Pedofilia dei preti e Vatileaks: di chi “diavolo” è la colpa?

Pubblicato: 25 giugno 2012 in Varie
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Era sembrato di capire che le massime autorità vaticane avessero preso di petto e sviscerato fin dove loro consentito il dramma dei reati di pedofilia commessi dai preti in tante, troppe parti del mondo. Era sembrato che la fuga degli innumerevoli documenti dalle stanze del papa o ad esse limitrofe, che va sotto il nome di VatiLeaks, fosse stata affrontata con una buona dose di concretezza, fondata su indagini poliziesche e procedimenti giudiziari. Ora su entrambe le brutte questioni c’è un fumoso tirar le fila a opera di Benedetto XVI, per quanto riguarda il primo argomento, e del cardinale Tarcisio Bertone relativamente al secondo.

Il papa ha inviato al 50esimo Congresso eucaristico internazionale (10-17 giugno) un messaggio che, svolgendosi l’evento a Dublino, in quella Irlanda dove la pedofilia dei preti ha raggiunto vette inimmaginabili, non poteva astenersi dall’accennare al fenomeno. «Ringraziamento e gioia», ha detto, per la «così grande storia di fede e di amore» del cristianesimo «sono stati di recente scossi in maniera orribile dalla rivelazione di peccati commessi da sacerdoti e persone consacrate nei confronti di persone affidate alle loro cure. Al posto di mostrare ad essi la strada verso Cristo, verso Dio, al posto di dar testimonianza della sua bontà, hanno compiuto abusi su di loro e minato la credibilità del messaggio della Chiesa. Come possiamo spiegare – si è chiesto – il fatto che persone le quali hanno ricevuto regolarmente il corpo del Signore e confessato i propri peccati nel sacramento della Penitenza abbiano offeso in tale maniera?». «Rimane un mistero», è stata la sorprendente risposta del papa, che “chiude” le indagini sulle motivazioni di tanto dolore e tanto scandalo senza avere scovato il colpevole. Sorprendente ma, va sottolineato, anche stridente nell’accostamento all’uso che, della parola “mistero”, fa il papa poco più sopra, in ben più profondi concetti teologici. «Il tema del Congresso (“Comunione con Cristo e tra di noi”) ci porta a riflettere sulla Chiesa quale mistero di comunione con il Signore e con tutti i membri del suo corpo», afferma Benedetto XVI in apertura. Poi, ricordando che «il Concilio ha promosso la piena ed attiva partecipazione dei fedeli al Sacrificio eucaristico», ha spiegato che il rinnovamento liturgico desiderato dai padri conciliari «era proteso a rendere più facile l’entrare nell’intima profondità del mistero».

Nell’intervista che il cardinal Bertone ha rilasciato a Famiglia Cristiana, il segretario di Stato accusa del pasticcio VatiLeaks direttamente il diavolo, “puparo” del maggiordomo Paolo Gabriele, agli arresti per trafugamento di documenti, e dei tuttora “misteriosi” e più o meno ecclesiastici traditori con i quali il cameriere doveva essere in combutta. «La verità – ha detto – è che c’è una volontà di divisione che viene dal maligno». Ecco dunque il colpevole. Qui sì, è stato scovato. Certo, all’origine di ogni male, e perciò anche del VatiLeaks, c’è, per i credenti, il Male personificato. Il quale, non riconosciuto, sa però farla da padrone anche nella Chiesa cattolica. Vedi l’Inquisizione, per dirne una. Lontana. Vedi la pedofilia dei preti, per dirne un’altra. Vicina. Ma quali abiti ha vestito il diavolo, quali menti ha abitato, di quali strutture si è servito? È un “mistero”?

Eletta Cucuzza, Adista

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commenti
  1. kisciotte ha detto:

    E che c’è da scandalizzarsi? 🙂
    Gente che identifica i terremoti come una manifestazione della potenza di Dio, che tocca da vicino il gregge, mettendolo alla prova la fede, quasi che i terremotati debbano fare salti di gioia per essere stati prescelti (e questo accadde all’Aquila).
    Gente che, per provarne un’altra, invita a pregare perché le scosse cessino (e questo accade in Emilia).
    Delle due carte in mano, la Chiesa una può provare a giocarsi: o il male è gestito da Dio come misteriosa prova d’ardimento da superare, o il Maligno in persona muove le mani del maggiordomo, i bassi ventri dei preti pedofili, le placche tettoniche addirittura.
    Il tertium comporterebbe affrontare le questioni con logica, concretezza, fatti e intelligenza.
    Ergo, non datur.
    L’unico mistero è come facciano a non provare un minimo di imbarazzo nel sostenere certe tesi in pubblico. Alle depravazioni intellettuali non c’è mai fine; tutto il resto ne consegue.

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