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Strano sistema dell’informazione quello che tiene per due settimane in prima pagina su tutte le testate nazionali lo scandalo di un presunto prete pedofilo e non dedica 10 righe in cronaca a una manifestazione delle vittime della più clamorosa vicenda di abusi in un istituto cattolico che il nostro Paese abbia conosciuto. Il 21 maggio a Roma, davanti a palazzo Montecitorio, gli ex allievi dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona, hanno guidato la protesta organizzata dall’associazione La Colpa, contro la politica della cosiddetta “tolleranza zero” adottata dal Vaticano per affrontare la piaga che sta scavando dal di dentro la Chiesa di Roma. Un politica di pura facciata. «Bagnasco: meno lacrime più fatti» affermano le vittime interpellate in pratica solo da media stranieri. Già perché a rappresentare la stampa italiana c’erano unicamente il sottoscritto e le colleghe Alessandra Maiorino di Cronache laiche, e Silvia Amodio la fotogiornalista autrice del reportage Fuori dall’ombra. E le istituzioni? Dice, sicuramente ci sarà stato il pienone. La pedofilia è un orrendo crimine equiparabile a un omicidio (psichico), e questo è il parlamento che si erige a paladino della vita con le sue belle proposte di legge contro il testamento biologico e a favore della chiusura dei consultori o dell’obiezione di coscienza dei farmacisti che non vogliono vendere anticoncezionali. I rappresentanti delle destre avranno fatto a gara per esprimere la propria solidarietà a chi per decenni ha subito gli abusi più odiosi e vigliacchi senza poter mai ottenere giustizia. E che dire del Partito democratico, il partito della solidarietà, o dell’Italia dei valori, paladino di giustizia duro e puro? Che dire? Niente, non c’è nulla da dire perché non c’era nessuno. Nessuno che abbia avuto il coraggio di mettere la propria faccia accanto a quella segnata dal tempo e dai soprusi – ma oltremodo dignitosa – di queste persone. Tranne, ovviamente, i Radicali. I “soliti” Radicali. Sono loro ad aver messo a disposizione dei manifestanti la sede del partito per un convegno interessantissimo durato dalla mattina fino a pomeriggio inoltrato. E sono loro ad aver accompagnato i manifestanti in piazza Montecitorio a esprimere le proprie istanze. Dal segretario, Mario Staderini, a Murizio Turco. Da Maria Antonietta Farina Coscioni a Michele De Lucia (in rappresentanza anche di anticlericale.net). Prossimo appuntamento a Londra, con la grande marcia della laicità del 17 settembre 2011. Io ci sarò.

Federico Tulli

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campidoglioDi fronte all’inerzia del Campidoglio un cittadino si costituisce parte civile al processo per pedofilia contro don Conti, l’ex garante per la famiglia designato da Alemanno

