Archivio per marzo, 2012

Città del Vaticano – Le linee guida della Conferenza episcopale italiana per il contrasto e la prevenzione della pedofilia nella Chiesa saranno «presentate a maggio all’assemblea generale dei vescovi, e dopo la loro approvazione saranno rese pubbliche e operative». Lo ha confermato il segretario generale dei vescovi, mons. Mariano Crociata, nella conferenza stampa conclusiva del Consiglio Permanente della Cei.  (asp/res)

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Un’analisi storica e sociologica della pedofilia nella società occidentale a partire dagli episodi di cui sono stati protagonisti rappresentanti della Chiesa cattolica, un’originale ricerca sul pensiero all’origine della violenza sui bambini. In Chiesa e pedofilia (Non lasciate che i pargoli vadano a loro), edito da L’Asino d’oro, il giornalista Federico Tulli – che presenterà il libro a Empoli sabato 31 marzo insieme con Elisabetta Amalfitano, docente di filosofia, Maria Gabriella Gatti, neonatologa e psicoterapeuta dell’Università di Siena, e Simona Maggiorelli, giornalista del settimanale Left (Cenacolo degli Agostiniani, via dei Neri 15 ore 17:00) – indaga sul fenomeno della pedofilia nel clero, e tratteggia il quadro degli scandali che attraversano 20 secoli di storia fino agli ultimi eventi che hanno sconvolto l’Europa e l’Italia. Un percorso compiuto attraverso inchieste, denunce, testimonianze, processi e interviste a esperti. «Questo libro ricostruisce una cronaca terribile e dolorosa – afferma nella prefazione lo storico Adriano Prosperi -. È un forte atto di accusa contro il silenzio, le attenuazioni, le coperture, le mezze misure che hanno circondato in Italia la speciale questione criminale dei preti pedofili».

Nel lungo viaggio in cui l’autore ricostruisce sin dalle origini la storia dei crimini, emerge quella che è stata una vera e propria legittimazione culturale della pedofilia, che affonda le proprie radici nel logos occidentale e si propaga fino ai nostri giorni sotto l’ala protettrice del cattolicesimo. Decine di migliaia di vittime in tutto il mondo, migliaia di sacerdoti sotto accusa, miliardi di dollari spesi dalla Chiesa per risarcire vittime e loro familiari. Il coinvolgimento del clero cattolico, si scopre, arriva da lontano. Il saggio Chiesa e pedofilia lo dimostra con dovizia di particolari. Dal Concilio di Elvira (305 d.C.), quando per gli “stupratores puerorum” fu decisa la punizione del rifiuto della comunione, al Crimen sollicitationis, approvato nel 1962 da Papa Giovanni XXIII, dopo la prima edizione di Pio XI (1922), che stabilisce l’assoluta segretezza nelle cause di molestie, pena la scomunica, anche per la vittima che avesse la tentazione di denunciare alla giustizia civile – la validità del documento è stata confermata nel 2001 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger nella lettera De delictis gravioribus -, è sempre esistito uno stretto nesso nei secoli tra Chiesa cattolica e pedofilia. Suffragato da numerosi documenti e un’ampia bibliografia, il libro di Tulli offre per la prima volta un quadro d’insieme di questo complesso fenomeno, interrogandosi sui motivi di una deflagrazione mediatica senza precedenti – avvenuta nel 2010 – sostenuta da una veemente indignazione popolare. E ipotizza che «si sta forse radicando nel pensiero comune un nuovo modo di intendere la nascita, il bambino e l’essere umano».

Lasciate che i pargoli vengano a me, ma non quelli abusati dai miei pastori. Questo il messaggio tra le righe (ma mica poi tanto) del papa nella sua visita pastorale in Messico dei giorni scorsi. All’esortazione alla salvaguardia dell’infanzia («Desidero levare la mia voce invitando tutti a proteggere e accudire i bambini, perché mai si spenga il loro sorriso, possano vivere in pace e guardare al futuro con fiducia»), non è seguita quella che sarebbe dovuta essere solo la naturale conseguenza: l’incontro con le vittime degli abusi di padre Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo. Eppure, il papa ha detto di parlare a «tutti i bambini del Messico, particolarmente quelli che sopportano il peso della sofferenza, l’abbandono, la violenza o la fame». Tutti tranne quelli, ormai adulti, che la violenza l’hanno subita dalla stessa Chiesa per mano di uno dei più abietti personaggi che abbiano vestito l’abito talare.

