Archivio per ottobre, 2011

Una cinquantina di persone provenienti da diversi paesi d’Europa, presunte vittime di violenze da parte di preti pedofili, si sono riunite in un sit-in di protesta vicino a Castel Sant’Angelo, nei pressi del Vaticano. Con cartelli, striscioni e piccole lanterne lanciate verso il cielo, i “survivors” – così si autodefiniscono – chiedono al Vaticano di «assumersi le sue responsabilità e fare emergere la verità sugli abusi perpetrati da preti cattolici». L’iniziativa, alla quale hanno partecipato anche ex alunni dell’istituto Antonio Provolo di Verona per ragazzi sordomuti, è stata promossa dalla rete Survivors Voice Europe, a un anno dalla prima manifestazione, svolta sempre a Roma. «Nonostante il massimo tradimento del nostro corpo e della fiducia che abbiamo subito, e dopo essere stati relegati in un buco nero per tanto tempo, siamo ancora ignorati dalla Chiesa e visti come danni collaterali – racconta una delle “sopravvissute”, l’inglese Sue Cox -; la Chiesa ha dimostrato ripetutamente mancanza di considerazione e la non volontà di assumersi responsabilità». I manifestanti riuniti oggi a Roma chiedono perciò «che venga fatta la cosa giusta: che ci sia una indagine indipendente e laica per questi crimini contro l’umanità». Tra gli slogan dei manifestanti alcune frasi che chiedono di «smettere di proteggere i pedofili» e «di rendere giustizia alle vite distrutte». «A distanza di un anno – racconta un’altra vittima, l’olandese Ton Leerschool – c’è una maggiore consapevolezza nel mondo su quanto è accaduto, ma non c’è stato nessun gesto, nessuna presa di responsabilità da parte della Chiesa. Guardano solo alla loro reputazione, a come limitare i danni». Alcuni partecipanti alla manifestazione hanno affisso al muretto dell’argine lungo il Tevere, a ridosso di via della Conciliazione, un disegno con il volto di papa Ratzinger con la scritta “No”, ma sono stati invitati dalle forze dell’ordine a rimuoverlo. (YZD-CNT/LOI)

Chris Jarvis, padre di 4 bambini, al momento dell'arresto

Sale la temperatura dello scandalo dei preti pedofili in Inghilterra. La Chiesa cattolica ha ordinato una revisione urgente della sua politica per la protezione dei bambini dopo che un suo funzionario laico, incaricato di indagare su alcune accuse di abusi sessuali nella diocesi di Plymouth, è stato incriminato per possesso di 4mila immagini pedopornografiche. Al momento dell’arresto Chris Jarvis, questo il nome dell’ex assistente sociale, era a capo di un’inchiesta su un’accusa di violenza sessuale a Buckfast Abbey, un monastero benedettino nel Devon. Non si tratta della prima istituzione benedettina a finire sotto indagine: proprio questa settimana il Vaticano ha ordinato una visita apostolica all’abbazia benedettina di Ealing a ovest di Londra, nella cui adiacente scuola, St Benedict’s, sarebbero stati compiuti abusi sui bambini dagli anni Sessanta fino al 2009. Il fatto che la Chiesa abbia ingaggiato un pedofilo proprio per un’indagine sulla protezione dei bambini incrementerà certo il senso di crisi che già si respira nella chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles. Jarvis è stato il responsabile per nove anni delle politiche per la protezione dell’infanzia in 120 chiese nella diocesi di Plymouth. La revisione del sistema è stata ora ordinata dal vescovo Christopher Budd che ha chiesto all’associazione per l’infanzia Nspcc di gestire l’indagine. Budd ha inoltre scritto alla vittima che aveva denunciato il caso di Buckfast affermando: «Capisco che scoprire che Chris Jarvis guardava immagini di bambini vittime di abusi ti ha fatto sentire nuovamente una vittima. Ha tradito la nostra fiducia e quella di molti alti con cui ha lavorato. sia vittime di abusi che colleghi». Jarvis presenzierà oggi ad un’udienza presso il tribunale di Plymouth durante la quale apprenderà la sentenza. Si è dichiarato colpevole di undici capi d’accusa relativi alla produzione e al possesso di immagini pedopornografiche e a un capo d’accusa relativo alla loro distribuzione. Dieci delle immagini erano della categoria più estrema. ( YK4)