Federico Tulli  *  left n. 25 del 26 giugno 2009

Rischiava di rimanere uno dei tanti processi per pedofilia che vedono imputati in Italia degli uomini di Chiesa e che troviamo sempre defilati (quando va bene) nei trafiletti di cronaca locale. E invece la storia di Ruggero Conti, l’ex parroco della chiesa romana “Natività di Maria santissima”, arrestato nel 2008 con l’accusa di aver abusato di sette minori che gli erano stati dati in custodia tra il 1998 e lo scorso anno, sta velocemente cambiando binario tramutandosi in caso politico. Con tanto di riflettori mediatici costantemente accesi, e non solo sulle vicende giuridiche dal momento che a fronteggiarsi in sede civile si ritroveranno niente meno che il Comune di Roma e lo Stato di Città del Vaticano. Loro malgrado, come vedremo. Ma andiamo per ordine e cominciamo col dire che l’eccezionalità del processo in questione verte su diversi punti. Per prima cosa va ricordato che Ruggero Conti è stato garante del programma per la famiglia e le periferie nella campagna elettorale del sindaco Gianni Alemanno, cioè fino a poche settimane prima di essere arrestato il 30 giugno 2008 (mentre si preparava a partire per Sidney dove avrebbe partecipato alla Giornata mondiale della gioventù). Inoltre, per la prima volta un tribunale ha riconosciuto l’interesse specifico di una amministrazione comunale a costituirsi parte civile nei processi per violenza “sessuale” commessa su minori. Dando così più respiro alla giurisprudenza che lo ammetteva solo in caso di violenza nei confronti delle donne. Infine, terzo punto e nodo del caso politico, la costituzione in parte civile non è stata operata dal Comune di Roma, ma da un cittadino, l’esponente dei Radicali Mario Staderini. Il quale, assistito dall’avvocato Elisabetta Valeri, ha esercitato “l’azione popolare”, una norma che permette a qualsiasi cittadino elettore di intraprendere le azioni legali che il Comune potrebbe svolgere e che invece non fa. È questo il caso del Campidoglio che ha espresso la volontà di non entrare nel processo, sulla base di motivazioni contraddittorie contenute in una determinazione del 27 maggio a firma di una dirigente, la dottoressa Cavilli, rimossa da Alemanno dopo che il Tribunale di Roma nell’udienza del 16 giugno ha ammesso la costituzione di parte civile di Staderini a nome del Comune. In realtà, agli atti del processo risulta un documento datato 4 giugno e con firma autentica di Alemanno, in cui il sindaco dichiara «di non costituire l’amministrazione comunale nel processo» e di «non aderire» all’iniziativa di Staderini. La qual cosa mal si combina con «l’indagine interna» annunciata dal sindaco per far luce sulla vicenda e con la rimozione del dirigente comunale. Va detto che il complicato “rapporto” del Comune di Roma con i processi per pedofilia che vedono coinvolti dei preti è di natura bypartisan. Consigliere nella prima circoscrizione di Roma durante l’ultimo mandato di Veltroni, l’esponente dei Radicali aveva già tentato di convincere l’ex leader del Pd a far costituire il Comune in due processi analoghi a quello di don Conti. «Ma senza successo», racconta a left Staderini. Ora invece, non solo grazie all’azione popolare garantirà «alle parti offese di non essere lasciate sole», ma ha anche ottenuto da Alemanno la promessa di costituire il Campidoglio in ogni processo per violenza subita da donne e uomini, maggiorenni o minorenni, senza distinzione alcuna. Sullo sfondo della storia rimangono le gerarchie vaticane. Ma solo per ora. Con l’udienza del 7 luglio prossimo entrerà “in gioco” il vescovo Gino Reali, responsabile della diocesi in cui operava Ruggero Conti. È stato chiamato dal Pm a testimoniare come persona informata dei fatti e dovrà rispondere alle domande delle parti sulle segnalazioni che avrebbe ricevuto senza però intervenire. Domande che potrà fare anche il Comune, tramite il cittadino Staderini. Anche questa è una prima volta. 

Fu arrestato nel giugno 2008 perché accusato di aver abusato di sette minorenni (repubblica.it)

Pedofilia, il pm chiede 18 anni per don Ruggero Conti

Condannare a 18 anni di reclusione e a pagare una multa pari a 50mila euro don Ruggero Conti, già parroco della parrocchia Natività di Maria Santissima, arrestato nel giugno 2008 perché accusato di aver abusato di sette minorenni. Lo ha chiesto il pm Francesco Scavo ai giudici della VI sezione del tribunale penale collegiale davanti ai quali si celebra il processo.

Violenza sessuale, atti sessuali con minori, induzione alla prostituzione minorile aggravate sono i reati contestati al sacerdote. Nel corso della requisitoria il pm ha sottolineato come, tenendo ferma la presunzione di innocenza, “ci troviamo di fronte a condotte che se vere sono di una gravità inaudita. Le condotte così come descritte nel capo di imputazione – ha detto – denotano una serialità, una spiccata propensione all’abuso e comportamenti compiuti con dolo”.

