Archivio per settembre, 2012

«Alla sintonia, già dimostrata e praticata, con le indicazioni della Congregazione per la dottrina della fede si unisce la piena disponibilità a raccogliere i suggerimenti per verranno per servire meglio l’impegno che la Chiesa, in prima persona il Papa e la stessa Congregazione hanno manifestato contro la pedofilia». È la risposta di mons. Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, durante la conferenza stampa conclusiva del Consiglio permanente, ad una domanda che riguardava le linee guida sugli abusi nella Chiesa approvate dalla Cei la scorsa primavera. Le linee guida sono ora in fase di revisione da parte della Congregazione per la dottrina della fede e in un’intervista il promotore di giustizia vaticano, mons. Scicluna, non aveva nascosto le critiche nei confronti del testo.

«Le linee guida – ha spiegato Crociata – sono state approvate dalla Cei secondo il mandato della Congregazione della dottrina della fede e in aderenza ai documenti della Congregazione», che «si è riservata di valutare tutte le linee guida arrivate dalle Conferenze episcopali mondiali e anche le nostre». Il numero due della Cei ha anche assicurato vicinanza alle vittime di abusi, anche in casi di preti conosciuti come il portavoce del vescovo di Fano, arrestato per abusi su una minore. «L’attenzione è grande – ha detto – non solo verso i responsabili di un crimine così efferato, ma anche verso le vittime, un’attenzione che intendiamo avere sistematicamente, e non solo a parole, ma a partire da iniziative e impegni concreti». In generale, i vescovi mantengono alta «l’attenzione alle vittime, al rinnovamento della vita sacerdotale e l’impegno dell’educazione al sacerdozio», puntando «alla santità del prete e alla sua formazione permanente».  (asp/sam)

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Bufera negli Stati Uniti sugli eredi di Baden-Powell

Ludovica Eugenio, Adista News

Per anni, centinaia di casi di abusi sessuali su minori insabbiati o non denunciati alla polizia: è un attacco durissimo quello sferrato dal quotidiano Los Angeles Times(16/9/2012) contro i Boy Scouts of America, grazie al reperimento di 1.600 dossier confidenziali risalenti al periodo tra il 1970 e il 1991. Secondo quanto riporta il giornale californiano, i vertici della sezione maschile degli scout statunitensi hanno infatti sistematicamente coperto gli abusi perpetrati all’interno dell’associazione da pedofili, che venivano convinti a dare le proprie dimissioni nella massima discrezione, fornendo motivazioni fittizie. I casi venivano registrati su una sorta di “lista nera”, aperta nel 1919. Ciò non bastava, tuttavia, a risolvere il problema: spesso, infatti, i capi scout espulsi trovavano il modo di rientrare nell’organismo. Se in molti casi gli Scout venivano a sapere di un’accusa dopo la denuncia alle autorità competenti, in ben 500 le informazioni provenivano invece loro direttamente dai ragazzi, dai genitori o da denunce anonime; di ben 400 di questi non c’è traccia di denuncia alla polizia da parte dei responsabili scout. Emblematico il caso del direttore di un campo scout del Michigan che nel 1982 confessò alla polizia di non aver denunciato un caso di cui era stato messo al corrente perché i suoi capi volevano proteggere la reputazione dell’istituzione ma anche quella dell’accusato.