Padre David Pearce

Il Vaticano ha aperto un’inchiesta sugli abusi sessuali compiuti da alcuni religiosi in un’abbazia e scuola privata di Ealing, nel sud-ovest di Londra. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha ordinato una visita apostolica che secondo le vittime degli abusi potrebbe svelare come le molestie compiute tra gli anni Sessanta ed il 2009 siano state sistematicamente coperte dai monaci dell’abbazia. Si tratta della prima inchiesta di questo tipo in Gran Bretagna, dopo lo scandalo dei preti pedofili negli Usa, in Irlanda e in altri Paesi. La visita apostolica sarà guidata dal vescovo John Arnold e da padre Vincent Yeo, presidente della Congregazione benedettina d’Inghilterra e rappresenta una sorta di rimprovero all’arcivescovo di Westminster Vincent Nichols e alla Chiesa cattolica d’Inghilterra, che da anni insistono che in Gran Bretagna la Chiesa ha politiche ottime per la protezione dei bambini. Un’inchiesta condotta dal Times lo scorso anno ha svelato quattro decenni di abusi sessuali per mano di padre David Pearce, ex preside della St Benedict’s, la scuola privata annessa al convento. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta da parte del quotidiano, alcune vittime di abusi hanno contattato la polizia, la quale ha aperto un’indagine anche su tre ex insegnanti, due religiosi e uno laico. L’ex abate di Ealing, padre Laurence Soper, è ricercato a livello internazionale dopo essere fuggito dai quartieri generali dei benedettini a Roma prima di essere incriminato per pedofilia. Non vi è tuttavia alcun collegamento certo tra Soper e gli altri preti e insegnanti indagati. Secondo le vittime, i colpevoli degli abusi venivano protetti dall’abbazia e quando lasciavano St Benedict’s per altre scuole, nessun avvertimento veniva dato circa il loro comportamento. I risultati della visita apostolica non verranno tuttavia resi noti subito. Arnold ha dichiarato che una serie di raccomandazioni verrà prima inviata alla Congregazione per la Dottrina della Fede che deciderà se imporle. (YK4-GB)

Scout nella bufera in Canada per un caso di pedofilia. Decine di ragazzi, infatti, sarebbero state vittime di abusi mentre frequentavano l’organizzazione. A denunciare il fatto è stata un’inchiesta della Cbc, la Tv di Stato canadese, secondo cui l’associazione degli scout canadese avrebbe pagato fino a 200 mila dollari e firmato accordi segreti con oltre dodici vittime di abusi sessuali. Obiettivo: far sì che i fatti non arrivassero sui media. Dal 1995 – secondo la Cbc – ci sarebbero state ben 24 cause contro Scouts Canada, e in tredici casi sono stati firmati accordi riservati. Ma alla fine alcune delle vittime hanno voluto rompere il muro del silenzio, puntando il dito contro un’organizzazione che non è stata in grado di proteggere i ragazzi da aggressioni e violenze avvenute tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta. Le vittime intervistate – nella maggior parte dei casi non hanno voluto rivelare la loro identità – hanno raccontato come sia stato duro il silenzio: «Il mio vero istinto rispetto a ciò che è successo è stato di salire su una collina e urlarlo a tutti», ha dichiarato un uomo. Un’altra vittima ha confessato di aver deciso di parlare non sopportando l’idea che Scouts Canada non avrebbe mai ammesso la propria responsabilità: «Nel dover mantenere il silenzio è come se si venisse violentati ancora e ancora», ha detto Mark Johnston, che ha deciso di rompere l’accordo per raccontare a tutti la sua esperienza e magari aiutare qualcun altro. (COR-CU)

don Paolo Turturro

La quarta sezione della corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna a sei anni e sei mesi di carcere per padre Paolo Turturro, l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia, imputato per due episodi di violenza sessuale su ragazzini. Il sacerdote fu accusato di abusi da due minori di 14 anni che frequentavano la parrocchia. Durante il processo di primo grado, alcuni ragazzini della parrocchia, citati come testimoni del pm, avevano ritrattato le accuse fatte inizialmente contro l’imputato. Le due presunte vittime, invece, hanno sempre ribadito la loro versione. (Y7P)

