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Tra i pochi giornalisti italiani che il 31 ottobre 2010, a Roma, hanno seguito la manifestazione internazionale dei Sopravvissuti, le associazioni di vittime di preti pedofili, c’era anche la fotografa Silvia Amodio. Dopo la conferenza stampa che si è tenuta alla sede dei Radicali italiani, Silvia ha allestito un set dove ha potuto scattare immagini ad alcuni dei protagonisti di questo importante evento. Il risultato è una galleria di ritratti unica al mondo. Mai prima di allora un(a) giornalista aveva deciso di raccontare il dramma della pedofilia nel clero attraverso i volti di chi questo crimine lo ha subito sulla propria pelle. Con rigore ed estrema professionalità, Silvia è riuscita a restituire a queste persone la cosa che più di ogni altra coraggiosamente rivendicano. Che poi è il motivo per cui avevano deciso di riunirsi a pochi passi da Città del Vaticano (dove non li hanno fatti entrare): uscire fuori dall’ombra in cui la propaganda della Senta sede li ha ricacciati con le scuse in serie (o seriali) pronunciate da Benedetto XVI negli ultimi dodici mesi. Parole lucide, calcolate, quelle del papa, alle quali non sono seguiti dei fatti concreti in termini soprattutto di prevenzione dei crimini pedofili negli oratori, nei seminari, nelle scuole a gestione cattolica. Questo messaggio, indignato, dignitoso, dovuto, che i Sopravvissuti chiedevano di recapitare a Benedetto XVI il 31 ottobre scorso, è scolpito nei loro volti. E attende una risposta.

Ringrazio Silvia per avermi dato l’opportunità di pubblicare sul blog il suo servizio fotogiornalistico uscito con il numero di febbraio del mensile Marie Claire. Un applauso anche a questa testata che ha avuto l’intelligenza di metterlo in pagina. Perché? Semplice. Da quando il papa ha chiesto scusa (o meglio, pronuncia scuse…), tra i media nazionali è piuttosto diffusa la convinzione che la pedofilia nella Chiesa cattolica sia un problema risolto, che quindi non fa più notizia. Nessuno, però, che si sia preso la briga di chiedere alle vittime cosa ne pensassero di queste scuse. Silvia e la redazione di Marie Claire, evidentemente, lo hanno fatto.

Federico Tulli

Per “sfogliare” l’articolo completo in pdf seguire questo link: Fuori dall’ombra.

Ed ecco la cover del servizio di Silvia Amodio


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Si intitola “Fuori dall’ombra”. È un servizio dedicato alle vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili. E la vera novità sono le loro facce. Il magazine Marie Claire in edicola domani pubblica un reportage fotografico in cui per la prima volte uomini e donne che da bambini hanno subito abusi scelgono non solo di raccontare la propria storia, ma di metterci la faccia, in primo piano, facendosi fotografare. «Fate attenzione alle loro storie – si legge in apertura nell’articolo -: parlano di sofferenza e di rabbia ma anche di riscatto. Della testarda volontà di ricominciare a vivere. E guardate bene i loro volti, perché è la prima volta che una rivista ha il coraggio di mostrarli». Questo progetto fotografico, tra l’altro, porterà a una mostra itinerante e a un libro. Nove le storie raccontate: quella di Margaret Kennedy, irlandese; di Francesco Zanardi, Alda Franchetto, Gianni Bisoli, Salvatore Domolo, italiani; di Sue Cox, inglese; di Bernie Mc Daid e Shelly Winemiller, statunitensi;e di Ton Leerschool, olandese.(COM-BOS)