Posts contrassegnato dai tag ‘Pedopornografia’

Il vescovo cattolico Raymond Lahey

Era stato sorpreso all’aeroporto con 600 immagini osé

MILANO – In Canada un ex vescovo cattolico che ha ammesso di essere stato dipendente da materiale pedopornografico è stato condannato a 15 mesi di carcere, in parte condonati, e a 24 con la condizionale.

L’ARRESTO – Raymond Lahey era stato arrestato nel 2009 all’aeroporto di Ottawa perchè gli ufficiali della dogana avevano scoperto circa 600 foto pornografiche di ragazzi e bambini minorenni sul un computer e su un palmare. In alcune delle foto erotiche gli adolescenti erano ritratti insieme a crocifissi e rosari. Lahey aveva riconosciuto le accuse che gli venivano rivolte e aveva accettato di conseguenza la carcerazione preventiva, rassegnando nel contempo le dimissioni dalla diocesi cattolica di Antigonish, in Nova Scotia. Il passo indietro era stato accettato da Papa Benedetto XVI ai sensi del codice canonico. Ironia della sorte, proprio Lahey, poco prima dell’arresto, era apparso in televisione annunciando che la sua diocesi avrebbe risarcito una quindicina di vittime di abusi sessuali commessi da un sacerdote con 13 milioni di dollari canadesi, circa 9 milioni di euro.

Redazione Online corriere.it

La Corte d’appello di Catania ha sostanzialmente confermato la condanna dell’ex decano dello studio teologico accademico di Bressanone, Hansjoerg Rigger, accusato di possesso di materiale pedopornografico. In secondo grado la pena di 18 mesi, inflitta nel novembre 2007 dal tribunale di Siracusa, è stata ridotta a un anno. «Con tristezza e sgomento abbiamo appreso la notizia della condanna», afferma la diocesi di Bolzano e Bressanone. Il sacerdote altoatesino era coinvolto nella inchiesta della procura di Siracusa contro la pedofilia. L’operazione denominata “Video privè” nel 2005 aveva coinvolto 186 indagati in tutto il territorio nazionale. «E’ nostra intenzione – prosegue la nota – condannare in modo assoluto l’acquisizione, il possesso e la distribuzione di materiale pedopornografico di bambini specialmente da parte di religiosi. E’ evidente qual è il tormento cui sono sottoposti questi bambini, prima che appaiano le loro foto sul computer». La diocesi ribadisce, che «don Hansjoerg Rigger, che si è sempre dichiarato innocente, rimane esonerato da ogni incarico». (WA)

Savona – Nel fascicolo aperto dall’autorità giudiziaria anche le denunce di due mamme: «I sacerdoti sapevano cosa veniva fatto vedere ai nostri figli»

Alberto Parodi * Il Secolo XIX

Sesso e preti, diocesi e pedofilia. L’inchiesta della Procura di Savona sta per chiudersi con ulteriori novità. Elementi che potrebbero anche portare alla contestazione di detenzione di materiale pedopornografico, all’interno di parrocchie finite nel mirino degli investigatori. Come i film porno fatti vedere ai bambini nei locali della loro parrocchia o durante i campi estivi. Ma non di nascosto dai preti o loro collaboratori. Erano proprio loro a promuoverne, secondo chi conduce le indagini, la visione. È quanto emerge dalle testimonianze raccolte e finite negli atti dell’inchiesta. E in particolare di due mamme, extracomunitarie, che si sarebbero di recente presentate in Procura per segnalare quanto riferito dai loro figli una volta tornati a casa. Per il resto, in Procura, si sta tirando le fila del lavoro fatto in attesa dell’arrivo dei verbali delle rogatorie fatte in Germania per sentire presunte vittime e degli accertamenti bancari per capire la distrazione di fondi da parte di alcuni preti della diocesi per pagare i propri vizi sessuali.

«Tutto vero quello che è stato scritto nelle denunce arrivate negli uffici. I riscontri sono a decine, ma sono tutti episodi prescritti. A Savona ci sono intere generazioni di padri e figli vittime di abusi da parte di preti che raccontano di un passato non perseguibile dalla legge». Chi lo dice è un investigatore della Procura che ha seguito in prima persona le indagini, raccogliendo denunce e collaborando con i magistrati e i poliziotti della squadra mobile della Questura. Allarga le braccia mentre gli viene chiesto a che punto sono le indagini sulle presunte violenze sessuali. In Procura infatti i magistrati titolari delle indagini hanno già fatto il punto. L’inchiesta è vicina alla chiusura. Incombe la prescrizione, e quindi l’archiviazione, ma non per tutte le denunce raccolte. C’è più di un prete indagato, la maggior parte è stato iscritto nel registro degli indagati senza essere ascoltato in presenza dell’avvocato. Un atto tecnico, dovuto dopo le denunce dettagliate sul loro conto. Poi ci sono i testimoni che a decine hanno confermato riempiendo verbali sugli abusi subiti.