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta da parte del Los Angeles Times, da parte dei Boy Scouts of America è arrivato un comunicato: «Ci dispiace che in altri tempi non abbiamo fatto sforzi sufficienti a proteggere i bambini», ammette, aggiungendo però: «Abbiamo sempre rispettato il requisito dell’applicazione della legge – secondo quanto ha detto il portavoce Deron Smith – e oggi chiediamo ai nostri membri di riferire anche sospetti di abusi direttamente alle loro autorità locali». Tale requisito, però, è previsto solo dal  2010, mentre in precedenza la prassi richiesta era l’adempimento delle leggi statali, che non sempre chiedevano ai gruppi giovanili di denunciare gli abusi. In molti casi, poi, si manteneva il silenzio sugli abusi perché, secondo i vertici, era l’unico modo di risparmiare alle giovani vittime un enorme disagio, con il risultato di consentire, di fatto, ai molestatori di continuare indisturbati. Lo dimostra il caso di Arthur W. Humphries: 50 anni passati tra gli Scout, considerato un leader modello tanto da ricevere due citazioni presidenziali e il premio dell’associazione – il Castoro d’Argento – per chi svolge un servizio eccellente, in virtù del suo lavoro con ragazzi disabili. Si trattava di un molestatore seriale. Il suo arresto, nel 1984, provocò sconcerto presso l’associazione, che si affrettò a dire che nessuno aveva mai avuto sospetti sull’uomo.  Ma non era vero: un dossier su Humphries svela che un ragazzo di 12 anni aveva fatto il suo nome, sei anni prima, denunciando abusi sessuali. In quel caso, i vertici dell’associazione non solo non fecero rapporto alla polizia, ma fornirono ottime referenze sul suo conto quando, due anni dopo, Humphries chiese di poter lavorare per un evento nazionale scout. Grazie ai commenti lusinghieri ottenne il posto, continuò la sua attività tra gli scout e abusò di altri cinque ragazzini prima che, nel 1984, la polizia lo bloccasse in seguito a una denuncia anonima. Accusato di aver abusato di 20 scout, tra cui anche bambini di otto anni, fu condannato a 151 anni di carcere.

I file di cui il Los Angeles Times è entrato in possesso verranno presto resi pubblici: lo scorso giugno, la Corte suprema dell’Oregon ha già stabilito la pubblicazione di 1.247 di essi, nell’ambito di un processo da 20 milioni di dollari.

Dagli anni ’30 ad oggi, almeno 620 bambini hanno subito abusi da parte del clero cattolico nello Stato australiano di Victoria. Sono state le stese gerarchie cattoliche locali a rivelarlo, nel corso di un’audizione parlamentare, precisando che gli abusi sono drasticamente diminuiti rispetto ai numeri “spaventosi” degli anni ’70-’80. L’arcivescovo di Melbourne, Denis Hart, ha espresso vergogna e turbamento per gli abusi commessi dai religiosi, chiedendo nuovamente scusa per la sofferenza causata ai bambini e alle loro famiglie. L’ammissione degli abusi commessi, ha aggiunto Hart, “mostra come la chiesa di oggi sia impegnata a guardare in faccia la verita’ e a non mascherare, sminuire o evitare gli atti di coloro che hanno tradito una fiducia sacra”.

Di tutt’altro parere i sostenitori delle vittime che, denunciando un numero maggiore di casi, hanno rinnovato la richiesta di un’inchiesta indipendente. “La chiesa non ha mai alzato un dito per fermare i suoi preti pedofili”, ha commentato Chrissie Foster, madre di due figlie violentate da un parroco alla meta’ degli anni ’80, di cui in seguito una morta suicida. Lo stato federale di Victoria ha cominciato a indagare sui casi di pedofilia dopo il suicidio di decine di persone abusate dai religiosi.

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Dopo cinque anni di rimpalli imbarazzanti, il Senato ratifica all’unanimità la Convenzione di Lanzarote. Introdotti due nuovi reati: l’adescamento e l’istigazione a pratiche di pedopornografia

Il Senato approva all’unanimità, con 262 sì, la ratifica della Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, siglata a Lanzarote nel 2007. Dopo la sesta lettura è finalmente legge. Entra nel nostro codice penale (art.414-bis) la parola pedofilia. Come ricorda corriere.it, la Convenzione di Lanzarote è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 12 luglio 2007. Ancora in corso invece il processo di ratifica. Si tratta di un documento con il quale i Paesi aderenti si impegnano a rafforzare la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, adottando criteri e misure comuni sia per la prevenzione del fenomeno, sia per il perseguimento dei colpevoli e la tutela delle vittime. Gli stati aderenti si sono impegnati ad armonizzare i propri ordinamenti giuridici, modificando, quando necessario, il diritto penale nazionale. L’obiettivo è contrastare quei reati che, come la pedopornografia, sempre più spesso vengono compiuti con l’ausilio delle moderne tecnologie e sono consumati al di fuori dai confini nazionali del Paese di origine del colpevole.

Tra le novità più importanti apportate della Convenzione di Lanzarote, ci sarà l’introduzione di due nuovi reati: l’istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia e l’adescamento di minorenni. Previste pene più severe per tutta una serie di reati: dai delitti di maltrattamenti in famiglia a danno di minori ai reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati a sfondo sessuale a danno di minori. È inoltre previsto un inasprimento delle pene anche per i reati di prostituzione minorile e di pornografia minorile. Infine, non si potrà più dichiarare di non essere a conoscenza della minore età della persona offesa nel caso di commissione di uno dei delitti contro i minori.

