Archivio per aprile, 2012

Un libro coraggioso, schietto, efficace. Un’inchiesta priva di zone d’ombra, che scava a fondo senza pietismi e falsi moralismi tra le pieghe di un crimine odioso e violentissimo, le cui cause sono ancora scarsamente indagate sebbene sia radicato in tutte le società. Compresa quella occidentale. Golgota, firmato per Piemme dal giornalista di Panorama, Carmelo Abbate (autore del best seller europeo Sex and the Vatican. Viaggio segreto nel regno dei casti, Piemme 2011), da pochi giorni in libreria, allarga in maniera significativa lo squarcio nel muro di omertà mediatica che riguarda il fenomeno della pedofilia nel clero cattolico italiano.

Abbate, come hai sviluppato l’idea di scrivere Golgota?

In Sex and the Vatican ho descritto la doppia morale della Chiesa cattolica riguardo ai temi legati alla sessualità, come questa viene vissuta di nascosto dagli appartenenti al clero e spesso come una vera e propria ossessione che sfocia in violenza. Indagando in questi ambiti mi sono trovato a contatto con storie di abusi pedofili, ma volutamente ho scelto di non raccontarle in quel libro. Provavo una sorta di repulsione. Poi, come racconto nelle prime pagine di Golgota, è successo che mi sono imbattuto nella mail di una vittima. Quando ci ho parlato e mi sono reso conto dalle sue risposte di ciò che subisce una persona abusata in età adolescenziale, ho sentito il dovere di chiudere il cerchio. È questa la molla che mi ha portato a scrivere Golgota.

Nel libro c’è la presenza costante di due protagonisti. Il sacerdote violentatore e la sua preda. Con entrambi tu instauri un rapporto che li porta a raccontare e a raccontarsi. Ciò che trasuda dalle tue pagine è l’enorme differenza di spessore emotivo tra queste due persone. Da un lato un calcolatore che tenta di costruire un personaggio dalle sembianze umane con i suoi limiti e le sue (presunte) virtù, risultando invece gelidamente anaffettivo. Dall’altro la dignità, l’indignazione, la sofferenza, la rabbia di un uomo vittima di un crimine paragonato dagli specialisti all’omicidio.

È agghiacciante, in effetti, la differenza. Secondo me dipende proprio dal vissuto diverso delle due figure. Io sono rimasto colpito dalla serialità che caratterizza questi crimini. A un certo punto racconto la storia di un prete brasiliano che nel suo computer aveva memorizzato il “decalogo del pedofilo”. In dieci punti spiega dove individuare la preda, come avvicinarla, in che modo ammaliarla. Non dico che tutti i pedofili siano così, ma penso che anche in colui che non arriva a darsi delle “regole” scritte c’è comunque una serialità, un’abitudine, una “serenità” nei comportamenti. Questa stessa freddezza l’ho riscontrata nel prete intervistato in Golgota. E poi c’è la sua vittima. Che per anni ha tenuto dentro di sé la paura, la vergogna, il silenzio. Quando tutto ciò esplode, il dramma si percepisce a pelle nell’uso delle parole, nel timbro della voce, nelle pause. L’aguzzino invece rimane calmo, con la sua voce piatta come se nulla di particolare fosse successo. Arrivando praticamente a sostenere – tipico dei violentatori – che l’ha fatto per compiacere il bambino.

