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Rappresenta un fatto senza precedenti la pubblicazione online, da parte del Vaticano, dei documenti su un prete pedofilo americano per respingere le accuse contro la Santa Sede attualmente al centro di un’azione legale presso un Tribunale in Oregon: dai documenti risulterebbe che il Vaticano non era al corrente dei crimini, risalente al 1965, del sacerdote, successivamente ridotto allo stato laicale. La causa aperta nel Tribunale dell’Oregon è una delle iniziative del battagliero avvocato delle vittime Usa, Jeff Anderson, e si riferisce al caso del prete di origine irlandese Andrew Ronan – deceduto nel 1992 -, su un abuso compiuto nel 1965 su un diciassettenne a Portland. In precedenza il sacerdote era già stato coinvolto in episodi analoghi in Irlanda e a Chicago. La tesi di Anderson è che la Santa Sede, in qualità di «datore di lavoro», approvò il trasferimento internazionale dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland di Ronan, rendendosi in questo modo corresponsabile degli abusi. La chiamata in causa del Vaticano fa leva anche sul fatto che nel giugno del 2010 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di non prendere in esame e di rinviare ai singoli Tribunali, in questo caso quello dell’Oregon, la decisione se il Vaticano e i suoi vertici (compreso il Papa) debbano essere considerati civilmente responsabili delle azioni dei preti pedofili. Oggi, con una mossa del tutto inedita, la Santa Sede ha reso pubbliche, tramite il sito della Radio Vaticana, le carte sul caso Ronan. «Com’è noto – spiega l’emittente pontificia -, il tragico problema degli abusi sessuali ha causato critiche nei confronti della Santa Sede, spesso nella stampa, ma talvolta anche nella forma di azioni legali che cercano di dimostrare che la Santa Sede e’ corresponsabile degli abusi commessi. Uno di questi casi è la causa “Doe v. Holy See” (Anonimo contro Santa Sede, ndr), che è in corso davanti a un Tribunale statunitense di prima istanza nello Stato dell’Oregon». E a proposito dell’abuso compiuto da Ronan nel 1965 su un diciassettenne a Portland, aggiunge che «mentre la gran parte delle accuse presentate dagli avvocati della vittima sono già state ricusate, ne sono rimaste ancora due, riportate ripetutamente dalla stampa: cioè che la Santa Sede sapeva che Ronan era un abusatore, e che – pur sapendo di questo fatto – la Santa Sede lo trasferì da un luogo a un altro». Secondo la Radio Vaticana, queste «sarebbero naturalmente accuse molto gravi, se fossero vere. Ma, come apprendiamo dagli sviluppi del caso, queste accuse sono certamente non vere». E «per contribuire allo studio attento della materia da parte di chi lo desidera», oltre che «per aiutare il Tribunale statunitense a risolvere le questioni ancora aperte su questo caso», la Santa Sede rende pubblica oggi la documentazione su Ronan, «in particolare sulla sua dimissione dallo stato clericale». I documenti sono pubblicati sul sito della Radio Vaticana, a un preciso indirizzo (http://www.radiovaticana.va/pdf/documents_Doe_v_Holy_See.pdf), e «sono quindi a disposizione della consultazione pubblica». Oltre alla pubblicazione delle carte, c’e’ anche una dichiarazione dell’avvocato Jeffrey S. Lena, che rappresenta la Santa Sede nella causa, che sottolinea la falsità delle accuse contro il Vaticano. Lena nota come i documenti rilasciati dimostrino che la Santa Sede venne informata sul grave comportamento di Ronan solo dopo il caso di abuso in questione, e che non fu mai coinvolta in alcun trasferimento di Ronan. Il legale definisce «calunniose» le accuse contro il Vaticano e afferma che i legali della vittima, che hanno insistito in queste accuse, hanno «ingannato il pubblico» e «abusato del sistema legale». Commentando la questione con la Radio Vaticana, Lena afferma poi che «mentre il sistema giudiziario talvolta opera lentamente, questi documenti potranno contribuire ad una conclusione più rapida del caso». Aggiunge infine che la pubblicazione oggi di queste carte dovrebbe «calmare quelle persone che sono fin troppo pronte a rilasciare commenti sensazionali e non equilibrati, senza preoccuparsi di una conoscenza adeguata dei fatti». (Fausto Gasparroni)

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Il Vaticano pubblica on-line alcuni documenti sul caso di Andrew Ronan, un prete dell’Oregon accusato di abuso sessuale su un ragazzo nel 1965, dai quali emerge che la Santa Sede non era a conoscenza del crimine commesso dal sacerdote. Ne da’ notizia la Radiovaticana, citando le azioni legali con cui si cerca «di dimostrare che la Santa Sede è corresponsabile degli abusi commessi». Uno di questi casi, riferisce l’emittente pontificia, è la causa “Doe vs Holy See”, che è in corso davanti a un Tribunale statunitense di prima istanza nello Stato dell’Oregon. Il caso riguarda un sacerdote religioso, Andrew Ronan, che nel 1965 compì un abuso nei confronti di un diciassettenne a Portland, nell’Oregon. Mentre la gran parte delle accuse presentate dagli avvocati della vittima sono già state ricusate, ne sono rimaste ancora due, riportate ripetutamente dalla stampa: cioè che la Santa Sede sapeva che Ronan era un abusatore, e che – pur sapendo di questo fatto – lo trasferì da un luogo a un altro. Sarebbero naturalmente accuse molto gravi, se fossero vere. «Ma, come apprendiamo dagli sviluppi del caso, – rimarca la Radio – queste accuse sono certamente non vere». (Chr)

