Archivio per la categoria ‘Video’

Questa è la versione originale del video per il brano “In the belly of the beast” in supporto al progetto degli Strenght Approach dedicato a tutte le vittime dei pedofili appartenenti alla Chiesa cattolica e apostolica romana.

More info: http://www.inthebellyofthebeast.com

In the belly of the beast (lyrics)

I was looking for a shelter in the belly of the beast. The pain and the fear. Not just my body but you took my soul. Abused my temple in the name of god. I’m afraid to feel. Who’s gonna pay for the suffering? Who’s gonna pay for the lies? The beast destroyed my innocence and you tried to hide. We want the truth,no excuse. Please,wake me up! I’m still looking for a shelter to recover from the beast. Your eyes on me. Not just my body but you took my soul.Disregard for the sake of god. This hell is real. Who’s gonna pay for the suffering? Who’s gonna pay for the lies? The beast destroyed my innocence and you tried to hide.We want the truth,no excuse. I can’t believe. No one cares to relieve the pain. Only the scars remain. No one cares of the victims with no face. We stand alone. No hope. We stand alone. We have no voice. We have no choice. J.C.,we want the truth!

Originally released on Strength Approach “With or without you” cd/lp on GSR music and DRA entertainment!

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Pedophilia is a nauseating criminal offence that, at present, still hasn’t been sternly investigated; this not only relates to the abuses committed by individuals worldwide, but particularly those individuals in a position of authority or affiliated with the Catholic Church.

At the thought of the cruelty of the act itself and its devastating consequences on its victims, the first and most natural question that comes to mind is: why?

The high rate of episodes that have globally issued in the last few years have certainly sensitized the public opinion on the subject, as well as assisting the media to fight off their atavistic prudery in recounting in detail the harsh deeds that thousands of priests and nuns have been recognized guilty of. During the first months of 2010, when the uncovered scandals hit several catholic dioceses in Ireland, Great Britain, Holland, Germany and Belgium, the Italian media began to follow these events with great concern.

This however, was short-lived; the media’s attention drastically dropped during the second half of the same year, after pope Benedict XVI spoke a public amends about the pedophile priest’s and nun’s responsibilities, asking for forgiveness from their victims. Despite the apology of pope Benedict XVI, nobody in Italy ever considered asking the victims if they were affected at all by his gesture, and meanwhile the Church is still busy worldwide by trying to prevent having to give refuge and rescue to robed pedophiles.

A significant aspect of this whole topic is the cold indifference shown, not only by the media, towards the actual cultural roots that lay behind the diffusion on pedophilia among the catholic clergy but also the whole western civilization in general; child-oriented violence is actually an undignified phenomenon that spans across over 25 Centuries of human history. As a matter of fact, since Plato’s “paideia” no one seemed to oppose the unfounded idea that a child is a small adult that needs to be shaped, or that a child isn’t an actual human being at all until it reaches the age of reason.

These poisonous ideas have intoxicated the common thought and made it dull by bounding it with the Catholic belief.
The fact that Italian law has begun to consider rape a crime against moral values only very recently, is certainly not a coincidence; only in 1996 has violence towards women and children become a crime against the individual.

In an interview appearing in the volume “Church and Pedophilia” that I have written for the “Asino d’oro”, the Italian psychiatrist Massimo Fagioli offered a solid key of interpretation to the subject: ‘Basically this atrocious thought of negation of human birth and that of the child’s identity will consequently lead to violence and murder, supported by the conviction of not committing anything wrong. At the most it is a sin, which is harsh but only because it is an act of impurity, and can easily be expiated by confession and a couple of prayers’

Federico Tulli on In the belly of the beast

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Questa è la versione in italiano del video per il brano “In the belly of the beast” in supporto al progetto degli Strenght Approach dedicato a tutte le vittime dei pedofili appartenenti alla Chiesa cattolica e apostolica romana.

More info: http://www.inthebellyofthebeast.com

La pedofilia è un fenomeno criminale ancora oggi scarsamente indagato, non solo per quanto riguarda gli abusi commessi da persone appartenenti alla Chiesa cattolica. Pensando alla crudeltà dell’atto e alle sue devastanti conseguenze sulle vittime, la domanda che viene naturale porsi è: come mai? I numerosi fatti venuti alla luce in tutto il mondo negli ultimi anni hanno certamente sensibilizzato l’opinione pubblica, e i media hanno vinto la loro atavica ritrosia a raccontare in maniera approfondita i gravi episodi di cui sono stati riconosciuti responsabili migliaia di sacerdoti e suore.

Nei primi mesi del 2010, quando lo scandalo travolse diverse diocesi cattoliche in Irlanda, Gran Bretagna, Olanda, Germania, Belgio, anche la stampa italiana ha iniziato a seguire le vicende con estremo interesse. È durato poco, solo qualche mese. Un notevole calo di attenzione mediatica si è verificato nella seconda metà di quell’anno dopo che il Vaticano per bocca di Benedetto XVI ha fatto pubblica ammenda delle responsabilità dei sacerdoti pedofili, chiedendo perdono alle loro vittime. Nessuno però qui in Italia ha mai pensato di chiedere a costoro cosa ne pensassero di queste scuse.E ancora oggi le Chiese di tutto il mondo hanno il loro bel da fare per evitare di continuare a offrire rifugio e tutela con le proprie leggi ai pedofili in tonaca. 