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L’Istituto delle nebbie

Pubblicato: 18 settembre 2012 in Chiesa e pedofilia

Poco meno di due mesi fa lo staff di Beppe Grillo mi chiese di riassumere in un articolo la storia degli abusi del Provolo, il quotatissimo istituto cattolico per bambini sordomuti (tra i fiori all’occhiello di Verona nel mondo). Lo scrissi di getto e lo consegnai in mezza giornata. Il pezzo è uscito pochi minuti fa sul Blog beppegrillo.it. Penso che, almeno in termini di visibilità, sia un punto a favore per chi si batte per il diritto a informare e a essere informati sugli scandali che il Vaticano continua ancora oggi a voler insabbiare, e per chi non sopporta l’idea che gli uffici marketing del Papa e della Conferenza episcopale italiana vincano la loro battaglia,  facendo sì che gli abusi compiuti dai sacerdoti in Italia finiscano nel dimenticatoio istituzionale nostrano. FT

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“Masturbazioni, sodomizzazioni, rapporti orali forzosi. Tra le mura dell’Istituto religioso per bambini e bambine sordomuti “Antonio Provolo” di Verona, dagli anni Cinquanta fino al 1984 si è consumata una agghiacciante vicenda criminale ai danni di circa 40 giovani ospiti, di cui ancora oggi troppo poco si parla. Fondato nel 1830 da don Antonio Provolo, l’istituto è stato considerato per decenni tra i più rinomati centri a livello internazionale nel campo dell’educazione scolastica per minori sordomuti. Una fama crollata miseramente nel giro di qualche anno quando a poco a poco la forza vitale delle vittime è riuscita ad aprire delle crepe sempre più ampie nel muro dell’omertà dietro cui la Curia veronese ha tentato di celare gli abusi compiuti nei loro confronti da alcuni sacerdoti e fratelli laici dipendenti dell’Istituto. Dopo aver tentato per anni, inutilmente, di ottenere ascolto prima ancora che giustizia dalla diocesi locale, in particolare dal vescovo Giuseppe Carraro (deceduto nel 1981), e cozzando contro la prescrizione del reato stabilita dalla legge sia italiana che vaticana, una quindicina di vittime più forti psicologicamente, ha deciso di cambiare strategia e denunciare pubblicamente la vicenda sui media nazionali. Era l’inizio del 2009 e la loro storia ebbe anche un discreto risalto. È dovuto però passare ancora un anno prima che il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, si decidesse ad accogliere una delegazione degli ex studenti abusati. Una scelta obbligata, quasi sofferta quella di Zenti, maturata sulla scia delle nuove indicazioni che giungevano dalla Santa Sede. Si era infatti nel pieno dell’onda lunga di indignazione popolare montata durante la prima metà del 2010 in seguito all’impressionante serie di scandali pedofili che via via venivano alla luce dagli istituti religiosi cattolici di mezza Europa, isole comprese. Dopo infinite trattative col vescovo, le vittime ottennero – per la prima e unica volta in Italia – l’istituzione di una commissione curiale presieduta da un laico, che accertasse la veridicità delle loro denunce. La commissione, incaricata dal Vaticano e guidata dall’ex presidente del Tribunale di Verona, Mario Sannite, ha finito il proprio lavoro a febbraio 2011, dopo aver raccolto e videoregistrato le testimonianze sia delle vittime che di sacerdoti e fratelli laici presenti nell’Istituto all’epoca dei fatti contestati. È passato un anno e mezzo, che ne è dei risultati di quella inchiesta? Ancora oggi le vittime, riunite nell’associazione sordi Provolo, attendono di conoscere le conclusioni come convenuto con le autorità vaticane. Di certo si sa che la documentazione fu consegnata dopo pochi mesi a monsignor Giampietro Mazzoni, il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. Ma nessuno dei testimoni è stato informato o ha ricevuto una copia della sua audizione. Eppure qualcosa è già trapelato e ha del clamoroso. Intervistato a Matrix su Canale 5 il 24 maggio 2011, il presidente Sannite, dichiarò che «almeno tre, tra sacerdoti e fratelli laici, hanno ammesso gli abusi». Da allora più nulla. Non un cenno, non una comunicazione. Niente. Un’omertà totale da parte di Mazzoni che nemmeno i proverbiali tempi biblici della Chiesa possono ormai più giustificare.