Il vescovo di Kansas City, Robert Finn

Il Grand Jury di Kansas City ha deciso di incriminare il vescovo della città, Robert Finn, affiliato all’Opus Dei, con l’accusa di aver ritardato la denuncia e coperto un prete sospettato di abusi e accusato di aver posseduto foto oscene di bimbe. È la prima volta che un alto prelato va a processo da circa 25 anni, dall’epoca in cui la Chiesa americana venne coinvolta negli scandali legati alla pedofilia. Il vescovo Finn è accusato di aver coperto abusi che sarebbero stati commessi l’anno scorso, ben dieci anni dopo l’approvazione, da parte dei vescovi americani, di un documento in cui ci s’impegnava a riportare ogni sospetto di abuso alle autorità giudiziarie. Padre Finn ha riconosciuto di essere al corrente delle foto lo scorso dicembre, ma non ha denunciato il fatto alla Polizia sino al maggio seguente. Durante tutti quei mesi, si legge nel capo d’accusa, il vescovo Finn avrebbe dovuto avere il ragionevole sospetto che il prete in questione, Shawn Ratigan, potesse essere autore di abusi su minori. Secondo l’accusa, avrebbe dovuto agire immediatamente dopo aver scoperto nel computer del sacerdote centinaia di foto porno di minori e non aspettare lunghi mesi. L’incriminazione è stata presentata oggi dal procuratore della Jackson County, Jean Peters-Baker. È stata tenuta riservata sin dal 6 ottobre, tenuto conto che il vescovo era fuori dal Paese ed è rientrato solo ieri. Il nostro obbiettivo, ha sottolineato Peters-Baker, è «proteggere i bambini». Il vescovo, presentandosi alla Corte, s’è dichiarato innocente: «Affronteremo la vicenda con ferma volontà e una difesa vigorosa. La diocesi – ha aggiunto in un comunicato – ha sempre assicurato completa collaborazione agli inquirenti». Padre Ratigan è stato arrestato in maggio con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Ma il suo caso ha avuto una coda: ad agosto ha subito altre denunce, alla luce del fatto che tra il dicembre e il maggio, quando è stato fermato, ha partecipato a una serie di feste di bambini, ha trascorso weekend a casa dei suoi parrocchiani e ha officiato, con il permesso del vescovo, prime comunioni di tante bambine. La vicenda ha provocato proteste furiose da parte delle famiglie, che da tempo chiedono al vescovo di dimettersi. Il parrocchiani hanno perfino creato una pagina Facebook dal nome chiarissimo: “Bishop Finn Must Go”. Ma c’è un fatto che ha aggravato la rabbia della gente: solo tre anni fa Robert Finn aveva patteggiato con 10 milioni di dollari ben 47 casi di abusi sessuali e s’era detto d’accordo nell’adottare una lunga lista di misure preventive. Tra queste c’era appunto l’impegno a riferire immediatamente alle autorità di Polizia ogni caso sospetto. Proprio quello che, secondo l’accusa, stavolta non avrebbe fatto. (CAP)

Si fidavano tutti di padre V.B., frate francescano che all’inizio degli anni Novanta operava presso la chiesa di Sant’Alessio, nella zona dell’Aventino, nel cuore di Roma. I genitori di un piccolo centro della Ciociaria gli affidavano il loro figlio, all’epoca dei fatti aveva poco più di 8 anni, che andava nel convento per dei soggiorni. Ma di spensieratezza e vacanza quei giorni avevano ben poco. In una denuncia presentata alcune settimane fa in Procura il giovane, oggi un operaio di 28 anni, racconta di continui abusi di cui è stato vittima dal 1991 in poi. Violenze sessuali che, secondo quanto sostiene la vittima, sarebbero andate avanti per anni e di cui il giovane non avrebbe raccontato nulla, a nessuno. Un segreto troppo difficile da tenere celato, un dolore che negli anni si è fatto insopportabile al punto che nel febbraio dello scorso anno, il ragazzo ha tentato di togliersi la vita gettandosi in un fiume nella zona di Frosinone. Al culmine del suo percorso di sofferenza il ragazzo ha raccontato tutto alla fidanzata e grazie anche ad lavoro di analisi con degli specialisti è riuscito a “elaborare” quanto avrebbe subito nel convento all’Aventino. Da qui la denuncia che gli inquirenti, coordinati dal pm Silvia Santucci, definiscono molto dettagliata. Padre V.B. è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale. Chi conduce le indagini sta effettuando una serie di audizioni e presto potrebbe disporre una perizia al fine di fare ulteriore chiarezza su quanto denunciato dalla vittima. Al momento il frate francescano si troverebbe in Liguria avendo lasciato Roma da qualche anno su disposizioni dei suoi superiori. Gli inquirenti, nei giorni scorsi, hanno ascoltato i genitori della presunta vittima. I due avrebbero riferito di non aver mai sospettato nulla di quanto denunciato dal figlio e di aver affidato il bambino al frate per dei soggiorni a Roma in totale fiducia. Secondo il racconto dei genitori la fiducia nel parroco era tale che in più di una circostanza hanno mandato il loro figlio dal sacerdote a trascorrere le vacanze presso il Collegio Emiliani di Genova dove il prete lavorava come insegnante. (Marco Maffettone)