Mentre a Roma si conclude la due giorni organizzata dal Consiglio d’Europa per sensibilizzare i governi alla ratifica della Convenzione di Lanzarote, Telefono Arcobaleno denuncia un inquietante fenomeno di Federico Tulli

Un turpe traffico trova sfogo nella rete. Inarrestabile. Crescono senza sosta infatti, il volume d’affari della pedopornografia on line e i “clienti” pedofili, ma soprattutto aumenta il numero dei bambini vittime di sfruttamento che di questo mercato sono la merce di scambio. Nel 2010 i piccoli schiavi hanno toccato quota 4mila, mille in più dell’anno precedente, e tre quarti di loro ha meno di dieci anni. L’inquietante fotografia di un fenomeno per gran parte ancora poco indagato, emerge dal rapporto mensile diffuso ieri dall’osservatorio internazionale di Telefono Arcobaleno. «Lo sfruttamento dei bambini nell’ambito della pedopornografia – spiega il presidente dell’associazione Giovanni Arena – è stato erroneamente considerato per troppo tempo alla stregua di un crimine informatico piuttosto che, come dovrebbe essere, una vera e propria forma di riduzione in schiavitù, con la conseguente scarsa attenzione alla identificazione delle vittime, alla loro cura, al sostegno e al reinserimento sociale». Del resto, i dati che si basano sulle segnalazioni arrivate a Telefono Arcobaleno parlano chiaro. Nel 2010 meno dell’uno per cento delle vittime è stato identificato, segno tangibile dell’inaccettabile divario tuttora esistente fra l’atrocità del mercato della pedofilia on line e l’imbarazzante povertà delle soluzioni finora adottate per contrastarlo. Mentre, i “clienti” che alimentano il mercato degli oltre 45mila siti pedofili intercettati nel corso del 2010 (+6 per cento sul 2009) sono per lo più europei (il 58 per cento), con l’Italia al quinto posto al mondo per consumo di materiale pedopornografico, preceduto soltanto da Stati Uniti, Germania, Russia e Regno Unito. L’allarme di telefono Arcobaleno rende ancora più pressante la necessità per i Paesi europei di dotarsi degli strumenti normativi che la ratifica parlamentare della Convenzione di Lanzarote metterebbe a disposizione di chi combatte sul campo la “battaglia” quotidiana contro i pedofili telematici. Una battaglia che ruota soprattutto intorno a un adeguato sistema di prevenzione, basato soprattutto sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica a un fenomeno che storicamente rimane sommerso. E una lotta che, dovendosi combattere su di un terreno in costante mutazione, è alla ricerca continua delle soluzioni più rapide e definitive per approntare efficaci misure repressive e dissuasive.

Il tema è stato tra i punti in agenda alla seconda giornata del convegno internazionale organizzato a Roma dal Consiglio d’Europa in collaborazione con il ministero per le Pari opportunità, per il lancio della “Campagna europea per combattere la violenza sessuale nei confronti dei bambini”. C’è anche l’Italia tra i firmatari del documento di Lanzarote varato in seno al Consiglio d’Europa, ma il nostro è uno dei 24 Paesi che ancora non hanno adeguato la normativa nazionale a questa convenzione che il primo luglio scorso è entrata in vigore. Sempre in ambito europeo, questa volta comunitario, è in discussione una direttiva Ue finalizzata a promulgare una legge per contrastare gli abusi, lo sfruttamento e la pedopornografia infantile. In questo caso, ricorda il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo, tra i numerosi esperti intervenuti al convegno di Roma a fronte di una impercettibile presenza dei politici (soprattutto italiani), una delle proposte più controverse è quella che punta a rendere operativi gli strumenti di «filetring and blocking», per impedire l’accesso ai siti pedopornografici e per eliminare il contenuto. Secondo alcuni Stati, infatti, bloccare l’accesso ai siti non sarebbe una vera soluzione, perché il materiale resterebbe comunque on line. Dal canto suo, Telefono Azzurro ribadisce l’auspicio che si arrivi presto a una legge. «Occorre trovare risposte concrete, evitando di considerare i terribili fatti che conquistano le prime pagine dei giornali come casi isolati, ricordandoci piuttosto che sono il segnale di una sofferenza diffusa e troppo spesso sommersa» scrive Caffo nell’editoriale di Azzurro child, il mensile dell’associazione. «Da qui – aggiunge – l’importanza di parlarne, per portare queste tematiche alla luce e all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica». Alle parole devono però seguire i fatti. Il 24,8 per cento delle segnalazioni che riceve la hot line di Telefono Azzurro, Hot114, riguarda reati di pedopornografia, il 4,4 contenuti on line inadeguati, il 3,5 per cento contenuti violenti e ben 1,8 per cento sono situazioni di apologia della pedofilia. Proprio quest’ultimo crimine, ad esempio, non è ancora nemmeno contemplato dal nostro codice penale. Ma sarebbe introdotto dal ddl di ratifica della convenzione di Lanzarote che da nove mesi rimbalza senza sosta tra Camera e Senato. Cosa altro deve accadere perché sia definitivamente convertito in legge?

Terra, il primo quotidiano ecologista