Testimonianze

«Guarda là! Quella finestra, che s’affaccia verso il cortile interno, un po’ stretta ma alta con un muro divisorio dove ci sono i gabinetti … non lo vedi all’interno lo sciacquone?» «Si è lì, e allora?». «È lì che dopo essere stato violentato …da quel prete mi sono recato per lavarmi…». Questa testimonianza è stata inviata a chi scrive da uno degli ex allievi del Provolo, il quale mi chiede di citarlo con lo pseudonimo Balla coi lupi. È stata raccolta durante la Giornata della memoria che ogni anno si organizza a Verona il 30 giugno. La vittima si chiama Gianni Bisoli e si trova insieme a Balla coi lupi in via Rosmini, sede dell’Istituto. «Più sopra, vedi di nuovo quella finestra rotonda, con le inferriate?». «Si certo…» «Spesso “Lui” mi portava lì, mi chiudeva a chiave e mi costringeva a spogliarmi e dal di dietro mi violentava con foga…mi masturbava …mi sodomizzava con violenza…». «Ma com’è possibile? Tu non urlavi d’aiuto? Non riuscivi a scappare?» «Niente affatto, avevo paura anche di raccontare ai miei famigliari, anche se sono scappato per due volte dal collegio…». «E i genitori mi avevano riportato indietro e loro continuavano ad abusarmi di nuovo più ferocemente…». «Provengo da una famiglia povera come i miei compagni ed ex allievi, per cui di convenienza ci internavano lì…». Con lui, mi spiega Balla coi lupi, «ci capivamo abbastanza e per chiarire meglio ripetevo le domande fino alla noia». E Gianni «rispondeva sempre bene perché non sempre i nostri gesti tra sordi coincidono come i dialetti fra lombardi e veneti». «Guarda di nuovo al secondo piano quell’ampia finestra. Lì – dice Bisoli – c’è il lungo corridoio… Mentre i miei compagni si allontanavano e scendevano le scale per recarsi in cortile per la solita ricreazione… “Lui” mi tratteneva, aveva dei ribollii in faccia… e mi portava di forza lassù fino all’abbaino, una specie di solaio…mi ci richiudeva di nuovo e come altre volte mi abusava ma più forte e più intensamente con tanto tempo a disposizione …». «Sono stato abusato da 16 persone fra sacerdoti, fratelli laici e mi avevano portato perfino nelle stanze del vescovo…..dove quello mi aveva abusato…. Ricordo che mi aveva regalato un paio di scarpe porporate…». Ma sono passati tanti anni, gli risponde la mia “fonte”. «Macché, quelli sono ancora lì e vivono indisturbati grazie ai continui insabbiamenti dalla curia. Mentre io sono stato abusato da quando avevo nove anni fino ai quindici».

Non è ancora dato di conoscere i risultati della commissione curiale sul Provolo, ma testimonianze come quella di Bisoli, tutte in grado di descrivere dettagliatamente la stanza del vescovo, hanno provocato nel 2011 il blocco della procedura di beatificazione di Giuseppe Carraro, il vescovo di Verona al tempo dei crimini.”

Federico Tulli, giornalista, autore nel 2010 del saggio “Chiesa e pedofilia” (L’Asino d’oro edizioni)

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Qui di seguito tre interessanti documenti che il Blog di Grillo ha ottenuto direttamente dal mio archivio personale:

Proposta di legge di Maurizio Turco per l’istituzione della Giornata della memoria
Lettera al Papa, a Bertone e Bagnasco in cui le vittime del Provolo chiedono la sconsacrazione dei luoghi in cui sono avvenute le violenze
Lettera ai principali quotidiani locali e nazionali

È stato presentato a Toronto il documentario “Mea maxima culpa”, di Alex Gibney, sugli abusi sessuali da parte di alti prelati ai danni di piccoli sordomuti

Concita De Gregorio  su repubblica.it

Quel che Pedro Almodóvar ha raccontato in forma di fiaba dolente nel più nitido e meno fortunato dei suoi film, “La mala educaciòn”, il newyorkese Alex Gibney, premio Oscar per “Taxi to the dark side”, documenta fino allo sfinimento di dettaglio, accumulando per quasi due ore testimonianze, carte, deposizioni, ritagli, filmati d’epoca e insomma prove incontrovertibili del più vergognoso delitto commesso tra le pareti di istituti religiosi cattolici, complice l’omertà delle gerarchie vaticane: la pedofilia seriale perpetrata nel corso di decenni da alti prelati nordamericani ed europei a danno di bambini, in prevalenza maschi, che i medesimi prelati avrebbero dovuto educare. Centinaia le vittime documentate, quattro i testimoni che — oggi adulti — hanno dato il via in America alla causa di risarcimento infine vinta e che ora per la prima volta vediamo e ascoltiamo sullo schermo.

