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Chi si aspettava un nulla di fatto non è rimasto deluso. Le “Nuove linee guida anti-pedofilia” annunciate un anno fa dalla Conferenza episcopale italiana e rese pubbliche dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, in sostanza non spostano di un millimetro l’approccio molle che i vescovi italiani hanno sempre tenuto nei confronti di questo orrendo dramma. Crimini perpetrati da sacerdoti e suore, che ovunque hanno squassato intere comunità e imposto alla Chiesa cattolica e alle Conferenze locali un deciso cambio di atteggiamento nei confronti dei pedofili in tonaca, ma che in Italia, sebbene vi risiedano oltre la metà dei preti esistenti al mondo, evidentemente non intaccano la sensibilità e il dubbio dei porporati nostrani.

Ecco dunque che viene pomposamente ribadita nello sterile documento la “superiorità” rispetto non tanto alle norme giuridiche dello Stato italiano, quanto all’etica e alla morale che porterebbe ogni cittadino dotato almeno di buon senso a denunciare un reato di pedofilia e a testimoniare in tribunale contro il presunto responsabile. Per i vescovi italiani questo obbligo non sussiste. Nemmeno a livello morale, se costoro (gli stessi che passano il tempo a insegnare la morale al resto dell’Umanità) hanno tenuto a ribadire che, in base a quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, «i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero». «Nell’ordinamento italiano – si legge nelle Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici – il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti». Quando si dice “i tempi biblici”… In pratica la Cei ha impiegato un anno per “copiare” una norma italiana. A questo punto servirebbe uno scherzetto da prete del nostro parlamento. Un piccolo emendamento alla legge, che – dato il suo ruolo di “guida” – equipari un vescovo al preside di una scuola e il gioco è fatto.

Purtroppo però non siamo nella cattolicissima Irlanda, dove il premier Enda Kenny a un certo punto ha perso la pazienza e si è presentato alle camere per denunciare pubblicamente l’ostruzione praticata dal Vaticano nei confronti delle indagini che riguardavano eminenti uomini di Chiesa in odor di pedofilia, provocando una crisi diplomatica senza precedenti. Noi viviamo nella genuflessa Italia, dove solo per fare un paio di esempi, Paola Severino, fino al giorno prima di diventare ministro della Giustizia, era l’avvocato difensore del presidente dell’Istituto opere religiose, Ettore Gotti Tedeschi, finito sotto inchiesta con l’accusa di violazione della normativa di attuazione della direttiva Ue sulla prevenzione del riciclaggio. E dove, la legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote, che inasprisce le pene, migliora gli strumenti di prevenzione e allunga i termini di prescrizione entro cui denunciare un pedofilo, rimbalza furbescamente da cinque anni tra Camera e Senato.

[Federico Tulli su Cronache Laiche]

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Attese da tempo, dovrebbero arrivare a fine mese – con la prossima Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana in programma dal 21 al 25 maggio – le “Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti dei minori da parte dei chierici”, come peraltro richiesto esplicitamente dalla Congregazione per la dottrina della fede oltre un anno fa con una lettera circolare inviata ai vescovi di tutto il mondo.  Frattanto i “casi italiani” di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di ecclesiastici si sono moltiplicati (v. Adista Notizie nn. 10 e 11/12) e si è appena diffusa la notizia che il vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, è stato prosciolto per intervenuta prescrizione (v. notizia precedente). Una realtà dunque che, nonostante le minimizzazioni, è grave e fino ad ora anche senza riposte complessive da parte della Cei.

«Parecchi casi sono emersi nella cronaca negli ultimi mesi e confermano quanto sosteniamo da tempo: il problema esiste nel nostro Paese in misura e modalità non sostanzialmente differenti da quelle degli altri Paesi del nord Europa e degli Usa», scrive Noi Siamo Chiesa in una lettera aperta ai vescovi italiani proprio in vista dell’Assemblea di fine maggio. «È stato un errore minimizzarlo», come invece ci sembra che sia stato fatto e si continui a fare, e «riteniamo anche che sia in errore chi, nel mondo ecclesiastico, ritiene che ci si trovi di fronte a una specie di complotto da parte dei media o della cultura cosiddetta “radicale” o “laicista” per intaccare la credibilità della Chiesa».