Golgota offre anche una dettagliata ricostruzione dei dolorosi fatti di cronaca degli ultimi anni. Un periodo che ha segnato profondamente l’immagine della Chiesa cattolica nel mondo, costretta a prendere atto dell’inadeguatezza delle proprie norme a prevenire gli abusi e dell’atteggiamento omertoso dei propri gerarchi. Nel recente simposio internazionale per vescovi e segretari generali “Verso la guarigione e il rinnovamento” (citato anche da Abbate), organizzato dalla Santa Sede all’Università Gregoriana di Roma, il promotore di Giustizia, Charles Scicluna, ha ammesso senza mezzi termini l’esistenza di un «problema culturale» in seno alla Chiesa. Problema che però sembra non essere percepito come tale in tutti gli ambienti ecclesiastici, istituzionali e mediatici, specie quelli italiani. Chi scrive era uno dei 4-5 giornalisti italiani presenti al simposio in mezzo a decine di colleghi stranieri, e si è sentito rispondere dal responsabile della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che qui da noi «non ci sono i presupposti» per istituire una commissione d’indagine indipendente da parte della Conferenza episcopale. Lombardi intendeva dire che «non c’è un numero tale di episodi» da giustificare inchieste sulla scia di quelle che in Belgio, Irlanda, Stati Uniti e Germania hanno consentito di portare alla luce un fenomeno devastante, dando la forza a migliaia di vittime di denunciare la propria condizione. Come in altri ambiti, anche nella lotta alla pedofilia clericale il nostro Paese è in grave ritardo. Qual è il tuo parere?

Le statistiche dicono che in Italia i casi di abusi sono stati ottanta in dieci anni. Ma chi ci crede? In nessun altro Paese risiedono tanti sacerdoti come da noi. Questo dà l’idea di quale sia l’atteggiamento della Conferenza episcopale italiana (Cei) riguardo questo fenomeno. Continua a far finta che nel mondo in questi dieci anni non sia accaduto nulla. Io penso che però non sia solo una responsabilità dei vescovi. L’assenza di reazione politica che accomuna i due grandi schieramenti, e soprattutto di copertura mediatica, impensabile altrove, è un fatto tutto italiano. Di fronte a Golgota è stato innalzato un muro di silenzio, come a dire che il libro non esiste. Cioè il problema della pedofilia clericale in Italia non esiste. Lo stesso mi era capitato con Sex and the Vatican. I media nazionali lo hanno ignorato. Di certe cose qui da noi non se ne deve parlare. Questo libro uscì contemporaneamente in Francia e ho partecipato a trasmissioni in prima serata in chiaro su Canal plus, oppure a Radio France dove ho potuto parlare del dramma delle suore abusate. Ero sgomento di fronte alla differenza di atteggiamento tra i mass media italiani e quelli francesi. L’agenzia France press chiese un commento alla Cei sull’uscita di Sex and the Vatican. La risposta fu: “Nessun commento, non intendiamo fare pubblicità a quel libro”. Ecco, questa è la linea editoriale seguita dalla stampa italiana.

La storia della Chiesa cattolica è costellata di abusi sui bambini e gli adolescenti. Lo storico Eric Frattini documenta 17 papi pedofili tra il IV e il XVI secolo. Poi con l’Inquisizione si gettano le basi del sistema legislativo e giudiziario che favoriscono l’omertà e l’insabbiamento dei casi. Un sistema al quale si sono adeguati nell’era moderna Pio XI e Giovanni XXIII, quando firmano rispettivamente nel 1922 e nel 1962 due versioni del Crimen sollicitationis, e Paolo VI. Ma è con Giovanni Paolo II e il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede durante tutto il suo pontificato, che “la cultura del silenzio” si è radicalizzata. Non a caso porta la firma dell’attuale papa (e del segretario Tarcisio Bertone) il De delicti gravioribus del 2001 con cui si rinnova l’esortazione del Crimen al silenzio sui crimini pedofili. Oggi il Vaticano vorrebbe farci credere che Ratzinger e Benedetto XVI non sono la stessa persona, accusando i media (stranieri) di alimentare una campagna denigratoria nei suoi confronti. Tu dedichi Golgota a Benedetto XVI, come mai?

Morale “sessuale”, coppie di fatto, omosessualità. Quando ho finito di scrivere Sex and the Vatican il mio giudizio nei confronti della Chiesa di Joseph Ratzinger era del tutto negativo. Lavorando a Golgota mi sono reso conto che per quanto riguarda lo specifico tema degli abusi, con le sue prese di posizione, il suo coraggio, il suo pubblico rincrescimento, l’incontro con le vittime e la manifesta vergogna, Benedetto XVI ha scelto un vero e proprio cambio di passo rispetto al Papa che lo ha preceduto. Questo gli va dato atto.