Alex Gibney, regista de “Mea maxima culpa. Silenzio nella casa di Dio”

Di “Mea maxima culpa. Silenzio nella casa di Dio”, presentato ieri in anteprima mondiale al festival di Toronto, si perdonano le pecche formali in virtù della sconvolgente forza dei fatti che, con grande fermezza, espone rompendo il segreto peggio custodito della storia della Chiesa. Per quanto risulti a tratti ripetitivo e nel complesso prolisso, il documentario ha tuttavia il grande pregio di raccontare senza paura ciò che nessuno fino a oggi aveva osato. Dei più di duecento ragazzini sordomuti violentati da padre Lawrence Murphy tra le cupe mura della St. John’s school for the deaf, Wisconsin, quattro sono inquadrati fin dalle prime scene e raccontano con linguaggio dei segni — in molti casi assai più evocativo delle parole — la loro storia. A partire dagli anni Settanta i bambini che venivano consegnati dalle famiglie alle cure delle suore e dei preti di questo cupo immenso castello di mattoni scuri sono stati oggetto di molestie e di violenza carnale da parte del rettore, prete grassoccio e di incarnato roseo acclamato in vita come filantropo e morto libero nel 1998, colto da infarto mentre giocava alle slot machines. La storia inizia nel 1972 e si dipana nei quarant’anni successivi, fino a oggi: una costante e inascoltata catena di lettere, denunce, insabbiamenti. Il Nunzio pontificio fin dal ’74 sapeva, l’arcivescovo Cousins scriveva («in fondo i testimoni sono muti»), un fiume di denaro copriva il rumore di fondo, donazioni per 80 milioni di dollari, altri casi analoghi emergevano in America e nel mondo, da Boston a Dublino a Verona. La congiura del silenzio trovava il suggello nell’ordine impartito nel 2001 dal cardinale Ratzinger: che ogni denuncia di questo tipo arrivasse sulla sua scrivania e solo su quella, in via riservata.

La telecamera di Gibney si sposta in Europa, racconta l’incredibile storia del pedofilo seriale padre Tony Walsh, il prete che imitava Elvis Presley e che adescava i ragazzini ai funerali. Documenta il caso dell’istituto per sordomuti di Verona, vicenda che meriterebbe da sola un film. In tutto simile al caso del Wisconsin, anche all’istituto Antonio Provolo di Verona le vittime sono state per decenni i bambini sordomuti. «Perché allora si considerava che i sordi fossero disturbati mentali», dice uno dei testimoni. Erano muti e per giunta poverissimi, le vittime ideali. Assai prima che esplodesse lo scandalo della Chiesa di Boston e che si giungesse, da ultimo, alle scuse pubbliche di Ratzinger nel frattempo eletto papa molto ci sarebbe stato da raccontare — mostra Gibney — sui Legionari di Cristo di padre Maciel Marcial Degollado, che qui si indica come vicinissimo ad Angelo Sodano. Una vera e propria rete di pedofilia sulla quale il cardinale Ratzinger chiese e ottenne da Giovanni Paolo II, nel 2004, d’indagare. Furono gli stessi legionari, infine, ad ammettere che il fondatore aveva commesso abusi sessuali ripetuti sui seminaristi della congregazione. Degollado, però, nel frattempo era morto.

Difficile immaginare che “Silenzio nella casa di Dio” trovi un distributore per le sale italiane, e ancor meno che possa essere trasmesso in tv per quanto non si debba mai perdere la speranza nel coraggio degli uomini. Il Vaticano ha naturalmente negato ogni autorizzazione alle interviste che Gibney aveva richiesto. Il regista, tuttavia, si ostina sereno a ripetere che il suo lavoro è al servizio della vera fede e dello spirito autentico della Chiesa «perché nulla — dice — è più sacro dell’innocenza. Coprire questo crimine e non denunciarlo equivale a commetterlo».