Tuttavia «nei prossimi giorni per voi c’è la possibilità di prendere una strada nuova», auspica Noi Siamo Chiesa, che già ad ottobre scorso aveva criticato il “silenzio” dei vescovi che discutevano nel chiuso delle segrete stanze senza rendere partecipe la comunità cristiana e le vittime di quanto andavano elaborando. Ora, nell’imminenza dell’Assemblea generale dell’ultima settimana di maggio, «molti si aspettano una presa d’atto della sottovalutazione del fenomeno e di troppi comportamenti negativi di cui alcuni di voi sono stati responsabili». E due sono le proposte del movimento cattolico “riformista” ai vescovi: «La denuncia alle autorità civili sia prevista nelle Linee guida come obbligatoria qualora ce ne siano gli estremi; sia decisa l’istituzione in ogni diocesi di una struttura indipendente che sia il primo referente per le vittime, sul modello di quanto analogamente già realizzato in altri Paesi (Austria, Germania e altri e, in Italia, nella sola diocesi di Bolzano-Bressanone)».

«È necessario avere l’umiltà di riconoscere quanto di negativo è stato fatto o è stato omesso fino ad ora – conclude la lettera di Noi Siamo Chiesa ai «fratelli vescovi» –. Ci aspettiamo che ognuno di voi, davanti alla propria coscienza, non sfugga alle proprie personali responsabilità e all’appello del Vangelo e che tutti insieme riusciate ad individuare il percorso nuovo che è indispensabile. Ci auguriamo di cuore che ogni altro atteggiamento di chiusura clericale venga meno, pensando al giudizio delle vittime, a quello del popolo dei credenti e a quello di Dio. Di altre possibili decisioni sbagliate sarebbe necessario pentirsi in futuro». (luca kocci – Adista)

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Strano sistema dell’informazione quello che tiene per due settimane in prima pagina su tutte le testate nazionali lo scandalo di un presunto prete pedofilo e non dedica 10 righe in cronaca a una manifestazione delle vittime della più clamorosa vicenda di abusi in un istituto cattolico che il nostro Paese abbia conosciuto. Il 21 maggio a Roma, davanti a palazzo Montecitorio, gli ex allievi dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona, hanno guidato la protesta organizzata dall’associazione La Colpa, contro la politica della cosiddetta “tolleranza zero” adottata dal Vaticano per affrontare la piaga che sta scavando dal di dentro la Chiesa di Roma. Un politica di pura facciata. «Bagnasco: meno lacrime più fatti» affermano le vittime interpellate in pratica solo da media stranieri. Già perché a rappresentare la stampa italiana c’erano unicamente il sottoscritto e le colleghe Alessandra Maiorino di Cronache laiche, e Silvia Amodio la fotogiornalista autrice del reportage Fuori dall’ombra. E le istituzioni? Dice, sicuramente ci sarà stato il pienone. La pedofilia è un orrendo crimine equiparabile a un omicidio (psichico), e questo è il parlamento che si erige a paladino della vita con le sue belle proposte di legge contro il testamento biologico e a favore della chiusura dei consultori o dell’obiezione di coscienza dei farmacisti che non vogliono vendere anticoncezionali. I rappresentanti delle destre avranno fatto a gara per esprimere la propria solidarietà a chi per decenni ha subito gli abusi più odiosi e vigliacchi senza poter mai ottenere giustizia. E che dire del Partito democratico, il partito della solidarietà, o dell’Italia dei valori, paladino di giustizia duro e puro? Che dire? Niente, non c’è nulla da dire perché non c’era nessuno. Nessuno che abbia avuto il coraggio di mettere la propria faccia accanto a quella segnata dal tempo e dai soprusi – ma oltremodo dignitosa – di queste persone. Tranne, ovviamente, i Radicali. I “soliti” Radicali. Sono loro ad aver messo a disposizione dei manifestanti la sede del partito per un convegno interessantissimo durato dalla mattina fino a pomeriggio inoltrato. E sono loro ad aver accompagnato i manifestanti in piazza Montecitorio a esprimere le proprie istanze. Dal segretario, Mario Staderini, a Murizio Turco. Da Maria Antonietta Farina Coscioni a Michele De Lucia (in rappresentanza anche di anticlericale.net). Prossimo appuntamento a Londra, con la grande marcia della laicità del 17 settembre 2011. Io ci sarò.

