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L’avvocato Walter Van Steenbrugge, difensore di decine di vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili in Belgio, è pronto a citare in giudizio il Vaticano per «colpevole negligenza». Lo afferma lo stesso legale in un’intervista al quotidiano Le Soir. «La citazione a comparire – spiega l’avvocato – sarà pronta questo fine settimana. È rivolta alla Santa Sede e a molteplici persone fisiche in Belgio, in base alla loro responsabilità civile, all’esame del loro atteggiamento di fronte agli abusi sessuali, tanto all’epoca in cui sono stati commessi quanto oggi». Secondo quanto anticipato dal legale, la citazione si basa, in particolare, «sull’atteggiamento e i commenti recenti del Papa, dell’arcivescovo Leonard (ndr primate del Belgio), dei vescovi, di fronte ai crimini commessi da preti e religiosi». «Parlo di testi precisi, ufficiali, che risalgono perfino al Concilio Vaticano II, ma anche – aggiunge l’avvocato – alle dichiarazioni recenti di Ratzinger e di Leonard, che pretendono di combattere gli abusi sessuali, quando hanno fatto tutto il contrario, proteggendo gli abusanti, felicitandosi con i protettori e scomunicando coloro che denunciavano i fatti». L’avvocato, nell’intervista, precisa che la citazione davanti alla giustizia civile è un’iniziativa delle stesse vittime. Walter Van Steenbrugge difende anche il nipote del vescovo pedofilo Roger Wangheluwe. Intanto il Parlamento federale belga ha deciso di nominare degli esperti in vista della creazione di un tribunale arbitrale per rispondere alle attese delle vittime dei preti pedofili. (PUC)

Fermate l’ex vescovo pedofilo, quanto meno riducetelo al silenzio: dopo l’intervista shock di monsignor Roger Vangheluwe, convinto che abusare sessualmente di due suoi nipoti fosse poco più che un gioco, il Belgio attende il pugno di ferro del Vaticano. Roma, intanto, senza clamore, lo ha allontanato dal convento francese dove era stato inviato a meditare e gli ha imposto il silenzio stampa. «Si è appreso da una fonte vicina al Vaticano che è stato chiesto all’ex vescovo di Bruges di lasciare la comunità religiosa di Loir-et-Cher, dove si era rifugiato, e di non concedere più interviste», si legge in una nota pubblicata sul sito internet della Chiesa cattolica belga. Tace, nonostante le ripetute sollecitazioni, il primate del Belgio, monsignor Andrè-Joseph Leonard, che dice di non volersi esprimere prima del giorno di Pasqua. Ma parlano diversi vescovi che, in occasione delle celebrazioni della domenica delle Palme, non fanno mistero di aver percepito nella comunità dei cattolici del paese non pochi malumori, dopo la confessione televisiva, all’ora di cena, delle violenze sessuali compiute dall’alto prelato, che oggi ha 74 anni. Il vescovo di Anversa, Johan Bonny, ai microfoni dell’emittente Vrt, afferma di attendersi dal Vaticano «una pesante sanzione» nei confronti di Vangheluwe, «almeno una misura che lo riduca al silenzio e lo escluda dalla vita pubblica». Non usa giri di parole il ministro degli esteri belga, Steven Vanackere, cattolico fervente: «Bisogna allontanarlo», dice. È in collera il vescovo francese di Blois, monsignor de Germiny, per la presenza dell’anziano pedofilo in un convento della sua diocesi. «Sono stati necessari diversi giorni per ottenere dalle autorità ecclesiastiche competenti che monsignor Vangheluwe venisse trasferito in un luogo dove potesse beneficiare di una terapia medica e spirituale», spiega, dicendo di non essere mai stato consultato sulla presenza dell’ex vescovo nel convento. «Se ne fossi stato a conoscenza, mi sarei opposto». Secondo alcune fonti, non confermate dalla procura, in seguito al clamore suscitato dall’intervista di Vangheluwe, la polizia avrebbe ricevuto due nuove denunce da parte di uomini che dicono di essere stati abusati, quando, da ragazzi, facevano parte del coro della chiesa. Attraverso l’avvocato, parla anche uno dei nipoti violentati: «Mi ha scioccato – dice -, ma è grazie all’intervista che tutti possono comprendere quello che le vittime hanno subito». (Isabella Pucci)