Nessuno però ha mai chiesto ai diretti interessati – le vittime, i “sopravvissuti” – cosa ne pensano delle scuse di Benedetto XVI.

Per carità, di fronte a certi drammi ci vuole ben altro che porgere delle scuse. Si può discutere quanto queste siano genuine e spontanee e quanto dietro invece ci sia una necessità “politica” dettata dalla difficile fase storica che sta vivendo la Chiesa, per cui non si può più sottrarre dal prendere una posizione pubblica su questo fenomeno. Però non si può non riconoscere a Ratzinger la svolta rispetto a Wojtyla. In Golgota metto in fila tutte le sue iniziative contro la pedofilia. Il paradosso qual è? Benedetto XVI viene individuato dall’opinione pubblica mondiale come capro espiatorio. Mentre Giovanni Paolo II, sebbene sia quello che più di tutti ha messo la polvere sotto il tappeto, viene beatificato e osannato. Anche così si spiega la mia dedica. Se il fine ultimo è il benessere di chi è stato abusato ed è fare in modo che altri abusi non se ne commettano, Benedetto XVI rappresenta una fiammella di speranza che va alimentata, protetta e legittimata. La strada da seguire è questa e secondo me non va ricacciata nell’oscurità.

Federico Tulli [Cronache Laiche]

Sinossi:
Sono passati quasi trent’anni da quando il primo caso di pedofilia viene segnalato al Papa. Da allora si contano ufficialmente quattromilacinquecento casi nella Chiesa degli Stati Uniti, con oltre due miliardi e mezzo di dollari di risarcimenti pagati. Millesettecento preti accusati di abusi in Brasile. Mille in Irlanda, chiamati a rispondere di trentamila casi. Centodieci sacerdoti condannati in Australia. In Italia si parla di ottanta casi e trecento vittime: quelli rimasti riservati o nascosti sono certo molti di più, ma la Conferenza episcopale italiana non ha mai comunicato dati ufficiali. L’elenco delle Chiese travolte dallo scandalo della pedofilia copre i cinque continenti. Nel corso dell’ultimo decennio i casi di abusi sessuali compiuti da ecclesiastici su minori sono «in drammatico aumento», ha recentemente dichiarato il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio. Ma se si comincia finalmente a prendere coscienza della dimensione del fenomeno, si fatica enormemente a riconoscerne la natura e le cause. Sono solo alcuni dei numeri di Golgota. Ma il lavoro di Carmelo Abbate è tutt’altro che un elenco di numeri. È una rete di incontri: da Roma a New York, da Berlino a Parigi, dall’America Latina all’Africa. Di confessioni inquietanti. Di testimonianze. Di scontri. Rivelazioni sconcertanti. Documenti esclusivi. È, soprattutto, una solida indagine da undercover reporter. Le denunce delle vittime. L’immobilismo delle gerarchie. Il teorema del silenzio. I soldi per pagarlo. I centri per il recupero dei preti pedofili. Le azioni giudiziarie. Il quadro psicologico. Il risultato è una sconvolgente inchiesta, un reportage inedito ed esplosivo.

Carmelo Abbate
Golgota. Viaggio segreto tra Chiesa e pedofilia
Piemme, 378 pagine, €17.50

Il cardinale Godfried Danneels

Nuove rivelazioni della stampa belga nel quadro dell’operazione “Calice” sugli abusi sessuali compiuti da preti in Belgio. Il cardinale Godfried Danneels, ex primate del Paese – scrive oggi il quotidiano popolare fiammingo Het Laatste Nieuws – sarebbe stato informato «almeno quaranta volte» di casi di abusi sessuali in seno alla Chiesa sulla base delle lettere emerse dal dossier dell’inchiesta. Interrogato nel 2010 dalla polizia giudiziaria di Bruxelles «Godfried Danneels aveva indicato che non era al corrente di casi di abusi sessuali nella sua diocesi».