Federico Tulli

Il cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la dottirna della fede

Annunciata per il 16 maggio la Lettera della Congregazione per la dottrina della fede alle Conferenze episcopali. Contiene le indicazioni da seguire nei casi di abusi commessi da chierici 

Federico Tulli

Con estrema flemma il Vaticano aggiunge un altro mattoncino al corpus degli strumenti di prevenzione contro la pedofilia nel clero cattolico. Dopo la “tolleranza zero” invocata da Benedetto XVI (aprile 2010), e l’approvazione delle Nuove norme che regolano le indagini e il processo canonico (luglio 2010), è stata fissata per il 16 maggio prossimo la pubblicazione delle indicazioni che le Conferenze episcopali di tutto il mondo dovranno seguire per frenare la diffusione della pedofilia nella Chiesa. Obiettivo della lettera che sarà firmata dalla Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’uffizio) è uniformare le modalità di approccio a questo delitto da parte delle diverse diocesi, adeguandole alla linea rigorosa indicata dal pontefice in diverse occasioni. Non è però ancora chiaro se il documento costituirà l’occasione per sollecitare in maniera esplicita i vescovi a collaborare con le autorità civili e a denunciare non solo alla Congregazione eventuali abusi compiuti da loro dipendenti. «Le Nuove linee guida del Vaticano non sortiranno alcun effetto» commenta a Terra, la direttrice (area Ovest) dell’associazione statunitense di vittime Snap (Survivors network of those bused by priests conta oltre 10mila iscritti), Joelle Casteix. La quale aggiunge: «Sono parole scritte su carta e le parole non proteggono i bambini. Per proteggere i bambini servono fatti concreti. Ma questo è proprio ciò che il Vaticano rifiuta di intraprendere contro i preti predatori o i vescovi loro complici». A novembre 2010 durante una riunione di cardinali collegata al concistoro, il prefetto dell’ex Sant’uffizio, il cardinale William Levada, nell’annunciare la lettera che uscirà lunedì, fece riferimento alla «collaborazione con le autorità civili e alla necessità di un efficace impegno di protezione dei bambini e dei giovani e di un’attenta selezione e formazione dei futuri sacerdoti e religiosi». Durante lo stesso incontro si stabilì «di incoraggiare le Conferenze episcopali a sviluppare piani efficaci, tempestivi, articolati, completi e decisi di protezione dei minori, che tengano conto dei molteplici aspetti del problema e delle necessarie linee di intervento, sia per il ristabilimento della giustizia, sia per l’assistenza delle vittime, sia per la prevenzione e la formazione, anche nei Paesi dove il problema non si è manifestato in modo drammatico». Una delle prime Conferenze episcopali a ispirarsi a questi suggerimenti è stata quella cilena. Travolta dal “caso Karadima”, il 27 aprile scorso ha emanato un Protocollo che consente alle gerarchie ecclesiastiche locali d’indagare anche nelle vicende in cui sia già subentrata la prescrizione. Ferdinando Karadima è un sacerdote ottantunenne molto noto nel Paese e tra i più influenti religiosi nella Chiesa del Cile. Colpevole di abusi su diversi adolescenti è stato condannato a «vivere in ritiro» spirituale dalla Congregazione. I fatti risalgono agli anni Ottanta, ma solo pochi giorni fa la giustizia civile ha potuto iniziare a indagare, annunciando l’invio di una rogatoria in Vaticano.