Monsignor Roger Vangheluwe è andato via dal convento francese in cui era stato mandato a meditare. Il 15 aprile aveva confessato in tv di aver abusato dei suoi 2 nipoti

MILANO – Non è scappato dal convento, ma è stato mandato via in una località segreta, in modo che non possa più rilasciare interviste come l’ultima, in cui narrava di aver abusato sessualmente di un altro suo nipote. Un crimine che però risalendo agli anni ’70 è prescritto in Belgio e quindi destinato ad essere impunito. «Si è appreso da una fonte vicina al Vaticano che è stato chiesto all’ex vescovo di Bruges Roger Vangheluwe», che ha ammesso di aver abusato sessualmente di due suoi nipoti, «di lasciare la comunità religiosa di Loir-et-Cher dove si era rifugiato e di non concedere più interviste». È quanto si legge in una nota diffusa sul sito internet della Chiesa cattolica del Belgio. L’ex vescovo quindi non si sarebbe allontanato spontaneamente.

LA POSIZIONE DEL VATICANO – Il Vaticano, prosegue la nota, che si dice «cosciente della gravità delle rivelazioni di Vangheluwe sui suoi atti di pedofilia, non ha ancora preso una decisione ufficiale sulle sorti dell’ex vescovo». Nel testo, si ricorda che il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, lo scorso 15 aprile, ha affermato che la Santa Sede «segue attentamente la situazione, essendo cosciente della sua gravità, e raccoglie gli elementi necessari, in vista di una valutazione approfondita». L’ex vescovo la scorsa settimana ha scandalizzato il Belgio con un’intervista televisiva in cui rivelava di aver abusato sessualmente di due suoi nipoti, minimizzando l’accaduto. La maggioranza dei cattolici belgi invoca per Vangheluwe misure esemplari, mentre il primate della Chiesa belga, monsignor Andrè-Joseph Leonard, ha detto che non parlerà prima di domenica prossima.

Redazione online

Nuove inquietanti rivelazioni emergono dal lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta . Su 134 preti responsabili di abusi solo 43 sono stati sospesi dalla Conferenza episcopale del Belgio

Federico Tulli

Violentare un bambino e continuare a esercitare il sacerdozio con l’approvazione dei propri superiori. Lasciano senza fiato le nuove rivelazioni sullo scandalo pedofilo che ha travolto la Chiesa cattolica del Belgio filtrate attraverso le maglie della commissione speciale d’inchiesta istituita dal Parlamento di Bruxelles. La Conferenza episcopale del Belgio ha identificato ufficialmente 134 preti pedofili, ma di questi solo 21 sono stati in seguito condannati e incarcerati. Il dato è stato pubblicato sul quotidiano Le Soir, che potuto visionare il rapporto consegnato dalla stessa Conferenza dei vescovi alla commissione. Dei 134 preti pedofili identificati, rei di aver commesso abusi su minori a partire dagli anni ’60, 90 sono ancora in vita e oltre a quelli finiti in carcere solo 22 sono stati sospesi definitivamente dalle loro funzioni. Le Soir precisa quindi che il dossier non tiene conto di una cinquantina di denunce presentate da aprile in poi, dopo le dimissioni del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, accusato di aver abusato del nipote. Sempre ieri, in un’intervista all’emittente televisiva Vtm, l’arcivescovo Andre’-Joseph Leonard, primate del Belgio, è tornato a parlare della questione risarcimenti alle vittime. «Non è escluso che la Chiesa belga possa essere volontariamente solidale con queste persone», ha detto l’arcivescovo, sottolineando che «potrebbe trattarsi di compensazioni finanziarie». Una presa di posizione decisamente più diplomatica rispetto a quella che il 22 dicembre scorso ha suscitato l’indignazione di alcuni componenti della commissione parlamentare.