Ma d’altronde la storia del fondatore dei Legionari di Cristo è davvero imbarazzante per la Chiesa di Roma, che nonostante continui a dichiarare la totale inconsapevolezza dei due ultimi papi, Wojtyla e Ratzinger, sulla vera “natura” di Degollado, si sottrae al colloquio con gli ex seminaristi abusati perché, secondo il direttore della sala stampa vaticana padre Lombardi, l’incontro sarebbe stato chiesto con «arroganza» dalle stesse vittime invece che, come da prassi, dai vescovi.
Cioè se è la Chiesa locale che chiede al papa di parlare con le vittime dei suoi pastori pedofili – ossia se queste sono sufficientemente mansuete e rassegnate – bene, altrimenti è meglio evitare per non sporcarsi le mani in situazioni a rischio e potenzialmente lesive dell’immagine della Chiesa stessa. Chiaro, no? Alla faccia della ricerca di «verità e trasparenza» che lo stesso Lombardi attribuisce su questo tema ai due papi. Il cui ruolo, su questa oscena storia di abusi e insabbiamenti che si snoda dal 1948 al 2006, anno della “punizione” di Degollado, è ben descritto nel libro I Legionari di Cristo. Abusi di potere nel papato di Giovanni Paolo II (Jason Berry e Gerald Renner, Fazi editore)

Sotto il papato di Wojtyla, varie inchieste, avviate dopo le numerose accuse di abusi sessuali a carico di Maciel, vennero insabbiate dal Vaticano. Nel 2004, Giovanni Paolo II arrivò a elogiare pubblicamente Maciel durante una solenne cerimonia. E Ratzinger, allora a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, eluse ogni richiesta di mettere il prete messicano sotto processo, mentre il segretario di Stato Sodano si impegnò strenuamente per difenderlo. L’inchiesta vaticana è brevemente avanzata dopo la morte di Wojtyla; ma l’annuncio del Segretariato di Stato (20 maggio 2005) che Maciel non avrebbe dovuto affrontare un processo canonico solleva gravi interrogativi sul nuovo papato. Ancora in settembre, otto mesi prima della punizione inflitta da Benedetto XVI al fondatore dei Legionari, Sodano invita Maciel a Lucca come ospite ufficiale di una prestigiosa conferenza.

La punizione di cui si parla è la sospensione a divinis, la rinuncia a ogni pubblico ministero e una vita di ritiro e preghiera per comportamenti «immorali» che hanno «causato serie conseguenze nella vita e nella struttura della Legione». Non ai seminaristi da lui violentati per anni, quelli a cui ora si nega anche il solo confronto.

Cecilia Maria Calamani (Cronache laiche)
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ImmagineLa Visita Apostolica della Chiesa irlandese ordinata da papa Benedetto XVI in seguito all’esplosione dello scandalo pedofilia ”ha permesso ai visitatori di vedere con i loro occhi quanto le mancanze del passato abbiano dato luogo a una comprensione e reazione insufficiente al terribile fenomeno dell’abuso dei minori, non ultimo da parte di vari vescovi e superiori di ordini religiosi”. E’ quanto si legge nella sintesi dei risultati della Visita, pubblicati oggi dalla Sala Stampa vaticana.

