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malaI nomi dei responsabili e le sconcertanti “condanne” loro inflitte dal Vaticano al termine dell’unica commissione d’inchiesta sulla pedofilia clericale in Italia. Le analogie con il caso statunitense del pedofilo seriale che violentò oltre 200 bambini sordomuti, raccontato da Alex Gibney nel docu-film Mea maxima culpa

Federico Tulli, Left 11 del 23 marzo 2013

«Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di pedofilia clericale mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera (di cui left è in possesso) inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi pedofili compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli è stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente unica in Italia, affidata dalla Santa Sede a un magistrato “civile”, Mario Sannite. Le accuse formulate dai giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dei tre anni d’indagine Sannite ha ravvisato elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede ha formulato nei suoi confronti un’ammonizione canonica, che comporta una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi dunque, rimane prete e viene controllato da chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo. «Gugole – si legge nel testo – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti».

mea-maxima-culpa-silenzio-nella-casa-di-dio-poster-usa-2In realtà sarebbe difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come ha raccontato a chi scrive il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali». Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquida la faccenda affermando che su alcuni di loro si continuerà a indagare mentre per altri non è possibile perché deceduti oppure perché dimessi dall’Istituto. Tra i “prosciolti” c’è l’ex vescovo di Verona, oggi in odor di canonizzazione, Giuseppe Carraro. Il suo accusatore non è stato creduto nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali». La vicenda dei sordi di Verona, anche per le analogie con il caso Murphy, è stata descritta da Gibney nel suo film Mea maxima culpa. Il silenzio nella casa di Dio appena uscito nelle sale italiane. A condurre il regista premio Oscar sulle tracce di questa tipica storia di pedofilia clericale, fatta di omertà, reticenze e disprezzo per delle persone indifese, è stato l’esponente dei Radicali Maurizio Turco, che prima da parlamentare europeo e poi da deputato in Italia è stato uno dei pochissimi politici a puntare il dito contro le responsabilità della Chiesa, in particolare della Conferenza episcopale italiana: «Il caso del Provolo non è isolato. Chiediamo al neo papa Francesco di non fare pulizia a occhi chiusi come i suoi predecessori. In Italia sono avvenute cose gravi e diffuse, non singole vicende. L’auspicio è che nel nome della trasparenza Bergoglio obblighi la Cei di Bagnasco a istituire una commissione d’inchiesta indipendente su scala nazionale. Come è già avvenuto in Irlanda, Belgio e Germania».

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Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale: «Cominciamo l’anno chiedendo, ancora una volta, un atto di responsabilità al responsabile – immagino anche legale – della Chiesa cattolica italiana Monsignor Angelo Bagnasco: contribuisca all’istituzione di una Commissione di inchiesta indipendente. Non sarebbe un atto di ammissione di responsabilità, mentre il non farlo è un fatto certo di irresponsabilità. Abbiamo atteso per il tempo che abbiamo ritenuto giusto, sollecitando ed attendendo. Chiedendo che i cattolici italiani avessero diritto alla verità così come l’hanno avuta quelli americani, belgi, irlandesi, e così via. Il silenzio è stata la risposta. Ne prendiamo sommessamente atto. Arrivederci a Verona con i violentati dell’istituto per sordomuti Provolo, oggetto anche di una inchiesta vaticana che non trova conclusione».

Fonte: radicali.it

Roma, manifestazione delle vittime davanti a Montecitorio (21 maggio 2011)