Durante l’audizione Leonard aveva equiparato chi è stato violentato da un religioso alle vittime di catastrofi naturali: «La Chiesa cattolica potrebbe, liberamente, partecipare con altre parti della società, a costituire un fondo di solidarietà, non perché sia tenuta giuridicamente a farlo, ma perché c’è un dovere di solidarietà con tutte le vittime, di inondazioni, di epidemie, ma anche di abusi sessuali». Poi, come se nulla fosse (ovvero, come se la pedofilia fosse un fatto “naturale”), l’arcivescovo ha auspicato che la decisione sugli indennizzi sia «realistica e giusta» e improntata a un «autentico senso di solidarietà» rispetto alle vittime e alle responsabilità effettive. Atteggiamenti come questo testimoniano il ritardo “culturale” delle gerarchie ecclesiastiche di fronte a un crimine di tale portata. Non è un caso quindi che in Belgio, Paese in maggioranza cattolico, sia in crescita vertiginosa il numero degli sbattezzi. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata dall’agenzia internazionale Afp che ha raccolto i dati delle associazioni degli atei belgi. «Nel 2010, abbiamo lavorato su 1700 casi, in confronto ai 380 del 2009 e i soli 66 nel 2008» hanno dichiarato all’Afp. Il picco di “abbandoni” si è avuto in concomitanza con l’insediamento della commissione parlamentare. In particolare a colpire l’opinione pubblica di questo Paese che conta 10 milioni di abitanti, è stato un dossier che contiene le testimonianze di circa 500 casi di violenze contro bambini compiute in ambito clericale, incluse quelle di 13 vittime che in seguito si sono suicidate.

Terra, il primo quotidiano ecologista

La Conferenza episcopale del Belgio ha identificato ufficialmente 134 preti pedofili, ma di questi solo 21 sono stati poi condannati e sono finiti in carcere. Lo rivela oggi il quotidiano belga Le Soir, che ha preso visione del rapporto consegnato dalla stessa Conferenza episcopale alla commissione parlamentare che si occupa dei casi di abusi sessuali nella Chiesa. Dei 134 preti pedofili identificati, accusati di aver commesso abusi su minori a partire dagli anni ’60, 90 sono ancora in vita. Ma la cifra di 134, secondo Le Soir, non tiene conto di una cinquantina di denunce presentate dopo il caso delle dimissioni del vescovo di Bruges accusato di aver abusato del nipote. Stando al rapporto citato dal quotidiano, tra i preti colpevoli di pedofilia solo 22 (16%) sono stati sospesi definitivamente dalle loro funzioni e soltanto 21 (15%) sono stati condannati da un tribunale e sono stati messi in carcere. L’arcivescovo Andre’-Joseph Leonard, primate del Belgio, in un’intervista all’emittente televisiva Vtm, non ha escluso la possibilita’ di indennizzare le vittime. ”Non e’ escluso che possiamo essere volontariamente solidali con queste persone, ha detto l’arcivescovo, sottolineando che ”potrebbe trattarsi di compensazioni finanziarie”. (PUC)

In Belgio, dopo la confessione choc del leader altermondista Houtart, un nuovo scandalo travolge la Chiesa cattolica. Denunciati casi di pedofilia in un istituto religioso avvenuti tra il 1965 e gli anni Novanta. Negli ultimi due mesi la commissione speciale d’inchiesta parlamentare ha visionato oltre mille dossier