Tornando alla domanda iniziale, un fattore significativo consiste nella fredda indifferenza manifestata a tutti i livelli, non solo dell’informazione, riguardo le radici culturali che hanno favorito la diffusione della pedofilia nel clero cattolico in particolare, nella società occidentale più in generale. Eppure la violenza nei confronti dei bambini è un fenomeno che attraversa 25 secoli di storia. Dalla paideia di Platone in poi nessuno sembra opporsi all’idea infondata che il bimbo sia un piccolo adulto da plasmare, o peggio, che non sia un essere umano finché non raggiunge l’età della ragione.

Queste idee velenose hanno intossicato il pensiero comune fino a renderlo inerte, specie quando certe convinzioni si sono saldate con il credo religioso cattolico. Non è un caso se nel nostro Paese lo stupro sia stato considerato, dal codice penale, un reato contro la morale fino praticamente all’altro ieri. Solo nel 1996 la violenza nei confronti di una donna o di un bambino è diventata un crimine contro la persona. Lo psichiatra italiano Massimo Fagioli, intervistato nel libro “Chiesa e pedofilia” che ho firmato per L’Asino d’oro, offre oggi una solida chiave interpretativa affermando, in sintesi, che questo pensiero terribile di negazione della nascita umana e dell’identità del bimbo porta come conseguenza la possibilità di violentarlo o di ucciderlo con la convinzione di non commettere nulla di male. Al più si tratta di un peccato, grave ma solo perché è un atto impuro, che è possibile espiare con una confessione e qualche preghiera.

Testo di Federico Tulli pubblicato sul sito de In the belly of the beast

Un dossier di 700 pagine documenta 45 casi. Un prete avrebbe abusato di oltre 100 bambini.La Chiesa Cattolica non può più continuare a mentire. Questo è il senso sottinteso nel Rapporto Murphy della Commissione di Dublino presentato il 26 novembre 2009 dal Ministro della Giustizia Dermot Ahern. In questi ultimi mesi nella capitale irlandese sono venuti a galla stupri e violenze pedofile a carico di molti preti cattolici. Un prete ha ammesso di aver abusato di oltre 100 bambini, un altro di aver violentato “un bambino ogni due settimane” nel corso di 25 anni di sacerdozio, un parroco denunciato per un caso ha confessato di averne compiuti altri sei. Violenze che la Chiesa ha coperto per decenni e che le forze dell’ordine han fatto finta di non notare. Violenze e stupri anche nelle scuole e nelle istituzioni per ragazzi “difficili” gestiti da ordini religiosi. “Quattro arcivescovi ossessionati dalla segretezza hanno protetto i responsabili e la loro reputazione ad ogni costo, mentre le autorità civili si voltavano dallaltra parte e concedevano limmunità alla Chiesa”, denuncia sempre il ministro della Giustizia Dermot Ahern. «I colpevoli di questi orribili crimini verranno perseguiti», ha promesso il ministro, per il quale le vittime di queste violenze «oggi possono dire, avevamo ragione, e siamo stati finalmente creduti». Lattuale arcivescovo, Diarmuid Martin ha offerto «personalmente ad ognuno dei superstiti scuse, dolore e vergogna per gli errori devastanti del passato», deplorando latteggiamento dei vertici ecclesiastici che coprirono le violenze: «Il male causato ai bambini non potrà mai essere riparato e nessuna scusa sarà mai sufficiente».  Su questa spinosa questione sta indagando da tre anni il giudice Yvonne Murphy, nello specifico ha cercato di capire cosa avvenisse in una delle più grandi diocesi d’Europa. Quello che ha raccolto è un dossier di 700 pagine che documenta 45 casi tra il 1975 e il 2004. «La reputazione della Chiesa veniva prima della protezione di bambini indifesi. L’unica preoccupazione era mantenere la segretezza, evitare scandali, salvaguardare i beni e il buon nome della Chiesa». Attualmente sono in causa gli arcivescovi McQuaid, Ryan, McNamara e il cardinale Connell che spinse per processi segreti secondo la legge canonica, conclusi con due preti a cui sono state revocate le cariche. Tutti gli altri sacerdoti pedofili al massimo subivano un trasferimento in altre parrocchie: nelle quali in molti casi, avevano modo di trovare nuove vittime.  (Fonte: Anticlericaledotnet)

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Irlanda: tutta la pedofilia della Chiesa cattolica (2)

 

Below is video/transcript of CNN’s coverage of the story I wrote about Friday: A report investigating three decades of the Dublin Diocese found that the diocese colluded with police to cover up sex crimes committed by priests, even after the Church had acknowledged the problem and was publicly stating its resolve to confront the institutional failings that facilitated the endemic abuse.