”Con un grande senso di dolore e vergogna – sottolinea il rapporto -, bisogna ammettere che all’interno della comunità cristiana giovani innocenti sono stati abusati da preti e religiosi alla cui cura erano stati affidati, mentre coloro che dovevano vigilare spesso non lo hanno fatto adeguatamente”. Tuttavia, prosegue il rapporto, ”i visitatori hanno potuto verificare che, dall’inizio degli anni ’90, sono stati fatti passi verso una maggiore consapevolezza della serieta’ del problema degli abusi, sia nella Chiesa che nella società, e di quanto sia necessario trovare misure adeguate per contrastarlo”. Nella sintesi del rapporto, che contiene osservazioni della Santa Sede e di tutti i dicasteri vaticani interessati dalla visita, si rinnova ”il senso di sgomento espresso da Papa Benedetto XVI nella Lettera ai cattolici d’Irlanda” e ”la vicinanza che egli ha più volte manifestato alle persone vittime di tali atti peccaminosi e criminali compiuti da sacerdoti o religiosi”. Nel testo si sottolinea come questa visita apostolica abbia avuto ”un carattere pastorale”, permettendo da un lato di ”attestare la gravita’ delle mancanze che hanno dato luogo nel passato ad una non sufficiente comprensione e reazione, anche da parte dei vescovi e superiori religiosi, al terribile fenomeno dell’abuso sui minori”.

Il testo di sintesi presentato oggi precisa che le ”Linee guida” enunciate nel documento ”Safeguarding Children” del 2008 prevedano alcuni aspetti di basilare importanza per continuare a monitorare e prevenire misfatti in questo ambito: anzitutto si parla di ”un capillare coinvolgimento dei fedeli e delle strutture ecclesiastiche nel lavoro di prevenzione e formazione”; si ribadisce la disponibilità piena ad ”una stretta collaborazione con le autorità civili nella tempestiva segnalazione delle accuse”; si riafferma ”il costante rimando alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per ciò che è di sua competenza”. Il testo sottolinea, inoltre, che ”tali norme si sono rivelate uno strumento efficace per gestire le denunce di abuso e per accrescere la sensibilità dell’intera comunità cristiana in materia di tutela dei minori”.

Oltre a come affrontare l’assistenza nei confronti delle vittime degli abusi, il documento si occupa anche degli autori degli abusi (preti e religiosi) e di coloro che tra i religiosi sono stati accusati ingiustamente. Si ricorda cosi’ che vescovi e superiori religiosi, in collaborazione con il ”National Board for Safeguarding Children”, ”dovranno sviluppare una normativa per trattare i casi di sacerdoti o religiosi verso cui siano state avanzate accuse, ma nei confronti dei quali il Pubblico ministero abbia deciso di non procedere”. Allo stesso modo, prosegue il testo di sintesi, ”si dovranno stabilire norme per facilitare il ritorno nel ministero di sacerdoti falsamente accusati e per offrire l’adeguata attenzione pastorale ai sacerdoti o religiosi che siano stati ritenuti colpevoli di abusi su minori”.

Quanto alla formazione nei seminari e negli istituti religiosi, il documento vaticano afferma che e’ necessario assicurare che ”la formazione offerta sia radicata in un’autentica identità presbiterale, offrendo una più sistematica preparazione alla vita imperniata sul celibato sacerdotale, sapendo mantenere un adeguato equilibrio tra le dimensioni umana, spirituale ed ecclesiastica”.

Sempre in tema di formazione dei candidati al sacerdozio e alla vita religiosa, il testo evidenzia l’importanza di ”introdurre più rigorosi criteri di ammissione” e di ”mostrare un maggiore impegno per la formazione intellettuale dei seminaristi”. Si afferma inoltre che ”i religiosi in Irlanda si uniranno ai vescovi nella comune riflessione” su questi temi della formazione per una adeguata identità presbiterale e religiosa, oltre che per offrire assistenza alle stesse vittime degli abusi.