Federico Tulli

Violentato dall’età di 5 anni fino all’adolescenza dalle suore dell’istituto scolastico che frequentava. Il nuovo capitolo della storia di abusi compiuti in ambienti clericali, che da tempo ormai grava come una pesante cappa di piombo sul Belgio, si è aperto lunedì in serata con la denuncia di un cinquantenne (la cui identità è ancora ignota) che aveva vissuto durante gli anni Sessanta nell’istituto religioso Stella Maris di Courtrai. L’anonima testimonianza è stata rilanciata da due emittenti locali (Eén e Radio2 Fiandres). L’uomo ha raccontato di aver subito abusi per circa 10 anni da due suore e dalla madre superiora. Il tribunale di Courtrai ha pertanto annunciato l’apertura di un’inchiesta che, sulla base di una denuncia dello stesso anonimo cinquantenne, riguarderà anche altri presunti casi di violenze compiute in 30 anni, tra il 1965 e gli anni Novanta, ai danni di bambini che frequentavano lo Stella Maris. «Si tratta di storie vecchie ma verranno tutte ugualmente prese in considerazione dal cda dello Stella Maris», ha osservato l’avvocato Jan Leysen che rappresenta l’istituto, invitando le altre «eventuali vittime» a testimoniare in tribunale.

Con inquietante regolarità non passa settimana senza che il Belgio non sia scosso dall’emergere di casi di pedofilia verificatisi dal secondo dopoguerra in poi. Il lungo silenzio su gran parte di queste vicende si è rotto a metà 2010 quando la magistratura di Bruxelles ha scoperto 475 dossier su altrettante vittime, chiusi a chiave negli archivi della commissione indipendente “Adriaenssens” (dal nome del presidente) che dai primi anni Duemila agiva in stretta collaborazione con i vescovi locali. È nell’ambito di questa stessa indagine che ad aprile scorso si era dimesso il vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, accusato di aver violentato il nipote di cinque anni.

L’ultimo clamoroso caso è deflagrato il 28 dicembre con la confessione del teologo Francois Houtart, fondatore della Ong Centro tricontinentale di Lovanio e veterano del forum sociale mondiale. Il “papa altermondista” ha infatti ammesso di avere abusato nel 1960 di uno dei suoi cugini che allora aveva otto anni, chiedendo ai suoi fan di ritirare la richiesta di candidatura per il Nobel della Pace. Tutto questo accade nel pieno dei lavori della commissione speciale d’inchiesta parlamentare che si occupa di ricostruire la storia dei crimini pedofili compiuti nell’ambito della Chiesa belga. Un lavoro certamente non facile, specie per l’atteggiamento delle autorità ecclesiastiche. È nel corso di una delle ultime sedute dell’anno appena concluso che il primate del Belgio, monsignor Andrè-Joseph Leonard, aveva scioccato gli auditori dichiarando che le vittime degli abusi sessuali commessi da preti potrebbero essere risarcite come quelle che patiscono i danni causati da un’inondazione. «La Chiesa cattolica – aveva detto convinto Leonard, comparando le vittime di catastrofi naturali a quelle dei violentatori – potrebbe, liberamente, partecipare con altre parti della società, a costituire un fondo di solidarietà, non perché sia tenuta giuridicamente a farlo, ma perché c’è un dovere di solidarietà con tutte le vittime, di inondazioni, di epidemie, ma anche di abusi sessuali». Quale sia il numero esatto degli abusi ancora non è chiaro. Per ora ci sono i 475 dossier della commissione Adriaenssens, a cui vanno sommate le 103 denunce raccolte in autunno dalla procura federale belga e le 427 denunce raccolte dal 1992 al 2010 dall’associazione dei Diritti dell’uomo nella Chiesa presieduta da Rik Devillè. L’uomo, che è un ex sacerdote, il 22 novembre fu il primo testimone davanti ai parlamentari di Bruxelles, dimostrando come la Chiesa cattolica abbia spesso imposto la legge del silenzio alle vittime. Devillè affermò anche di aver sempre informato delle denunce i vescovi o i superiori, ma che centinaia di dossier non hanno poi avuto alcun seguito: «La Chiesa ha tollerato gli abusi in Belgio e li ha facilitati», concluse senza tanti giri di parole.