I was struck by two things in this report: One, the poignant truth of survivor Andrew Madden’s observation that the report, and its truth, is the closest thing to justice that many of the survivors of sexual assault by coddled priests will ever have. And two, the fact that the current Archbishop of Dublin doesn’t even come close to making any promise that such a thing will never happen again. There are apologies, yes. But an apology for a chosen course (as opposed to an apology for an accident, like stepping on a toe) is meaningless without resolve to make certain that the thing for which one is apologizing will not happen again in the future.

This was no accident. This was a deliberate and carefully orchestrated strategy to conceal the abuse of children. The archbishop cannot guarantee that no priest will ever abuse another child, but he sure as hell can guarantee that no known crimes committed by a priest in his diocese will be hidden by the Church again on his watch, that he will not actively seek to collude with the police to conceal sex crimes. 

How fucking dare he even say he’s sorry, without a promise he will do everything he can to ensure it will never, ever, happen again—with nothing but a polite request to “the priests of the diocese and the Parish Pastoral Councils to ensure that the wide reaching measures introduced into our parishes and organizations regarding the safeguarding of children are rigorously observed and constantly verified and updated.” How veryformal.

I’d be more impressed if he’d stop being so goddamn sorrowful and showed a little righteous fucking anger. I frankly don’t trust anyone in a position of power who doesn’t get visibly, demonstrably angry on behalf of the people who have been victimized by that power. Even Jesus got pissed—and over far less important shit than this.

And, for the record, I’ve known Catholic priests (those wacky Jesuits again!) who were good and goddamned pissed about this stuff, too. As anyone who really understands the scope and gravity of this conspiracy should be. Sue Saville, ITN Reporter, in voiceover: Cover-up, connivance, concealment were found in the Catholic Church and in its relationship with the authorities who should have been investigating allegations of child abuse. The Church was seen as being above the law, putting its own reputation before the protection of children, and being allowed to continue unchecked by a state fearful of scandal. The report covering thirty years in the diocese of Dublin found that four archbishops did not hand over information on abusers. One priest has admitted sexually abusing more than a hundred children. Some of those abused by priests gave their reactions to the report.  Andrew Madden, Survivor: This report is a shocking indictment on the Catholic Church and Dublin. Its publication may bring closure for some victims; it may also serve as the only justice some victims ever receive. But its publication, if not acted upon, will have been a wasted opportunity to raise standards of child protection in this country.  Marie Collins, Survivor: The institution came before the welfare of the children of this country, and all their denials are now proved to be false.  Saville, in voiceover: The Irish government has promised to bring pedophile priests to justice for these shocking crimes.  Dermot Ahern, Irish Minister of Justice: —as I read it, I felt a growing sense of revulsion and anger. Revulsion at the horrible, evil acts committed against young children. Anger at how those children were then dealt with, and how often abusers were left free to abuse.  Saville, in voiceover: The current archbishop of Dublin responded for the Catholic Church.  Diarmuid Martin, Archbishop of Dublin: I offer to each and every survivor my apology, my sorrow, and my shame for what happened. But I’m aware that no words of apology will ever be sufficient.  Saville, in voiceover: The Irish police say they’re deeply sorry for failing to protect children. The reputation of the Catholic Church in Ireland has been severely shaken. Sue Saville, ITV News. (Fonte: Anticlericaledotnet)

Prosegue la proposta di incontro fra le vittime ( e i loro familiari) che hanno subito violenza sessuale da parte di consacrati della chiesa cattolica o di altre chiese. Come deciso a Verona durante il primo incontro nazionale italiano, si è scelto di cambiare ad ogni appuntamento il luogo dell’incontro, per poter dare un’impronta dell’evento su tutto il territorio, una testimonianza data proprio li, dove si sono consumati i crimini del clero. Nell’incontro del direttivo che si è tenuto a Milano il 7 gennaio 2011 si è scelta Savona come località per l’incontro primaverile del 14 maggio.

 

 

(info: http://www.crimesendthevatican.eu/)

Daniele Luttazzi, Decameron, Dialoghi platonici (La7, dicembre 2007)

John S. Denham, condannato a 20 anni per abusi e violenze su 39 ragazzini

AUSTRALIA. Per decenni, dal 1968 al 1986, la curia del Nuovo Galles aveva fatto finta di niente. Colpevole di aver violentato 39 ragazzini, John Sidney Denham è stato condannato dopo una breve indagine della polizia

Federico Tulli * da Terra, il primo quotidiano ecologista del 3 luglio 2010

Un «sadico criminale che ha contribuito a una cultura di paura e depravazione». Ci sono voluti 24 anni per vedere condannato (a quasi 20 anni di carcere) John S. Denham, reo confesso di aver violentato 39 scolari tra il 1968 e il 1986 in diverse scuole e parrocchie a Sydney e in altri centri del Nuovo Galles del sud in Australia. L’uomo, che all’epoca dei crimini era un sacerdote cattolico, è stato giudicato colpevole ieri dal tribunale di Sidney. La maggior parte delle sue vittime frequentava la scuola media St Pius X a Newcastle, dove Denham era responsabile delle punizioni disciplinari. Le lamentele sul comportamento del sacerdote, come oramai siamo abituati a verificare per questioni analoghe, erano rimaste inascoltate dalla curia per tutto il periodo in cui l’uomo ha indossato l’abito talare, e molti ragazzi avevano lasciato la scuola per evitare le sue attenzioni.

