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La beatificazione di papa Giovanni Paolo II? È solo un’«operazione di marketing» ed una delle «feste di canonizzazione dei santi costruiti dal potere». Questa l’opinione-choc, affidata ad una nota, del sacerdote della comunità di base fiorentina delle Piagge, don Alessandro Santoro. Il prete di frontiera, che circa due anni fa fu per alcuni mesi sollevato dal suo incarico per aver celebrato, contro l’esplicita volontà della Curia, il matrimonio religioso tra Sandra Alvino, nata uomo e poi diventata donna dopo aver cambiato sesso, e Fortunato Talotta, denuncia oggi come, con il processo di beatificazione avviato dalla Chiesa, Papa Wojtyla sia stato «usato per un’operazione di marketing religioso». Don Santoro non si ferma qui ed avanza anche numerose e dure critiche all’operato dello stesso Giovanni Paolo II. «Pur riconoscendogli un amore appassionato per la Chiesa – spiega nel comunicato – ha negli anni del suo pontificato compiuto gesti quanto meno discutibili, come aver dato la mano e la Comunione a dittatori come Pinochet, aver martoriato e condannato la Teologia della Liberazione, aver eretto la prelatura personale dell’Opus Dei e poi aver beatificato il suo fondatore e sostenitore franchista Josè Maria Escrivà, aver insabbiato le nefandezze e la pedofilia del fondatore e capo indiscusso della Congregazione dei Legionari di Cristo Marcel Maciel, lasciare solo Mons. Oscar Romero, venuto a Roma nel 1979 per chiedere aiuto e sostegno, appena un anno prima del suo assassinio» (Y2G-GRO)

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Giovanni Paolo II con padre Maciel fondatore dei Legionari di Cristo

Una rigorosa inchiesta sulla vicenda umana e politica del papa polacco. La storia “segreta” degli ultimi 50 anni del Vaticano. Arrivano in libreria due testi fondamentali per conoscere ciò che tv e stampa non dicono

Federico Tulli

Non c’è solo il volto di Karol Wojtyla sofferente negli ultimi giorni di vita o appena ferito dal proiettile sparato da Ali Agca. Impresse nella memoria collettiva dei credenti e (purtroppo) non solo, tramite i bombardamenti a tappeto eseguiti sui media dalla propaganda vaticana per tutta la durata del pontificato di Giovanni Paolo II, sono innumerevoli le istantanee che fanno passare l’idea di un uomo franco, leale, sportivo, moderno e quant’altro. Una macchina oliata ed efficiente che è riuscita ad annullare l’impatto emotivo provocato dagli ammiccamenti di Wojtyla ai dittatori fascisti di mezza America Latina. E che non si è fermata, come è ovvio, nemmeno nei giorni che precedono la cerimonia di beatificazione del primo maggio in piazza S. Pietro. Come è già stato detto, la scelta del manifesto prodotto e affisso ovunque a spese del contribuente romano e su cui campeggia un papa in evidente stato di salute con in braccio un bimbo in fasce, non appare affatto casuale. Essa rientra nella gigantesca operazione di pulizia dell’immagine sia della Chiesa cattolica (offuscata dalle sconvolgenti notizie degli scandali pedofili e dei loro insabbiamenti sistematici avvenuti in tutto il mondo), sia di Karol Wojtyla in particolare, la cui beatificazione è sembrata frettolosa anche all’interno di parte delle gerarchie ecclesiastiche. A far luce sul livello di credibilità che meritano la Chiesa di Roma e l’uomo che più di ogni altro ne ha segnato le sorti nella seconda metà del XX secolo, fino a incidere sul corso della storia anche al di fuori delle mura vaticane, escono in questi giorni due libri: Wojtyla segreto (Chiarelettere) di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti; e 101 misteri e segreti del Vaticano (Newton Compton) di Claudio Rendina. Testi che puntano la lente su aspetti diversi della vicenda umana e politica del papa polacco e della “sua” Chiesa, ma che insieme contribuiscono a colmare un inquietante vuoto lasciato dalla carta stampata e dai media radiotelevisivi.

