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Isabel Lagos Droguett, detta suor Paula

Una ex alunna e docente del collegio della Congregazione delle Orsoline cilena ha accusato la sua superiora, Isabel Lagos Droguett (detta suor Paula), di aver abusato di lei anni fa, quando aveva tra i 12 e i 15 anni. Nel ricordare di essere stata in un’occasione «baciata in bocca» dalla religiosa, Monica Salinas ha detto alla tv locale che la Droguett, nota come sor Paula, chiamava tali baci «regali di Dio», sostenendo che dovevano essere «qualcosa solo tra noi due, perché nessun altro lo avrebbe capito». La Salinas ha studiato per anni presso le Orsoline, dove poi ha insegnato a lungo, ricordano i media cileni: «Sor Paula è sempre stata molto affettuosa. Quando ero triste mi abbracciava con tenerezza, per me era quasi come una mamma», ha sottolineato, aggiungendo che la religiosa la fece poi «sentire colpevole dopo il primo bacio che diedi a un uomo». Sor Paula si trova da qualche settimana in Germania ed è sotto indagine per questioni amministrative nella Congregazione delle Orsoline, dove – ricorda la stampa locale – hanno studiato alcune tra le famiglie più note della società cilena, come per esempio l’ex presidente democristiano Eduardo Frei. Frei ha oggi detto di non essere sorpreso dalle denunce contro suor Paula, «tema del quale si parlava fin dagli anni ’90». Ricordando anche il caso di Fernando Karadima, il religioso accusato a Santiago di abusi sessuali contro giovani, Frei ha poi criticato «la Chiesa cilena, che non ha saputo reagire: ci sono state denunce e tutto va al Vaticano, che – ha precisato – ha di fatto commissariato la Chiesa di Santiago». Poco dopo, il presidente della Conferenza episcopale cilena, monsignor Ricardo Ezzati, ha contestato tali dichiarazioni: «Non è vero. Chi governa la Chiesa cilena sono i vescovi del Cile», ha precisato, ricordando che il Vaticano «non ci ha limitato, né condizionato, in alcun modo». (RIG)

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Fernando Karadima

«Non sempre abbiamo reagito con prontezza ed efficacia alle denunce». È quanto afferma un documento, intitolato “Trasparenza, verità e giustizia”, reso noto dalla Conferenza episcopale cilena dopo i casi di abusi sessuali da parte di «membri del clero e persone consacrate» nei confronti di minori e giovani. Il documento dei vescovi, che sottolinea inoltre «la vicinanza e solidarietà con le vittime di tali abusi e con le loro famiglie», è stato reso noto al termine di un’assemblea plenaria della Conferenza. «Offriamo umilmente – aggiunge il testo – la nostra richiesta di perdono, il sostegno che possiamo dare, oltre alla nostra preghiera». Il documento, letto durante un incontro con la stampa da monsignor Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago e presidente della Conferenza, segnala una serie di criteri e risoluzioni per affrontare i delitti riguardanti tali casi. Negli ultimi tempi, il Paese è rimasto scosso dagli sviluppi sulla vicenda del sacerdote Fernando Karadima, 83 anni, accusato di abusi sessuali negli anni passati nei confronti di alcuni giovani, caso che è d’altra parte al centro di un’indagine della giustizia di Santiago. Più di un mese fa, la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo del Vaticano che si occupa dei problemi del clero, aveva dichiarato Karadima colpevole di abusi sessuali nei confronti di alcuni giovani. (MBA-RIG)