Terra, il primo quotidiano ecologista

«Siamo estremamente scioccati» del modo in cui l’ex vescovo di Bruges Roger Vangheluwe, ha «minimizzato» le sue azioni e le conseguenze per le vittime. Lo sottolineano, in una nota, i vescovi del Belgio dopo l’intervista televisiva in cui l’ex prelato ha detto chiaramente di aver abusato sessualmente di due suoi nipoti, descrivendo il tutto come una sorta di “gioco”. «Questa intervista – si legge nella dichiarazione dei vescovi del Belgio sulla vicenda – non corrisponde in alcun modo a quello che gli era stato chiesto da Roma. Noi gli abbiamo dato fiducia per un suo ritiro all’estero, nel silenzio, per una riflessione sui suoi atti e per dar seguito ad un trattamento spirituale e psicologico imposta da Roma». «L’intervista è estremamente offensiva per le vittime, per le loro famiglie e tutti coloro che hanno dovuto affrontare problemi di abusi sessuali. Anche per i fedeli è uno schiaffo», aggiungono i vescovi, sottolineando che il tono di quanto detto da Vangheluwe «è in totale contraddizione con gli sforzi intrapresi per prendere sul serio il problema degli abusi sessuali, di ascoltare le vittime e di determinare misure adeguate». «Vangheluwe – rincara la dose il vescovo di Tournai, Guy Harpigny, incaricato del dossier sulla pedofilia – mina un anno di sforzi della chiesa che si è sforzata di far progredire il dossier e avere contatti con la giustizia per fare completa chiarezza». «Molti si attendono una riduzione allo stato laicale e un’esclusione dalla Chiesa, ma il processo è ancora lontano da essere terminato», ha aggiunto monsignor Harpigny secondo il quale ora «bisogna avere fiducia nel Vaticano; io – ha affermato in un’intervista al quotidiano La Libre Belgique – li conosco abbastanza per sapere che Roma deciderà al momento venuto». (PUC)

18 settembre 2010, Londra. La manifestazione "Protest the Pope" in occasione della visita pastorale di Benedetto XVI

Dopo la prima puntata pubblicata la scorsa settimana in cui ci soamo occupati della pedofilia nel clero cattolico olandese e belga, prosegue l’inchiesta di Terra nei Paesi europei che tra il 2009 e il 2010 sono stati attraversati dalla lunga ondata degli scandali. La conferenza di presentazione di Survivors voice Europe, di cui abbiamo dato conto martedì 5 aprile, è stata l’occasione per incontrare Marco Tranchino. Italiano residente a Londra da diversi anni, è il coordinatore della coalizione di associazioni che hanno sostenuto “Protest the Pope”, la clamorosa manifestazione di protesta contro Benedetto XVI e la politica vaticana di insabbiamento degli abusi pedofili, che il 18 settembre 2010 ha invaso le vie della capitale britannica. Tranchino è anche organizzatore delle campagne di Central London Humanists, sodalizio che promuove un’etica umanista e una società laica.