Dopo un «pacato invito alla riflessione» che il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma ha rivolto in Aula ai senatori di maggioranza e opposizione, il Senato ha deciso, all’unanimità, di rinviare in commissione la ratifica della Convenzione di Lanzarote del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale. «Quando si affronta una materia così delicata e su cui centrodestra e centrosinistra riconoscono la necessita di procedere in tempi unanimi a una promulgazione della legge – osserva il Guardasigilli – non c’è la necessità di correre, c’è la possibilità di una riflessione nella sede dovuta per approvare un testo che sia il più possibile condiviso». Parole fatte proprie dalla relatrice Laura Allegrini (Pdl) che ha chiesto il rinvio in commissione del testo. Secondo il guardasigilli c’è un problema di competenze da risolvere perché «la maggioranza sostiene che i reati sui minori dovrebbero esser di competenza delle Procure circondariali mentre l’opposizione preferisce mantenere i reati di sfruttamento sessuale dei minori alle Procure distrettuali ordinarie». (SES)

«Le scriviamo questa lettera nella speranza che Ella possa accogliere la nostra richiesta di Udienza». Inizia così la lettera aperta che un gruppo di associazioni di vittime dei preti pedofili indirizza al Papa chiedendo di essere ricevute in udienza martedì 11 ottobre. «Abbiamo tentato ogni canale ufficiale possibile per poterLa incontrare, ricevendo solo risposte elusive e pretestuose – si legge nel testo -. Purtroppo dobbiamo constatare quanto le vittime di pedocriminali sacerdoti e le Associazioni che cercano di difenderne i diritti siano sempre trattate con sufficienza, come appestate. Non è nostra volontà combattere la Chiesa e non vogliamo polemizzare inutilmente. Chiediamo di essere ascoltati e trattati con rispetto. Non solo a parole, ma nei fatti. A differenza di tante altre Associazioni vogliamo cercare il dialogo e una linea condivisibile per combattere il male fatto e che ancora avviene negli ambienti clericali. Vogliamo essere ascoltati. Quando Lei volge lo sguardo alle vittime, anche distrattamente – prosegue la lettera – deve saper vedere in noi quel bambino che Gesù stesso teneva sulle proprie ginocchia, con immenso amore, mentre istruiva i suoi discepoli sul valore vero della vita e la sacralità della stessa. Perché i suoi collaboratori ci trattano con sufficienza, quasi con disprezzo? Perché non possiamo parlarLe a viso aperto per poterLe esprimere il nostro dolore a anche la nostra frustrazione per le troppe parole e i pochi fatti? In più di un occasione Ella ha avuto parole di forte condanna per questi gravissimi crimini commessi per decenni da fedeli, sacerdoti e persino Vescovi della Chiesa Cattolica. Noi siamo le loro vittime, noi siamo quella ferita che sta ancora sanguinando. Durante i suoi numerosi viaggi ha avuto occasione di incontrare alcune delle migliaia di vittime dei pedocriminali sacerdoti in tutto il mondo. Vite mutilate, svuotate e distrutte proprio da quanti avrebbero dovuto testimoniare l’Amore di Dio. Ella non ha mai ricevuto vittime italiane. Pertanto le chiediamo di accogliere questa nostra richiesta e di dare un segnale chiaro e inconfutabile alla Chiesa Italiana che spesso, troppo spesso offende ancora le vittime con gravi silenzi e orrende omissioni. Le chiediamo Udienza – termina la lettera – nella speranza di trovare ascolto, per capire il vero senso delle Sue parole quando esprime “tristezza e vergogna” e “vicinanza alle vittime”». L’iniziativa è sostenuta dalle associazioni firmatarie della lettera aperta al Papa: L’Abuso, Associazione ‘Piccolo Alan’, Comunita’ ‘Il rifugio di Alan’, Fondazione ‘Protege a tus Hijos’ Messico. (BOS)

Accusato di pedofilia, l’ex responsabile dei chierichetti di Varna, un paesino vicino a Bressanone, è stato condannato a 4 anni di reclusione con rito abbreviato dal tribunale di Bolzano. Il giudice ha accolto la richiesta del pubblico ministero che nel calcolo della pena aveva chiesto la concessione di tutte le attenuanti al ventinovenne che ha già risarcito alcune decine di migliaia di euro ai ragazzi che lo accusano. La pena base infatti era di 12 anni. Klaus Moosburger era stato arrestato nel maggio 2010 con l’accusa di avere molestato almeno quattro ragazzini tra gli 11 e i 14 anni e di averli fotografati e filmati nudi oppure seminudi. L’uomo aveva cercato di cancellare i file dal suo computer una volta saputo che la madre di un chierichetto aveva espresso l’intenzione di denunciarlo, ma i periti informatici erano riusciti a recuperare il materiale. (YD3-WA)