La “controinchiesta” del vaticanista Galeazzi e di Pinotti, ad esempio, raccoglie molte voci critiche anche interne al Vaticano, ostili alla beatificazione ma di fatto mai davvero ascoltate. «È mio dovere elencare i gravi dubbi che non si possono tacere… Mi rendo conto che alcune mie affermazioni sembreranno inaudite. L’ansia con cui molti ambienti lavorano alla beatificazione ha poco di evangelico. Chiedo che Wojtyla sia lasciato al giudizio della storia» osserva in un passaggio della deposizione giurata rilasciata il 7 marzo 2007, il teologo Giovanni Franzoni, nel corso del processo di beatificazione di Karol Wojtyla. Oppure ancora ecco cosa dice il 18 dicembre 2009 il cardinale Godfried Danneels, ex arcivescovo di Malines-Bruxelles e primate del Belgio: «Questo processo sta procedendo troppo in fretta. La santità non ha bisogno di corsie preferenziali». Perché allora tanta fretta? Resta il dubbio di una decisione politica, commentano gli autori. E l’amarezza per i tanti vescovi che hanno combattuto contro regimi feroci, come Wojtyla contro il comunismo, giocandosi la vita. Nel libro si ricorda tra gli altri Oscar Romero, vescovo di San Salvador, trucidato mentre celebrava una messa. Anche lui possibile santo, ma c’è chi si oppone alla sua beatificazione. Cardinali per lo più vicini a Wojtyla e al suo successore Joseph Ratzinger. La fazione vincente. «Oggi in gioco c’è il futuro della Chiesa: da una parte il potere dall’altra il messaggio di Cristo. I fatti dimostrano che con la beatificazione lampo di Wojtyla la Chiesa celebra soprattutto la sua ossessione secolare per il potere». Una considerazione simile scaturisce alla lettura del libro firmato dallo storiografo Rendina. Il quale senza tanti giri di parole e con la chiarezza e precisione che contraddistinguono le sue ricostruzioni, racconta di cardinali corrotti e vescovi mondani, di banchieri e faccendieri, di ladri e assassini, di preti pedofili e cortigiane, e perfino antipapi. Sono questi, spiega, i protagonisti degli innumerevoli segreti che la storia ufficiale del Vaticano da sempre cerca di occultare. Tra le Mura Leonine si nascondono verità scioccanti e in gran parte ancora poco indagate: gli scandali finanziari (Ior, Banco Ambrosiano, i finanziamenti a Solidarno, i rapporti con la Banda della Magliana) e “sessuali” (porporati assassinati in casa di prostitute, i troppi casi accertati di pedofilia), i legami con i poteri occulti e la massoneria, la finta beneficenza per coprire prestiti e usura, il mercimonio degli annullamenti in Sacra Rota. Rendina, grande esperto di Storia della Chiesa, si concentra in particolare sugli ultimi quattro papi, da Paolo VI a Benedetto XVI. Cinquant’anni di pontificato,