Nonostante la gravità dei fatti verificatisi, i visitatori vaticani sottolineano ”la permanente vitalità della fede del popolo irlandese”, notano ”la dedicazione con cui molti vescovi, sacerdoti e religiosi vivono la propria vocazione”, riscontrano ”la vicinanza umana e spirituale che molti di loro hanno avvertito da parte dei fedeli in un tempo di crisi” e riconoscono ”la profonda fede di molti uomini e donne e un vasto coinvolgimento di sacerdoti religiosi e laici nel dare vita alle strutture di tutela dei minori”. Tra gli ultimi aspetti citati nel documento, si parla della riflessione circa l’attuale configurazione delle diocesi, considerate da molti troppe rispetto alla popolazione irlandese, da riconsiderare in vista di rendere le strutture diocesane ”meglio idonee a rispondere all’odierna missione della Chiesa”. (asp/cam/alf)

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Pedofilia: Papa sgomento per il caso Irlanda. Diocesi da riorganizzare (Agi)

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Pedofilia, Vaticano: Senso di vergogna e tradimento per Irlanda (TMNews)

Pedofilia, Vaticano: Riformare Chiesa d’Irlanda (Lettera43)

The report will be published by the Vatican this morning

The Vatican will publish a report this morning on the Catholic child abuse scandals in Ireland. It was compiled following visits to Ireland by teams of Vatican-appointed foreign church leaders. It will also look at the church’s dealings with survivors of abuse and current child protection policies. The report was promised two years ago by Pope Benedict XVI in his letter to Catholics in Ireland. It is expected to impose a rationalisation of dioceses. The Pope expressed horror in the wake of the Ryan and Murphy reports, which revealed a 70-year history of child abuse by a significant number of priests, brothers and nuns and cover-ups by their religious superiors. Six teams were assigned to formally assess the implications of the abuse scandals in each of the four archdioceses, in religious orders and congregations based in Ireland and abroad. Some of the teams met victims and concerned Catholics in advertised locations, as well as individual survivors behind closed doors.

(Fonte: Bbc News )

Leggi anche: “Pedofilia, i risultati dell’indagine della Chiesa irlandese ordinata dal Papa” (Vatican insider, La Stampa.it)

Don Marco Mangiacasale

Nuove accuse contro l’ex parroco arrestato dieci giorni fa; il giudice nega i domiciliari in un convento. L’editoriale del vicario: «Stiamo vicini alle parrocchie e alla Chiesa colpita nei suoi affetti»

COMO – Almeno quattro ragazze, tutte minorenni, hanno subito violenze sessuali da don Marco Mangiacasale, 48 anni, l’ex parroco di San Giuliano ed economo della Curia arrestato il 7 marzo. Alla luce delle nuove denunce l’inchiesta si allarga, e nei prossimi giorni saranno sentite dalla Procura le amiche delle giovanissime che hanno denunciato il sacerdote.

Il pm Simona De Salvo giovedì ha espresso parere negativo sulla richiesta di arresti domiciliari presentata dai legali del sacerdote. Don Marco vorrebbe essere trasferito dal carcere del Bassone in una struttura ecclesiastica fuori Como, dove chiede di poter avviare un percorso di recupero. Tra le possibili destinazioni, un monastero di clausura in Piemonte. L’ultima parola ora spetta al gip Maria Luisa Lo Gatto, che lunedì ha raccolto la confessione del prete. Don Mangiacasale ha chiesto scusa. Le nuove denunce aggravano però la posizione del sacerdote, accusato di violenza sessuale continuata. Secondo quanto trapelato nelle scorse ore, sembra che le ragazzine coinvolte nella vicenda non sapessero della relazione delle amiche con il sacerdote. Si fa strada dunque l’ipotesi che altre giovani parrocchiane abbiano subito attenzioni morbose e abusi dall’ex parroco. Nei prossimi giorni saranno dunque convocate in Procura altre coetanee delle vittime che frequentavano l’oratorio.

Dieci giorni dopo l’arresto di don Marco parla intanto il vicario episcopale monsignor Angelo Riva. «Ci siamo scoperti umiliati e uniti – dice rivolgendosi ai fedeli nell’editoriale del “Settimanale della Diocesi” in uscita oggi. – Umiliati perché traditi nella fiducia, colpiti da dove non te lo aspetti. Quanti sguardi smarriti ci è capitato di incrociare. Non solo di preti, ma di gente comune, parrocchiani buoni, dalla fede semplice e scossa». «Stiamo vicini alle comunità parrocchiali – aggiunge il vicario episcopale. – Stiamo vicini a don Marco e più ancora a tutte le vittime di questa vicenda e alla Chiesa tutta, colpita nei suoi affetti più cari».

