattiche di sabotaggio. Sarà usato ogni mezzo giuridico per perseguire le violazioni ai diritti dell’uomo e del bambino. In un comunicato stampa, lunedì scorso, due mesi dopo le richieste arrivate anche dalla commissione parlamentare d’inchiesta, i vescovi si sono impegnati pubblicamente ad assicurare «un riconoscimento alle vittime e ad adottare misure riparatrici per la sofferenza causata loro». I vescovi del Belgio si sono detti inoltre «determinati a ridare dignità alle vittime e a provvedere con indennizzi finanziari ai loro bisogni». (PUC)

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La rete internazionale dei sopravvissuti agli abusi sessuali da parte dei preti (Snap) ha chiesto che il processo di santificazione di Giovanni Paolo II sia rallentato ricordando che proprio durante il suo pontificato (1978-2005) sono stati commessi la maggior parte dei reati e i tentativi di insabbiamento del fenomeno. Snap ha quindi annunciato la distribuzione tra oggi e domani di volantini di sensibilizzazione sul fenomeno pedofilia davanti alle chiese di 70 città in sette Paesi: Usa, Belgio, Canada, Ecuador, Francia, Olanda e Australia. Intanto in Belgio la scandalo dei preti pedofili continua a registrate nuovi sviluppi. Dopo l’intervista choc in cui l’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, ha ammesso di aver abusato di due suoi nipoti, il giudice istruttore Wim De Troy ha disposto il sequestro della cassetta con la registrazione della videointervista. De Troy sta indagando per verificare la sussistenza del reato di omissione di assistenza a persone in pericolo che potrebbero aver commesso i vertici della Chiesa cattolica belga. Ed anche il procuratore del tribunale di Bruges, Jean-Marie Berkvens, ha deciso di riaprire l’inchiesta a carico di Vangheluwe in seguito a nuovi elementi emersi in relazione ad altri casi di abusi sessuali. (TI)

Un altro prete pedofilo (reo confesso). Un altro abomivenole silenzio vaticano, con la Santa Sede impegnata a raccogliere «gli elementi necessari, in vista di una valutazione approfondita»

Federico Tulli

Monsignor Roger Vangheluwe, l’ex vescovo di Bruges reo confesso nel 2010 di aver abusato per anni di suo nipote nemmeno adolescente durante gli anni ’70, e la scorsa settimana di aver compiuto lo stesso crimine nei confronti di un altro nipote, è andato via dal convento francese in cui la scorsa settimana era stato mandato a meditare dalla Santa Sede. Secondo quanto scrivono alcuni giornali è stato portato in un luogo segreto per evitare che rilasci nuove interviste. Il Vaticano, si legge in una nota, «cosciente della gravità delle rivelazioni di Vangheluwe sui suoi atti di pedofilia, non ha ancora preso una decisione ufficiale sulle sorti dell’ex vescovo». In un comunicato del 15 aprile il portavoce, padre Federico Lombardi, afferma inoltre che la Santa Sede «segue attentamente la situazione, essendo cosciente della sua gravità, e raccoglie gli elementi necessari, in vista di una valutazione approfondita».

Nell’attesa, ci permettiamo di suggerirne qualcuno.

Ad esempio, si potrebbe partire dalla scoperta avvenuta nell’estate del 2010 da parte della magistratura belga di 474 dossier su altrettante violenze, chiusi a chiave per 10 anni nelle stanze della commissione “indipendente” Adriaenssens (dal nome del presidente), che dai primi anni Duemila agiva in stretta collaborazione con i vescovi locali. È nell’ambito di questa stessa indagine che Roger Vangheluwe si è dovuto dimettere, accusato di aver violentato il nipote dodicenne. Si tratta dello stesso Roger Vangheluwe che era stato direttore del seminario di Bruges e che nel 1997 aveva fatto redigere il Catechismo ufficiale belga, per la minoranza fiamminga, acquisito poi come libro di testo per le lezioni di religione nelle scuole medie cattoliche. Ebbene, tra le altre cose, in questo Catechismo compare un fumetto con una bimba nuda messa a quattro zampe che dice: «Penso che sia bello accarezzare la mia fenditura. Gioco volentieri nelle mie mutandine assieme ad altri amici. Voglio restare in camera quando papà e mamma fanno sesso. Credo che la pipì sia benedetta».

Per 13 anni i genitori di quei bambini si sono rivolti all’allora primate di Bruxelles, Godfried Danneels, perché il libro venisse tolto dalla circolazione. Senza mai ottenere risposta. Stesso esito quando, dopo le dimissioni di Vangheluwe, hanno chiesto l’intervento del vescovo emerito di Anversa Paul Van den Berghe. Il responsabile per l’educazione, dapprima ha promesso di interessarsi al caso, ma poi ha lasciato cadere la cosa. Infine l’estremo tentativo di contattare il Nunzio a Bruxelles. Ma anche con lui non hanno avuto fortuna.

Che dire? Speriamo che gli emissari partiti dal Vaticano per raccogliere «gli elementi necessari» su Vangheluwe scelgano interlocutori diversi.