Ma è stata sufficiente un’indagine di quattro mesi della speciale task force della polizia del Nuovo Galles del Sud per arrestarlo (ad agosto 2008) e portarlo davanti a un giudice. Questi, in meno di due anni ha considerato fondate le accuse delle 39 vittime, tutte minorenni all’epoca dei fatti. In tribunale Denham (che oggi ha 67 anni) ha ammesso di aver compiuto una «grave violazione di fiducia», e di essersi «eccitato per il dolore» degli alunni a cui infliggeva punizioni corporali. L’ex prete ha poi detto che allora era convinto di essere «irresistibile» e che i ragazzi accettavano le sue avance. Quasi tutte le vittime hanno intentato un’azione collettiva per ottenere un risarcimento milionario contro la diocesi di Newcastle, che ora – come è già accaduto a decine di altre nel mondo per analoghi scandali di pedofilia – rischia la bancarotta.

La Chiesa cattolica d’Australia è da anni nell’occhio del ciclone per «un malinteso orgoglio istituzionale che ha impedito a molti di denunciare» i crimini pedofili. Così, lo scorso 24 maggio, denunciava in una lettera pastorale l’arcivescovo di Canberra e Goulburn, Mark Coleridge, nel lanciare un appello alle gerarchie ecclesiastiche affinché facessero «il possibile per fermare gli abusi sessuali, riconoscendo che molti degli scandali possono essere ricondotti a una cultura presente nella Chiesa».

L’allarme di Coleridge seguiva di pochi giorni prima la notizia di un’indagine a carico dell’arcivescovo di Adelaide, Philip Wilson, presidente della Conferenza episcopale australiana. Il presule è accusato di aver ignorato diversi casi di abusi commessi da sacerdoti negli anni ‘70 e ‘80. «Gli abusi su minori sono crimini – scriveva ancora Coleridge -, e la Chiesa sta penando per trovare il punto di convergenza fra peccato e perdono da una parte, e tra crimine e punizione dall’altra. È chiaro che non vi sia una rapida soluzione e che sarà un lungo viaggio» da condurre «sempre con attenzione rivolta primariamente alle vittime che non abbiamo visto e alle voci che non abbiamo udito».

Uno dei pochi casi in cui tra le gerarchie ecclesiastiche, almeno a parole, l’interesse per le vittime sembra prevalere sulla “ragion di Stato”. O meglio, per usare parole di papa Wojtyla, sul «buon nome della Chiesa».

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Gli abusi? Un delitto contro la morale del Vangelo.

Sidney 2008, viaggio pastorale di Benedetto XVI in Australia

Nell’omelia della messa dell’Epifania Benedetto XVI ha sostenuto che i Magi, «da uomini saggi, sapevano che non è con un telescopio qualsiasi, ma con gli occhi profondi della ragione alla ricerca del senso ultimo della realtà e con il desiderio di Dio mosso dalla fede, che è possibile incontrarlo, anzi si rende possibile che Dio si avvicini a noi». Da repubblica.it del 6 gennaio 2010

L’illusione di Dio (The God Delusion, 2006) è un’opera dell’etologo britannico Richard Dawkins, professore di Public Understanding of Science all’Università di Oxford . Il libro è stato pubblicato in italiano da Mondadori nel settembre 2007.

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«Arrestiamo il papa»

Accusato di violazione dei diritti umani dai due intellettuali britannici Richard Dawkins e Christopher Hitchens, Benedetto XVI potrebbe finire in manette durante il suo prossimo viaggio in Inghilterra Federico Tulli