Anna Campaniello (corriere.it)

Articolo (agghiacciante) in tema: Il prete e la ragazzina: gli sms raccontano una storia d’amore

Don Marco Mangiacasale

L’economo della diocesi di Como, don Marco Mangiacasale, ex parroco della Chiesa di San Giuliano, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una ragazzina minorenne. Il sacerdote è stato prelevato dagli uomini della polizia giudiziaria della Procura di Como. Per lui è stata disposta la detenzione in isolamento almeno fino a quando sarà interrogato dal giudice preliminare. A far scattare le indagini che hanno portato all’arresto, sarebbe stata la denuncia presentata dai genitori della presunta vittima. Secondo quanto si apprende i presunti abusi sessuali si sarebbero protratti per diversi anni prima che la ragazzina li raccontasse all’attuale parroco di San Giuliano, parrocchia del centro cittadino il quale ha poi raccontato tutto ai famigliari della giovane. Si parla di un periodo compreso fra l’inverno 2008 e pochi giorni fa. Il religioso 48enne è stato prelevato nel primo pomeriggio mentre si trovava ad Abbadia Lariana, in provincia di Lecco. (Col/Car)

Il santuario di San Luca a Bologna

La II sezione della Corte d’appello di Bologna (Pederiali, Di Bari e Passerini) ha condannato a 4 anni e 2 mesi, dopo una camera di consiglio di meno di un’ora, un sacerdote bolognese, don Andrea Agostini, 68 anni, per atti sessuali su 10 bambine dell’asilo che gestiva nel Ferrarese, nel 2005. La corte ha ridotto la pena rispetto al primo grado dell’aprile 2008, 6 anni e 10 mesi, ma ha di fatto accolto le tesi dell’accusa e confermato l’impianto delle contestazioni di pedofilia mosse al sacerdote. La difesa (avv. Giuseppe Colliva) e le parti civili (avv. Colombo, Pritoni e Bergamasco) attenderanno i 90 giorni per la motivazione per l’eventuale ricorso in Cassazione. Lo farà la difesa che aveva rinnovato in appello le tesi difensive che vertevano sull’ipotesi di una ritorsione sul parroco, messa in atto dalle educatrici poiché temevano di perdere il lavoro, visto che il parroco gestiva l’asilo in cui lavoravano. Le educatrici denunciarono atti ambigui ma di chiara matrice sessuale – come hanno detto i vari giudici susseguiti – tra cui toccamenti sulle parti intime, sfregamenti, contatti con le bimbe, caramelle messe nelle mutandine, baci in bocca ad una di loro. Proprio sulla inattendibilità e ritardi delle denunce si era soffermato il difensore, parlando di gesti interpretati in modo difforme dalla realtà. Il caso scoppiò nel 2005, dopo le indagini dei carabinieri nate dalle denunce per cui il sacerdote venne anche arrestato, ai domiciliari. Poi l’inchiesta, il processo di primo grado e due anni fa la notizia che il prete era stato sospeso a divinis dal Papa e ora, secondo le notifiche eseguite per il processo, vivrebbe in una comunità religiosa nel santuario di San Luca a Bologna. (YWV-MR)

Su Cronache Laiche, la Recensione di Calogero Martorana al libro I Laic (Tempesta editore)

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Dopo il blog e dopo la testata online, ecco il volume cartaceo versione 2011 di Cronache Laiche. L’indice è davvero completo e informatissimo, ben più ghiotto delle «sole» 400 pagine del testo. Si va dalla religione a scuola all’adozione dei minori, e da Gesù a Einstein, in un avvicendarsi di capitoli brevi ma non affrettati, dei veri e propri piccoli cameo della laicità.
Gli autori sono quelli già noti ai frequentatori dei fatti e dei misfatti in tema di laicità: da Alessandro Baoli, fautore della necessità della laicità per tutti compresi i credenti, a Cecilia Calamani, matematica e giornalista che difende il ruolo salvifico dell’informazione; da Alessandro Chiometti, studente razionalista, alla nemica delle censure Belinda Malaspina.