Robert W. Finn, 59 anni è il primo vescovo della Chiesa cattolica e apostolica romana a subire una condanna per aver “coperto” un sacerdote pedofilo della sua diocesi (Kansas City-St. Joseph, Missouri). Il caso che è stato tenuto nascosto dal prelato statunitense per oltre cinque mesi riguarda il sacerdote Shawn Rattigan, di Independence (Missouri), reo confesso in un altro processo appena concluso, di cinque atti di pedofilia e di detenzione di materiale pedo pornografico all’interno del suo computer. Il vescovo Finn, che era venuto a conoscenza delle foto raccapriccianti custodite del sacerdote, non ha presentato denuncia alla polizia ma non ha neanche adottato alcuna misura per salvaguardare i bambini che frequentavano la parrocchia del prete. Secondo quanto riporta il Mattino, la polizia ha accertato che nel tempo trascorso fino a quando non è stato finalmente denunciato, il prete ha continuato a collezionare altri cimeli raffiguranti bambini nel suo portatile. Oltre alla multa e alla libertà vigilata, il vescovo dovrà istituire e finanziare con 10.000 dollari un corso di sostegno psicologico alle vittime dei casi di pedofilia all’interno degli ambienti ecclesiastici.

Secondo il quotidiano “The Australian” si tratta di una stima per difetto, poiché la Chiesa locale sostiene di non essere in grado di fornire una cifra nazionale accurata

[Fonte: Globalist.it]

Nuovo scandalo per la chiesa cattolica australiana. La curia ha ricevuto almeno 1500 denunce di abusi sessuali da parte di sacerdoti, di cui circa un terzo sarebbero stati commessi su minori. A lanciare l’accusa è il quotidiano The Australian, sottolineando che il numero, rivelato in dichiarazioni da parte degli arcivescovi di Sydney e di Melbourne, è probabilmente una stima per difetto, poichè la Chiesa cattolica locale sostiene di non essere in grado di fornire una cifra accurata sul territorio nazionale.

Circa due terzi dei reclami sono stati presentati in Nuovo Galles del sud (capitale Sydney) secondo la procedura detta ‘Towards Healing’ (Verso la riconciliazione), stabilita nel 1996, e per quasi tutto il resto secondo il programma equivalente detto Melbourne Response. Molti di coloro che sisono sottoposti alle procedure dichiarano che l’esperienza li ha«nuovamente traumatizzati» o «ha rinnovato le sofferenze».Una delle vittime ha criticato la mancanza di indipendenza,poichè i reclamanti sono stati «reintrodotti allo stessoambiente patito nell’infanzia». Una donna le cui due figliesubirono abusi da un prete ha descritto l’esperienza come«altamente ingiuriosa» e «un trauma che si poteva evitare»,mentre una donna sessualmente aggredita da adulta dal suoparroco si è detta «gravemente traumatizzata» dalla rispostadella Chiesa. Un portavoce del cardinale George Pell, arcivescovo di Sydney e in precedenza di Melbourne, haassicurato che «la gran maggioranza delle persone hanno accolto con favore l’approccio di Towards Healing.

Padre Benedict Groeschel, il frate statunitense fondatore dell’ordine dei francescani del Rinnovamento

Cosa hanno in comune padre Groeschel e altri uomini di Chiesa, con Freud e Foucault? Un’idea perversa della sessualità umana, finalizzata a legittimare la pedofilia