Da left n. 16 del 30 aprile 2010

Circa 500 anni fa, esattamente nel 1517, iniziò a circolare per l’Europa la Taxa camarae, un documento che porta in calce la firma di papa Leone X. Si tratta di un elenco di 35 indulgenze messe in vendita dal pontefice in cambio dell’assoluzione sacramentale dai peccati gravi commessi da religiosi. Omicidio, rapina, furto, truffa. Per il pontefice figlio di Lorenzo de’ Medici, in crisi di liquidità a causa degli spropositati costi di costruzione della basilica di San Pietro, tutto aveva un prezzo. Tutto poteva essere perdonato. Anche gli stupri di donne e bambini. «Se l’ecclesiastico, oltre al peccato di fornicazione chiedesse d’essere assolto dal peccato contro natura o di bestialità, dovrà pagare 219 libbre, 15 soldi. Ma se avesse commesso peccato contro natura con bambini o bestie e non con una donna, pagherà solamente 131 libbre, 15 soldi », cita il punto 2 del documento. Oggi è oramai opinione diffusa tra gli storici che la Taxa camarae sia un falso, messo in circolazione all’epoca dai seguaci di Lutero che intendevano in questo modo denunciare il degrado morale in cui versava la Chiesa di Roma. Se quelle tariffe erano un bluff, la stessa cosa non può dirsi di certi crimini che venivano commessi da sacerdoti di ogni ordine e grado. Lo stesso predecessore di Leone X, papa Giulio II, fu un noto pedofilo. Come lo erano preti, cardinali vescovi e altri papi che imperversarono per buona parte del XVI secolo. Le gerarchie della Santa sede, insomma, si screditavano abbondantemente da sole. E solo la sapiente opera dell’Inquisizione romana (fondata nel 1542 da Paolo III) riuscì a far passare sotto silenzio per i tre secoli successivi le violenze sui bambini commesse da uomini di Chiesa. Non è un caso se dopo la vicenda di Giulio III (1550) nuovi casi di pedofilia nel clero rispunteranno tra le cronache solo a metà Ottocento, quando l’Inquisizione scompare in tutti i Paesi europei. Tranne uno: lo Stato pontificio, seppur destinato via via a un ruolo marginale nello scacchiere mondiale fino al Concordato del 1929. Con l’Italia fascista capeggiata da Mussolini prima, e poi grazie all’articolo 7 della nostra Costituzione del 1948, il Vaticano riacquista progressivamente enorme potere economico e politico. Nonostante cupe ombre su Pio XII accusato d’immobilità e d’inerzia rispetto alle persecuzioni naziste degli ebrei, a partire dal secondo dopoguerra l’immagine della Chiesa di Roma ricomincia a “scintillare”. Non solo nel nostro Paese. Ma ciò che in tutti questi secoli non ha mai subito flessioni è la propensione dei preti a violare il sesto comandamento, se nel 1962 Giovanni XXIII si trova ad approvare in gran segreto la seconda edizione del Crimen sollicitationis la prima, firmata da Pio XI è del 1922 (lo ricorda Avvenire del 14 marzo 2010). Il documento riserva all’Inquisizione detta Sant’Uffizio (con Paolo VI, nel 1965, diverrà l’odierna Congregazione per la dottrina della fede) il giudizio di tutti i delitti contro il sesto comandamento commessi da un chierico con un minore al di sotto dei 16 anni di età. Pena la scomunica, anche per le vittime che avessero denunciato i violentatori in tonaca a un’autorità giudiziaria “civile”; nessun religioso che viene a conoscenza di crimini pedofili commessi da “colleghi” è autorizzato a denunciarli altrove. In una parola: omertà. Per 40 anni lo stesso Crimen rimane sconosciuto. Come migliaia e migliaia di abusi subiti da bambini e bambine in ogni angolo del globo per mano di suore e sacerdoti cattolici. Quegli abusi che dal 2001 in poi sono venuti alla luce, a partire dagli Stati Uniti. E di cui ancora oggi non se ne vede la fine, guardando a ciò che si è scoperto in Irlanda, Germania, Austria, Inghilterra, Svizzera, Olanda, Brasile solo negli ultimi mesi. Un’omertà per certi versi secolare, riguardo a uno dei crimini più devastanti subiti da minori. Le conseguenze ricadono ora anche sulla persona dell’attuale pontefice.

Non è affatto una boutade, infatti, quella dei due intellettuali britannici – lo scienziato evoluzionista Richard Dawkins e lo storico Cristopher Hitchens – che hanno incaricato un team di avvocati di richiedere al Tribunale penale internazionale de L’Aja (che si occupa di violazione dei diritti umani) l’incriminazione di Benedetto XVI per aver coperto le responsabilità della Chiesa nello scandalo pedofilia. L’accusa si basa sulla lettera del 1985 scoperta dall’Associated Press, e firmata dall’allora cardinale Ratzinger, nella quale il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (lo è stato dal 1981 al 2005) si oppone alla proposta di rimozione di un prete americano accusato di abusi su bambini, esprimendo preoccupazione per l’effetto che la riduzione allo stato laicale del sacerdote avrebbe avuto sul «bene della Chiesa universale». Hitchens e Dawkins accusano esplicitamente Ratzinger di «insabbiamento istituzionalizzato di abusi ai danni di violenze sono state commesse. Di fronte a queste responsabilità, osserva ancora Dawkins, «qualsiasi altro capo di Stato si sarebbe già dimesso da tempo». Benedetto XVI – che in questi giorni festeggia il suo quinto anno di pontificato – sarà in Inghilterra a settembre. Per i legali dei due intellettuali sarà l’occasione per tentare di far valere la stessa norma che nel 1998 spogliò dell’immunità diplomatica e permise l’arresto del dittatore cileno Pinochet, avvenuto durante la sua visita nell’isola britannica. Newsweek di questa settimana si chiede se non sia giunto il momento di pensare a un Concilio Vaticano III per riesaminare la dottrina e la prassi cristiana. Una buona domanda.

