Posts contrassegnato dai tag ‘Fernando Karadima’

Don Lelio Cantini, ex parroco della Regina Pacis di Firenze

Ha violentato numerose bambine per 20 anni, a Firenze. Denunciato dalle vittime è stato riconosciuto, da chi l’ha indagato, responsabile dei crimini sulla base di prove e testimonianze inoppugnabili. Ma non ha mai messo un piede in tribunale italiano. E mai lo farà, mercoledì scorso è morto. Come è stato possibile? Perché in Italia la brevità dei termini di prescrizione previsti per gli abusi “sessuali” (10 anni) consente a un pedofilo di passare agilmente tra le maglie della giustizia e farla franca.

Il caso dell’ex parroco fiorentino Lelio Cantini, autore di violenze su minorenni di età compresa fra i 10 e i 17 anni, e deceduto a 89 anni nella più assoluta indifferenza dei media nazionali, è emblematico per comprendere quanto siano inadeguati i termini di prescrizione stabiliti dall’ordinamento italiano per questo genere di reato. Dato lo scalpore che suscitò la vicenda quando venne alla luce a metà del decennio scorso, sarebbe stata l’occasione giusta per riaccendere i riflettori su di un nodo irrisolto nella difficile battaglia contro la pedofilia e avviare un dibattito pubblico. E invece il silenzio dell’informazione non fa che rafforzare la genetica (e sospetta) inerzia di Governo e Parlamento di fronte a queste vicende. Accusato per abusi avvenuti tra il 1973 e il 1993, Cantini fu denunciato nel 2004 da alcune vittime che per prime avevano avuto il coraggio di rivolgersi alla magistratura. Erano quindi passati undici anni dalle ultime presunte violenze e questo l’ha messo al riparo da una condanna penale. L’archiviazione per prescrizione dei reati è scattata a maggio 2011 e il decreto gli è stato notificato nel convento dei frati francescani di Fiesole. Qui l’ex parroco della Regina Pacis si era ritirato nel 2008 dopo essere stato ridotto allo stato laicale perché riconosciuto responsabile di «abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori» da parte della Congregazione per la dottrina della fede. Colpevole per il Vaticano, prescritto per lo Stato italiano.

Per inciso, la sentenza della Cdf non ha impedito alla Curia toscana di rendersi protagonista di una surreale polemica con la procura di Firenze. Polemica che vale la pena riassumere brevemente anche per ricordare l’idea che si erano fatti i magistrati su questa vicenda. Nel decreto di archiviazione il pm Canessa faceva riferimento a comportamenti omissivi da parte delle autorità religiose e a una «lunga inerzia» che aveva consentito a don Cantini di proseguire nella sua condotta. La stoccata parte dal periodico delle diocesi locali Toscana Oggi che definisce il decreto una condanna «impropria», pronunciata «senza processo». Secca la replica della procura di Firenze che sottolinea come nella richiesta di archiviazione fosse contenuto «l’elenco dei singoli elementi di prova acquisiti nel corso delle indagini in merito alla sussistenza dei fatti addebitati all’indagato ed alle condotte di terze persone unitamente ai motivi per cui non è stato possibile esercitare l’azione penale, o per estinzione del reato per prescrizione (fatti addebitati al Cantini), o per mancanza di querela (fatti relativi alle asserite minacce ricevute da alcune parti offese ed agli abusi sessuali patiti da persona compiutamente identificata)». Molto probabilmente, dunque, colpevole anche per lo Stato italiano. Ma prescritto.

Della necessità di rivedere i termini di prescrizione si è molto parlato sulla scia degli scandali che hanno colpito la Chiesa cattolica di mezza Europa tra il 2009 e il 2010, quando il governo italiano rappresentato dalla ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ospitò la cerimonia di presentazione della campagna anti-pedofilia lanciata dal Consiglio d’Europa. In quella occasione, era il 29 novembre 2010, Carfagna nel rispondere a chi scrive assicurò che anche il nostro parlamento «nelle prossime settimane» avrebbe ratificato la Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso “sessuale”. Sono passati 15 mesi. Il testo di legge – che contiene tra le altre misure, il raddoppio dei termini di prescrizione entro cui è possibile denunciare l’abuso, l’introduzione del reato di apologia della pedofilia e l’inasprimento delle pene – giace esangue alla Camera senza che nessuno sappia dire quando e se riprenderà l’iter di approvazione. Considerando la particolare ferocia del reato e, sopratutto, le conseguenze a livello psichico che subisce la vittima di un abuso, da anni è in atto in Europa una campagna per l’eliminazione di qualsiasi termine di prescrizione per questo crimine. Non sono affatto rari i casi in cui chi ha subito una violenza in tenera età impieghi anni, se non decenni (come nel caso delle donne abusate da don Cantini), a vincere vergogna, sensi di colpa, diffidenza dei familiari e dell’ambiente in cui vive prima di rivolgersi a uno specialista o all’autorità giudiziaria per raccontare quanto subito. In Italia, grazie alla cosiddetta norma ex Cirielli la prescrizione per il reato di “pedofilia” (termine tuttora assente dal nostro codice penale) è stata addirittura ridotta da 15 a 10 anni.

Altrove l’approccio istituzionale è ben diverso. Ad esempio, in Germania, il 23 marzo 2011 la pressione dell’opinione pubblica indignata per gli scandali emersi in numerosi istituti scolastici del Paese retti da gesuiti, portò all’approvazione di una legge che prevede un allungamento da tre a 30 anni per i tempi di prescrizione delle responsabilità civili. Una misura inevitabilmente destinata a rafforzare la posizione delle vittime nelle procedure penali relative a casi di pedofilia. Di notevole importanza sono, almeno sulla carta, anche le Nuove norme approvate a maggio 2010 da Benedetto XVI, che in Vaticano fanno scattare la prescrizione dopo 20 anni dal compimento della maggiore età del minore «con» cui il «chierico» ha compiuto l’atto di violenza. Come pure segna una svolta il Protocollo emanato ad aprile 2011 dalla Conferenza episcopale cilena a fronte del clamoroso “caso Fernando Karadima” (sacerdote ottuagenario molto noto nel Paese e tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile), tristemente simile a quello di don Cantini, che consente alle gerarchie locali d’indagare anche nelle vicende in cui sia già subentrata la prescrizione. Misura che denota estrema civiltà e lancia un segnale forte anche contro chi si ostina a proteggere migliaia di scheletri in altrettanti armadi, ma che ancora oggi non ha “imitatori” in nessun altro Paese al mondo. Italia compresa.

Federico Tulli [Cronache Laiche]

Il Vaticano e il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, hanno cercato di mettere a tacere le accuse di abusi sessuali contro il sacerdote Fernando Karadima, ritenuto tempo fa colpevole dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: lo ha affermato il giornalista Juan Carlos Cruz, una delle vittime del religioso cileno, nell’ambito delle indagini di Santiago su tali abusi. Riferendosi anche al caso di un’altra delle vittime di Karadima, Cruz ha dichiarato che «fin da quando abbiamo detto che eravamo pronti alle denunce ci sono state mille forme di pressione, dal Papa in giù, per far ritirare tali denunce e metterle sotto il segreto pontificio». «L’anno scorso Bertone fece una visita in Cile nel momento in cui stava per esplodere questa crisi nei media locali. Non ho dubbi che sia venuto a visitare la gente dopo il terremoto nel paese, ma ci sono state discussioni su quanto stava per succedere, perché questa è la maggior crisi della Chiesa cilena», ha ricordato Cruz, che da anni ha lasciato il Cile e vive negli Stati Uniti. (OMI-RIG)

Il cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la dottirna della fede

Annunciata per il 16 maggio la Lettera della Congregazione per la dottrina della fede alle Conferenze episcopali. Contiene le indicazioni da seguire nei casi di abusi commessi da chierici 

Federico Tulli

Con estrema flemma il Vaticano aggiunge un altro mattoncino al corpus degli strumenti di prevenzione contro la pedofilia nel clero cattolico. Dopo la “tolleranza zero” invocata da Benedetto XVI (aprile 2010), e l’approvazione delle Nuove norme che regolano le indagini e il processo canonico (luglio 2010), è stata fissata per il 16 maggio prossimo la pubblicazione delle indicazioni che le Conferenze episcopali di tutto il mondo dovranno seguire per frenare la diffusione della pedofilia nella Chiesa. Obiettivo della lettera che sarà firmata dalla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’uffizio) è uniformare le modalità di approccio a questo delitto da parte delle diverse diocesi, adeguandole alla linea rigorosa indicata dal pontefice in diverse occasioni. Non è però ancora chiaro se il documento costituirà l’occasione per sollecitare in maniera esplicita i vescovi a collaborare con le autorità civili e a denunciare non solo alla Congregazione eventuali abusi compiuti da loro dipendenti. «Le Nuove linee guida del Vaticano non sortiranno alcun effetto» commenta a Terra, la direttrice (area Ovest) dell’associazione statunitense di vittime Snap (Survivors network of those bused by priests conta oltre 10mila iscritti), Joelle Casteix. La quale aggiunge: «Sono parole scritte su carta e le parole non proteggono i bambini. Per proteggere i bambini servono fatti concreti. Ma questo è proprio ciò che il Vaticano rifiuta di intraprendere contro i preti predatori o i vescovi loro complici». A novembre 2010 durante una riunione di cardinali collegata al concistoro, il prefetto dell’ex Sant’uffizio, il cardinale William Levada, nell’annunciare la lettera che uscirà lunedì, fece riferimento alla «collaborazione con le autorità civili e alla necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». Durante lo stesso incontro si stabilì «di incoraggiare le Conferenze episcopali a sviluppare piani efficaci, tempestivi, articolati, completi e decisi di protezione dei minori, che tengano conto dei molteplici aspetti del problema e delle necessarie linee di intervento, sia per il ristabilimento della giustizia, sia per l’assistenza delle vittime, sia per la prevenzione e la formazione, anche nei Paesi dove il problema non si è manifestato in modo drammatico». Una delle prime Conferenze episcopali a ispirarsi a questi suggerimenti è stata quella cilena. Travolta dal “caso Karadima”, il 27 aprile scorso ha emanato un Protocollo che consente alle gerarchie ecclesiastiche locali d’indagare anche nelle vicende in cui sia già subentrata la prescrizione. Ferdinando Karadima è un sacerdote ottantunenne molto noto nel Paese e tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile. Colpevole di abusi su diversi adolescenti è stato condannato a «vivere in ritiro» spirituale dalla Congregazione. I fatti risalgono agli anni Ottanta, ma solo pochi giorni fa la giustizia civile ha potuto iniziare a indagare, annunciando l’invio di una rogatoria in Vaticano.

Terra, il primo quotidiano ecologista

La ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna

In Italia i termini temporali entro cui è possibile denunciare un abuso sono troppo brevi. La vicenda delle vittime di don Cantini e la mancata ratifica della Convenzione di Lanzarote

Federico Tulli

Violentare decine di bambine per oltre 20 anni, essere denunciato e considerato colpevole in base a prove e testimonianze inoppugnabili. E farla franca. In Italia è possibile, grazie alla brevità dei termini di prescrizione previsti per gli abusi “sessuali” (10 anni) e all’inerzia del Parlamento. Il caso dell’ex parroco fiorentino Lelio Cantini, autore di violenze su alcune minorenni di età compresa fra i 10 e i 17 anni, per il quale lunedì scorso il gip ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Paolo Canessa, riaccende i riflettori su di un nodo irrisolto nella difficile battaglia contro la pedofilia. Gli ultimi abusi denunciati dalle vittime risalgono al 1993 e questo mette al riparo da un’azione penale Cantini. Il quale nel frattempo è stato spretato dalla curia fiorentina. Della necessità di rivedere i termini di prescrizione si è molto parlato sulla scia degli scandali che hanno colpito la Chiesa cattolica di mezza Europa tra il 2009 e il 2010, quando il governo italiano rappresentato dalla ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, ha ospitato la cerimonia di presentazione della campagna anti-pedofilia lanciata dal Consiglio d’Europa. In quella occasione, era il 29 novembre 2010, Carfagna assicurò che anche il nostro parlamento «nelle prossime settimane» avrebbe ratificato la Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso “sessuale”. Il testo di legge contiene tra le altre misure, il raddoppio dei termini di prescrizione entro cui è possibile denunciare l’abuso, l’introduzione del reato di apologia della pedofilia, e l’inasprimento delle pene. Da quel giorno più che settimane sono passati mesi (per la precisione, sei), ma la norma è arenata alla Camera senza che nessuno sappia dire quando riprenderà l’iter di approvazione. Considerando la particolare ferocia del reato e, sopratutto, le conseguenze a livello psichico che subisce la vittima di un ’abuso, da tempo è in atto in Europa una campagna per l’eliminazione di qualsiasi termine di prescrizione per questo crimine. Non sono affatto rari i casi in cui chi ha subito una violenza in tenera età impieghi anni, se non decenni (come nel caso delle donne abusate da don Cantini), a vincere vergogna, sensi di colpa, diffidenza dei familiari e dell’ambiente in cui vive prima di rivolgersi a uno specialista o all’autorità giudiziaria per raccontare quanto subito. In Italia, grazie alla cosiddetta ex Cirielli la prescrizione per il reato di “pedofilia” (termine tuttora assente dal nostro codice penale) fu abbassata da 15 a 10 anni. Altrove l’approccio istituzionale è ben diverso. Ad esempio, in Germania, la pressione dell’opinione pubblica e la notevole sensibilità del governo di Angela Merkel ha fatto sì che dopo gli scandali scoppiati in numerosi istituti scolastici del Paese retti da gesuiti venisse approvata il 23 marzo scorso un disegno di legge che prevede un allungamento dei tempi di prescrizione delle responsabilità civili per questi reati da tre a 30 anni. Una misura inevitabilmente destinata a rafforzare la posizione delle vittime nelle procedure penali relative a questi casi. Di notevole importanza sono, almeno sulla carta, anche le Nuove norme approvate a maggio 2010 in Vaticano da Benedetto XVI, che fanno scattare la prescrizione dopo 20 anni dal compimento della maggiore età del minore «con» cui il «chierico» ha compiuto l’atto “sessuale”. Infine, il 27 aprile scorso, la Conferenza episcopale cilena a fronte del clamoroso “caso Karadima” (sacerdote ottuagenario molto noto nel Paese e tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile), ha emanato un Protocollo che consente alle gerarchie locali d’indagare anche nelle vicende in cui sia già subentrata la prescrizione.

Terra, il primo quotidiano ecologista

L’episcopato cileno ha pubblicato il Protocollo da usare in tutte le diocesi e strutture ecclesiali di fronte «alle denunce contro clerici per abusi nei confronti di minorenni». Inoltre, i vescovi hanno annunciato la costituzione di una Commissione speciale, presieduta dal vescovo di Rancagua, monsignor Alejandro Goic, e integrata da altri prelati, un avvocato e la direttrice della Commissione per la protezione dell’infanzia vulnerabile. La decisione dei presuli, di cui da’ notizia la Radio Vaticana, è un ulteriore passo «nell’obbligo di proteggere i minorenni ed evitare gli abusi sessuali», ha precisato in conferenza stampa monsignor Santiago Silva, segretario della Conferenza episcopale. Nella nota dei vescovi si legge che «il consiglio della Commissione ha come compito di orientare e dirigere le politiche di prevenzione degli abusi sessuali così come di offrire aiuto alle vittime». Il Protocollo pubblicato oggi, in realtà, aggiorna un testo base già approvato nel 2003, seguendo e applicando le nuove norme allora emanate dalla Santa Sede. Secondo le norme e modalità aggiornate ora sono diversi e numerosi i canali dai quali si possono ricevere notizie e denunce su abusi. Sarà anche possibile, prima dell’intervento del promotore di giustizia, affidare le prima indagine ad un’altra persona, anche laica, dovutamente preparata; si riducono tutti i passaggi burocratici e amministrativi che potrebbero ritardare un’eventuale indagine e si arricchiscono le misure di accompagnamento della vittime. Il Protocollo, che consente d’indagare anche nei casi in cui sia già subentrata la prescrizione, accoglie tutte le norme degli organismi pertinenti della Santa Sede, e ribadisce la totale disponibilità della Chiesa a collaborare con tutti i Tribunali del Paese: viene ricordato che esiste l’obbligo, come nel caso dei direttori di istituzioni educative, di presentare denuncia legale se si viene a conoscenza di casi di abusi. (GR)

La giustizia cilena ha inviato al Vaticano una rogatoria in cui viene chiesto il dossier del processo canonico contro il sacerdote Fernando Karadima, 83 anni, accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni giovani. Lo rendono noto fonti giudiziarie. L’arcivescovado di Santiago e la Nunziatura Apostolica avevano respinto la richiesta in tal senso. Ma la magistrata Jessica Gonzalez, responsabile delle indagini sul caso Karadima, che ha fatto molto scalpore in Cile alla luce della notorietà del sacerdote – tra i più influenti religiosi della Chiesa locale – dopo aver ottenuto il via libera della Corte Suprema, ha inviato a Roma la rogatoria. Gli abusi di cui è accusato il sacerdote risalgono a molti anni fa, e la stessa Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo del Vaticano che si occupa dei problemi del clero, lo ha ritenuto colpevole, condannandolo a vivere in ritiro. È appunto il relativo dossier che vuole conoscere la giustizia cilena. (RIG-YOY)

Rimane in primo piano in Cile la vicenda del sacerdote Fernando Karadima, 83 anni, accusato di abusi sessuali nei confronti di alcuni giovani: dopo una perizia sul suo stato psicologico e di salute, esperti di Santiago hanno ritenuto che l’ex parroco è in grado affrontare il procedimento giudiziario contro di lui in corso a Santiago. E la Corte Suprema di Santiago ha inoltre dato l’ok a una richiesta di rogatoria internazionale. Gli psichiatri del Servizio medico legale hanno visitato Karadima – tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile – presso un convento, concludendo che può rispondere a quanto richiesto dalla giudice Jessica Gonzalez, responsabile delle indagini. Nei giorni scorsi, la stessa Gonzalez ha d’altra parte portato a termine la perquisizione dell’ufficio del legale di Karadima, Juan Pablo Bulnes, da dove sono stati portati via una serie di documenti. «È un’azione che rientra nelle competenze dei magistrati», ha sottolineato la Gonzalez commentando la perquisizione, duramente contestata invece da Bulnes: «È stato violato – ha precisato – il diritto al rispetto del segreto professionale». In un’altra delle novità di questi giorni sul caso, l’ex arcivescovo di Santiago, cardinale Francisco Jaiver Errazuriz – accusato di non aver ascoltato in passato le accuse e di aver quindi bloccato le indagini – ha d’altra parte chiesto perdono, precisando di essere rimasto «scosso dalla sofferenza» delle vittime. La Corte Suprema di Santiago ha infine dato via libera ad una richiesta di rogatoria internazionale presentata dalla Gonzalez. Con un voto unanime, i giudici hanno approvato la rogatoria, chiedendo che «venga ora inoltrata al ministero degli esteri per il successivo invio al Vaticano». Nella rogatoria vengono chiesti «i precedenti del processo canonico contro il sacerdote», rileva la stampa locale, ricordando che tempo fa la Congregazione per la dottrina della fede, l’organismo del Vaticano che si occupa dei problemi del clero, aveva dichiarato Karadima colpevole di abusi sessuali nei confronti di alcuni giovani. (RIG)