Federico Tulli

La marcia di protesta del settembre scorso ha portato in piazza oltre 20mila persone proprio nei giorni in cui Benedetto XVI era a Londra per una storica visita pastorale, riuscendo a ottenere una copertura mediatica impensabile in Italia per un evento del genere. Tra gli slogan, non solo l’indignazione per come il Vaticano ha gestito la questione degli abusi pedofili ma anche la richiesta alle istituzioni europee di tutelare la laicità e i diritti civili fondamentali. Dato il successo di questa iniziativa, ne avete programmato altre? Con quali obiettivi?
Il 17 settembre 2011 a Londra ci sarà una nuova manifestazione per promuovere la laicità in Europa. La laicità è un valore essenziale per la democrazia e contiene in sé la base irrinunciabile per l’affermazione di tutti i diritti dei cittadini. Le questioni legate alla laicità sono tantissime. Il manifesto della “Secular Europe Campaign” promuove in primis la libertà di religione, di coscienza e di parola. Ci sono poi altri temi, tra cui il diritto a un’istruzione laica, i diritti di uguaglianza e autodeterminazione delle donne, i diritti civili di gay, lesbiche e transessuali, e il rifiuto dei privilegi e dell’influenza del Vaticano in Europa e nel mondo. La libertà di religione è un diritto umano fondamentale che include la libertà dalla religione.
Approfondisca questo punto.
In Italia e non solo, il Vaticano non si accontenta della libertà di religione, ma si pone l’obiettivo di forzare le società civili ad assumere la dottrina cattolica come legge dello Stato. Prendiamo l’esempio di Malta. A maggio ci sarà un referendum per rendere legale il divorzio per coniugi che sono stati separati per qualche anno. Il Vaticano sta facendo una campagna molto aggressiva affinché i cittadini maltesi votino contro questa proposta. Vogliono che il divorzio a Malta resti illegale. Evidentemente non basta alla Chiesa cattolica predicare ai fedeli la propria dottrina. Piuttosto l’approccio è quello totalitario di imposizione a tutti, credenti e non credenti. Questo è solo un piccolo esempio, ma il rischio è alto per tutti i paesi dell’Unione europea.

Marco Tranchino

Vale a dire?
L’Ue sta crescendo e maturando, e da un’unione solo commerciale, ora si sta finalmente occupando anche di diritti umani, di educazione, di ricerca scientifica, di stato sociale. Ma il Vaticano si sta insinuando nelle istituzioni di Bruxelles pretendendo di mantenere i privilegi acquisiti nei vari Stati membri (ad esempio l’esenzione dalle tasse per la quale l’Italia è stata ammonita più volte) e pretendendo di condizionarne le leggi, avendone visione prima della discussione in parlamento. Anno dopo anno il Vaticano sta consolidando il suo potere e mantenendo privilegi non solo economici. Purtroppo l’articolo 17 del Trattato per il Funzionamento dell’Ue, consente alle Chiese di mantenere i privilegi acquisiti negli stati membri e impone alle istituzioni europee di mantenere un dialogo costante e aperto con quelle religiose. Considerato che la dottrina delle diverse Chiese è spesso contraria ai diritti umani, è evidente che l’ingerenza di quella cattolica nel lavoro istituzionale sia un rischio per i diritti di tutti i cittadini.
I due Rapporti investigativi “Ryan” e “Muprhy” nel 2009 hanno scoperchiato un sistema che ha portato la magistratura irlandese ad affermare che «la pedofilia è un fenomeno endemico alla Chiesa cattolica di Dublino». A marzo 2010 il Papa ha scritto una lettera agli irlandesi promettendo di fare “pulizia” e annunciando “tolleranza zero” verso i sacerdoti colpevoli di abusi. Più volte, in seguito, Benedetto XVI ha chiesto scusa alle vittime di tutto il mondo. Qual è il suo giudizio sulla risposta della Chiesa cattolica agli scandali scoppiati in Europa?
Il Papa ha pronunciato scuse piuttosto generiche, offrendo solo vuote promesse e nulla di concreto per le vittime, che si sono infatti sentite insultate. Joseph Ratzinger dovrebbe chiedere perdono per le sue responsabilità personali, considerato il suo ruolo centrale nel coprire gli abusi essendo stato a capo della Congregazione per la dottrina della fede. Il teologo Hans Kung ha chiesto al Papa di fare mea culpa anche per il prete pedofilo recidivo al quale, quando era Arcivescovo di Monaco di Baviera, consentì personalmente di continuare a lavorare con i bambini, abusandone altri.
Qual è il giudizio dell’opinione pubblica britannica sull’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche?
La maggioranza dei cittadini inglesi condanna il Vaticano per come ha affrontato la questione degli abusi. Solo il 14 per cento della popolazione era a favore della visita di Stato di Ratzinger in Regno Unito a settembre 2010. Sul quotidiano The Independent, il giornalista Johann Hari denunciò pubblicamente il Papa per aver preferito proteggere i preti piuttosto che le vittime, mantenendo la segretezza, congratulandosi con i vescovi che non avevano denunciato gli abusi alle autorità civili. Il giornalista George Monbiot sul The Guardian ne auspicò l’arresto al suo arrivo in Gran Bretagna dicendo che solo così si sarebbe dimostrato che la legge è uguale per tutti. Purtroppo la legge non è uguale per tutti: Ratzinger, accusato di crimini contro l’umanità, non è ancora stato portato in tribunale.
Dopo i grandi scandali del 2009-2010 il Vaticano ha affermato di aver risolto il problema della pedofilia nel

