Parla Carlo Pedini, autore del romanzo La sesta stagione. Un mirabile affresco delle trame, dei sotterfugi e dei fallimenti che hanno segnato la storia recente della Chiesa

Federico Tulli su Cronache Laiche

Pensando alla sconcertante vicenda di Gianluigi Nuzzi, autore di Vaticano spa e Sua Santità, minacciato di denuncia dalla Santa Sede per aver svolto il suo lavoro di giornalista d’inchiesta documentando trame e affari poco chiari che si svolgono all’interno delle Mura leonine, non è azzardato sostenere che andare a “indagare” – seppur in forma narrativa – tra le pieghe della Chiesa cattolica di questi tempi ci vuole una bella dose di coraggio. È il caso di Carlo Pedini, musicista, compositore, direttore d’orchestra e autore di diversi saggi musicali, al suo primo romanzo con La sesta stagione (Cavallo di ferro editore), nel quale l’autore in virtù di uno studio scrupoloso di fonti e documenti ripercorre la storia del nostro Paese dal 1934 al 1985 filtrandola attraverso le vicende della comunità civile e religiosa di Civita Turrita, un paesino dell’entroterra toscano.

Il libro descrive una parabola che si compie lungo quasi cinquant’anni, dal 1934 al 1985, toccando gli eventi salienti della recente storia italiana. La narrazione dei fatti locali, ancorati alla vita della piccola comunità e centrata sulle esistenze di tre giovani seminaristi, trova una corrispondenza puntuale nelle vicende storiche e nei grandi mutamenti accaduti a livello nazionale in quegli stessi anni. Dal fascismo e i crimini di guerra ai Patti Lateranensi, dalla nascita della democrazia e dei partiti di massa all’opposizione (vera o presunta) fra chiesa e democristiani da una parte contro socialisti e comunisti dall’altra, passando per il Concilio Vaticano II, il Sessantotto, gli anni di piombo.

Mutamenti a cui non ci si può sottrarre: sotto i colpi della Storia e l’incidere del tempo e della modernità, anche il microcosmo apparentemente perfetto della diocesi locale si sfalda, trascinando con sé i destini dei tre seminaristi e dell’intera collettività civitese. Attorno alle figure centrali (Piero Menardi, Ottavio Pettirossi e Oreste Riccoboni) si muove infatti una folla intera di altri personaggi, in cui compaiono rappresentanti del mondo ecclesiastico (come Pio XII e Giovanni XXIII), politico, musicale, contadino, delle corporazioni artigianali e delle classi popolari. «In realtà – racconta Pedini a Cronache Laiche – l’idea del romanzo è nata più di dieci anni fa, sulla scia del grande scandalo “pedofilia” negli Stati Uniti. Direi che i tempi non erano granché diversi da quelli odierni. Oramai ci siamo abituati a situazioni in cui la Chiesa fa parlare di sé più per aspetti negativi che altro. Siamo in presenza di un ente morale che impone o vuole imporre a tutti la propria morale senza adottare un comportamento corrispondente».

È forte l’impronta “musicale” nello stile narrativo di Pedini. «La sesta stagione è nato come un esperimento e non ero nemmeno sicuro di riuscirci. Volevo importare nella letteratura i meccanismi costruttivi della musica classica, prendendo cioè un modello ben preciso – I Buddenbrock di Thomas Mann – ed eseguirlo fedelmente. Ora posso dire che teoricamente l’esperimento è replicabile. È possibile ridare vita a capolavori che appartengono al passato rielaborando argomenti e temi che appartengono alla contemporaneità».

Il romanzo è anche, non a caso, un’opera corale, dove come in una sinfonia ciascun personaggio interpreta e reagisce a modo suo agli eventi che cambiano il corso della storia italiana in cui la Chiesa si è mossa da protagonista. «Nella prima parte c’è un’adesione totale al sistema dei valori che era stato introdotto dal fascismo. Per cui sostanzialmente il sistema teocratico della Chiesa cattolica si sposava perfettamente con la dittatura. La caduta del fascismo segna la prima grande crisi interna al Vaticano. Con il rapido avvento della democrazia c’è il tentativo non perfettamente riuscito del Concilio vaticano II di adeguarsi alla nuova società, di rimodernarsi, di capirla meglio. Questo passaggio lascia insoddisfatta una parte del clero, specie quella che vive a contatto quotidiano con la società. Si realizza così un distacco sempre più marcato tra il clero minuto e le gerarchie vaticane che – come scrivo anche nel libro – proseguono quasi accecate nel loro viaggio verso il nulla. Scollegandosi irrimediabilmente dal resto della società civile». Nel 1985 (che solo per una coincidenza è l’anno in cui il governo Craxi rinnova i Patti con lo Stato d’oltretevere) si conclude la parabola dell’ultimo dei protagonisti, il quale pur essendo stato “educato” dalla figura, almeno in apparenza, più positiva del romanzo (don Oreste) finisce per diventare un brigatista. E qui è marcata l’analogia con altri integralisti, con un’altra parabola discendente. Quella che riguarda coloro che per cultura religiosa sono convinti di essere portatori di valori assoluti sui quali non è possibile mediare. La sesta stagione, a suo modo, allude pesantemente agli intrecci perversi tra Stato e Chiesa, ancora oggi molto attuali. Viene naturale chiedere a Pedini se scriverà un seguito. La risposta è “no”. «Non vedo un seguito positivo possibile – racconta -. Ho l’impressione che dal 1985 a oggi non sia successo nulla. Il peso che la Chiesa cattolica ha sulla società è diventato quasi prossimo allo zero. Anche se ne sentiamo continuamente parlare, anche se viene sempre data un’attenzione mediatica a tutto quello che le gerarchie vaticane dicono e fanno, il loro distacco dalla vita reale e dalla nostra società è oramai arrivato a livelli di non ritorno». Rimane un senso di oppressione che va risolto. Ma senza imbracciare il mitra.

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