Del prete pedofilo (e reo confesso) non si deve da parlare

Pubblicato: 27 giugno 2012 in Varie
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Don Marco Mangiacasale

Polemiche e proteste a Como per un articolo di don Angelo Riva, direttore del settimanale diocesano. La stampa locale reagisce: «È nostro dovere raccontare i fatti, dire che un parroco è stato arrestato per pedofilia e quali delitti ha confessato»

di Rossella Ricchiuti (Ossigeno per l’informazione)

 

«Certe ferite della vita sono per il Medico celeste, non per il pubblico ludibrio, né per la gogna mediatica. E meno ancora per lo sciamare malsano del pettegolezzo, o per il gusto compiaciuto del torbido». Così don Angelo Riva, direttore del Settimanale della Diocesi di Como, ha bollato gli articoli di cronaca – comparsi su varie testate locali – che hanno riferito le accuse a don Marco Mangiacasale, ex-parroco arrestato per violenza sessuale aggravata a danno di due minorenni. I cronisti hanno replicato: noi dobbiamo raccontare i fatti e lo facciamo rispettando le regole e le persone coinvolte. 

La vicenda. È il 7 marzo 2012 quando l’ex parroco di San Giuliano, don Marco Mangiacasale, economo della Diocesi di Como dal 2009, viene arrestato. Da quel momento i giornalisti della stampa locale si occupano della questione che pian piano assume proporzioni notevoli. Il prete incriminato ha ammesso subito di aver intrattenuto rapporti sentimentali e sessuali con le due ragazze per quattro anni, da quando avevano rispettivamente 12 e 13 anni, e anche di aver molestato sessualmente altre tre giovani minorenni. Tutto normale. Come non raccontare ciò che è successo? Nessuno mette in dubbio che i cronisti abbiano il preciso dovere di fare sapere ai cittadini turbati come sono andate le cose e cosa emerge da indagini e ammissioni. Nessuno ci trova da ridire fino al 2 giugno scorso quando, tre mesi dopo l’arresto del parroco, appare un articolo su Il settimanale della Diocesi di Como, che sulla questione ha mantenuto il più assoluto silenzio. È firmato dal direttore editoriale, don Angelo Riva. Il contenuto lascia interdetti i giornalisti che si sono occupati del caso. Ecco come termina l’editoriale: «Può darsi che il silenzio del Settimanale abbia deluso qualche lettore, ma dal cannibalismo (per non dire la coprofagìa) di certa informazione noi intendiamo smarcarci».

Le reazioni. «Sono rimasto spiacevolmente sorpreso, le parole di don Riva sono avulse da ogni contesto», commenta Paolo Moretti, giornalista della Provincia di Como, che ha seguito la vicenda insieme al collega Stefano Ferrari. Paolo racconta di aver trattato il caso con estrema cautela nei confronti delle vittime al fine di non consentirne l’identificazione. «Per questo motivo all’inizio abbiamo anche evitato di riportare negli articoli l’età delle bambine ed i molti dettagli scabrosi contenuti nelle carte giudiziarie. Questo è avvenuto anche dopo che la segretezza degli atti è caduta, quando è stato notificato all’indagato l’avviso di conclusione indagini», aggiunge Paolo, sottolineando l’estrema attenzione alla deontologia professionale durante la documentazione dei fatti.

La Provincia di Como si è occupata del caso con estrema attenzione e costanza, così come ha fatto il Corriere di Como attraverso le penne di Mauro Peverelli e di Anna Campaniello. I due quotidiani hanno raccontato con precisione e meticolosità gli spiacevoli fatti: dall’arresto del parroco grazie alla denuncia della ragazzina che, alla fine di febbraio, ha deciso di dire basta confidandosi prima con l’attuale parroco di San Giuliano e poi con gli inquirenti, fino alle migliaia di sms ed mms inviati dal prete alle sue vittime.

«L’Unione Cronisti Lombardi ha subito pubblicato una nota in cui è stato stigmatizzato l’accaduto. L’attacco di don Riva risulta inspiegabile, dal momento che la vicenda ha interessato un prete pedofilo reo confesso», sottolinea Moretti. L’autore dell’articolo si definisce anche giornalista, quindi formalmente collega di Paolo e degli altri cronisti che ha accusato di cannibalismo e coprofagia. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che dovrebbe far riflettere, poiché se monsignor Riva si reputa un giornalista dovrebbe conoscere alla perfezione il diritto di cronaca, che ha palesemente offeso.

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Fonte: Ossigeno per l’informazione

Leggi anche: L’articolo di don Angelo Riva

 

 

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