Cronache laiche. Il quotidiano. Laico per vocazione

Fermate l’ex vescovo pedofilo, quanto meno riducetelo al silenzio: dopo l’intervista shock di monsignor Roger Vangheluwe, convinto che abusare sessualmente di due suoi nipoti fosse poco più che un gioco, il Belgio attende il pugno di ferro del Vaticano. Roma, intanto, senza clamore, lo ha allontanato dal convento francese dove era stato inviato a meditare e gli ha imposto il silenzio stampa. «Si è appreso da una fonte vicina al Vaticano che è stato chiesto all’ex vescovo di Bruges di lasciare la comunità religiosa di Loir-et-Cher, dove si era rifugiato, e di non concedere più interviste», si legge in una nota pubblicata sul sito internet della Chiesa cattolica belga. Tace, nonostante le ripetute sollecitazioni, il primate del Belgio, monsignor Andrè-Joseph Leonard, che dice di non volersi esprimere prima del giorno di Pasqua. Ma parlano diversi vescovi che, in occasione delle celebrazioni della domenica delle Palme, non fanno mistero di aver percepito nella comunità dei cattolici del paese non pochi malumori, dopo la confessione televisiva, all’ora di cena, delle violenze sessuali compiute dall’alto prelato, che oggi ha 74 anni. Il vescovo di Anversa, Johan Bonny, ai microfoni dell’emittente Vrt, afferma di attendersi dal Vaticano «una pesante sanzione» nei confronti di Vangheluwe, «almeno una misura che lo riduca al silenzio e lo escluda dalla vita pubblica». Non usa giri di parole il ministro degli esteri belga, Steven Vanackere, cattolico fervente: «Bisogna allontanarlo», dice. È in collera il vescovo francese di Blois, monsignor de Germiny, per la presenza dell’anziano pedofilo in un convento della sua diocesi. «Sono stati necessari diversi giorni per ottenere dalle autorità ecclesiastiche competenti che monsignor Vangheluwe venisse trasferito in un luogo dove potesse beneficiare di una terapia medica e spirituale», spiega, dicendo di non essere mai stato consultato sulla presenza dell’ex vescovo nel convento. «Se ne fossi stato a conoscenza, mi sarei opposto». Secondo alcune fonti, non confermate dalla procura, in seguito al clamore suscitato dall’intervista di Vangheluwe, la polizia avrebbe ricevuto due nuove denunce da parte di uomini che dicono di essere stati abusati, quando, da ragazzi, facevano parte del coro della chiesa. Attraverso l’avvocato, parla anche uno dei nipoti violentati: «Mi ha scioccato – dice -, ma è grazie all’intervista che tutti possono comprendere quello che le vittime hanno subito». (Isabella Pucci)

Monsignor Roger Vangheluwe è andato via dal convento francese in cui era stato mandato a meditare. Il 15 aprile aveva confessato in tv di aver abusato dei suoi 2 nipoti

MILANO – Non è scappato dal convento, ma è stato mandato via in una località segreta, in modo che non possa più rilasciare interviste come l’ultima, in cui narrava di aver abusato sessualmente di un altro suo nipote. Un crimine che però risalendo agli anni ’70 è prescritto in Belgio e quindi destinato ad essere impunito. «Si è appreso da una fonte vicina al Vaticano che è stato chiesto all’ex vescovo di Bruges Roger Vangheluwe», che ha ammesso di aver abusato sessualmente di due suoi nipoti, «di lasciare la comunità religiosa di Loir-et-Cher dove si era rifugiato e di non concedere più interviste». È quanto si legge in una nota diffusa sul sito internet della Chiesa cattolica del Belgio. L’ex vescovo quindi non si sarebbe allontanato spontaneamente.

LA POSIZIONE DEL VATICANO – Il Vaticano, prosegue la nota, che si dice «cosciente della gravità delle rivelazioni di Vangheluwe sui suoi atti di pedofilia, non ha ancora preso una decisione ufficiale sulle sorti dell’ex vescovo». Nel testo, si ricorda che il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, lo scorso 15 aprile, ha affermato che la Santa Sede «segue attentamente la situazione, essendo cosciente della sua gravità, e raccoglie gli elementi necessari, in vista di una valutazione approfondita». L’ex vescovo la scorsa settimana ha scandalizzato il Belgio con un’intervista televisiva in cui rivelava di aver abusato sessualmente di due suoi nipoti, minimizzando l’accaduto. La maggioranza dei cattolici belgi invoca per Vangheluwe misure esemplari, mentre il primate della Chiesa belga, monsignor Andrè-Joseph Leonard, ha detto che non parlerà prima di domenica prossima.

