Pedofilia, vescovo cileno indagato dalla Santa Sede

Pubblicato: 11 ottobre 2012 in Varie
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Mons. Marco Ordenes

di Eletta Cucuzza, Adista news

«All’inizio, furono toccamenti e baci, e poi l’atto sessuale. Ora non voglio soldi, solo giustizia e sanità mentale per me»: questo ha fra l’altro riferito, in un’intervista resa a Cnn-Cile il 3 ottobre, Rodrigo Pino, che all’epoca degli abusi subiti aveva 15 anni ed era accolito nella cattedrale di Iquique (Cile). La persona che Pino ha denunciato quale autore delle brutalità, allora sacerdote, dalla fine del 2006 è vescovo della diocesi dove si è consumato il reato, mons. Marco Órdenes, classe 1964. Malgrado le proteste di innocenza di Órdenes, la nunziatura apostolica nel Paese, affidata in Cile a mons. Ivo Scapolo, ha aperto un’indagine nell’aprile scorso, come conferma in un comunicato ufficiale (3 ottobre), informando inoltre che, «trattandosi di un vescovo, il procedimento fa capo alla Santa Sede». A sua volta, la diocesi di Iquique, nello stesso giorno, ha dichiarato che il vescovo si trova già da agosto in Perù, non perché «indagato canonicamente per una denuncia nei suoi confronti», come «effettivamente» risulta, ma in riposo e in cura perché «sofferente di una vecchia affezione al fegato», causa fra l’altro di «acuto stress». Il giorno prima, il segretario dell’ambito giuridico della diocesi di Iquique, Franklin Luza, aveva precisato che Órdenes «non è sospeso dal ministero episcopale, ma è fuori sede per una situazione di stress medicalmente accertata, aggravata dalla denuncia di abuso». Si è in attesa, aveva aggiunto, della chiusura delle indagini vaticane: «se ci sarà fondamento per iniziare un processo canonico, allora in quel momento probabilmente verrà sospeso per tutta la durata del giudizio».

La nunziatura il 3 ottobre non si è espressa solo a livello pubblico: «Oggi – ha dichiarato Pino alla Cnn-Cile – ho ricevuto una risposta molto positiva dal Vaticano che ci ha fatto gioire», ma che, precisa, è di contenuto riservato. Alla televisione, Pino ha raccontato che all’epoca Órdenes si approfittò dell’ammirazione che il ragazzo provava per lui, volendo egli anche scegliere la vita religiosa. «Il vescovo è molto intelligente, molto colto e astuto – ha aggiunto – tanto che si avvicinò alla mia famiglia, che gli aprì le porte di casa. Lui mi invitava a dormire alla Tirana [località nei pressi di Iquique], dove aveva una camera con un piccolo annesso dove mi portava di notte. All’inizio furono toccamenti e baci, poi l’atto sessuale». «Mi diceva che aveva per me amore di padre, figlio, fratello e amante, fino a dedicarmi una canzone di Andrea Bocelli». La cosa andò avanti, ha continuato Pino, fino a quando venne a sapere che Órdenes aveva violentato un altro bambino, e allora si decise a denunciarlo. «Ho una registrazione dove lui dice chiaramente che ha fatto per amore quel che mi ha fatto e di aver provato affetto, mentre con l’altro ragazzo fu solo questione carnale».

Già, perché il vescovo di Iquique non sarebbe nuovo né a simili delitti, né a investigazioni giudiziarie. Ce n’è una precedente, che risale al 2009. Allora l’inchiesta però venne chiusa per difficoltà a reperire prove e «soprattutto – dichiara ora in un comunicato la Procura di Tarapacá, la regione amministrativa di cui Iquique è capoluogo – perché la vittima, a quella data, non si sentiva in condizione di collaborare con la sua testimonianza, come sarebbe stato necessario per procedere nell’investigazione». Ma adesso, dopo l’avvio dell’indagine ecclesiastica sul caso di Rodrigo Pino, si può riaprire quella causa: l’obiettivo, ha spiegato il procuratore Raúl Arancibía, «è, da una parte, sollecitare informazioni alle autorità ecclesiastiche sull’indagine canonica per sapere se esistono precedenti sui fatti denunciati qualche anno fa e se si debba investigare su altri casi; dall’altra, consideriamo che la disposizione del denunciante e vittima dei fatti di allora sia diversa e che perciò sia disposto a testimoniare e dare ogni informazione a riguardo».

Mons. Marco Órdenes, quando è stato designato vescovo, aveva solo 41 anni. Fonti ecclesiastiche gli riconoscono di aver potenziato la partecipazione dei laici all’interno dell’episcopato attraverso i decanati e di aver sostenuto con particolare impegno la religiosità popolare, cercando di imprimere maggiore forza ed evidenza al messaggio cristiano nelle feste popolari più seguite.

 

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