L’associazione statunitense Snap e una Ong americana hanno depositato l’accusa al Tribunale penale internazionale de L’Aja. Un dossier di oltre 10mila pagine

Federico Tulli

«Responsabili di crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia» nel clero cattolico. Una circostanziata denuncia accompagnata da un dossier di oltre 10mila pagine è stata presentata alla Corte penale internazionale de l’Aja dall’associazione di vittime statunitense Snap (Survivors network of those abused by priests) e dalla Ong americana Center for constitutional rights. Destinatari dell’accusa, il Vaticano e i suoi vertici: papa Benedetto XVI, il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada. Sul proprio sito (snapnetwork.org) i responsabili di Snap spiegano di aver deciso questo «storico passo» per proteggere «tutti i bambini innocenti e gli adulti vulnerabili». Assistiti dagli avvocati dall’Ong hanno quindi presentato una «richiesta di dichiarazione di competenza giurisdizionale» presso la Corte. L’accusa nei confronti del Vaticano rappresentato dalle sue gerarchie è di «aver tollerato e reso possibile la copertura sistematica e largamente diffusa di strupri e crimini “sessuali” contro i bambini in tutto il mondo». Alla denuncia è allegata una corposa documentazione con l’esposizione dei numerosi casi di pedofilia clericale in tutto il mondo. Essa arriva a poco più di un anno dal varo delle nuove norme del Vaticano che regolano le indagini e il processo canonico contro i sacerdoti pedofili. Una mossa ritenuta insufficiente dall’associazione di vittime fondata a Chicago nel 1988 da Barbara Blaine e che oggi conta migliaia di interventi di sostegno alle vittime in tutti gli Stati Uniti. «L’ammissione di responsabilità da parte delle autorità ecclesiastiche è stata troppo tiepida e soprattutto è avvenuta troppo in ritardo» racconta Mary Caplan, responsabile Snap per l’area di New York. «Sono parole vuote – aggiunge – a cui non sono seguiti fatti concreti. Mentre un fatto è che nel 2005 Benedetto XVI ha invocato l’immunità di capo di Stato per evitare di comparire in un processo in Texas. Noi pensiamo che se il papa in tutta onestà si sentisse innocente, avrebbe colto l’opportunità di presentarsi in tribunale a difendere il proprio operato. Invece, il fatto che lui e i suoi avvocati siano disposti a sfruttare scappatoie legali anziché affrontare direttamente le accuse contro, la dice lunga sulla complicità in questi terribili crimini». Tra le “scappatoie” contestate c’è anche la pratica molto utilizzata dalla Chiesa di presentare istanza di fallimento poco prima della scadenza dell’obbligo di risarcimento delle vittime. «È accaduto ad esempio per la diocesi di Milwaukee. Qui all’inizio di febbraio scorso, la Corte ha chiesto di indagare su 75 milioni di dollari scomparsi improvvisamente nel nulla. Le vittime di abusi sono spesso lasciate sole a combattere contro la propaganda del Vaticano per ottenere giustizia» conclude Caplan. Anche per questo la denuncia è arrivata a L’Aja.

(Dal quotidiano Terra)

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