Potrebbero esserci nuovi sviluppi in Cile sulla vicenda del sacerdote Fernando Karadima, 83 anni, accusato di abusi sessuali negli anni passati nei confronti di alcuni giovani: un giudice di Santiago ha reso noto che intende interrogare tutte le persone che possano contribuire alle indagini, inclusi alti rappresentanti della Chiesa. «Dobbiamo indagare tutto ciò che emergerà dall’indagine. Verranno chiamati a dichiarare coloro che potranno contribuire all’inchiesta», ha precisato la giudice Jessica Gonzalez, incaricata del caso, che – ricordano i media locali – ormai da tempo ha scosso la società cilena. Circa un mese fa, la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo del Vaticano che si occupa dei problemi del clero, ha dichiarato Karadima colpevole di abusi sessuali nei confronti di alcuni giovani. Nei giorni scorsi, il medico James Hamilton, uno dei cinque accusatori dell’anziano sacerdote, ha dichiarato che quattro vescovi sono stati testimoni di comportamenti impropri da parte di Karadima. Hamilton ha inoltre definito «criminale» l’ex arcivescovo di Santiago, cardinale Francisco Jaiver Errazuriz, per non aver ascoltato le accuse, bloccando di fatto le indagini. Su tali dichiarazioni è d’altro lato intervenuto l’arcivescovo di Santiago, cardinale Ricardo Ezzati. «Quanto ha detto del signor cardinale è inaccettabile.. lui ha tutte le ragioni per essere ferito, ciò non giustifica però il fatto che dica» di Errazuriz quanto «ha in effetti detto: è inaccettabile». (MBA-RIG)

L'arcivescovo di Santiago, Ricardo Ezzati, con il presidente cileno Sebastiàn Piñera

Mauro Castagnaro * Jesus n. 2/2011

Il 15 gennaio ha fatto il proprio ingresso nell’arcidiocesi di Santiago del Cile monsignor Ricardo Ezzati, già arcivescovo di Concepción e nuovo primate della Chiesa cilena. Sulla carta la sua nomina avrebbe dovuto essere scontata, avendo egli collaborato con l’uscente ordinario, il cardinale Francisco Erràzuriz, nella Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica dal 1991 al 1996 e come ausiliare di Santiago dal 2001 al 2006. Tuttavia nel 2008, all’approssimarsi del 75° compleanno del porporato, molte personalità ecclesiastiche e civili ultraconservatrici si erano mosse affinché suo successore fosse designato monsignor Juan Gonzàlez, vescovo di San Bernardo e membro dell’Opus Dei. Il settore progressista della Chiesa cilena aveva però reagito, giudicando una simile nomina fonte di divisione, anche perché monsignor Gonzàlez, prima di entrare in seminario, aveva collaborato con la dittatura militare nell’ufficio incaricato delle relazioni con la Chiesa. La terna presentata a Roma dal nunzio comprendeva perciò, oltre a monsignor Ezzati, il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Alejandro Goic, vescovo di Rancagua, e monsignor Felipe Bacarreza, ordinario di Los Angeles. Ma se contro Goic giocava l’età (71 anni), la candidatura di Bacarreza aveva subito un duro colpo col “caso Karadima”.

Nel 2010, infatti, per due volte la Chiesa cilena ha dovuto chiedere pubblicamente perdono per gli abusi sessuali su minori commessi da ecclesiastici, una ventina di casi denunciati negli ultimi anni, ma con figure di spicco come l’ex vicario per l’educazione della diocesi di San Bernardo, padre René Aguilera, suicidatosi in settembre, tre giorni dopo essere stato accusato di molestie da un alunno quattordicenne di un collegio cattolico. Il caso più clamoroso è stato però quello di padre Fernando Karadima, ex parroco della chiesa del Sagrado Corazon de Jesus, a Santiago, denunciato per abusi sessuali da quattro ex parrocchiani. L’ottantenne prete era infatti una delle figure di spicco del clero nazionale, simbolo di una “Chiesa di élite”, simpatizzante del regime del generale Augusto Pinochet, con solidi legami con le famiglie aristocratiche del Paese nonché fondatore della Pia unione sacerdotale Sacro Cuore di Gesù in cui aveva curato la formazione di una cinquantina di presbiteri e cinque vescovi: Bacarreza, appunto, nonché l’ausiliare di Santiago, monsignor Andrés Arteaga, sostituito in ottobre dal cardinale Erràzuriz alla testa della fraternità, l’ordinario castrense monsignor Juan Barros, e quelli di Talca, monsignor Horacio Valenzuela, e Linares, monsignor Tomislav Koljatic.