la metà dei quali sotto Giovanni Paolo II, in cui si sono verificati una serie di scandali che hanno scosso la Chiesa di Roma dalle fondamenta. Ne citiamo uno per tutti “pescando” di nuovo nel libro di Galeazzi e Pinotti. Tra le polemiche più feroci che hanno accompagnato la campagna di beatificazione di Wojtyla c’è quella sulla solidità del suo rapporto con Marcial Maciel Degollado, il sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo. «Le voci sui comportamenti pedofili di Maciel risalgono addirittura agli anni Quaranta, dopo la fondazione dei Legionari di Cristo – scrivono i due giornalisti -. Ma le prime accuse arrivano sicuramente in Vaticano nel 1956 e non rimangono del tutto inascoltate, se il sacerdote viene sospeso per due anni. Reintegrato nelle sue funzioni, dopo un lungo silenzio è di nuovo oggetto di un esposto alla Santa sede, questa volta inoltrato da un ex responsabile della congregazione negli Stati Uniti. Siamo nel 1978, e sulla cattedra di Pietro siede Wojtyla. Non accade niente per dieci anni, finché nel 1989 le stesse accuse vengono ripresentate, di nuovo per via riservata, ma ancora non riescono ad abbattere il muro di difesa che evidentemente in Vaticano è stato alzato intorno alla figura di Marcial Maciel. A questo punto, nel 1997, la denuncia diventa pubblica. La stampa fa da cassa di risonanza alle voci di alcuni ex membri ed ex alunni dei seminari dei Legionari di Cristo, che accusano il fondatore di abusi sessuali compiuti su loro stessi e su altri ragazzi». Ma finché Wojtyla è in vita non accade nulla. La congregazione conta decine di migliaia di adepti, anche “laici”, che ovunque nel mondo fondano e gestiscono scuole e università. I Legionari sono una formidabile fonte di denaro. Poco importa se la loro opera si sviluppi sulla pelle di donne e bambini violentate dal fondatore e dai suoi dipendenti. Essa è decisamente funzionale al potere di Giovanni Paolo II che un anno prima di morire, nel 2004, elogia pubblicamente Maciel durante una solenne cerimonia. Bisognerà attendere il 2006 prima che l’ultra ottuagenario prete messicano sia sospeso a divinis da Benedetto XVI, invitato ad una vita riservata di preghiera e di penitenza e alla rinuncia ad ogni ministero pubblico. Decisamente tardiva la mossa di Ratzinger che per 22 anni da capo della Congregazione per la dottrina della fede (tutti sotto il pontificato di Wojtyla) aveva eluso qualsiasi richiesta di processare Maciel.

left 17/2011

L'arcivescovo di Santiago, Ricardo Ezzati, con il presidente cileno Sebastiàn Piñera

Mauro Castagnaro * Jesus n. 2/2011

Il 15 gennaio ha fatto il proprio ingresso nell’arcidiocesi di Santiago del Cile monsignor Ricardo Ezzati, già arcivescovo di Concepción e nuovo primate della Chiesa cilena. Sulla carta la sua nomina avrebbe dovuto essere scontata, avendo egli collaborato con l’uscente ordinario, il cardinale Francisco Erràzuriz, nella Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica dal 1991 al 1996 e come ausiliare di Santiago dal 2001 al 2006. Tuttavia nel 2008, all’approssimarsi del 75° compleanno del porporato, molte personalità ecclesiastiche e civili ultraconservatrici si erano mosse affinché suo successore fosse designato monsignor Juan Gonzàlez, vescovo di San Bernardo e membro dell’Opus Dei. Il settore progressista della Chiesa cilena aveva però reagito, giudicando una simile nomina fonte di divisione, anche perché monsignor Gonzàlez, prima di entrare in seminario, aveva collaborato con la dittatura militare nell’ufficio incaricato delle relazioni con la Chiesa. La terna presentata a Roma dal nunzio comprendeva perciò, oltre a monsignor Ezzati, il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Alejandro Goic, vescovo di Rancagua, e monsignor Felipe Bacarreza, ordinario di Los Angeles. Ma se contro Goic giocava l’età (71 anni), la candidatura di Bacarreza aveva subito un duro colpo col “caso Karadima”.

Nel 2010, infatti, per due volte la Chiesa cilena ha dovuto chiedere pubblicamente perdono per gli abusi sessuali su minori commessi da ecclesiastici, una ventina di casi denunciati negli ultimi anni, ma con figure di spicco come l’ex vicario per l’educazione della diocesi di San Bernardo, padre René Aguilera, suicidatosi in settembre, tre giorni dopo essere stato accusato di molestie da un alunno quattordicenne di un collegio cattolico. Il caso più clamoroso è stato però quello di padre Fernando Karadima, ex parroco della chiesa del Sagrado Corazon de Jesus, a Santiago, denunciato per abusi sessuali da quattro ex parrocchiani. L’ottantenne prete era infatti una delle figure di spicco del clero nazionale, simbolo di una “Chiesa di élite”, simpatizzante del regime del generale Augusto Pinochet, con solidi legami con le famiglie aristocratiche del Paese nonché fondatore della Pia unione sacerdotale Sacro Cuore di Gesù in cui aveva curato la formazione di una cinquantina di presbiteri e cinque vescovi: Bacarreza, appunto, nonché l’ausiliare di Santiago, monsignor Andrés Arteaga, sostituito in ottobre dal cardinale Erràzuriz alla testa della fraternità, l’ordinario castrense monsignor Juan Barros, e quelli di Talca, monsignor Horacio Valenzuela, e Linares, monsignor Tomislav Koljatic.