Una condotta, ha aggiunto, “insidiosa e insistente” e a chi sostiene che sia tutto un complotto il magistrato ha replicato: “Davvero dobbiamo pensare che persone così diverse tra loro abbiano messo insieme un tale disegno criminoso? Le dichiarazioni dei ragazzi sono precise e riferiscono di abusi compiuti con lo stesso modus. Esaminando i loro racconti dobbiamo ricordarci come si ragiona a dieci-dodici anni: in quei momenti un bambino ha paura e non sa cosa fare”.

La vicenda culminò il 30 giugno 2008 quando il sacerdote fu arrestato mentre stava organizzando con l’oratorio il viaggio per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sidney che si tenne dal 12 al 21 luglio 2008. Secondo l’accusa, il sacerdote negli ultimi dieci anni avrebbe ripetutamente abusato di giovani affidati alle sue cure, tra l’altro, nell’oratorio e nei campeggi estivi. Nel corso delle indagini successive all’emissione della misura cautelare, sarebbero emersi altri casi di abusi che risalirebbero fino a venticinque anni fa e che si sarebbero svolti a Legnano quando ancora non era stato ordinato sacerdote e insegnava educazione sessuale. Fatti ormai prescritti e per i quali la procura non potrà quindi procedere, ma le presunte vittime saranno comunque citate come testimoni nel caso di un eventuale processo. Il parroco ha sempre respinto le accuse contestategli.Sono sette gli episodi di abuso imputati al sacerdote, tutti coinvolgono minori di sesso maschile; di questi, in due casi il prete avrebbe anche indotto i ragazzi a “compiere e/o subire gli atti sessuali in cambio di denaro e di altra utilità, in genere capi d’abbigliamento”.

Secondo la ricostruzione dell’accusa i fatti si sono svolti tra il 1998 e il maggio del 2008. Il sacerdote, stando al capo d’imputazione, per compiere gli abusi avrebbe approfittato dei situazioni di ‘debolezza’ o di difficoltà familiare in cui si trovavano i piccoli. In un caso un minore era stato affidato al prete dalla madre, in difficoltà economiche, perché si prendesse cura del figlio e lo aiutasse a superare i problemi dovuti alla perdita del padre. E proprio in questo caso il sacerdote avrebbe abusato del minore per circa quaranta volte in cambio di danaro (dai dieci ai trenta euro per ogni singola prestazione) o di abiti.

Anche nel secondo caso in cui il pm contesta il reato di prostituzione minorile il prete avrebbe indotto un ragazzo a subire atti sessuali in cambio di denaro (dai dieci ai cinquanta euro) per circa quattro o cinque volte al mese, invitandolo anche a fermarsi di notte nella sua abitazione. Secondo l’accusa, inoltre, il prete avrebbe abusato di un altro minore, approfittando dei momenti che passavano da soli con la scusa di impartirgli gratuitamente lezioni private attinenti alla preparazione al primo anno scolastico dell’istituto professionale per geometri. In un altro caso, infine, le violenze sarebbero avvenute dopo che il prete aveva invitato il ragazzino nella sua abitazione, in seguito ad un litigio che il minore aveva avuto con un giovane che frequentava la parrocchia e terminato con lesioni evidenti.

In due episodi le violenze sarebbero avvenute anche durante i campi estivi organizzati dal prete a Santa Caterina Valfurva (Sondrio) o in Trentino, tra l’altro, mentre gli altri partecipanti al campo erano a fare un’escursione. Il processo, nel corso del quale molti parrocchiani hanno testimoniato a favore del sacerdote, è stato aggiornato al 7 febbraio per la prosecuzione della discussione.