La marcia di Verona

Si svolge oggi a Verona la II Giornata della Memoria organizzata dalle vittime italiane dei reati di pedofilia commessi da religiosi. Gli ex allievi dell’istituto Antonio Provolo di Verona – con il supporto di Associazione Sordi A. Provolo, Associazione Sordi Basso Veronese, Associazione Non Udenti Provolo, Associazione La Colpa e Survivor’s Voice Europe – organizzano una manifestazione davanti all’Istituto Provolo (ore 17) e una conferenza stampa (ore 18,30): «Per ricordare le vittime degli abusi sessuali dei sacerdoti dell’Istituto Provolo; e per sollecitare il Vaticano a esprimersi dopo che la commissione curiale ha avuto modo di sentire il racconto delle vittime. Tenuto anche conto che il presidente della commissione, Mario Sannite, ha dichiarato in una intervista televisiva del 24 maggio 2011 a Matrix (Canale 5), che “almeno tre, tra sacerdoti e religiosi, hanno ammesso gli abusi”». Quella accaduta al Provolo, al momento sembra essere una storia unica in Italia. Ma, purtroppo, assomiglia a tante accadute altrove nel mondo. A oggi sono almeno 15 tra uomini e donne, le persone che hanno denunciato di aver subito abusi, percosse e violenze da parte di preti e “fratelli laici”, in un arco di tempo lungo 30 anni fino al 1984.

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«La Conferenza episcopale apra gli archivi in cui custodisce i dossier sugli abusi compiuti da sacerdoti». Lo chiede il deputato radicale Maurizio Turco in occasione della II Giornata della Memoria

Federico Tulli

«Quello di oggi non è che un nuovo inizio. Anzi, una nuova frontiera. Questo pomeriggio saremo a Verona dove abbiamo aderito alla manifestazione indetta dalle vittime del Provolo, ma entro il mese di luglio torneremo a Genova sotto le finestre dell’arcivescovo Angelo Bagnasco per sollecitare il rispetto di tutti i fedeli cattolici italiani». Maurizio Turco, deputato dei Radicali e co-presidente dell’associazione Anticlericale.net, fa il punto sulla battaglia in difesa dei diritti delle vittime italiane dei sacerdoti pedofili e anticipa a Terra nuove iniziative. «L’appuntamento di settembre 2010, il primo del genere in Italia, è servito ad accertare un fatto e a farlo accettare alla popolazione veronese. E cioè che per decenni nell’istituto per sordomuti gestito da religiosi, numerosi minori hanno subito abusi e violenze». Sebbene giustizia non sia stata fatta, per via della prescrizione dei reati denunciati (che sono stati consumati dagli anni Cinquanta fino al 1984), un risultato importante è stato ottenuto. È anche grazie alla pressione dell’opinione pubblica sensibilizzata dal coraggio delle vittime di uscire allo scoperto con una manifestazione, che il Vaticano ha bloccato la procedura di beatificazione dell’allora vescovo di Verona, Giuseppe Carraro (deceduto nel 1981), accusato di molestie da alcuni ospiti dell’istituto per sordomuti. Alla luce di questo fatto piuttosto significativo nel nostro Paese, non sorprende quanto ha dichiarato il 24 maggio scorso il presidente della commissione curiale, Mario Sannite, in un’intervista a Matrix su Canale 5. Vale a dire che a oggi «almeno tre, tra sacerdoti e religiosi, hanno ammesso gli abusi». «Questa dichiarazione non ci meraviglia – commenta Turco – perché conferma dei fatti così come sono stati già raccontati pubblicamente da diverse vittime». Ora è tempo che la Chiesa di Roma prenda atto della gravità del caso di Verona. «Il nostro obiettivo è che la commissione tragga velocemente delle conclusioni. Non possiamo accettare che anche il Vaticano si adegui ai tempi della giustizia italiana». C’è infine una seconda questione più generale, non per questo meno importante. «In occasione della II Giornata della Memoria – spiega il deputato radicale – noi chiediamo alla Santa Sede, anche come anticlericale.net, rispetto per i fedeli cattolici italiani. I quali, a differenza degli americani, dei belgi degli irlandesi, sono trattati come persone di “serie b”. Pertanto, per superare questo divario, chiediamo l’istituzione di una commissione di inchiesta indipendente come è già successo in altri Paesi. Quindi la Conferenza episcopale italiana deve aprire gli archivi segreti delle curie dove sono custoditi i dossier sulle denunce di presunti abusi, ricevute negli anni dai vescovi di tutta Italia».