Piccadilly Circus nel giorno della protesta contro il Papa

clero. Come commenta?
Di recente è stata scoperta una lettera inviata dal Vaticano ai vescovi irlandesi per dissuaderli dal coinvolgere le autorità civili. Dobbiamo smettere di credere alle promesse e verificare i fatti. E i fatti sono che la Chiesa cattolica si rifiuta di dare alla polizia delle varie Nazioni tutta la documentazione accumulata a Roma dalla dalla magistratura vaticana. Le gerarchie cattoliche dovrebbero smettere di trattare l’abuso sessuale come un peccato contro la morale e riconoscerlo per quello che è: un crimine gravissimo da denunciare immediatamente. Invece il messaggio che è stato finora dato ai preti che violentano un bambino è che la Chiesa li difenderà sempre, preferendo nascondere lo scandalo ed evitando di informare le autorità giudiziarie civili.
Abbiamo assistito insieme alla nascita di Survivors voice Europe. Un tratto comune che emerge dai racconti delle vittime è quello di ritrovarsi da sole a combattere contro il Vaticano per ottenere giustizia.
L’anno scorso ho conosciuto rappresentanti di altre associazioni di “sopravvissuti”. La coalizione coinvolta nella campagna “Protest the Pope” ha donato circa 2000 sterline a SNAP, la prima rete statunitense di vittime di questo crimine, per aiutarla a operare in Gran Bretagna. Inoltre siamo stati in contatto con MACSAS, un network britannico, e con uno specificamente per le donne di origine irlandese abusate dai preti. Credo che tutte stiano facendo un lavoro essenziale sia per aiutare chi ancora non ha trovato il coraggio di venire allo scoperto, sia per fare pressione sulle autorità civili affinché facciano finalmente giustizia e non consentano più al Vaticano di nascondere i crimini, punendo chi è colpevole di aver spostato i preti pedofili di parrocchia in parrocchia, permettendogli di abusare ancora, piuttosto che consegnarli alla magistratura civile.

Terra il primo quotidiano ecologista

Sono stati 25 nel corso di un anno i casi di abusi sessuali o di violenze dei quali si è occupata la curia di Bolzano-Bressanone, che da tempo ha istituito uno sportello a disposizione di chi intenda fare segnalazioni. Come è stato detto in una conferenza stampa con il vicario generale Josef Matzneller e con Werner Palla, l’ex difensore civico altoatesino incaricato dalla diocesi di seguire la vicenda, si tratta di casi che risalgono a una ventina d’anni fa e non sono più soggetti, dunque, alle sanzioni penali per la prescrizione dei reati. La circostanza è stata confermata dal procuratore capo Guido Rispoli, che con l’Ansa ha sottolineato la collaborazione esistente tra la procura e l’autorità religiosa. La Curia afferma che i fatti affrontati sono stati risolti con la «soddisfazione» dei ricorrenti in 14 casi, mentre due sono ancora sotto esame. Due casi, infine, si sono conclusi in modo non soddisfacente. (TT)