In Italia, le cifre parlano di circa 300 vittime negli ultimi dieci anni. Punire i colpevoli è molto difficile a causa della prescrizione dei reati commessi in passato

Alessandro Speciale (vaticaninsider/lastampa.it)

La Conferenza Episcopale Italiana vuole avere un’idea precisa delle proporzioni del fenomeno degli abusi nella Chiesa italiana. A questo scopo, ha inviato un questionario a tutte le diocesi della penisola per sapere quanti preti sono stati indagati e condannati nei vari gradi di giudizio per reati sessuali contro minori. A rivelare l’iniziativa è stato don Fortunato di Noto, sacerdote fondatore dell’associazione anti-pedofilia Meter, in un incontro con i giornalisti durante i lavori del simposio sugli abusi nella Chiesa dell’Università Gregoriana “Verso la guarigione e il rinnovamento”.
Don di Noto ha spiegato che al momento non ci sono dati precisi sull’ampiezza del fenomeno. Una stima fornita dalla Cei in più occasioni parla di 100-125 casi, con circa 300 vittime, registrati negli ultimi dieci anni. Ma il sacerdote auspica che anche nel nostro Paese venga condotto uno studio scientifico come è stato fatto negli Stati Uniti, dove la Conferenza episcopale ha commissionato una ricerca pluriennale al John Jay College.

Per il sacerdote, da decenni impegnato nel combattere la pedofilia e la pedopornografia in tutta la società, il dato di fondo rimane comunque che «il passato ormai è passato: se oggi un vescovo per sue decisioni non ascolta le vittime e non prende provvedimenti, è contro la Chiesa. Ma una vittima di 30 anni fa non può chiedere giustizia in Italia», perché il crimine è  prescritto, ha spiegato. In rappresentanza della Cei, al simposio ha partecipato monsignor Lorenzo Ghizzoni, vescovo ausiliare di Reggio Emilia che ha paragonato ad una «rivoluzione copernicana» per la Chiesa italiana la determinazione emersa dal convegno di «mettere al primo posto le vittime».

«Il convegno – ha detto il presule – ha sottolineato l’importanza di dirsi la verità. Non bisogna nascondersi che questo passaggio è avvenuto prima in America, poi in paesi del Nord Europa». «C’è stato un cambiamento di mentalità per tutti», ha aggiunto: «Ci sono errori in cui si è caduti, in cui tanti sono caduti, e questo convegno e’ un contributo che potrebbe diventare positivo. Non c’è’ più il diritto di dire “ero impreparato, non sapevo”». Monsignor Ghizzoni ha evidenziato che i casi in Italia «nella stragrande maggioranza riguardano adolescenti».

La Cei sta ultimando le linee guida sulla gestione e la prevenzione degli abusi richieste dalla Congregazione vaticana per la dottrina della fede. Una bozza del documento è stato presentato all’ultimo Consiglio Permanente dei vescovi. Toccherà alla plenaria dei vescovi, che si riunirà il prossimo maggio, dare loro il via libera definitivo.

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