Padre Karadima si è sempre dichiarato innocente e a dicembre il giudice Leonardo Valdivieso ha chiuso le indagini in quanto eventuali reati sarebbero ormai prescritti, con una decisione contro cui l’accusa ha presentato ricorso. Sulla vicenda, inoltre, resta aperto un procedimento canonico presso la Congregazione per la dottrina della fede, mentre il matrimonio religioso di una delle presunte vittime è stato dichiarato nullo dal tribunale ecclesiastico cileno proprio per gli abusi di cui essa sarebbe stata oggetto e un gruppo di membri dell’Unione ha preso le distanze dall’ex guida spirituale giudicando «verosimili» le accuse.

Ezzati, salesiano sessantanovenne italiano naturalizzato cileno, considerato un conservatore sensibile ai problemi sociali e con grande capacità di dialogo, come dimostrato dal ruolo di «facilitatore» svolto in settembre nel conflitto tra Governo e mapuche nonché dall’elezione in novembre a presidente dell’episcopato, dovrà dunque fare i conti con quello che in novembre monsignor Goic ha definito «il calo significativo della credibilità della Chiesa e del ministero» dovuto agli scandali.  Tuttavia secondo Ascanio Cavallo, opinionista de La Tercera, «il calo del prestigio della Chiesa cilena non è prodotto dal caso Karadima, ma prosegue dal 2000. In questo decennio essa ha speso la propria influenza pubblica soprattutto sui temi della vita privata e della sessualità. Ha cominciato con le campagne contro l’uso del preservativo, ha continuato tentando di impedire il varo di una legge sul divorzio, ha combattuto tenacemente la pillola del giorno dopo, si è opposta a ogni forma di aborto, compreso quello terapeutico, e rifiuta qualsiasi riconoscimento dei diritti per le coppie omosessuali». Un’analisi condivisa da Àlvaro Ramis, teologo del Centro ecumenico “Diego de Medellìn”: «Nel 1990 la Chiesa cilena entrava nell’epoca post-dittatura con un capitale di rispettabilità e influenza inedito. La difesa dei diritti umani attuata da una sua parte durante la dittatura l’aveva resa molto prestigiosa. Venti anni dopo questo capitale appare molto diminuito. L’enfasi che la gerarchia ha posto sull’etica sessuale e familiare è andata a scapito della sua incidenza nel campo dell’etica politica e sociale. Perciò i mass media la descrivono come un’istituzione moralista e conservatrice».

La Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo del Vaticano che si occupa dei problemi del clero (la magistratura vaticana, ndtulli), ha dichiarato colpevole di abusi sessuali nei confronti di alcuni giovani, l’influente sacerdote cileno Fernando Karadima, 80 anni. Lo ha reso noto oggi con un comunicato l’arcivescovo di Santiago, cardinale Ricardo Ezzati. L’organismo della Curia Romana ha emesso il suo verdetto al termine di indagini durate circa sei mesi mentre, sullo stesso tema, la Chiesa cilena aveva tergiversato per anni. Fernando Karadima, notissimo in Cile, dove, tra l’altro, qualcuno lo aveva definito “il santo vivente”, e anche perché aveva contribuito alla formazione di vari vescovi locali, e’ stato denunciato a suo tempo da quattro uomini che lo hanno accusato di aver abusato di loro a lungo quando erano giovani. «Alla luce delle prove acquisite il reverendo è stato dichiarato colpevole, soprattutto per il reato di abuso», precisa la sentenza della Congregazione. In merito il cardinal Ezzati ha precisato che «tenendo conto della sua età, gli è stato imposto di ritirarsi ad una vita di orazione e penitenza». «Come pastore della Chiesa di Santiago sento una profonda pena e dolore per le persone danneggiate, alle quali una volta di più voglio esprimere la mia vicinanza come padre e pastore», ha anche aggiunto l’arcivescovo. Dal punto di vista della giustizia civile il caso Karadima era stato chiuso recentemente da un magistrato che ha ritenuto prescritti i suoi reati. Recentemente, però, un pubblico ministero ha chiesto la riapertura del processo, passo che è ora alla considerazione della Corte d’Appello. (YOY)