ImmagineLa Visita Apostolica della Chiesa irlandese ordinata da papa Benedetto XVI in seguito all’esplosione dello scandalo pedofilia ”ha permesso ai visitatori di vedere con i loro occhi quanto le mancanze del passato abbiano dato luogo a una comprensione e reazione insufficiente al terribile fenomeno dell’abuso dei minori, non ultimo da parte di vari vescovi e superiori di ordini religiosi”. E’ quanto si legge nella sintesi dei risultati della Visita, pubblicati oggi dalla Sala Stampa vaticana.

”Con un grande senso di dolore e vergogna – sottolinea il rapporto -, bisogna ammettere che all’interno della comunità cristiana giovani innocenti sono stati abusati da preti e religiosi alla cui cura erano stati affidati, mentre coloro che dovevano vigilare spesso non lo hanno fatto adeguatamente”. Tuttavia, prosegue il rapporto, ”i visitatori hanno potuto verificare che, dall’inizio degli anni ’90, sono stati fatti passi verso una maggiore consapevolezza della serieta’ del problema degli abusi, sia nella Chiesa che nella società, e di quanto sia necessario trovare misure adeguate per contrastarlo”. Nella sintesi del rapporto, che contiene osservazioni della Santa Sede e di tutti i dicasteri vaticani interessati dalla visita, si rinnova ”il senso di sgomento espresso da Papa Benedetto XVI nella Lettera ai cattolici d’Irlanda” e ”la vicinanza che egli ha più volte manifestato alle persone vittime di tali atti peccaminosi e criminali compiuti da sacerdoti o religiosi”. Nel testo si sottolinea come questa visita apostolica abbia avuto ”un carattere pastorale”, permettendo da un lato di ”attestare la gravita’ delle mancanze che hanno dato luogo nel passato ad una non sufficiente comprensione e reazione, anche da parte dei vescovi e superiori religiosi, al terribile fenomeno dell’abuso sui minori”.

Il testo di sintesi presentato oggi precisa che le ”Linee guida” enunciate nel documento ”Safeguarding Children” del 2008 prevedano alcuni aspetti di basilare importanza per continuare a monitorare e prevenire misfatti in questo ambito: anzitutto si parla di ”un capillare coinvolgimento dei fedeli e delle strutture ecclesiastiche nel lavoro di prevenzione e formazione”; si ribadisce la disponibilità piena ad ”una stretta collaborazione con le autorità civili nella tempestiva segnalazione delle accuse”; si riafferma ”il costante rimando alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per ciò che è di sua competenza”. Il testo sottolinea, inoltre, che ”tali norme si sono rivelate uno strumento efficace per gestire le denunce di abuso e per accrescere la sensibilità dell’intera comunità cristiana in materia di tutela dei minori”.

Oltre a come affrontare l’assistenza nei confronti delle vittime degli abusi, il documento si occupa anche degli autori degli abusi (preti e religiosi) e di coloro che tra i religiosi sono stati accusati ingiustamente. Si ricorda cosi’ che vescovi e superiori religiosi, in collaborazione con il ”National Board for Safeguarding Children”, ”dovranno sviluppare una normativa per trattare i casi di sacerdoti o religiosi verso cui siano state avanzate accuse, ma nei confronti dei quali il Pubblico ministero abbia deciso di non procedere”. Allo stesso modo, prosegue il testo di sintesi, ”si dovranno stabilire norme per facilitare il ritorno nel ministero di sacerdoti falsamente accusati e per offrire l’adeguata attenzione pastorale ai sacerdoti o religiosi che siano stati ritenuti colpevoli di abusi su minori”.

Quanto alla formazione nei seminari e negli istituti religiosi, il documento vaticano afferma che e’ necessario assicurare che ”la formazione offerta sia radicata in un’autentica identità presbiterale, offrendo una più sistematica preparazione alla vita imperniata sul celibato sacerdotale, sapendo mantenere un adeguato equilibrio tra le dimensioni umana, spirituale ed ecclesiastica”.

Sempre in tema di formazione dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa, il testo evidenzia l’importanza di ”introdurre più rigorosi criteri di ammissione” e di ”mostrare un maggiore impegno per la formazione intellettuale dei seminaristi”. Si afferma inoltre che ”i religiosi in Irlanda si uniranno ai vescovi nella comune riflessione” su questi temi della formazione per una adeguata identità presbiterale e religiosa, oltre che per offrire assistenza alle stesse vittime degli abusi.

Nonostante la gravità dei fatti verificatisi, i visitatori vaticani sottolineano ”la permanente vitalità della fede del popolo irlandese”, notano ”la dedicazione con cui molti vescovi, sacerdoti e religiosi vivono la propria vocazione”, riscontrano ”la vicinanza umana e spirituale che molti di loro hanno avvertito da parte dei fedeli in un tempo di crisi” e riconoscono ”la profonda fede di molti uomini e donne e un vasto coinvolgimento di sacerdoti religiosi e laici nel dare vita alle strutture di tutela dei minori”. Tra gli ultimi aspetti citati nel documento, si parla della riflessione circa l’attuale configurazione delle diocesi, considerate da molti troppe rispetto alla popolazione irlandese, da riconsiderare in vista di rendere le strutture diocesane ”meglio idonee a rispondere all’odierna missione della Chiesa”. (asp/cam/alf)

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