Prelati, affaristi, politicanti e un aspirante Papa. Il vaticanista de Il Tempo Andrea Gagliarducci svela i retroscena del nuovo scandalo che ha travolto la Chiesa di Roma di Federico Tulli

Da left n. 30 del 30 luglio 2010

 

La Chiesa cattolica romana è l’istituzione politico-religiosa che da sempre si autoproclama faro della moralità universale, ma specie nell’ultimo anno una serie impressionante di scandali in ambiti diversi (pedofilia, finanza, politica) hanno minato fortemente la credibilità sia personale di alcuni suoi eminenti rappresentanti, sia del messaggio culturale che diffonde per bocca del pontefice. L’ultima crisi vaticana entrata nelle cronache quotidiane vede coinvolto il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli già presidente di Propaganda Fide. È questo un Dicastero (o Congregazione) extraterritoriale della Santa Sede, si legge sul sito del Vaticano, «fondato nel 1622 con il duplice scopo di diffondere il cristianesimo nelle zone dove ancora l’annuncio cristiano non era giunto e difendere il patrimonio della fede nei luoghi dove l’eresia aveva messo in discussione la genuinità della fede». Da quattro secoli, dunque, Propaganda Fide ha il compito di organizzare tutta l’attività missionaria della Chiesa. Per disposizione di Giovanni Paolo II, (al fine di rendere più espliciti i suoi compiti) dal 1988 la primitiva Propaganda Fide, si chiama Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Nei mesi scorsi Sepe è finito sul registro degli indagati della procura di Perugia, per corruzione. Secondo i magistrati umbri, in cambio di appalti, mutui e case, facendo leva sul patrimonio immobiliare direttamente o indirettamente gestito da Propaganda Fide (del valore di circa 9 miliardi di euro), il prelato potrebbe aver “unto” anche politici italiani di spicco. Con quale fine? «Creare un gruppo di potere a sostegno della propria aspirazione a diventare prima segretario di Stato vaticano, infine Papa. Una scommessa persa, la sua». È la lettura che ne dà Andrea Guagliarducci, giornalista vaticanista dei quotidiani Il Tempo e La Sicilia, che ha pubblicato per il Saggiatore l’agile istant-book Propaganda Fide R.E. Un intrigo clerical Vip. A Gagliarducci left rivolge alcune domande per comprendere cos’è che tiene uniti importanti uomini di Chiesa, affaristi, politicanti e politici italiani. Un filo che le cronache degli ultimi tempi sempre più spesso stanno portando allo scoperto.

Come è nato questo libro?

Premetto che il mio non è un libro contro la Chiesa cattolica. La vera Chiesa non è la Curia, sono i fedeli, le persone, ma l’istituzione va comunque preservata perché la parte sana per essere viva nel dibattito culturale, per essere incisiva non può uscire improvvisamente da tutti i tavoli. Nello specifico, ho pensato che ci fossero tante cose da raccontare e che nessuno aveva ancora descritto in maniera organica. Fatti che non sono le inchieste in sé ma che riguardano tutto il mondo che ruota intorno alle inchieste.

I magistrati definiscono questo mondo “massa gelatinosa”. Un sottobosco di personaggi che fanno da anello di congiunzione tra una parte della politica, imprenditoria e poteri forti dello Stato italiano e una parte delle gerarchie ecclesiastiche. Chi sono queste persone?

Io li definisco “clerical vip”, perché si professano quasi tutti clericali ma generalmente sono fuori dalla Chiesa cattolica. È gente che orbita intorno a essa, che prende il conto all’Istituto opere religiose (Ior) entrando nelle associazioni che ti consentono di averlo. Che utilizza l’amicizia con l’importante uomo di Chiesa, ma anche dello Stato italiano che a sua volta ha legami in Vaticano, per farsi i propri affari o per valutare quali appoggi può ottenere per arrivare a concluderne. È un mondo che sostanzialmente non fa bene né alla politica della Penisola né a quella della Santa Sede. Cosa che Benedetto XVI ha ben presente.

Per questo una sua citazione apre ogni capitolo?

Il Papa queste cose le sa, dall’inizio. Perché è stato per venticinque anni alla guida del Sant’Uffizio, il posto in cui vengono convogliate tutte le “veline” di un certo rilievo. Lui sa bene che esistono i clerical vip ed è a quella Chiesa che li frequenta che ha “dedicato” diversi messaggi pastorali.

La merce di scambio che tiene uniti questi mondi è molto eterogenea. Ad esempio tra i vari favori sembra essere stata inserita la distribuzione di case del patrimonio immobiliare di Propaganda Fide. Qual è il tornaconto per i clerical vip?