Federico Tulli, Cronache Laiche

Il vescovo emerito di Grosseto, Giacomo Babini, è stato senza dubbio uno dei più espliciti negatori di una storia criminale che ha radici antiche: la violenza pedofila. Per cimentare questa sua dote, il 9 aprile 2010, scelse un sito noto per ospitare e rilanciare le idee di personaggi che non disdegnano ancora oggi i princìpi reazionari della Chiesa preconciliare. Secondo il presule, dietro le decine di migliaia di casi di pedofilia clericale che tra il 2009 e il 2010 hanno travolto decine di diocesi in tutto il mondo non c’era altro che un piano congegnato da diaboliche menti «nemiche dei cristiani e del cristianesimo», vale a dire «i nemici di sempre del cattolicesimo, ovvero massoni ed ebrei». Da comunicatore esperto, il vescovo ha poi smentito di aver pronunciato queste frasi (smentito a sua volta dal direttore della testata che pubblicò l’intervista). Ma intanto il messaggio era stato lanciato, la polemica innestata, il dubbio insinuato. Non contento, l’uomo di Chiesa così concludeva rinforzando il concetto: «L’Olocausto fu una vergogna per l’intera umanità ma adesso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti. Non crediate che Hitler fosse solo pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono l’economia tedesca». Come dire, sono stati gli stessi ebrei a provocare lo sterminio che fu a un passo dall’annientarli: se la sono cercata. Pronunciate o no da Babini, le sue frasi ricalcano sia l’idea negazionista dei presuli tradizionalisti seguaci del cardinal Lefebvre (scomunicati nel 1988 e riabilitati da papa Ratzinger nel gennaio del 2010), sia quella che ispirò i gerarchi nazisti che nel 1941 pianificarono la “soluzione finale”. Negazionismo: le vittime diventano colpevoli. Dopo l’eliminazione fisica, deve scomparire il concetto stesso di vittima. C’è in questa “idea” un inquietante nesso con quella che traccia la lunga storia delle violenze su bambini e adolescenti da parte di uomini e donne di Chiesa. Una storia millenaria di abusi pedofili e di giustificazione e copertura dei colpevoli.

Il “caso Babini” non è isolato e certe convinzioni sono ancora oggi piuttosto radicate all’interno della Chiesa cattolica. La conferma viene dagli interventi che ogni tanto spuntano dalle pagine dei giornali di mezzo mondo. L’ultimo in ordine cronologico arriva dagli Stati Uniti ed è simile, se non identico ad un altro caso emerso in Spagna pochi mesi fa. Ecco cosa afferma a proposito dei sacerdoti pedofili, il frate fondatore dell’ordine dei francescani del Rinnovamento, padre Benedict Groeschel: «La gente – dice Groeschel in un’intervista pubblicata nei giorni scorsi sul sito del National Catholic Register – ha in mente quest’immagine di una persona che aveva cattive intenzioni, uno psicopatico. Ma non è così. Prendiamo il caso di un uomo con un serio esaurimento nervoso, e un giovane gli si avvicina. In un sacco di casi è il giovane (14, 16, 18 anni) a sedurre il sacerdote» E ancora, in un crescendo di castronerie: «La maggior parte di queste relazioni sono di natura eterosessuale, e storicamente le relazioni fra uomo e ragazzo non sono state qualificate come crimini. Se andiamo indietro di 10-15 anni, davvero raramente eventi del genere sono stati qualificati come crimini. Nessuno la pensava così, e sono portato a credere che, la prima volta, questi preti non dovrebbero andare in galera perché non avevano intenzione di commettere crimini». Il National Catholic Register è stato il periodico dei Legionari di Cristo. Nel gennaio del 2011 la testata fu venduta nell’ambito del commissariamento provocato dal gigantesco scandalo per gli abusi “sessuali” compiuti su donne e minori dal fondatore Marcial Maciel Degollado e numerosi suoi fedelissimi. Non sorprende dunque che l’intervista sia stata rimossa dal sito appena ha iniziato a circolare al di fuori della ristretta cerchia dei suoi visitatori. Già perché, le parole del francescano sono state prontamente riprese dall’Huffington Post che di lettori ne ha 36 milioni, e questo ha costretto sia il francescano statunitense a precisare di non aver mai avuto intenzione di sostenere che «un sacerdote che abusa della sua vittima non sia responsabile».

Vero o no, le sue parole rimandano senza ombra di dubbio a un’altra “famosa” chicca, questa volta impossibile da cancellare o rettificare. Quando il tema della pedofilia clericale ricomincia a spuntare sulle prime pagine dei giornali spagnoli, puntualmente vengono ricordate le frasi di monsignor Bernardo Alvarez, vescovo di Tenerife. Costui in una tristemente famosa intervista del dicembre del 2007 rilanciata l’ultima volta a gennaio 2012 su El Pais, disquisisce di sessualità umana e quant’altro non si sa bene a che titolo. Dice testualmente Alvarez: «La sessualità disorganizzata è come una bomba a orologeria. Se viene provocata scoppia». E poi ancora: «Ci sono bambini di 13 anni che ti provocano, anche se tu non ti prendi cura di loro». Perché lo fanno? «Per avere rapporti sessuali con gli adulti». Ovvio, no? No. C’è anche qui l’idea, violentissima, del “bambino seduttore” direttamente mutuata dal quella cristiana che l’essere umano sia per natura (ovvero sin dalla nascita) peccatore. E quella altrettanto violenta – perché anch’essa del tutto priva di rapporto con la realtà umana – di una sessualità sviluppata già in età preadolescenziale. Formulando questo assurdo pensiero, i gerarchi vaticani si ritrovano in compagnia di personaggi appartenenti a una sponda culturale diametralmente opposta alla loro. O almeno così è secondo un pensare comune e forse poco attento.