Terra, il primo quotidiano ecologista

Aprire gli Archivi delle Curie a una Commissione indipendente che indaghi sui casi di pedofilia nel clero: lo chiede Maurizio Turco, deputato radicale, presidente di Anticlericale.net. «L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco – dichiara Turco – afferma che è sempre stata fatta l’esortazione a denunciare i casi di pedofilia all’interno del clero. D’accordo. Ma il problema è a chi denunciare? Al Vescovo? E che fine hanno fatto le denunce? Visto che di denunce da parte di Vescovi alla magistratura ce ne sono pochine. Anzi, sono più i casi di ostruzione della giustizia che di collaborazione con la stessa». «Bagnasco ha avuto modo di ritornare e approfondire la questione della pedofilia nel clero – prosegue il parlamentare – che è già una notizia visto che le gerarchie l’hanno negata per anni. Ma continua a girare intorno e a fare orecchie da mercante (nel Tempio) su ciò che gli chiediamo: aprire gli archivi segreti delle Curie ad una Commissione indipendente». «E non risponde a una domanda – insiste l’esponente radicale – perché i suoi colleghi delle Conferenze episcopali americana, belga, irlandese hanno aperto gli archivi segreti delle Curie? A parte il Vaticano, cosa hanno di diverso degli italiani i cattolici americani, belgi, irlandesi? Forse le gerarchie vaticane con i suoi Bertone?». (COM-IA)

Aprire gli archivi segreti delle curie ad una commissione d’inchiesta pubblica ed indipendente. È quanto chiedono il deputato radicale Maurizio Turco, presidente di anticlericale.net con Carlo Pontesilli, segretario e Michele De Lucia, tesoriere, ai vescovi riuniti in Vaticano per i lavori dell’assemblea Generale della Cei. I radicali hanno inviato in proposito una lettera aperta al Presidente cardinale Angelo Bagnasco: «Per lunghissimi anni avete lasciato e state lasciando i cittadini italiani, e ribadiamo e sottolineiamo: e i cattolici in particolare, in balia delle notizie di cronaca, nera e violenta. Cronaca alla quale avreste potuto e dovuto, anche nell’interesse dell’istituzione che rappresentate, opporre verità e trasparenza. Ma al popolo italiano, e a quello cattolico in particolare, avete offerto reticenza, omertà, silenzi. E quando avete parlato avete seminato sconcerto. Non per ultime le sue parole, pesanti come pietre, in relazione al caso di don Seppia, vittima anch’esso di una educazione sessuofobica. Lei ha parlato di un «dolore tanto più sconvolgente perché improvviso e inatteso, perché nulla lo faceva presagire ai nostri occhi». Se da una lato v’è ammirazione nei Suoi confronti per il coraggio nell’aver fatto quest’atto pubblico di impotenza, dall’altro v’è a dir poco sconcerto di fronte al fatto che nemmeno Lei s’è accorto di chi era quella persona che amministrava una parrocchia della Sua diocesi. Ammesso che davvero nessuno sapesse nulla visto che, come va emergendo, in passato sarebbero state fatte segnalazioni alla Curia e denunce alla polizia». «Ci auguriamo che per una volta ad accettare una esortazione sia Lei, siate Voi: aprite gli archivi segreti delle curie ad una commissione di inchiesta pubblica ed indipendente! Cerchiamo di capire cosa è successo per prendere i giusti provvedimenti ed evitare che le nostre orecchie debbano ascoltare atti di contrizione per un dolore “tanto più sconvolgente perché improvviso e inatteso”, perché nulla lo faceva presagire ai nostri occhi», conclude la lettera. (VN)