Redazione online

Roger Vangheluwe, ex arcivescovo di Bruges, era stato mandato dal Vaticano dalle suore in Francia a meditare. I suoi reati sono caduti in prescrizione: aveva abusato di suo nipote per 13 anni

MILANO – Alla fine è scappato, probabilmente la meditazione non faceva per lui. È fuggito dal convento di La Fertè Imbault, dove il Vaticano lo aveva inviato per «riflettere», l’ex vescovo di Bruges, reo di pedofilia, ma i cui crimini sono caduti in prescrizione. «È andato via sabato sera», ha confessato la madre superiore del convento della Fraternità di Gerusalemme, una comunità religiosa nel centro della Francia. La suora ha detto di non essere a conoscenza della sua nuova destinazione.

 ORDINE DEL VATICANO – Il Vaticano aveva ordinato a Roger Vangheluwe di sottoporsi a una «terapia spirituale e psicologica» e di farsi dimenticare, ma l’anziano religioso non ha rispettato le consegne. Costretto a dimettersi nel 2010 dopo aver riconosciuto di aver abusato sessualmente di un minore per tredici anni, aveva confessato giovedì scorso di aver abusato di un altro bambino per oltre un anno, minimizzando i suoi gesti, descritti come un «gioco», una sorta di «abitudine». I reati commessi da Roger Vangheluwe risalgono al periodo tra il 1973 e il 1986 e sono quindi prescritti tanto per la giustizia civile che per quella ecclesiastica.

Redazione online
17 aprile 2011

Il numero di abusi sessuali commessi nella Chiesa in Belgio è arrivato a circa 500. Lo afferma il sacerdote Rik Devillè, fondatore del gruppo di lavoro sui diritti dell’uomo nella Chiesa, dopo aver ricevuto tre nuovi rapporti. Devillè è stato sentito dai media belgi, dopo l’intervista shock dell’ex vescovo di Bruges Roger Vangheluwe che ha confessato di aver abusato per anni di due suoi nipoti ed ha minimizzato gli effetti delle violenze compiute.

«Siamo estremamente scioccati» del modo in cui l’ex vescovo di Bruges Roger Vangheluwe, ha «minimizzato» le sue azioni e le conseguenze per le vittime. Lo sottolineano, in una nota, i vescovi del Belgio dopo l’intervista televisiva in cui l’ex prelato ha detto chiaramente di aver abusato sessualmente di due suoi nipoti, descrivendo il tutto come una sorta di “gioco”. «Questa intervista – si legge nella dichiarazione dei vescovi del Belgio sulla vicenda – non corrisponde in alcun modo a quello che gli era stato chiesto da Roma. Noi gli abbiamo dato fiducia per un suo ritiro all’estero, nel silenzio, per una riflessione sui suoi atti e per dar seguito ad un trattamento spirituale e psicologico imposta da Roma». «L’intervista è estremamente offensiva per le vittime, per le loro famiglie e tutti coloro che hanno dovuto affrontare problemi di abusi sessuali. Anche per i fedeli è uno schiaffo», aggiungono i vescovi, sottolineando che il tono di quanto detto da Vangheluwe «è in totale contraddizione con gli sforzi intrapresi per prendere sul serio il problema degli abusi sessuali, di ascoltare le vittime e di determinare misure adeguate». «Vangheluwe – rincara la dose il vescovo di Tournai, Guy Harpigny, incaricato del dossier sulla pedofilia – mina un anno di sforzi della chiesa che si è sforzata di far progredire il dossier e avere contatti con la giustizia per fare completa chiarezza». «Molti si attendono una riduzione allo stato laicale e un’esclusione dalla Chiesa, ma il processo è ancora lontano da essere terminato», ha aggiunto monsignor Harpigny secondo il quale ora «bisogna avere fiducia nel Vaticano; io – ha affermato in un’intervista al quotidiano La Libre Belgique – li conosco abbastanza per sapere che Roma deciderà al momento venuto». (PUC)

Giacomo Galeazzi (La Stampa)

«Irresponsabile»: così il ministro della Giustizia belga, Stefaan De Clerck, ha giudicato il comportamento dell’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, già al centro dello scandalo pedofilia, che in un’intervista televisiva ha confessato di aver abusato di due dei suoi nipoti. De Clerck ha quindi chiesto l’intervento della Chiesa «per adottare le misure necessarie per porre fine al comportamento irresponsabile dell’ex vescovo». Tanto più, sottolinea il ministro belga in una nota, che alla luce dell’intervista rilasciata appare evidente che «le sanzioni finora prese nei suoi confronti dal Vaticano non sembrano aver portato Vangheluwe a prendere coscienza della portata drammatica degli atti di cui si è reso responsabile».

Il vescovo belga monsignor Roger Vangheluwe, sospeso dall’incarico l’anno scorso dopo aver ammesso di aver commesso abusi sessuali su un nipote minorenne, ha riconosciuto in un’intervista alla tv belga VT4 di aver abusato anche di un altro nipote. Il presule, che ha lasciato il Paese nei giorni scorsi su istruzione della Congregazione vaticana per la dottrina della fede, ha detto pero’ di non considerarsi un pedofilo: «Non aveva niente a che fare con la sessualità – ha detto a proposito degli abusi -. Ho spesso avuto a che fare con bambini e non ho mai sentito la minima attrazione. Era una certa intimità che si era creata». (asp/sam/lv)