Immediata la reazione del Cardinale che, tramite il suo legale, ha fatto sapere che non ha più nulla da aggiungere alle risposte già date alla commissione per gli abusi sessuali. Per l’avvocato, Fernand Keuleneer, l’articolo «è un cattivo piatto riscaldato, non pubblicato a caso, in quanto è solo di qualche giorno la sentenza della Corte di Cassazione nella quale l’illegalità delle perquisizioni e dei sequestri è stata definitivamente confermata».  In un comunicato il Cardinale e il suo consiglio annunciano che presenteranno un nuovo ricorso presso il giudice d’istruzione «al fine di determinare se, ancora una volta, si è di fronte a un problema di disinformazione e di manipolazione dell’istruzione, e di violazione del suo segreto».  La decisione del cardinale Godfried Danneels e del suo consiglio di presentare ricorso per determinare se c’è stata violazione del segreto d’istruzione nasce anche dal fatto che Het Laatste Nieuws, si riferisce «a delle fonti vicino all’istruzione giudiziaria; che il quotidiano riporta informazione sullo stato dell’istruzione e su quello che la giustizia avrebbe già concluso o no». L’articolo precisa che «nella più parte dei casi esistono scambi di lettere tra il cardinale e le vittime, le loro famiglie, e le persone a loro vicine».  Lettere di denuncia a cui Danneels «ha a volte risposto scrivendo che pregava per le vittime. In un caso ha allontanato un prete pedofilo dalla parrocchia, ma senza informarne la Giustizia».

 

Fonte: Il SecoloXIX, 11 aprile 2012

Sono 683 le denunce credibili di abuso ricevute dalla Chiesa cattolica statunitense nel corso del 2011. Il 68% degli abusi su minori denunciati sono relativi a fatti accaduti tra il 1960 e il 1984, in maggioranza tra il 1975-1979. Solo il 3% delle denunce del 2011 (21 casi) riguarda persone che sono ancora minori: 7 sono state dichiarate credibili dalle forze dell’ordine, 3 sono state considerate falsi, le altre hanno confini piu’ indefiniti o sono difficili da accertare. È quanto emerge dalla Relazione annuale 2011 sull’attuazione della ”Carta per la protezione dei bambini e dei giovani” che le diocesi americane sono invitate a rispettare. Ne da’ notizia la Conferenza episcopale degli Stati Uniti, evidenziando che ”quasi tutte le diocesi del Paese hanno rispettato i 17 punti della Carta”. Mancano all’appello le diocesi di Baker, Oregon, e Lincoln, Nebraska e sei eparchie di rito orientale, ”che si sono rifiutate di partecipare alle verifiche, quindi risultano non conformi” alle regole. Dal rapporto – riferisce l’agenzia Sir – risulta che i costi per gestire la crisi sono generalmente diminuiti, rispetto all’anno precedente, ma sono aumentate le spese legali. I costi totali nel 2010 per terapie, sostegno alle vittime, ecc. sono stati di 124 milioni di dollari nel 2010.

Nel 2011 sono scesi a 109 milioni di dollari. Diocesi e congregazioni religiose insieme hanno speso 150 milioni di dollari nel 2010, 144 milioni di dollari nel 2011. Tra i preti accusati in passato di abusi sui minori, 253 sono morti, 58 sono stati ridotti allo stato laicale, 281 erano gia’ stati rimossi sulla base di precedenti accuse.

”Anche se il rapporto evidenzia che la maggior parte delle accuse riguarda il passato – ha affermato il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale Usa – la Chiesa deve continuare a vigilare. Dobbiamo fare il possibile perche’ questi abusi non accadano più. Continueremo a lavorare per una piena guarigione e riconciliazione con le vittime”.

asp/gc

di Emanuela Fiorentino e Ignazio Ingrao (Panorama n.16/2012)

Si dice che a Firenze il grande orecchio degli investigatori abbia ascoltato per mesi le telefonate di mezza Curia. Lo scopo? Fare luce sullo strambo attentato al cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo della città, scampato per un pelo al fuoco di pistola in una sinistra serata novembrina. Si dice che i preti che lavorano in Curia nulla abbiano mostrato di sapere su che cosa si nasconda dietro gli spari. Al punto che, di quelle telefonate, zero potrebbe restare agli atti, tantomeno la vita privata che emergerebbe tra un «pronto…» e l’altro. Si parla persino di conversazioni imbarazzanti, ma nessuna conferma arriva dagli inquirenti, né su questo fronte (totalmente irrilevante per le indagini) né su altro.

