Chiesa e pedofilia: i vescovi italiani non denunciano nessuno

Pubblicato: 28 marzo 2014 in Chiesa e pedofilia
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Il cardinale Bagnasco, capo della Conferenza episcopale italiana
A quasi due anni dal varo delle Linee guida anti pedofilia la Cei ribadisce che i vescovi non si devono sentire obbligati a denunciare i sacerdoti presunti responsabili di abusi.

 


A proposito di tempi biblici. La Conferenza episcopale italiana ha pubblicato oggi la versione definitiva del documento approvato il 22 maggio 2012 e sbandierato allora come svolta epocale dalla Chiesa: le “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”.

Il testo predisposto dalla Cei sulla base delle indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede non sposta di una virgola quanto reso noto nell’assemblea di due anni fa riguardo il punto cardine del documento: non c’è nessun obbligo giuridico per i vescovi di denunciare alla magistratura italiana i presunti casi di pedofilia, «salvo – si legge nel testo – il dovere morale di contribuire al bene comune». È bene precisarlo nel caso in cui a qualcuno venisse il dubbio che in questi due anni la Cei si sia posta il problema di smussare codesta presa di posizione che già allora destò sconcerto. Lo stessa reazione che suscitano oggi le parole pronunciate dal cardinal Bagnasco per giustificare questa scelta: «Non è assolutamente un no alla denuncia – osserva lucidamente il presidente dei vescovi italiani -, ma risponde a un’attenzione verso le vittime, i loro sentimenti, i loro drammi interiori e risponde a ciò che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli e della famiglia. Per noi – conclude Bagnasco – l’obbligo morale è ben più forte e cogente dell’obbligo giuridico, ne è il presupposto e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile per le vittime». Cioè nulla.

Personalmente sarei rimasto sorpreso se i “nostri” vescovi avessero cambiato idea poiché, per cultura, sono convinti di poter agire al di fuori e al di sopra di qualsiasi legge terrena e di poter-dover rispondere solo a Dio (o a chi per lui: il papa) degli eventuali peccati commessi. Perché – è bene ricordarlo – anche la reticenza celata dietro il segreto professionale, o la complicità con dei criminali spostati di parrocchia in parrocchia, per loro, sempre peccati sono. Cosa del resto sottolineata poco meno di due mesi fa dalla Commissione Onu sui diritti del fanciullo nelle osservazioni conclusive sulla relazione presentata a Ginevra dalla Santa Sede per giustificare circa 20 anni di politiche vaticane inadeguate o inesistenti, volte a contrastare e prevenire gli abusi di matrice clericale.

L’iter delle Linee guida è stato lungo e articolato nonostante siano rimaste invariate nella loro essenza. Con lettera circolare del 3 maggio 2011, sulla base delle Nuove norme introdotte da Benedetto XVI un anno prima, la Congregazione per la dottrina della fede fornì le indicazioni “ufficiali” da seguire per i casi di abusi sessuali perpetrati da chierici ai danni di minori, invitando le Conferenze episcopali a predisporre su questa base, entro maggio 2012, delle proprie «linee guida», che tenessero “in considerazione le situazioni concrete delle giurisdizioni appartenenti alla Conferenza episcopale”. La prima bozza delle Linee guida Cei fu presentata e discussa nel corso del Consiglio Permanente di settembre 2011; successivamente, tenuto conto delle indicazioni emerse nel dibattito, è stato preparato il testo delle Linee guida che ha ricevuto l’approvazione del Consiglio Episcopale Permanente della Cei nella sessione di gennaio 2012 e dell’Assemblea Generale nel maggio 2012. Questo testo – che come si legge sul sito della Chiesa cattolica italiana non presenta carattere giuridicamente vincolante e quindi non necessita della recognitio della Santa Sede – è stato trasmesso alla Congregazione per la dottrina della fede con lettera del 27 maggio 2012 . Con successiva comunicazione del 7 maggio 2013, la stessa Congregazione trasmise alla Cei alcune osservazioni e suggerimenti. Nel recepirli, la Cei ha provveduto a rivedere le disposizioni del testo originario e a riformulare i periodi segnalati così come richiesto. Il testo così rivisto è stato presentato al Consiglio permanente della Cei del gennaio 2014 e quindi trasmesso alla Congregazione con comunicazione del 13 febbraio 2014.

[Link al testo originale delle Linee guida Cei]

Federico Tulli, Cronache laiche

 

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