Senza dubbio il potere. E la “distribuzione” delle case a un preciso target di clientela è il mezzo per creare un sistema di potere. Aggiungo però che viene chiamata “massa gelatinosa” proprio perché non la si può definire. È composta da un gioco di alleanze finalizzate a creare ciascuna il proprio gruppo di potere e che si mantengono nel momento in cui c’è l’interesse reciproco. Quando questo finisce, le alleanze si rompono e la “massa” prende un’altra forma. Al suo interno ci sono sicuramente massonerie, ma più spesso sono consorterie di affari in cui uno cerca di entrare. E quando ci riesce non sempre il gioco è vincente. Questo penso sia il caso di Angelo Balducci che quando non è più servito è stato scaricato. Probabilmente anche per dare un segnale forte di avvertimento all’esterno.

Balducci è un “gentiluomo del Papa” sin dagli anni ‘90. Come si ottiene questa onoreficienza?

C’è un cardinale o una persona abbastanza influente che scrive una lettera di presentazione in cui chiede che l’altro possa entrare nella famiglia pontificia.

In cambio cosa deve fare questo gentiluomo?

Più che altro bisogna andare a vedere cosa ha fatto per meritarsi la segnalazione. Una volta nominato, viene chiamato a prestare servizio presso Sua Santità. Può capitare di essere assegnato al seguito del presidente Usa, George Bush, in visita ufficiale alla Santa Sede, come è successo a Balducci. Nella sostanza si ha la possibilità di aprire un conto allo Ior e di entrare in Vaticano più facilmente dei “comuni mortali”.

Nell’introduzione lei scrive «se ci sono molti pettegolezzi omosessuali che vengono dagli ambienti clerical vip è perché l’omosessualità, in molti casi, è intesa come esercizio del proprio potere». Ci spieghi meglio.

Ci sono anche sacerdoti che hanno rapporto con una donna, ma lo vivono sempre con discrezione. Lo stesso vale per alcuni di loro che sono omosessuali. Ma chi va al festino gay e per di più celebra una messa dentro la casa dove si è appena consumata un’orgia, e se ne vanta platealmente, lo fa per dimostrare di essere intoccabile.

Ha scritto che la Congregazione è «come un ministero con portafogli», perché?

Generalmente i dicasteri vaticani non hanno autonomia finanziaria. Questa è una competenza della Segreteria di Stato. Ce ne sono alcuni, come Propaganda Fide o la prefettura delle Chiese orientali, che invece hanno un bilancio proprio e del denaro e proprietà immobiliari a disposizione, che possono destinare allo scopo per cui sono state create. In questo modo la Congregazione può consentire ai missionari di essere indipendenti dal potere politico dei Paesi in cui prestano la loro opera di evangelizzazione. Sotto l’ombrello di Propaganda Fide vanno tutte le terre in cui non c’è una presenza cristiana forte. Nei luoghi cioè, come in Cina, dove le relazioni diplomatiche ufficiali sono piuttosto carenti e non si possono costituire diocesi ma solo le cosiddette “missio sui iuris”.

C’è n’è una anche alle isole Cayman.

Sì, ma quella è dello Ior.

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Mario Staderini (segretario di Radicali Italiani) parla dei beni immobliari del Vaticano, esenzioni ICI, Propaganda Fide (RaiNews, luglio 2010)

Vedi anche qui:

La tutela in ginocchio, intervista di Simona Maggiorelli a Mario Staderini

left n. 46 del 26 novembre 2010


I segreti di Ratzinger

Pubblicato: 3 gennaio 2011 in Video
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Intervento di Maurizio Turco, deputato dei Radicali italiani eletto nelle liste del Pd

Phil Fontaine

Decine di migliaia di bambini e donne violentati, torturati e uccisi in Canada. Un dramma consumato per oltre un secolo nelle scuole cattoliche e oggi al centro della conferenza organizzata da Anticlericale.net e dai Radicali di Federico Tulli

-Terra, il primo quotidiano ecologista (7 aprile 2010)-

Un sistematico sterminio, soprattutto di bambini e donne, durato oltre un secolo e compiuto da esponenti della Chiesa cattolica canadese con la silenziosa e attiva complicità delle istituzioni locali. In tutto almeno 150mila indiani nativi delle cosiddette Prime Nazioni (Inuit, Meticci) abusati, violentati, uccisi e seppelliti in fosse comuni, alcune delle quali ancora nascoste in luoghi probabilmente noti solo al Vaticano, tra il 1890 e il 1996.

L’Olocausto canadese si è consumato in 132 Residential school dove i figli dei nativi vennero rinchiusi a migliaia dopo essere stati rapiti alle loro famiglie, in “ossequio” all’Indian act del 1874 alla cui stesura aveva contribuito una commissione cattolica. Qui sono stati costretti a parlare solo inglese, a dimenticare la propria cultura e a rinunciare alla loro religione per professare quella cristiana e cattolica. Almeno 50mila di loro hanno subito violenze fisiche e sessuali, elettroshock, sterilizzazioni. In molti sono morti in seguito alle violenze. Le scuole residenziali sono state progressivamente chiuse a partire dal 1969, ma l’ultima di esse ha cessato di funzionare soltanto nel 1996.