“Da radicale non auguro a nessuno di finire nelle disumane carceri italiane” afferma Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani, che rappresenta la parte civile a nome del Comune nel processo che vede imputato il sacerdote.Credo, comunque, che nel processo siano emerse prove molto forti a carico di Don Ruggero. Il 7 febbraio preciseremo con l’avvocato Elisabetta Valeri le conclusioni a nome del Comune”. “Spero che in Vaticano – conclude – abbiano finalmente compreso che ostacolare la giustizia italiana, con un atteggiamento omertoso rispetto ai casi di pedofilia è un grave errore, non solo per le future vittime ma per la chiesa stessa”.

cardCon il testo Crimen sollicitationis il papato ha imposto a tutto il clero il silenzio sugli abusi

Simona Maggiorelli * left n. 16 del 28 aprile 2006

Sparsi nelle cronache dei giornali, spesso locali. Postati per qualche tempo su siti di controinformazione come Indymedia, ma passato lo choc del momento, dopo un pò, come è nella logica del web, spariscono. Resta l’impressione di uno stillicidio di casi. Ma una mappa certa dei crimini di pedofilia che si consumano nell´ombra di sagrestie e oratori, resta una traccia sbiadita. “Il fatto è che, purtroppo, non esistono stime precise in Italia – spiegano l’avvocato Mario Staderini e Sabrina Gasparrini, responsabile della campagna contro gli abusi sessuali clericali dell’associazione radicale Anticlericale.net -. Per la segretezza con cui la Chiesa tratta la questione, è davvero difficile quantificare i casi di abuso sessuale da parte del clero cattolico. I dati di riferimento sono quelli della stampa internazionale che, negli ultimi sei anni, ha registrato un incremento notevole di denunce di abusi sessuali sui minori. Soprattutto da quando l´Istruzione Crimen Sollicitationis non è più un segreto. Questo documento, emanato nel 1962 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e mai pubblicato nell´Acta Apostolicae Sede (la gazzetta ufficiale del Vaticano), ha fornito allo Stato vaticano, per oltre mezzo secolo, lo strumento giuridico per coprire i casi di pedofilia, ma anche altri tipi di violenza sessuale, prontamente derubricati dalla Chiesa come “situazioni negative”.ratz
Gasparrini perché l´associazione Anticlericale.net ora chiede al Vaticano di aprire gli archivi?
Con l´Instructio de modo proedendi in causis de crimine sollicitationis che istruisce i vescovi su come devono comportarsi nel caso in cui vengano a conoscenza di violenze sessuali da parte del clero, fin dal 1962 si impone ai vescovi di mantenere il segreto. Anticlericale.net chiede al Vaticano di ritirare questo documento, la cui validità è stata ribadita da Raztinger e , insieme, chiede che i casi tenuti occultati siano resi pubblici.
Cosa ha comportato questo documento approvato da Giovanni XXIII?
In concreto ha garantito la suprema forma di impunità e discrezionalità che il diritto canonico consente: il segreto pontificio. La Crimen Sollicitationis contiene disposizioni per occultare comportamenti delittuosi, pena la scomunica. Così questi casi vengono totalmente sottratti alla competenza della magistratura civile e riservati alla giurisdizione ecclesiastica.
Alcuni avvocati parlano di “un progetto per ingannare e nascondere”. Perché?
L´imposizione dell´assoluta segretezza impedisce, di fatto, alla magistratura civile qualsiasi forma di conoscenza e quindi d’intervento concreto, sia nella fase inquirente che in quella giudicante. In qualsiasi paese di Stato di diritto, la competenza su queste materie è affidata al diritto penale. La Chiesa, in base a un artificio giuridico, ha ritenuto di riservare a sé tale competenza. Nel documento, per esempio, si dice che le vittime di abusi sessuali devono denunciare, entro un mese, il sacerdote colpevole al vescovo del luogo o al Sant´Uffizio. E solo a loro, pena la scomunica. Un meccanismo perfetto che ha avallato l´impunità di numerosi sacerdoti pedofili che, se scoperti, vengono solo trasferiti in altra diocesi.