Padre Karadima si è sempre dichiarato innocente e a dicembre il giudice Leonardo Valdivieso ha chiuso le indagini in quanto eventuali reati sarebbero ormai prescritti, con una decisione contro cui l’accusa ha presentato ricorso. Sulla vicenda, inoltre, resta aperto un procedimento canonico presso la Congregazione per la dottrina della fede, mentre il matrimonio religioso di una delle presunte vittime è stato dichiarato nullo dal tribunale ecclesiastico cileno proprio per gli abusi di cui essa sarebbe stata oggetto e un gruppo di membri dell’Unione ha preso le distanze dall’ex guida spirituale giudicando «verosimili» le accuse.

Ezzati, salesiano sessantanovenne italiano naturalizzato cileno, considerato un conservatore sensibile ai problemi sociali e con grande capacità di dialogo, come dimostrato dal ruolo di «facilitatore» svolto in settembre nel conflitto tra Governo e mapuche nonché dall’elezione in novembre a presidente dell’episcopato, dovrà dunque fare i conti con quello che in novembre monsignor Goic ha definito «il calo significativo della credibilità della Chiesa e del ministero» dovuto agli scandali.  Tuttavia secondo Ascanio Cavallo, opinionista de La Tercera, «il calo del prestigio della Chiesa cilena non è prodotto dal caso Karadima, ma prosegue dal 2000. In questo decennio essa ha speso la propria influenza pubblica soprattutto sui temi della vita privata e della sessualità. Ha cominciato con le campagne contro l’uso del preservativo, ha continuato tentando di impedire il varo di una legge sul divorzio, ha combattuto tenacemente la pillola del giorno dopo, si è opposta a ogni forma di aborto, compreso quello terapeutico, e rifiuta qualsiasi riconoscimento dei diritti per le coppie omosessuali». Un’analisi condivisa da Àlvaro Ramis, teologo del Centro ecumenico “Diego de Medellìn”: «Nel 1990 la Chiesa cilena entrava nell’epoca post-dittatura con un capitale di rispettabilità e influenza inedito. La difesa dei diritti umani attuata da una sua parte durante la dittatura l’aveva resa molto prestigiosa. Venti anni dopo questo capitale appare molto diminuito. L’enfasi che la gerarchia ha posto sull’etica sessuale e familiare è andata a scapito della sua incidenza nel campo dell’etica politica e sociale. Perciò i mass media la descrivono come un’istituzione moralista e conservatrice».

di Federico Tulli

Sì, è vero. Cristo è morto dal freddo. E Karol Wojtyla non sapeva che Marcial Maciel Degollado, il sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo, fosse un sadico violentatore pedofilo. Passi che il principale responsabile della repentina fine del partito dei lavoratori in Europa (grazie a un “prestito” della Banda della Magliana) sia beatificato il Primo maggio – in fondo ciascuno Stato è libero di organizzare sagre quando vuole -, ma almeno non ci vengano a infiocchettare Giovanni Paolo II come un uomo ignaro, puro, nemmeno sfiorato dall’idea che certe sue “amicizie” fossero dotate di una personalità criminale fuori dal comune. Perché allora aspettiamoci anche, nei prossimi quattro mesi, di sentire qualcuno affermare che nel 1987 l’uomo affacciato sul balcone a Santiago del Cile insieme al dittatore fascista Augusto Pinochet non era il nemico pubblico numero Uno del preservativo (e di conseguenza amico pubblico numero Uno dell’Aids). Si dirà, lo ha fatto perché stringere la mano a quel delinquente era l’unico modo per ottenere l’introduzione obbligatoria dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche dello sfortunato Paese Latinoamericano. E forse è pure vero, poiché adottò la stessa strategia con il generale Gualtieri in Argentina e con la dittatura uruguagia. Ma insomma, in attesa del colpo di spugna sul rapporto tra Woytila e Pinochet, che peraltro non si consumò unicamente su quel balcone, “godiamoci” l’avvio delle operazioni di pulizia d’immagine del suddetto Papa che a quanto pare partono proprio dalla negazione della stretta amicizia che lo legava a Degollado.