La concezione di peccato originale, l’idea del bambino peccatore per natura, quindi diabolico, che attraversa venti secoli dopo essersi saldata con l’idea platonica del bimbo tavoletta di cera da plasmare per renderlo adulto cioè umano, non ha influenzato profondamente solo la cultura cristiana. Questo tema è stato sviscerato da alcuni studiosi e ricercatori in un convegno che si è tenuto all’Università di Chieti Gabriele d’Annunzio nel maggio del 2010, dal titolo “La pedofilia tra psichiatria e diritto”. Ecco una sintesi dell’intervento dello psichiatra Andrea Masini, direttore della rivista scientifica Il sogno della farfalla: «Chi nell’epoca moderna ci ripropone questo pensiero è Sigmund Freud. Considerato a torto un grande pensatore della psicologia moderna, l’inventore della psicoanalisi sul tema della pedofilia, come su molti altri, fece una grande confusione. Alimentando il dramma, propone la definizione, rimasta storica, che il bambino è polimorfo perverso. Secondo Freud, il bambino normale, il bambino sano, il neonato (quindi tutti i bambini) è invece perverso per costituzione, per patrimonio genetico. E nella definizione che usa c’è la parola “perverso” che è la stessa con cui ancora oggi si caratterizza la pedofilia. Freud ripropone dunque l’idea millenaria, ammantandola di implicazioni patologiche, che soltanto con la ragione, con il raggiungimento dei sette-otto anni, l’essere umano impara a controllare i suoi “istinti” che sono naturalmente perversi» (cfr Chiesa e pedofilia di F. Tulli, L’Asino d’oro 2010).

Il dramma culturale originato da Freud trova una solida sponda durante il Sessantotto con il filosofo francese Michael Foucault quando sostiene che «il bambino è un seduttore», nel senso che «provoca, cerca, ricerca il rapporto sessuale con l’adulto» (Follia e psichiatria di M. Foucault, Raffaello Cortina Editore 2006). Giova ricordare che Foucault non si limitò a teorizzare certe idee, avendo firmato insieme con Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Jack Lang, futuro ministro della cultura, un manifesto in cui si auspicava la legalizzazione dei rapporti “sessuali” coi bambini da 12 anni in su. Una proposta che trovò estimatori anche al di qua delle Alpi, tra uomini politici e letterati nostrani. Nota ancora lo psichiatra Masini: «È Freud a teorizzare la sessualità nell’infanzia. Ma questo, che è una specie di dogma tuttora presente, è un obbrobrio culturale, scientifico, intellettuale, morale e anche penale. Il bambino non ha sessualità, punto. Per sessualità s’intende una dimensione che riguarda l’adulto, che prevede lo sviluppo puberale, che prevede la presenza di tutta una serie di realtà fisiche e biologiche, prima di tutto, e mentali, che il bambino non ha. Tutta la sua dimensione di rapporto, che è potentissima, si svolge in un ambito che possiamo chiamare “di affetti” che di sessuale non ha assolutamente nulla, e non lo può nemmeno avere. Possiamo pertanto ribadire che, mutuando il pensiero aristotelico prima e quello della Bibbia poi, Freud teorizza che il bambino non “esiste”». Insomma per Groeschel, Freud, Foucault, Babini, Alvarez e compagnia, il bambino non è un essere umano e questo spiega perché certe culture ritengono che la pedofilia non sia violenza e nemmeno un crimine. Giustificando così il più vile degli abusi che un essere umano possa subire (derubricato ancora oggi dal Vaticano in reato contro la morale, cioè mera offesa a Dio), poiché va a colpire lucidamente chi sta vivendo gli anni cruciali per la definizione dell’identità.