L’episcopato cileno ha pubblicato il Protocollo da usare in tutte le diocesi e strutture ecclesiali di fronte «alle denunce contro clerici per abusi nei confronti di minorenni». Inoltre, i vescovi hanno annunciato la costituzione di una Commissione speciale, presieduta dal vescovo di Rancagua, monsignor Alejandro Goic, e integrata da altri prelati, un avvocato e la direttrice della Commissione per la protezione dell’infanzia vulnerabile. La decisione dei presuli, di cui da’ notizia la Radio Vaticana, è un ulteriore passo «nell’obbligo di proteggere i minorenni ed evitare gli abusi sessuali», ha precisato in conferenza stampa monsignor Santiago Silva, segretario della Conferenza episcopale. Nella nota dei vescovi si legge che «il consiglio della Commissione ha come compito di orientare e dirigere le politiche di prevenzione degli abusi sessuali così come di offrire aiuto alle vittime». Il Protocollo pubblicato oggi, in realtà, aggiorna un testo base già approvato nel 2003, seguendo e applicando le nuove norme allora emanate dalla Santa Sede. Secondo le norme e modalità aggiornate ora sono diversi e numerosi i canali dai quali si possono ricevere notizie e denunce su abusi. Sarà anche possibile, prima dell’intervento del promotore di giustizia, affidare le prima indagine ad un’altra persona, anche laica, dovutamente preparata; si riducono tutti i passaggi burocratici e amministrativi che potrebbero ritardare un’eventuale indagine e si arricchiscono le misure di accompagnamento della vittime. Il Protocollo, che consente d’indagare anche nei casi in cui sia già subentrata la prescrizione, accoglie tutte le norme degli organismi pertinenti della Santa Sede, e ribadisce la totale disponibilità della Chiesa a collaborare con tutti i Tribunali del Paese: viene ricordato che esiste l’obbligo, come nel caso dei direttori di istituzioni educative, di presentare denuncia legale se si viene a conoscenza di casi di abusi. (GR)

Per la Chiesa cattolica il 2010 è stato un anno duro, segnato dallo scandalo degli abusi sessuali commessi da preti sui minori. Ma con l’invito a un ”rinnovamento profondo” della Chiesa e con diversi gesti importanti come, tra gli altri, quello di incontrare le vittime, Benedetto XVI ha indicato ”la direzione giusta” per superare questo ”dramma”. È quanto afferma padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, in una intervista alla Radio Vaticana in cui traccia un bilancio dell’anno trascorso. ”Il problema di quest’anno – afferma padre Lombardi – non è del tutto nuovo. In Paesi come gli Stati Uniti si era posto già una decina di anni fa con grande intensità. Anche in Irlanda il problema risale agli anni passati e, nel corso del 2009, era già stato affrontato dal Papa, insieme ad alcuni vescovi irlandesi: il Papa aveva annunciato la sua lettera ai cattolici d’Irlanda su questo tema. È vero, però, che nel corso di quest’anno il problema si è posto con forza anche in altri Paesi europei e questo ha suscitato notevole reazione e sconcerto. Il Pontefice ha fatto molti atti e molti interventi, che sono stati esemplari, su come affrontare, e con quale spirito, questo problema. Ha dimostrato – continua Lombardi – con l’ascolto delle vittime in varie occasioni un atteggiamento di prontezza ad ascoltare, a capire, a partecipare alla sofferenza. Ha invitato in molti casi la Chiesa a un rinnovamento profondo: ricordiamo il discorso finale dell’Anno sacerdotale che ci ha toccato tutti molto profondamente. Ha poi anche incoraggiato concretamente tutti quelli che si impegnano nel campo della prevenzione, del risanamento di queste ferite”. ”Siamo quindi – osserva padre Lombardi – nella giusta direzione per superare il dramma di questo scandalo, che ha ferito profondamente tante persone, ma che deve essere preso come occasione per un rinnovamento, per una capacità di ascolto, per una riflessione in profondità su tutti i temi. Non solo, dunque, sul tema della santità sacerdotale, ma anche sui temi della sessualità e del rispetto della persona nel mondo di oggi, dove tante volte questo rispetto manca proprio per quanto riguarda la dimensione della sessualità e dell’affettività”. ”Da questo grande dramma – auspica quindi il portavoce vaticano -, io spero possa venire per la Chiesa un impulso di rinnovamento e anche di impegno su frontiere più approfondite per un servizio alla dignità della persona umana, alla santità della vita”. (Y43)