Il risultato è un affresco molto vario e quindi molto utile sullo stato dell’arte della laicità in Italia; laicità che è – come scrive la Calamani – «l’antitesi del dogmatismo»; e difatti molti dei temi toccati dal libro sono figli proprio del dogmatismo più oscurantista e tenace che si possa concepire. Un esempio su tutti: il darwinismo, ignominiosamente affrontato da quell’infondata idea dell’«intelligent designer» ed eroicamente difeso da Giovanni Boaga il quale, correttamente, ne traccia la genesi storica in Italia dagli albori torinesi alla diffusione in città come Firenze e Napoli.

C’è lo spazio per ospitare temi di diretto impatto ecclesiale; noto e caro può essere al laico il tema della Sindone, che il chimico del Cicap, Luigi Garlaschelli (artefice già della replica del sangue di san Gennaro), stavolta in eretica combutta con gli atei dell’Uaar, ha fatto derubricare da «sacra» a «replicabile». Altrettanto noto, ma stavolta abietto, è il tema della pedofilia dei preti: il volume ne sparge qua e là alcuni semi quasi con discrezione, e comunque senza l’accanimento anticlericale che in verità il problema meriterebbe. Pregevole, per esempio, il trattatello – sapientemente suddiviso – di Federico Tulli, che riesce ad asciugare la ovvia indignazione rimanendo sui fatti e sulle circostanze. E poi, in rapida ma esaustiva sequenza: le magagne di alcuni papi, le stimmate, l’aborto, i crocifissi negli spazi pubblici, i luoghi «sacri» come Lourdes.

C’è pure lo spazio dedicato alla scomparsa di Christopher Hitchens; se ne occupa Daniele Raimondi, che ci regala un ritratto composto e suggestivo del grande ateo britannico scomparso a dicembre. Dovrebbero essercene molti di atei come lui, di atei che non avevano timore di morire, ma neppure di dichiarare la propria ostilità verso la religione. Com’è afona invece la nostra voce dissenziente e imbelli le nostre timorate intenzioni di riscatto; da italiani succubi, sappiamo solo lamentarci in tono sommesso, mentre «il Cupolone» allunga la propria spettrale ombra sulle teste e dentro le teste di sempre più cittadini. Fatto è che la laicità italiana è diventata un oggetto deformabile, con cui gioca perfino il clero, e che comunque si presta a variegate e non sempre coerenti interpretazioni. L’autorevole prefattore del libro, Carlo Flamigni, parla esplicitamente di laicità dalla vita non facile, di un termine spesso mal interpretato e accostato impunemente all’anticlericalismo. E perfino, si potrebbe aggiungere, scardinato dal suo verace significato quando lo si vuole offrire nella forma di «laicismo», vale a dire con un sapore di ideologia e di pregiudiziale peggiorativa che «laicità» non ha e non desidera avere. Per altro, ci si può chiedere se davvero sarebbe così sconveniente o/e scorretto condire di anticlericalismo la laicità; in fin dei conti si tratterebbe solo di semplice reciprocità: se il clero è (orgogliosamente e ufficialmente) avverso alla laicità, i laici potranno essere anticlericali? Insomma, la laicità non come attacco ottocentesco al credente, bensì come «difesa» dalle bordate del Vaticano e della politica filo vaticana.