Un muro di silenzio tale che Panorama, per riaccendere i riflettori su un episodio gravissimo avvenuto 6 mesi fa, e del quale troppo presto ci si è dimenticati, ha avviato un’inchiesta propria, ricostruendo dalla voce dei testimoni e dei protagonisti una serie, inedita, di retroscena e storie parallele. Ma partiamo dall’inizio. Secondo gli inquirenti è stato Elso Baschini, un pregiudicato di 73 anni, protagonista anni fa di una clamorosa protesta sul tetto del carcere delle Murate, a ferire il 4 novembre 2011 don Paolo Brogi, il segretario del cardinale, e a puntare la pistola contro quest’ultimo. Il pm Giuseppina Mione si appresta a chiudere le indagini chiedendo il rinvio a giudizio per Baschini (difeso dall’avvocato Cristiano Iuliano). Ma il testimone che accusa l’aggressore, Mohamed Kahoul Toufik, rivela a Panorama un altro elemento che potrebbe aprire una nuova pista: Baschini, alcuni mesi prima dell’agguato, gli avrebbe mostrato 20 mila euro per convincerlo a collaborare con lui. Soldi che, secondo il marocchino, potrebbero essere stati dati a Baschini come anticipo per una missione ai danni della Curia. «Mi ha fatto vedere quei 20 mila euro e mi ha chiesto se gli procuravo una pistola. Mi ha detto che gli sarebbe servita solo per fare un furto. Ma a che serve una pistola se vuoi solo rubare? Mi sono rifiutato di aiutarlo» dichiara il marocchino a Panorama.

Nel frattempo è emersa una vicenda totalmente estranea all’attentato, ma scoperta indagando proprio su quello. I sospetti sono pesanti: pedofilia. E nel mirino di una serie di accusatori c’è un sacerdote molto in vista, Daniele Rialti. Per Firenze potrebbe riaprirsi una vecchia, dolorosissima ferita dopo la vicenda di Lelio Cantini, il parroco-padrone della chiesa Regina della pace a Firenze (morto lo scorso 15 febbraio), responsabile di abusi sessuali e violenze psicologiche su minorenni, che per oltre trent’anni ha goduto di appoggi e coperture prima di essere ridotto allo stato laicale e di essere salvato dalla prescrizione. Don Rialti appartiene a una delle istituzioni più importanti nel campo della solidarietà: l’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, fondata quasi un secolo fa per aiutare i bambini usciti dal riformatorio e sostenuta dall’aristocrazia e dalla migliore borghesia fiorentina. L’Opera possiede diverse strutture (fra cui la famosa Villa Guicciardini) dove vengono assistiti a vario titolo oltre un migliaio di ragazzi.

Al vertice dell’organizzazione c’è oggi don Corso della famiglia Guicciardini-Strozzi. Anche il presunto attentatore, Baschini, è molto legato all’Opera della Madonnina del Grappa, dalla quale era stato assistito. E proprio dalle testimonianze raccolte fra le persone vicine all’Opera sono emerse le accuse a carico di don Rialti.  Il sacerdote, per 17 anni, è stato viceparroco presso la chiesa di san Giovanni evangelista a Empoli. Figura «simbolo» delle comunità neocatecumenali fiorentine, Rialti è anche giudice e promotore di giustizia del tribunale ecclesiastico diocesano. Dunque è una specie di pubblico ministero chiamato, fra l’altro, ad avviare l’azione penale canonica in caso di pedofilia. Ma proprio Rialti, nel 2008, è stato accusato di molestie sui bambini da un gruppo di fedeli e dal parroco di san Giovanni Evangelista, Paolo Cioni (forse futuro vicario generale della diocesi di Firenze al posto di monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare).

