Non segnalò un pedofilo, il vescovo Lafranconi indagato dalla Procura di Savona

Pubblicato: 10 febbraio 2012 in Varie
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Il vescovo Dante Lanfranconi

Savona – Non avrebbe impedito a un parroco della propria diocesi di commettere abusi sessuali su minori e su almeno altre quattro-cinque vittime. È questa la grave accusa contestata a monsignor Dante Lafranconi, attualmente vescovo di Cremona, ma dal 1991 al 2001 alla guida della curia di Savona e Noli. L’alto prelato secondo la procura savonese avrebbe omesso di segnalare ai suoi diretti superiori le morbose attenzioni di almeno due preti nei confronti di ragazzini di cui avrebbero dovuto occuparsi e che sono stati condannati per pedofilia (don Giorgio Barbacini) e abusi sessuali (don Nello Giraudo). E come recita il secondo comma dell’articolo 40 del codice penale «non avrebbe impedito un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo».

Trattandosi però di episodi risalente alla fine degli anni ‘90, il procuratore della Repubblica Francantonio Granero e il sostituto Giovanni Battista Ferro hanno avanzato al gip richiesta di archiviazione per prescrizione degli eventuali reati commessi dal Pastore della diocesi savonese. Una notizia che la magistratura era riuscita a tenere riservata nel corso dei due anni di indagini avviate in seguito alle denunce di una delle vittime dei preti pedofili savonesi, Francesco Zanardi, che ora ha dato vita al movimento Democrazia Atea che si prefigge lo scopo di smascherare la pedofilia nell’ambito della chiesa, ma che è deflagrata in maniera violenta alla richiesta di archiviazione presentata al gip.

E per la chiesa della provincia di Savona è l’ennesimo tuffo in un passato torbido e segnato da molti passaggi oscuri, sia per quanto riguarda la diocesi di Savona-Noli, sia per quella di Albenga, retta attualmente da Monsignor Mario Oliveri. E di ieri la notizia di un prete, don Cesare, che alla domenica celebra messa nella sua parrocchia di bastia dì Albenga, e in settimana gestisce un bar nel capoluogo con la fidanzata. Una doppia veste che stupisce all’esterno, non sembra aver spinto il vescovo a prendere provvedimenti. Provvedimenti che non sono stati adottati nei confronti di Luciano Massaferro, ex parroco di San Vincenzo ad Alassio, condannato anche in Appello a sette anni e otto mesi per violenza sessuale nei confronti di una parrocchiana dodicenne.

È forse proprio quello di don Lu il caso più eclatante di pedofilia che ha coinvolto i servitori della fede nel Savonese. Una vicenda scoppiata alla vigilia del Natale 2009 e che portò il prete in carcere con l’accusa di violenza sessuale, scatenando la reazione sdegnata di parte della comunità parrocchiale che ha sempre creduto nell’innocenza del prete-amico. la testimonianza della giovane vittima è stata però ritenuta credibile e don Lu è stato condannato in primo grado a 7 anni e otto mesi, condanna confermata in Appello.

Non è l’unico caso però. Tra i fascicoli pendenti in tribunale c’è infatti un parroco di Loano accusato di aver favorito a nascondere alla legge le malefatte di un parrocchiano, l’ex economo della curia. Ma mai però l’attenzione della magistratura si era rivolta verso un vescovo. Gli investigatori erano arrivati a Monsignor Lafranconi in base ai racconti di alcune vittime, ma anche dei “carnefici” che di fronte al peso delle loro malefatte si erano confidati con lui. La magistratura, con l’ausilio della squadra mobile savonese, negli ultimi dodici mesi avevano compiuto un blitz nella curia vescovile sequestrando dalla cassaforte del vescovo il fascicolo di don Giraudo, dal quale sarebbe emersa l’omissione di denuncia da parte di Dante Lafranconi. Il suo successore, Domenico Calcagno, attualmente presidente dell’amministrazione del patrimonio della sede Apostolica, invece è rimasto estraneo alla vicenda proprio per il suo impegno nel segnalare la grave situazione in cui si trovava la chiesa savonese nel campo della pedofilia, alle alte cariche pontificie.
Giovanni Ciolina (Il Secolo XIX)

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