Giovanni Paolo II è stato sempre restio ad affrontare pubblicamente le reali dimensioni della pedofilia denuncia David Yallop in un suo nuovo e importante libro Habemus papam (Nuovi Mondi Media). Che ruolo ha avuto nell’insabbiamento?
Le sue responsabilità non sono da meno di quelle dei suoi predecessori. L´approccio della Chiesa verso il sesso non è granché mutato nei secoli, la demonizzazione è rimasta alla base della dottrina cattolica con l´effetto di alimentare casi di pedofilia. La negazione del sesso al di fuori della procreazione, il divieto del piacere fine a se stesso ha reso cieche le gerarchie ecclesiastiche, rendendole sessofobiche, incapaci di comprendere sia i mutamenti della società, sia le deviazioni e le sofferenze dei suoi stessi ordinati.
Ratzinger ha tentato di mettere a tacere lo scandalo della pedofilia in Usa. Il tribunale di Houston lo aveva citato a comparire in un processo civile. Nel frattempo però è salito al soglio papale. Che ne è stato di quella vicenda?
Il cardinale Joseph Ratzinger era stato convenuto uti singoli in un processo civile, per una sua epistola del 18 maggio 2001, indirizzata ai Vescovi sulle procedure da adottare nei casi di reati di violenza sessuale, anche su minori. In quella lettera, l´attuale Benedetto XIV, non solo fa riferimento al Crimen Sollicitationis come documento ancora vigente, ma stabilisce anche che l´azione penale venga prescritta dopo dieci anni. Ma diventato capo di Stato, Benedetto XVI ha avanzato richiesta formale d’immunità al presidente degli Stati Uniti. Nel settembre 2005, il vice ministro della Giustizia, Peter Keisler ha bloccato la procedura giudiziaria facendo ricorso alla cosiddetta suggestion of immunity, una misura che, via Corte Suprema, deve necessariamente essere recepita dai tribunali di grado inferiore. vescoviIl vice ministro ha sottolineato che l´avvio di un procedimento giudiziario nei confronti della Santa Sede sarebbe incompatibile con gli interessi della politica estera Usa. Una decisione per molti versi opinabile, che lascia aperti diversi interrogativi, anche dal punto di vista costituzionale, ma che conferma lo strapotere di uno Stato “anomalo” nello scacchiere mondiale: il Vaticano, con guarentigie e privilegi del tutto particolari, in Italia come negli Usa.
Di recente è esploso il caso di Napoli: per la prima volta è iniziato un processo a carico della Curia vescovile?
Si tratta di un processo davvero singolare. Un vice parroco, denunciato in sede penale per violenze sessuali su minorenni, è stato assolto perché giudicato non in grado di intendere e di volere. Durante il processo è però emerso che il parroco aveva segnalato alla Curia il suo vice, senza che fosse preso alcun provvedimento. Così gli avvocati Santoiannni e Aulino hanno intentato una causa civile contro la Curia, cioè contro il ben noto Cardinale Giordano. A quel che ci risulta è il primo processo civile intentato in Italia contro delle gerarchie ecclesiastiche. Ed è stato depositato agli atti il Crimen Sollicitationis.
Negli ultimi anni sono emersi centinaia di casi di pedofilia nella Chiesa cattolica, non solo in Usa e in Brasile, ma anche in Irlanda, in Nuova Zelanda, in Australia, perfino ad Honk Kong. Che cosa li unisce?
Come dicevamo prima, si tratta del retaggio di una cultura che fa leva sulla paura e fondamentalmente probizionista non solo rispetto al sesso, visto l´approccio dottrinario della Chiesa verso la sessualità, specie quella femminile, è sempre stato repressivo, ma rispetto alla ricerca scientifica e a tutto ciò che attiene al progresso, alla vita umana e al suo miglioramento.

simonamaggiorelli.wordpress.com

Prelati, affaristi, politicanti e un aspirante Papa. Il vaticanista de Il Tempo Andrea Gagliarducci svela i retroscena del nuovo scandalo che ha travolto la Chiesa di Roma di Federico Tulli