L’elenco in Italia sarebbe lungo almeno centoquaranta casi. Centoquaranta violenze compiute da uomini di Chiesa, come don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente recentemente arrestato per abuso su minore e cessione di stupefacenti. È questo il tema al centro del secondo incontro nazionale de “La Colpa”, l’associazione delle vittime di preti pedofili. Nella sede radicale di Largo Argentina, dove si sono riuniti, la sala è gremita e le testimonianze si alternano. Piene di dolore e di rabbia. C’è chi si presenta con nome e cognome e chi vuole rimanere anonimo, chi ha già parlato dell’abuso subito e chi lo fa per la prima volta. «Mi chiamo Salvatore Domolo, ho 46 anni e dagli 8 agli 11 anni sono stato abusato da un prete – racconta uno di loro, un ex sacerdote -. Abitavo sul Lago d’Orta, in provincia di Novara. La mia famiglia era disagiata e il mio prete-aguzzino mi diceva “Ti faccio da papa”, mi cuciva le mutandine…Durante gli anni del seminario mi hanno fatto confessare la violenza vietandomi di parlarne con chiunque. Il mio aguzzino è morto circa otto anni fa e io non l’ho denunciato. Ho perdonato lui ma non la Chiesa che non mi ha protetto e mi ha imposto il silenzio». «Ho quarantun’anni – gli fa eco T. -. Tra gli 11 e i 13 anni sono stato violentato dal prete della mia parrocchia, che era anche il professore di religione della mia scuola. Spesso ci confessava non nel confessionale ma in una stretta galleria intorno all’abside e a casa sua, dove ricordo che aveva allestito una specie di discoteca con una luce stroboscopica in cui invitava i ragazzi. Uno degli abusi è avvenuto durante il ritiro della cresima. Pochi mesi dopo il mio violentatore fu trasferito in un’altra parrocchia della stessa città, dove continua a operare da trent’anni». «A Capua – esordisce un avvocato, Sergio Cavaliere -, c’è un sacerdote che nel 2000 ha patteggiato una pena a due mesi di reclusione e a 4 milioni di lire per aver molestato una bambina con 200 telefonate. A oggi non ha versato nulla, è in corso un giudizio civile per il risarcimento del danno e lui dice messa nella stessa parrocchia di sempre». Secondo il legale, difensore di una vittima di presunti abusi da parte di un prete, «l’episodio di don Riccardo Seppia è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più ampio in Italia. I casi giudiziari conosciuti dalla stampa oggi sono circa 140 e sono quelli da me documentati. Il resto, la maggior parte, spesso non giunge all’attenzione della magistratura per prescrizione, vergogna delle vittime e per un certo clima di omertà rispetto ai crimini degli ecclesiastici». Di qui la richiesta di realizzare un «data base per documentare gli abusi» e modificare dei termini di prescrizione «che sono l’ostacolo principale alla giustizia per le vittime». Ma non solo. «Chiediamo al cardinal Bagnasco e alla conferenza episcopale italiana – dice il deputato radicale Maurizio Turco – di consentire che anche nel nostro Paese ci sia una commissione di inchiesta indipendente che possa accedere agli archivi segreti delle curie». «Chiediamo sostegno per le vittime – aggiunge Turco, nel corso di un sit in a Montecitorio contro “la vergogna dei preti pedofili” -. Basta con la protezione degli insabbiatori vaticani».

(Paola Lo Mele)

di LUCIA EVANGELISTI    (Sul sito Quattrorosso una nuova e bellissima recensione del mio libro)

Un libro scritto da un giornalista, il titolo senza complimenti lo sottolinea, e da lui stesso presentato a Firenze al Melbook Store scegliendo un taglio di intervista con tre esperti alla cui competenza si è rivolto. Nella presentazione dice di considerarli coautori del suo libro: Maurizio Turco,  deputato radicale, Gabriella Gatti, psichiatra e neonatologa, Francesco Dall’Olio, pubblico ministero.

Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, edito da L’Asino d’oro, è la documentazione ampia e dettagliata di una vera e propria esplosione, nei primi anni Duemila, di prove di abusi compiute nell’ambito ecclesiastico e tenute volutamente segrete per decenni  proprio per disposizioni  impartite a carnefici e vittime. Si compone di tre parti: nel primo centinaio di pagine c’è la cronaca terribile e dolorosa delle violenze sessuali su minori compiute da preti cattolici  di ogni ordine e grado in molte parti del mondo, nella seconda parte, una sessantina di pagine, si ricercano  i mandanti culturali , spesso mostri sacri che inducono, sottovalutano o addirittura esaltano la pedofilia. Con l’aiuto di una tradizione millenaria di rapporto drammatico fra mondo adulto e mondo infantile, anch’essa trattata nel libro con l’aiuto di documenti diretti o di studi psichiatrici recenti di rivisitazione delle civiltà greca e romana e del cristianesimo. La terza parte, infine, contiene interviste a giornalisti, politici, storici, psichiatri, per meglio sviscerare alcuni interrogativi emersi dalla trattazione dell’argomento pedofilia.