Checché se ne voglia dire, l’Italia, malgrado la Costituzione (sia quando afferma che «Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani»: art. 7 primo comma; sia quando scende nei particolari impedendo che la Scuola privata sia sovvenzionata dallo Stato:«Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo stato»: art. 33), di fatto non è un paese compiutamente laico. Prova ne sono i grandi temi ma pure i piccoli segnali di presenza/invadenza e di autopromozione: lo scampanare delle chiese, i monili e i simboli cristiani negli spazi pubblici aperti (piazza, strade) e chiusi (scuole, municipi, aule di giustizia), l’universalizzazione delle festività cristiane, l’anomalìa dell’insegnamento della religione cattolica in scuola, la presenza martellante del clero in televisione in veste di opinionista, tuttologo e depositario della saggezza pubblica. Segnali innocui? Nient’affatto; con tale subdola e acritica autoreferenzialità la Chiesa di Roma si garantisce una pressione politica senza uguali, che inevitabilmente si tramuta in consenso, in privilegi e in vantaggio economico (8 per 1000 più varie malcelate sovvenzioni pubbliche). Non solo. Con la diffusione capillare nel tessuto politico e culturale dello Stato, il Vaticano acquisisce – ancora una volta impunemente – l’autorevolezza utile a «imporre» la propria concezione su temi sensibili, delicati e soprattutto laici, come il fine vita, la contraccezione, il divorzio, la convivenza. Sull’altra sponda del Tevere, esso trova l’intero arco parlamentare prono e pronto a raccogliere e valorizzare ogni suo orientamento trasformandolo in legge dello Stato a cui poi ciascun cittadino, compresi i diversamente credenti e gli atei, dovranno sottostare.

Con questo luciferino meccanismo, oggi in Italia è reato decidere di «staccare la spina» ed è non prevista una forma di famiglia diversa dal canone cattolico. Tutto ciò, direttamente o indirettamente, non fa altro che ingenerare discriminazioni, dividere la società, condannare interi strati di popolazione (come quello degli omosessuali) a una esistenza marginale e senza tutele. Quindi, la laicità non è per niente solo un contenzioso filosofico fra credenti e non credenti, fra clero e società civile. Tutt’altro: la laicità si tramuta in problemi concreti e spesso pesanti, difficili da sciogliere proprio per la presenza asfissiante di una mentalità anti-laica che impone un ignobile «ubi maior minor cessat» senza, per’altro, averne i numeri: vedi le chiese vuote, i matrimoni religiosi in costante calo, la frequentazione dell’Irc a scuola sempre più diradata, e i comportamenti delle persone sempre meno vincolati ai dogmi (soprattutto sessuali) della Chiesa.
“I Laic” dedica a questa deriva clericale della politica e delle istituzioni un intero capitolo: «Dei diritti e delle pene», con illuminanti interventi della Calamani (l’ora di religione, l’immagine della donna, l’aborto, i diritti umani), di Virginia Romano (il fine vita), ancora Romano con Boaga e Baoli (l’omosessualità e l’omofobia), Daniele Raimondi (lo «psico reato»), Federico Tulli (la Ru486), Paolo Izzo (l’obiezione di coscienza).

Per dirla con le parole di Gianni Ferrara – professore emerito di Diritto costituzionale presso l’Università La Sapienza di Roma – il problema della relazione laicità-confessionalità dello Stato è di fondo: la laicità dello Stato è questione esclusiva dello Stato. Ricercarla nel rapporto con una confessione religiosa è illusorio e deviante; perché mai una confessione religiosa che, come tale, ha come fondamenti i suoi assoluti, dovrebbe svuotarli?
Affronta il problema anche Ferruccio Pinotti, giornalista del Corsera ma soprattutto autore di fatiche editoriali molto laiche l’ultima delle quali, “Wojtyla segreto”, affonda il coltello della critica nella storia affrettatamente santificata dell’ex papa e delle sue discutibili frequentazioni. Bene, Pinotti, intervistato da Alessandro Chiometti, ci svela forse un po’ più di un po’ il brodo di coltura della non laicità italiana, che è la connessione di CL col partito di Berlusconi ma pure col «comunista» Bersani: solo questo dato dovrebbe farci riflettere.

“I Laic” si chiude in maniera, direi, inaspettata: con un’appendice di Fabio Buffa, che si è occupato della relazione fra Chiesa e pedofilia ma non solo, alle prese con una sorta di piccole, ferali e gustose riflessioni. Una per tutte: «Approvata la legge sul biotestamento: Se vuoi morire devi pagare il ticket». C’è qualcosa di più laico della vita?

Calogero Martorana

Coordinatore Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti)