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don Domenico Pezzini

È stato scarcerato don Domenico Pezzini, il sacerdote di 73 anni della Diocesi di Lodi arrestato nel maggio dello scorso anno con l’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di un ragazzino straniero e poi condannato in primo grado a 10 anni di reclusione. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Milano, che ha disposto il suo trasferimento in una “oasi monastica” in regime di arresti domiciliari. Il religioso era stato arrestato lo scorso 25 maggio, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno e dal pm Cristiana Roveda. Stando alle indagini, l’uomo, tra il 2006 e il 2009, avrebbe abusato di un ragazzino del Bangladesh, anche quando aveva meno di 14 anni. Secondo l’accusa, il prete l’avrebbe avvicinato in un parco e gli avrebbe offerto un aiuto per uscire dalla sua situazione di disagio economico e familiare, con lo scopo, in realtà, di avere rapporti sessuali con lui nella sua casa. Il 21 dicembre scorso il Gup di Milano Maria Vicidomini l’aveva condannato a 10 anni con rito abbreviato, respingendo anche la richiesta della difesa di concedergli gli arresti domiciliari in una comunità monastica. Il suo legale, l’avvocato Mario Zanchetti, ha fatto ricorso al Riesame contro questa decisione del Gup e il Tribunale l’ha accolto. In precedenza anche la Cassazione aveva annullato con rinvio una diversa ordinanza del Riesame che aveva negato i domiciliari al prete. Ma prima della nuova discussione è arrivata la decisione dell’altra sezione del Riesame. La difesa non ha ancora potuto ritirare le motivazioni del provvedimento. Don Pezzini, che è stato in carcere 9 mesi, ha 73 anni e per legge devono sussistere ragioni di eccezionale gravita’ perche’ un ultrasettantenne stia in carcere. (IMG Press)

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«L’arresto prima e la pesante condanna poi, senza neppure la concessione degli arresti domiciliari, di don Domenico Pezzini ha creato grande sorpresa, molto turbamento e sofferenza tra quanti condividono un nuovo approccio al rapporto tra fede cristiana e persone omosessuali». Lo afferma una nota di “Noi siamo Chiesa”, sigla del dissenso cattolico che da tempo collaborava con Pezzini «per favorire la piena accoglienza e la pari dignità di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e transgender nella Chiesa e nella società. Un obiettivo – sottolinea la nota – che mantiene, ora più di prima, la sua urgenza». Ovviamente, l’organizzazione «spera che il processo d’appello dichiari la piena innocenza di don Pezzini, ma – si legge nel comunicato diffuso oggi – allo stato delle cose sulla base della sentenza di primo grado, Noi siamo Chiesa, insieme a un sincero sentimento di vicinanza nei confronti di don Domenico, non può che contestualmente esprimere la propria deplorazione e la propria ferma condanna nei confronti dei fatti, così come fino a ora accertati, e la propria piena solidarietà alla vittima dei comportamenti criminosi che, secondo il Tribunale, sarebbero stati posti in essere». (Siz)

È stato condannato a dieci anni di reclusione il sacerdote don Domenico Pezzini, accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazzina del Bangladesh. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato dal Gup di Milano. Il giudice ha anche confermato la misura del carcere per il prete della diocesi di Lodi, rigettando la richiesta della difesa che aveva chiesto al Gup che l’uomo venisse messo agli arresti domiciliari in una comunita’ monastica. Stando alla indagine, il prete avrebbe abusato della ragazzina tra il 2006 e il 2009 anche quando aveva meno di 14 anni. Il giudice ha applicato una pena anche piu’ ‘pesante’ rispetto a quella chiesta dall’accusa. Il pm di Milano, Cristiana Roveda, aveva chiesto infatti per il sacerdote otto anni e mezzo di carcere, mentre l’avvocato, Mario Zanchetti, aveva chiesto l’assoluzione e il subordine di trasferimento dal carcere in una comunita’ monastica, trasferimento a cui aveva dato parere favorevole anche il Pm. Al ragazzino, costituitosi parte civile con l’avvocato Laura De Rui, è stata concessa una provvisionale di risarcimento di 50 mila euro. Don Pezzini era un prete molto conosciuto nella comunità omosessuale e in particolare dagli anni ’80 era animatore di un gruppo di omosessuali credenti che approfondiscono le tematiche relative all’omosessualità e ai suoi rapporti con il Cristianesimo. Era stato anche docente di linguistica inglese all’Universita’ di Verona. Le violenze sarebbero avvenute nella sua abitazione di Milano. In particolare, secondo l’accusa il religioso avrebbe avvicinato il ragazzo, che viveva in una situazione di indigenze e degrado, in un parco, offrendogli una possibilita’ di aiuto. In realta’, poi, avrebbe abusato piu’ volte di lui per circa tre anni. Nel corso delle indagini, inoltre, era arrivata a Milano in Procura anche un’altra denuncia per abusi sessuali a carico del prete, presentata da un uomo straniero che ha raccontato di aver subito violenze una quindicina di anni fa, quando era minorenne. Fatti prescritti, ma che l’accusa ha usato come ulteriore elemento per confermare il quadro probatorio nel processo.( Y6N-BAB/DGP)

 

Il pm aveva chiesto otto anni e mezzo. Leggi qui

Il pm di Milano, Cristiana Roveda ha chiesto una condanna a otto anni e mezzo di reclusione per don Domenico Pezzini, sacerdote della diocesi di Lodi, che nel maggio scorso era stato arrestato per violenza sessuale aggravata nei confronti di un ragazzino del Bangladesh. La richiesta di condanna e’ arrivata oggi nel corso del processo con rito abbreviato davanti al gup di Milano, che fisserà un’altra udienza per la camera di consiglio e la sentenza. Stando alle indagini, tra il 2006 e il 2009 il prete avrebbe abusato del ragazzino anche quando aveva meno di 14 anni. Secondo l’accusa, inoltre, il religioso avrebbe avvicinato il ragazzo, che vive in una situazione di indigenza, in un parco, offrendogli una possibilità di aiuto, mentre in realtà avrebbe poi abusato più volte di lui. Nel corso della indagini, inoltre, in procura a Milano era arrivata anche un’altra denuncia per abusi sessuali a carico del prete, presentata da un uomo straniero che ha raccontato di avere subito violenze una quindicina di anni fa, quando era minorenne. Questi fatti, pero’, sono prescritti e non si potrà dunque procedere penalmente, ma l’accusa li ha usati come ulteriore elemento per confermare il quadro probatorio nel processo. Anche il tribunale del riesame di Milano, nel confermare il carcere per don Peppino, aveva parlato dei suoi ”molteplici contatti con giovani uomini extracomunitari” e di un uomo che ha usato la sua ”astuzia” per avvicinare il ragazzino del Bangladesh. (Y6N-SZ/LP 15-DIC-10)

Il pm aveva chiesto otto anni e mezzo. Leggi qui