Per rimanere ad anni recenti, si resta annichiliti leggendo tutti gli episodi di violenze all’infanzia perpetrati da religiosi cattolici  che sono emerse  con un effetto a cascata a partire dai risultati di uno studio biennale condotto dall’Università di Pennsylvania nel 2001. Riguardava il fenomeno di abusi “sessuali” (le virgolette sono spiegate nel libro) sui minori compiuti sul territorio americano. Fenomeno che dallo studio risulta coinvolgere  famiglie,molti luoghi di istruzione, ma soprattutto “scoperchia una botola su un pozzo che si rivelerà in breve senza fondo”, la pedofilia come piaga endemica e di proporzioni vastissime che percorre  le chiese cattoliche di tutto il mondo. Da noi in Italia “tutta la storia della Chiesa è attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini” ci dice Federico Tulli e, ci spiega successivamente, “la fuga di notizie sulle violenze commesse…da ecclesiastici denota la crisi di potere dello Stato pontificio…”. Un’altalena nella Storia in cui scompare la pedofilia dei religiosi in funzione unicamente del potere della Chiesa di occultarla.  “Essendo proprio il pensiero religioso fonte di pedofilia, a causa del Sacro. La sacralità è negazione di ciò che è l’umano” dice la psichiatra Gatti. Una maggiore libertà della giustizia in America rispetto all’Italia ha permesso lì di scoprire che già nel 1922 la chiesa aveva dato istruzione “ ad…arcivescovi e vescovi  e altri membri del clero…” di tenere segreto ogni Crimen sollecitationis (tra cui la violazione del VI comandamento: non commettere atti impuri ). Un’omertà ottenuta minacciando la scomunica a chi denunciasse ad un’autorità giudiziaria “civile” crimini pedofili, fosse anche la vittima di tali crimini. Quaranta anni dopo, nel 1962, una seconda  edizione del Crimen sollecitationis, a firma Cardinale Ottaviani, è approvata in gran segreto. Questo crimine  è nuovamente  avocato a sé dalla Chiesa come peccato e non denunciato all’autorità civile  come il delitto che è. Raztinger stesso, nel 2001, quando era ancora cardinale, ha confermato con la direttiva “De delictis gravioribus” la volontà di riservare alla Congregazione per la dottrina della fede i delitti più gravi (!). L’oscurantismo della Chiesa in fatto di scienza si ritorce contro la Chiesa stessa. Che confonde il peccato col delitto, si tiene volutamente all’oscuro dei progressi scientifici nell’ambito delle dinamiche interumane, e perciò non pensa a far curare invece che a nascondere i colpevoli (e le colpe). Verità rivelata, da secoli si impone come esperta nel campo della sessualità attraverso le parole del pontefice e dei  suoi ministri, che pure sono tutti inesperti, educati da sempre a evitare il rapporto uomo-donna.

La sessualità praticata dai preti è pertanto o inesistente, oppure clandestina, o addirittura perversa. Il senso di colpa è la dominante del pensiero educativo dei preti. Derivato della  disumanizzazione cui dovrebbero tendere vita natural durante: evitare le passioni.  Tradotto nel quotidiano, reprimere qualsiasi moto affettivo, desiderio, reazione istintiva, ricorrendo a casistiche imparate che sono pertanto totalmente avulse dal rapporto interumano  con la persona che  sta loro davanti. Viene in mente la psicanalisi freudiana, dove il paziente si trova davanti un morto, Freud, e non lo psichiatra. Difficile eradicare l’umanità di un individuo che, prima che prete, è un uomo. Da lì il senso di colpa che , vivendolo profondamente, il prete trasferisce con facilità nei fedeli. Educazione sessuale deviante anche quando non scivola nel delitto: quello che i preti più sani  pensano essere la  sessualità non contiene i due ingredienti fondamentali, identità e libertà. Esaltano la famiglia, mutuo soccorso finalizzato alla procreazione. Interessati solo a trasformare la sessualità in uno scotto da pagare per la procreazione (come è per gli animali), condannando qualsiasi forma di realizzazione  nel rapporto uomo donna, di cui  neppure prendono in considerazione la possibile  creatività  psichica, da coltivare e sviluppare, questo si,  per non fare del rapporto sessuale un atto ripetitivo e violento.