Da left n. 30 del 30 luglio 2010

 

La Chiesa cattolica romana è l’istituzione politico-religiosa che da sempre si autoproclama faro della moralità universale, ma specie nell’ultimo anno una serie impressionante di scandali in ambiti diversi (pedofilia, finanza, politica) hanno minato fortemente la credibilità sia personale di alcuni suoi eminenti rappresentanti, sia del messaggio culturale che diffonde per bocca del pontefice. L’ultima crisi vaticana entrata nelle cronache quotidiane vede coinvolto il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli già presidente di Propaganda Fide. È questo un Dicastero (o Congregazione) extraterritoriale della Santa Sede, si legge sul sito del Vaticano, «fondato nel 1622 con il duplice scopo di diffondere il cristianesimo nelle zone dove ancora l’annuncio cristiano non era giunto e difendere il patrimonio della fede nei luoghi dove l’eresia aveva messo in discussione la genuinità della fede». Da quattro secoli, dunque, Propaganda Fide ha il compito di organizzare tutta l’attività missionaria della Chiesa. Per disposizione di Giovanni Paolo II, (al fine di rendere più espliciti i suoi compiti) dal 1988 la primitiva Propaganda Fide, si chiama Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Nei mesi scorsi Sepe è finito sul registro degli indagati della procura di Perugia, per corruzione. Secondo i magistrati umbri, in cambio di appalti, mutui e case, facendo leva sul patrimonio immobiliare direttamente o indirettamente gestito da Propaganda Fide (del valore di circa 9 miliardi di euro), il prelato potrebbe aver “unto” anche politici italiani di spicco. Con quale fine? «Creare un gruppo di potere a sostegno della propria aspirazione a diventare prima segretario di Stato vaticano, infine Papa. Una scommessa persa, la sua». È la lettura che ne dà Andrea Guagliarducci, giornalista vaticanista dei quotidiani Il Tempo e La Sicilia, che ha pubblicato per il Saggiatore l’agile istant-book Propaganda Fide R.E. Un intrigo clerical Vip. A Gagliarducci left rivolge alcune domande per comprendere cos’è che tiene uniti importanti uomini di Chiesa, affaristi, politicanti e politici italiani. Un filo che le cronache degli ultimi tempi sempre più spesso stanno portando allo scoperto.

Come è nato questo libro?

Premetto che il mio non è un libro contro la Chiesa cattolica. La vera Chiesa non è la Curia, sono i fedeli, le persone, ma l’istituzione va comunque preservata perché la parte sana per essere viva nel dibattito culturale, per essere incisiva non può uscire improvvisamente da tutti i tavoli. Nello specifico, ho pensato che ci fossero tante cose da raccontare e che nessuno aveva ancora descritto in maniera organica. Fatti che non sono le inchieste in sé ma che riguardano tutto il mondo che ruota intorno alle inchieste.

I magistrati definiscono questo mondo “massa gelatinosa”. Un sottobosco di personaggi che fanno da anello di congiunzione tra una parte della politica, imprenditoria e poteri forti dello Stato italiano e una parte delle gerarchie ecclesiastiche. Chi sono queste persone?

Io li definisco “clerical vip”, perché si professano quasi tutti clericali ma generalmente sono fuori dalla Chiesa cattolica. È gente che orbita intorno a essa, che prende il conto all’Istituto opere religiose (Ior) entrando nelle associazioni che ti consentono di averlo. Che utilizza l’amicizia con l’importante uomo di Chiesa, ma anche dello Stato italiano che a sua volta ha legami in Vaticano, per farsi i propri affari o per valutare quali appoggi può ottenere per arrivare a concluderne. È un mondo che sostanzialmente non fa bene né alla politica della Penisola né a quella della Santa Sede. Cosa che Benedetto XVI ha ben presente.

Per questo una sua citazione apre ogni capitolo?

