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Una pesante cappa di silenzio grava sull’inchiesta della commissione curiale relativa alle violenze nell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona. Le vittime scrivono a Benedetto XVI

Federico Tulli

«Sono stato incaricato di inoltrare la presente richiesta dalle vittime di abusi sessuali da parte dei sacerdoti e fratelli laici dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona. Detti abusi (masturbazioni, sodomizzazioni, rapporti orali…) sono stati perpetrati anche nella chiesa di Santa Maria del Pianto, chiesa dell’interno dell’Istituto Provolo di Verona, dove tra l’altro è sepolto don Antonio Provolo, nella chiesa dell’Istituto Provolo di Chievo e nella chiesa della Tenuta dei Cervi di San Zeno di Montagna. Chiediamo pertanto che detti luoghi vengano sconsacrati». È il testo della lettera raccomandata, a firma Dario Laiti, spedita il 18 luglio scorso a papa Benedetto XVI, al segretario di Stato, Tarcisio Bertone, al presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, e al vescovo di Verona, Giuseppe Zenti.

Sette righe per sollecitare le gerarchie vaticane a un nuovo livello di attenzione nei confronti della vicenda criminale che si è consumata tra le mura dell’Istituto ai danni di circa 40 ospiti, tra gli anni Cinquanta e il 1984. Come spiega al nostro quotidiano Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’associazione di vittime del Provolo, «la richiesta di procedere alla sconsacrazione dei luoghi di culto teatro degli abusi si collega ad alcuni fatti accertati dalla commissione curiale incaricata nel 2010 dal Vaticano di fare luce sulle denunce». La commissione, presieduta dall’ex presidente del Tribunale di Verona, Mario Sannite, ha finito il proprio lavoro a febbraio dopo aver raccolto le testimonianze sia delle vittime che di sacerdoti e fratelli laici presenti nell’Istituto all’epoca dei fatti contestati.

«Da allora – racconta Lodi Rizzini – attendiamo di conoscere le conclusioni dell’inchiesta, come convenuto con le autorità di Roma. Sappiamo per certo – prosegue – che la documentazione è stata già consegnata a monsignor Giampietro Mazzoni, il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. Ma a noi non è pervenuto nulla». Eppure qualcosa è già trapelato. Qualcosa di clamoroso su cui le vittime non intendono soprassedere. Intervistato a Matrix su Canale 5 il 24 maggio scorso, il presidente Sannite, ha dichiarato che «almeno tre, tra sacerdoti e fratelli laici, hanno ammesso gli abusi». «Sono passati due mesi da questa affermazione – osserva Lodi Rizzini -. Sebbene i tempi del Vaticano siano notoriamente lenti, riteniamo che sia giunto il momento che monsignor Mazzoni si pronunci».

Del resto lungo tutto il 2010, annus horribilis per l’immagine pubblica della Chiesa cattolica, «tolleranza zero e trasparenza» sono state le parole pronunciate più frequentemente dalle gerarchie ecclesiastiche di fronte all’emergenza provocata dai casi di pedofilia nel clero emersi nel mondo. Una formula semplice ed efficace per rispondere rapidamente alla pressione delle vittime e della società civile non più disposte, appunto, a tollerare sistematiche operazioni di insabbiamento e omertà da parte dei vertici della Santa Sede. «Ai destinatari della lettera non chiediamo altro che coerenza».

Terra, il primo quotidiano ecologista

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La lettera originale

 

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