Don Cioni ha riferito agli inquirenti di avere denunciato a Betori i comportamenti di Rialti quando era suo viceparroco, in particolare nei confronti di un gruppo di minorenni stranieri e dei ragazzi ospitati nel dormitorio dell’Opera presso la parrocchia. Denuncia a suo dire avvalorata da una lettera inviata a Betori da alcuni genitori e catechisti della parrocchia. L’arcivescovo chiamò entrambi i sacerdoti, ma alla fine decise di archiviare il caso e di trasferire don Cioni a Calenzano e don Rialti a Scandicci, a 20 chilometri da Empoli, nella parrocchia di san Bartolomeo in Tuto.

Durante l’interrogatorio del 29 novembre scorso, il magistrato ha chiesto conto al cardinale Betori del caso Rialti. «Don Cioni mi riferì di certi atteggiamenti di don Rialti verso minorenni» ha risposto Betori. Ma «ho interrogato direttamente Rialti e ho chiuso l’indagine», poiché dalle voci sarebbe emersa «una pacca sul sedere a un ragazzo» e niente altro. Panorama ha cercato di capire di più sulle accuse rivolte a Rialti.

Il coordinatore della Misericordia di Empoli, Fabrizio Sestini, come ha già dichiarato alla squadra mobile, racconta che un assistente sociale gli aveva riferito la confidenza di un minorenne assistito dall’Opera. Il ragazzo si era lamentato per il fatto che Rialti entrava in bagno mentre lui faceva la doccia. La domestica di don Daniele, Laura Cornuti, non ha remore. A Panorama racconta quanto ha già detto a chi indaga: «Quasi ogni sera dopo cena arrivava un gruppo di ragazzi italiani, che con un fare piuttosto arrogante chiedeva di vedere Rialti. Il sacerdote mi faceva aprire e io li lasciavo salire. Quando poi è arrivato don Cioni a fare il parroco, don Daniele mi ha raccomandato di non farli più entrare e di mandarli via». Cornuti riferisce pure di gruppi di ragazzini albanesi e romeni che circolavano intorno a Rialti e che il sacerdote aiutava. E poi di una famiglia colombiana che abitava in una casa di proprietà dell’Opera: «Erano una coppia di genitori con un bambino. Un giorno la madre, Gloria, ha ferito alla testa don Daniele nel corso di un violento diverbio nel quale la donna avrebbe intimato al sacerdote di lasciar perdere il suo bambino, come ha riferito chi era presente alla discussione».

Raggiunto da Panorama, Rialti respinge ogni accusa, ma ricorda di essere stato convocato dall’arcivescovo: «Nel 2008 Betori mi ha chiamato, gli ho spiegato che quelle accuse erano orchestrate dall’ex parroco di san Giovanni Evangelista. Anche per il posto che occupo, come promotore di giustizia, mi faccio molti nemici. Ma l’arcivescovo mi ha riconfermato piena fiducia, tanto che continuo a svolgere le mie funzioni nel tribunale diocesano. E nella mia nuova parrocchia di Scandicci seguo centinaia di ragazzi delle comunità neocatecumenali». Non solo, il sacerdote rivela di continuare a frequentare la parrocchia di Empoli: «Ci vado spesso perché là si trova la mia comunità di provenienza». Quanto alla vicenda della famiglia colombiana, ammette di essere stato ferito alla testa dalla madre del bambino, ma «si trattava di una donna fragile e ammalata che credeva che io l’avessi accusata di avere compiuto un furto in casa». Nel frattempo don Daniele ha anche patteggiato una condanna penale a seguito di una denuncia della Guardia di finanza per la cooperativa Agricampus a Barberino di Mugello, che fa capo all’Opera e della quale Rialti era presidente e legale rappresentante.

Panorama ha chiesto a uno dei responsabili della Madonnina del Grappa, Vincenzo Russo, se le accuse di pedofilia a carico di Rialti sono state prese in esame dall’Opera: «Si tratta solo di voci» risponde don Vincenzo «non posso chiedere spiegazioni su fatti così gravi a un confratello solo sulla base di pettegolezzi». Don Cioni, invece, ha riferito agli inquirenti che ci sarebbe stata una burrascosa riunione alla Madonnina nella quale don Vincenzo avrebbe messo alle strette don Rialti e gli avrebbe raccomandato di non entrare più nei bagni dei ragazzi mentre facevano la doccia.