Il Papa queste cose le sa, dall’inizio. Perché è stato per venticinque anni alla guida del Sant’Uffizio, il posto in cui vengono convogliate tutte le “veline” di un certo rilievo. Lui sa bene che esistono i clerical vip ed è a quella Chiesa che li frequenta che ha “dedicato” diversi messaggi pastorali.

La merce di scambio che tiene uniti questi mondi è molto eterogenea. Ad esempio tra i vari favori sembra essere stata inserita la distribuzione di case del patrimonio immobiliare di Propaganda Fide. Qual è il tornaconto per i clerical vip?

Senza dubbio il potere. E la “distribuzione” delle case a un preciso target di clientela è il mezzo per creare un sistema di potere. Aggiungo però che viene chiamata “massa gelatinosa” proprio perché non la si può definire. È composta da un gioco di alleanze finalizzate a creare ciascuna il proprio gruppo di potere e che si mantengono nel momento in cui c’è l’interesse reciproco. Quando questo finisce, le alleanze si rompono e la “massa” prende un’altra forma. Al suo interno ci sono sicuramente massonerie, ma più spesso sono consorterie di affari in cui uno cerca di entrare. E quando ci riesce non sempre il gioco è vincente. Questo penso sia il caso di Angelo Balducci che quando non è più servito è stato scaricato. Probabilmente anche per dare un segnale forte di avvertimento all’esterno.

Balducci è un “gentiluomo del Papa” sin dagli anni ‘90. Come si ottiene questa onoreficienza?

C’è un cardinale o una persona abbastanza influente che scrive una lettera di presentazione in cui chiede che l’altro possa entrare nella famiglia pontificia.

In cambio cosa deve fare questo gentiluomo?

Più che altro bisogna andare a vedere cosa ha fatto per meritarsi la segnalazione. Una volta nominato, viene chiamato a prestare servizio presso Sua Santità. Può capitare di essere assegnato al seguito del presidente Usa, George Bush, in visita ufficiale alla Santa Sede, come è successo a Balducci. Nella sostanza si ha la possibilità di aprire un conto allo Ior e di entrare in Vaticano più facilmente dei “comuni mortali”.

Nell’introduzione lei scrive «se ci sono molti pettegolezzi omosessuali che vengono dagli ambienti clerical vip è perché l’omosessualità, in molti casi, è intesa come esercizio del proprio potere». Ci spieghi meglio.

Ci sono anche sacerdoti che hanno rapporto con una donna, ma lo vivono sempre con discrezione. Lo stesso vale per alcuni di loro che sono omosessuali. Ma chi va al festino gay e per di più celebra una messa dentro la casa dove si è appena consumata un’orgia, e se ne vanta platealmente, lo fa per dimostrare di essere intoccabile.

Ha scritto che la Congregazione è «come un ministero con portafogli», perché?

Generalmente i dicasteri vaticani non hanno autonomia finanziaria. Questa è una competenza della Segreteria di Stato. Ce ne sono alcuni, come Propaganda Fide o la prefettura delle Chiese orientali, che invece hanno un bilancio proprio e del denaro e proprietà immobiliari a disposizione, che possono destinare allo scopo per cui sono state create. In questo modo la Congregazione può consentire ai missionari di essere indipendenti dal potere politico dei Paesi in cui prestano la loro opera di evangelizzazione. Sotto l’ombrello di Propaganda Fide vanno tutte le terre in cui non c’è una presenza cristiana forte. Nei luoghi cioè, come in Cina, dove le relazioni diplomatiche ufficiali sono piuttosto carenti e non si possono costituire diocesi ma solo le cosiddette “missio sui iuris”.

C’è n’è una anche alle isole Cayman.

Sì, ma quella è dello Ior.

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Mario Staderini (segretario di Radicali Italiani) parla dei beni immobliari del Vaticano, esenzioni ICI, Propaganda Fide (RaiNews, luglio 2010)

Vedi anche qui:

La tutela in ginocchio, intervista di Simona Maggiorelli a Mario Staderini

left n. 46 del 26 novembre 2010