Terra, il primo quotidiano ecologista

Le vittime degli abusi sessuali commessi da preti potrebbero essere risarcite dalla Chiesa belga come quelle che patiscono i danni causati da un’inondazione. Con questo paragone quanto meno azzardato, il primate del Belgio, mons. Andre’-Joseph Leonard, ha scioccato diversi parlamentari, membri della commissione speciale di inchiesta sulla pedofilia nella Chiesa belga che oggi lo ha ascoltato per diverse ore. ”La Chiesa cattolica potrebbe, liberamente, partecipare con altre parti della società, a costituire un fondo di solidarietà, non perché sia tenuta giuridicamente a farlo, ma perché c’è un dovere di solidarietà con tutte le vittime, di inondazioni, di epidemie, ma anche di abusi sessuali”, ha detto Leonard, primate del Belgio. ”Lei fa della provocazione, comparando le vittime di catastrofi naturali a quelle dei preti pedofili”, ha reagito tra gli altri il deputato ecologista fiamminga Stefaan Van Hecke, dichiarandosi ”profondamente scioccato”. (OS)

L’arcivescovo belga Andre’-Joseph Leonard ha prospettato la possibilità di riconoscere un indennizzo ”realistico e giusto”, da parte della Chiesa, alle vittime dei preti pedofili. Lo ha detto lo stesso Leonard durante un’audizione al Parlamento di Bruxelles. La questione, ha precisato Leonard, è ”molto complessa” e spetta alle autorità civili prendere la decisione. Secondo monsignor Leonard, è di loro competenza stabilire l’ammontare dei danni subiti da chi ha subito le violenze e quali siano le responsabilità di una istituzione non direttamente coinvolta nei crimini commessi dai preti. Davanti ai parlamentari della commissione per gli abusi sessuali della Camera dei deputati belga, l’arcivescovo ha quindi auspicato che la decisione sugli indennizzi sia ”realistica e giusta” e improntata a un ”autentico senso di solidarietà” rispetto alle vittime e alle responsabilità effettive. La commissione parlamentare sugli abusi sessuali è stata creata dopo che nei mesi scorsi sono state raccolte le testimonianze di circa 500 persone che hanno denunciato di aver subito violenze, durante la loro gioventù, da parte di personale ecclesiastico. (TI)

Il cardinale belga Godfried Danneels ha negato di avere voluto nascondere gli scandali della pedofilia che hanno sconvolto la chiesa del Belgio, esprimendo anzi il proprio ”orrore” per i fatti denunciati, durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare speciale per gli abusi di pedofilia commessi in seno alla Chiesa belga. ”Non c’è stata la volontà di nascondere”, ha dichiarato l’alto prelato, presidente della Conferenza episcopale dei vescovi del Belgio, dal 1979 al 2009. ”Voglio qui esplicitamente riconoscere ed esprimere tutto il il mio orrore per ciò che hanno subito le vittime da parte di servitori della Chiesa”, ha aggiunto Danneels, 77 anni, durante l’interrogatorio durato quattro ore. L’ex primate del Belgio ha assicurato di avere cercato di gestire ”i problemi in modo serio e strutturale” in particolare dopo la rivelazione dei crimini commessi dal mostro pedofilo Marc Dutroux. Ha invece glissato sull’ipotesi che la Chiesa risarcisca le vittime. ”Questa decisione sarà presa nelle prossime settimane dalla conferenza dei vescovi, della quale io non faccio più parte”, si è giustificato. La questione sarà girata quindi al suo successore, il vescovo Andre’-Joseph Leonard, che sarà ascoltato domani mattina dalla stessa Commissione. Ad accusare le gerarchie della chiesa belga è in particolare l’ex sacerdote Rik Deville’, fondatore dell’associazione dei diritti dell’uomo nella Chiesa, che ha raccolto denunce di 427 vittime dei preti pedofili in Belgio. Primo ad essere ascoltato dalla Commissione speciale, Deville’ ha affermato di aver sempre informato delle denunce i vescovi o i superiori, ma che centinaia di dossier non hanno poi avuto alcun seguito. Per Deville’, ”la Chiesa ha tollerato gli abusi in Belgio e li ha facilitati”.(OS)