«Giovanni Paolo II non era a conoscenza della doppia personalità di padre Maciel» sostiene il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, in un’intervista a Famiglia Cristiana, pubblicata sul sito internet del settimanale. Perché questa affermazione? Perché nei mesi scorsi, nel pieno dell’operazione “pulizia” che si è abbattuta sulla congregazione dei Legionari a un certo punto qualcuno ha ipotizzato che la causa di beatificazione rischiava di subire un rallentamento in relazione allo scandalo sulla pedofilia, e circolavano voci sul fatto che Karol Wojtyla avrebbe protetto padre Maciel. Tra le molte voci spicca quella autorevole del settimanale tedesco Stern, secondo cui il prete messicano «era uno dei più efficienti raccoglitori di donazioni della Chiesa cattolica e un particolare protetto del defunto papa Karol Wojtyla». Il cardinale Amato però, non ha dubbi: «Le confermo che abbiamo indagato a fondo e ampiamente – risponde al giornalista di Famiglia Cristiana -. Giovanni Paolo II non era a conoscenza della doppia personalità di padre Maciel».

Sarebbe interessante sapere se nel corso di questa indagine qualcuno ha fatto delle domande anche al cardinale Angelo Sodano o al cardinal Eduardo Martinez Somalo, già prefetto della Congregazione per gli istituti della vita consacrata. Oppure, perché no, a monsignor Stanislaw Dziwisz, il segretario polacco di Giovanni Paolo II, oggi cardinale di Cracovia. Di tutti e tre, dei loro “affari” con Degollado e della vicinanza di costui al prossimo beato Karol, scrive con dovizia di particolari Jason Berry in due articoli usciti il 6 e il 12 aprile 2010 su National Catholic Reporter. Ancora meglio la storia è ricostruita da Berry e Gerald Renner, nel libro “I Legionari di Cristo. Abusi di potere nel papato di Giovanni Paolo II” pubblicato in Italia da Fazi nel 2006. Ecco un assaggio di quanto scrivono i due giornalisti: «Sotto il papato di Wojtyla, varie inchieste, avviate dopo le numerose accuse di abusi sessuali a carico di Maciel, vennero insabbiate dal Vaticano. Nel 2004, Giovanni Paolo II arrivò a elogiare pubblicamente Maciel durante una solenne cerimonia. E Ratzinger, allora a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, eluse ogni richiesta di mettere il prete messicano sotto processo, mentre il segretario di Stato Sodano si impegnò strenuamente per difenderlo. L’inchiesta vaticana è brevemente avanzata dopo la morte di Wojtyla; ma l’annuncio del Segretariato di Stato (20 maggio 2005) che Maciel non avrebbe dovuto affrontare un processo canonico solleva gravi interrogativi sul nuovo papato. Ancora in settembre, otto mesi prima della punizione inflitta da Benedetto XVI al fondatore dei Legionari, Sodano invita Maciel a Lucca come ospite ufficiale di una prestigiosa conferenza». Come sanzione per le violenze e il concubinato l’ultra ottuagenario Degollado fu sospeso a divinis e invitato ad una vita riservata di preghiera e di penitenza e alla rinuncia ad ogni ministero pubblico. È morto nel gennaio di tre anni fa. Al caldo.

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