Panorama ha domandato anche al cardinale Betori spiegazioni sul caso Rialti, ma il porporato ha preferito non rispondere. Incalzato dal magistrato in un altro interrogatorio, il cardinale ha invece parlato dei suoi rapporti con monsignor Maniago che venne coinvolto nella vicenda di don Cantini. Rapporti di totale collaborazione con l’ausiliare, spiega Betori al pm. Ma aggiunge: «A loro (ai familiari delle vittime di don Cantini, ndr) dispiace che Maniago sia ancora qui, però le nomine del vescovo non le fa un vescovo, le fa il Papa».

Se le accuse contro Rialti siano solo voci o ci sia un qualche fondamento sarà accertato dalla procura. Al momento la questione non sembra essere collegata all’attentato a Betori, sebbene tutti i protagonisti di questa storia siano legati in qualche modo alla Madonnina del Grappa. Strane coincidenze, silenzi e mezze verità che complicano ogni giorno di più un caso che potrebbe rivelarsi il vaso di Pandora della Chiesa di Firenze.

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Don Daniele Rialti

È accusato da un altro sacerdote e da alcuni fedeli. Personale della squadra mobile della questura di Firenze avrebbe anche perquisito la casa in cui viveva in precedenza don Rialti, a Empoli. Perquisizioni anche nella casa di un giovane albanese a Empoli e alla Madonnina del Grappa a Firenze. Sarebbero stati acquisiti materiali informatici, dai quali gli investigatori pensano di poter risalire ai nomi di persone da ascoltare come testimoni.  E la polizia avrebbe anche perquisito l’abitazione di un giovane albanese ad Empoli. Il ragazzo oggi è maggiorenne ma minorenne nel periodo al quale risalirebbero i presunti abusi, tra i cinque ed i tre anni fa, quando don Rialti era parroco a Empoli. Il giovane sarebbe stato sentito questa mattina in questura. Il presunto caso di pedofilia sarebbe stato scoperto dalla procura di Firenze mentre indagava sull’attentato subito, il 4 novembre 2011, dall’arcivescovo monsignor Giuseppe Betori nel quale il suo segretario, don Paolo Brogi, rimase ferito da un colpo di pistola. I due episodi non sarebbero collegati tra loro, ma gli accertamenti avrebbero fatto emergere il caso e diversi testimoni sentiti sulla vicenda di don Rialti sono già stati ascoltati dalla polizia anche nel corso delle indagini sull’attentato.

SEQUESTRO ALLA MADONNINA DEL GRAPPA Materiale informatico e’ stato acquisito dalla polizia anche nella sede dell’Opera Madonnina del Grappa a Firenze, alla quale e’ legato Don Daniele Rialti, il sacerdote al centro degli accertamenti su presunti casi di pedofilia a Firenze. Don Rialti, che e’ tra l’altro anche giudice del tribunale ecclesiastico diocesano, tre anni fa era stato trasferito dalla parrocchia di Empoli ad un’altra a Scandicci dall’arcivescovo Giuseppe Betori.

PROCURA: FASCICOLO NEI CONFRONTI DEI DUE GIORNALISTI DI PANORAMA

La Procura di Firenze ha iscritto un fascicolo nei confronti dei due giornalisti di Panorama e di eventuali altre persone coinvolte nella pubblicazione del servizio in cui si riferisce dell’indagine su un caso di presunta pedofilia, al centro del quale ci sarebbe il sacerdote fiorentino don Daniele Rialti. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Quattrocchi. (Fonte)

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Simona Maggiorelli (giornalista), Federico Tulli, Maria Gabriella Gatti (neonatologa e psicoterapeuta - Università di Siena), Elisabetta Amalfitano (docente di Filosofia); foto di Domenico Fargnoli. Empoli, Cenacolo degli Agostiniani, presentazione del libro Chiesa e pedofilia (L'Asino d'oro edizioni) 31 marzo 2012

Un particolare ringraziamento a Silvia Maggiorelli