Nel corso della presentazione la psichiatra Gatti ha commentato la dichiarazione che il pedofilo è un assassino, sostenendo che fare sesso con un bambino che ancora, per sua  conformazione, non ha sessualità, è un vero e proprio omicidio, per  il potere di distruttività psichica gravissima, destinata spesso a durare  la vita intera. Altro che amore per il bambino, come suggerisce l’infelice etimo della parola pedofilia. Il pubblico ministero Dall’Olio rincara la dose,ammettendo che da un punto di vista giuridico il pedofilo è un serial killer. “Io, sul filo del nesso con quella che è una caratteristica del serial killer e cioè la premeditazione, posso sostenere che dietro questi crimini c’è una precisa scelta di alcune professioni[ preti, educatori, maestri, maestre, allenatori sportivi e così via], proprio per poter meglio cercare e adescare la preda.” conclude con logica stringente.

Caratteristica agghiacciante che emerge da questa ricerca comparata è che le pratiche di pedofilia, considerate in tutte le legislazioni moderne dei delitti, sono per la chiesa dei peccati. Con questo strattagemma è stato possibile occultare  ogni abuso sessuale compiuto da un ministro del culto, poiché la chiesa ha da sempre imposto ai suoi adepti l’obbligo del segreto, esteso alle vittime stesse con una violenza psicologica che spesso ha fatto leva sulla colpa, come se fossero loro ad “adescare” !

La lettura di questo libro evoca pure,in chi abbia avuto da piccolo un’educazione cattolica, ricordi di una violenza sottilissima, fatta di discorsi sussurrati nella luce fioca di spogli corridoi, con  un  cristo nero lassù in alto, solo testimone di dialoghi inquisitori su argomenti di cui nessun altro ti parlava perché non opportuni per un bambino piccolo. Magari solo la raccomandazione allusiva per una bimba di rimanere pura, stare attenta, era sufficiente, poi, nell’adolescenza, a tenerla lontana dalla sessualità, terreno pericoloso e infido. Non se ne parla nel libro perché questo tipo di delitto, chiamiamolo Crimen dissuasionis, non ha prove concrete, però crea un pensiero malato più coercitivo di una gabbia, della quale si può riuscire a liberarsi soltanto se si ha la fortuna di  incontrare un antidoto, la terapia di un pensiero sano e perciò interamente laico. Senza questo si vive a metà,  non si intraprende nessuna ricerca, andando dietro pedissequamente alla “verità rivelata”, senza fare alcuna obiezione, per paura di un crollo di tutte le certezze. E’ su questa ferrea “educazione” che la chiesa va avanti da millenni. Col sostegno di molti genitori che lucidamente scelgono di far frequentare ai figli le loro scuole. Apparentemente perchè la spesa occorrente seleziona uno strato sociale alto, ma in realtà perchè la sessuofobia ivi dichiarata  li tranquillizza. Segretamente approvano di posporre l’iniziazione al sesso della prole adolescente. Sottovalutando i pericoli descritti sopra.  Senza libri di denuncia come questo e senza tutto il lavoro di cui si fa portavoce nella seconda parte, il rischio che la chiesa continui ad opprimere è molto elevato.

Perché ora? È il titolo dell’introduzione. L’ampio materiale di cui il libro è corredato permette a ogni lettore di dare una risposta al “perché”, ma è  questo  “ora” che un po’ placa le angustie della lettura. Almeno, ci fa pensare, viviamo in un’era storica che comincia ad essere in grado, sul piano culturale, di opporsi alla distruzione dell’infanzia.

I segreti di Ratzinger

Pubblicato: 3 gennaio 2011 in Video
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Intervento di Maurizio Turco, deputato dei Radicali italiani eletto nelle liste del Pd

Intervista di Dino Marafioti a Maurizio Turco sul libro Chiesa e pedofilia (radioradicale, 24 novembre 2010)

Intervista di Dino Marafioti a Federico Tulli (24 novembre 2010)