Isabel Lagos Droguett, detta suor Paula

Una ex alunna e docente del collegio della Congregazione delle Orsoline cilena ha accusato la sua superiora, Isabel Lagos Droguett (detta suor Paula), di aver abusato di lei anni fa, quando aveva tra i 12 e i 15 anni. Nel ricordare di essere stata in un’occasione «baciata in bocca» dalla religiosa, Monica Salinas ha detto alla tv locale che la Droguett, nota come sor Paula, chiamava tali baci «regali di Dio», sostenendo che dovevano essere «qualcosa solo tra noi due, perché nessun altro lo avrebbe capito». La Salinas ha studiato per anni presso le Orsoline, dove poi ha insegnato a lungo, ricordano i media cileni: «Sor Paula è sempre stata molto affettuosa. Quando ero triste mi abbracciava con tenerezza, per me era quasi come una mamma», ha sottolineato, aggiungendo che la religiosa la fece poi «sentire colpevole dopo il primo bacio che diedi a un uomo». Sor Paula si trova da qualche settimana in Germania ed è sotto indagine per questioni amministrative nella Congregazione delle Orsoline, dove – ricorda la stampa locale – hanno studiato alcune tra le famiglie più note della società cilena, come per esempio l’ex presidente democristiano Eduardo Frei. Frei ha oggi detto di non essere sorpreso dalle denunce contro suor Paula, «tema del quale si parlava fin dagli anni ’90». Ricordando anche il caso di Fernando Karadima, il religioso accusato a Santiago di abusi sessuali contro giovani, Frei ha poi criticato «la Chiesa cilena, che non ha saputo reagire: ci sono state denunce e tutto va al Vaticano, che – ha precisato – ha di fatto commissariato la Chiesa di Santiago». Poco dopo, il presidente della Conferenza episcopale cilena, monsignor Ricardo Ezzati, ha contestato tali dichiarazioni: «Non è vero. Chi governa la Chiesa cilena sono i vescovi del Cile», ha precisato, ricordando che il Vaticano «non ci ha limitato, né condizionato, in alcun modo». (RIG)

Fernando Karadima

«Non sempre abbiamo reagito con prontezza ed efficacia alle denunce». È quanto afferma un documento, intitolato “Trasparenza, verità e giustizia”, reso noto dalla Conferenza episcopale cilena dopo i casi di abusi sessuali da parte di «membri del clero e persone consacrate» nei confronti di minori e giovani. Il documento dei vescovi, che sottolinea inoltre «la vicinanza e solidarietà con le vittime di tali abusi e con le loro famiglie», è stato reso noto al termine di un’assemblea plenaria della Conferenza. «Offriamo umilmente – aggiunge il testo – la nostra richiesta di perdono, il sostegno che possiamo dare, oltre alla nostra preghiera». Il documento, letto durante un incontro con la stampa da monsignor Ricardo Ezzati, arcivescovo di Santiago e presidente della Conferenza, segnala una serie di criteri e risoluzioni per affrontare i delitti riguardanti tali casi. Negli ultimi tempi, il Paese è rimasto scosso dagli sviluppi sulla vicenda del sacerdote Fernando Karadima, 83 anni, accusato di abusi sessuali negli anni passati nei confronti di alcuni giovani, caso che è d’altra parte al centro di un’indagine della giustizia di Santiago. Più di un mese fa, la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo del Vaticano che si occupa dei problemi del clero, aveva dichiarato Karadima colpevole di abusi sessuali nei confronti di alcuni giovani. (MBA-RIG)

Potrebbero esserci nuovi sviluppi in Cile sulla vicenda del sacerdote Fernando Karadima, 83 anni, accusato di abusi sessuali negli anni passati nei confronti di alcuni giovani: un giudice di Santiago ha reso noto che intende interrogare tutte le persone che possano contribuire alle indagini, inclusi alti rappresentanti della Chiesa. «Dobbiamo indagare tutto ciò che emergerà dall’indagine. Verranno chiamati a dichiarare coloro che potranno contribuire all’inchiesta», ha precisato la giudice Jessica Gonzalez, incaricata del caso, che – ricordano i media locali – ormai da tempo ha scosso la società cilena. Circa un mese fa, la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo del Vaticano che si occupa dei problemi del clero, ha dichiarato Karadima colpevole di abusi sessuali nei confronti di alcuni giovani. Nei giorni scorsi, il medico James Hamilton, uno dei cinque accusatori dell’anziano sacerdote, ha dichiarato che quattro vescovi sono stati testimoni di comportamenti impropri da parte di Karadima. Hamilton ha inoltre definito «criminale» l’ex arcivescovo di Santiago, cardinale Francisco Jaiver Errazuriz, per non aver ascoltato le accuse, bloccando di fatto le indagini. Su tali dichiarazioni è d’altro lato intervenuto l’arcivescovo di Santiago, cardinale Ricardo Ezzati. «Quanto ha detto del signor cardinale è inaccettabile.. lui ha tutte le ragioni per essere ferito, ciò non giustifica però il fatto che dica» di Errazuriz quanto «ha in effetti detto: è inaccettabile». (MBA-RIG)