Un anno prima, grazie allo strenuo impegno dell’ex reverendo Kevin Annett e al suo documentario Unrepentant (vincitore di premi cinematografici in tutto il mondo), era cominciato a venire alla luce in tutta la sua drammatica realtà uno dei più violenti genocidi della storia umana, volutamente nascosto dalla storia e per anni pervicacemente negato dai responsabili. I sopravvissuti e i familiari delle vittime hanno dovuto aspettare oltre un decennio prima di ottenere le scuse ufficiali di un rappresentante delle istituzioni canadesi.

Il passo “storico” è avvenuto l’11 giugno 2008 per bocca del primo ministro Stephen Harper nell’ambito del Discorso dal trono che si tiene in Canada ogni anno per la chiusura dell’anno parlamentare. Dopo aver avviato un’inchiesta, il governo ha cominciato ad ammettere le proprie responsabilità, fino a decidere nel settembre del 2007 di stanziare quasi due miliardi di dollari come risarcimento per gli oltre 90mila aborigeni che avevano denunciato le violenze. Altre diverse migliaia di “posizioni” sono tuttora al vaglio della Commissione per la verità e la riconciliazione, l’organo governativo insediatosi il primo giugno 2008 con il compito di ricostruire tutta la storia, esaminando caso per caso.

Quanto alla Chiesa di Roma, l’unica presa d’atto della vicenda si è rilevata ad aprile 2009. Quando Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano il leader dell’assemblea del nativi canadesi, Phil Fontaine, esprimendo «rammarico» per gli abusi commessi da parte dei religiosi nei confronti degli aborigeni.

Dal canto suo Annett, che per aver denunciato le “colpe” della Chiesa nel 1995 è stato spretato, dal 29 marzo scorso è in Italia per partecipare ad alcune iniziative finalizzate a sensibilizzare la nostra opinione pubblica su quanto accaduto nel suo Paese. Dopo Parma, Torino, Firenze, la serie di incontri si concluderà a Roma. Oggi, nella Capitale, alla Sala delle Colonne, la conferenza/dibattito organizzata da Anticlericale.net e Radicali italiani con proiezione di brani tratti da Unrepentant. Mentre domani l’attivista canadese sarà in audizione alla Camera presso il Comitato permanente per i diritti umani presieduto dal deputato Pd Furio Colombo (Il testo dell’audizione è consultabile sul libro “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro”, L’Asino d’oro edizioni, 2010 – nda).

Nel suo tour Annett è affiancato da due sopravvissuti. Clarita Vargas, 50 anni, è della Tribù Colville – originaria dello stato di Washington – che fa parte della Nazione Salish Interiore. E’ stata tenuta nella scuola della Missione Cattolica di St. Mary, gestita dai Gesuiti, a Omak, Washington, per 6 anni. Henry Charles Cook, della nazione Ojibway – Anisihinabe del Manitoba, all’età di 6 anni è stato portato nella scuola residenziale di Fort Alexander. Da adulto ha lavorato con molti sopravvissuti al genocidio, inoltre è “Persona di medicina” e in virtù di questa carica ha il diritto di parlare in nome della propria gente.

Secondo Annett in poco più di un secolo e mezzo oltre il 95 per cento dei 2 milioni di indiani nativi che vivevano sulla West Coast canadese sono stati uccisi, mentre ne sono morti altri 10 milioni per le condizioni di vita estreme a cui erano stati costretti. Oggi gli indigeni sono solo 20mila.

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Da www.arcoiris.tv (la prima e unica emittente italiana che ha messo in onda il film di Annett): «Il documentario “Unrepentant: Kevin Annett and Canada’s Genocide” descrive la storia personale di Kevin Annett quando, nelle veste di reverendo, si è scontrato con la Chiesa Unita per il suo interessamento ai fatti accaduti nelle scuole residenziali canadesi e il genocidio commesso dai responsabili religiosi di queste scuole, dove centinaia di migliaia di bambini Nativi sono stati rinchiusi, dopo essere stati rapiti alle famiglie, e costretti a parlare solo inglese, a dimenticare la propria cultura e a professare la religione cristiana. Qui hanno subito violenze fisiche e sessuali, elettroshock, sterilizzazioni e, in molti casi, la morte. Il film ha ricevuto numerosi premi, al New York Independent Film and Video Festival nel 2006 e come miglior documentario al Los Angeles Independent Film Festival nel marzo 2007. Questa versione sottotitolata in italiano è frutto di un lavoro di numerose persone, in primo luogo Kevin Annett, Nativi Americani.it e Stefania Pontone, Cristina Merlo, Vittorio Delle Fratte, White Tara Production».

Guarda il documentario di Annett

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondire, visita i siti: www.nativiamericani.it e www.hiddenfromhistory.org