Archivio per settembre, 2011

Jesus Colina, direttore e fondatore dell’agenzia di stampa cattolica Zenit, si è dimesso per divergenze con i Legionari di Cristo, che controllano il consiglio di direzione. «È venuta meno la fiducia, la mia attività non dimostra la dipendenza istituzionale dell’agenzia ai Legionari», spiega. Dietro le divergenze anche la crisi dei Legionari per i casi di pedofilia del suo fondatore, Marcial Maciel Degollado, e per «il modo in cui la congregazione ci ha informato, nascondendo fatti rilevanti». (BOS)

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Le linee guida anti-pedofilia dei vescovi italiani passano al primo vaglio ufficiale dopo le indicazioni dettate dalla Santa Sede a tutte le conferenze episcopali mondiali. Quattro i capitoli su cui si sta lavorando: fermezza nelle conseguenze penali, più rigore nella formazione dei sacerdoti, ascolto delle vittime, accompagnamento dei sacerdoti coinvolti. La bozza del testo è stata esaminata oggi dal Consiglio episcopale permanente, l’organo direttivo della Cei, riunito in questi giorni a Roma e aperto lunedì dalla prolusione del presidente, card. Angelo Bagnasco. Quest’incontro era, di fatto, la prima riunione operativa del vertice della Conferenza episcopale italiana dopo l’input arrivato dal Vaticano a metà maggio attraverso un documento stilato dalla Congregazione per la dottrina della fede. Da allora il tema della pedofilia nel clero non ha mancato di tornare all’attenzione delle cronache. Proprio nei giorni in cui usciva il documento della Congregazione, a Genova scoppiava il caso di Don Seppia, il parroco arrestato per abusi e droga. A luglio dall’Irlanda arrivava il rapporto Cloyne che ha spinto il Vaticano a un gesto clamoroso come quello di richiamare a Roma il nunzio per consultazioni. Ed è di pochi giorni fa la denuncia alla Corte penale internazionale dell’Aja presentata da un’associazione americana di vittime di abusi che accusa persino il Papa: un’azione a detta di molti giuristi con scarse probabilità di essere presa in considerazione, ma che ha fatto molto rumore. Il testo della Congregazione forniva indirizzi e vincoli su come le Conferenze episcopali dovessero muoversi per affrontare lo spinoso problema degli abusi su minori commessi da sacerdoti. L’obbligo di tener conto delle leggi civili era uno degli aspetti e sarà uno dei nodi centrali anche del documento a cui stanno lavorando i vescovi. Tra loro è emersa la «convinzione condivisa» che sia necessario «un sempre più rigoroso percorso formativo per i futuri preti, l’ascolto delle vittime, l’accompagnamento dei sacerdoti coinvolti». «Ferme restando le conseguenze penali», però. In sostanza, c’è un’attività di prevenzione da fare a monte, in seminario, con una selezione accurata dei futuri sacerdoti. C’è poi un lavoro a valle, che riguarda da una parte chi ha subito gli abusi e dall’altra chi li ha commessi. Ma i risvolti sul piano della giustizia devono restare un punto fermo e non ci devono essere sconti. Bisognerà vedere come quest’aspetto, che è centrale, verrà recepito nel documento finale. Nel maggio scorso era stato lo stesso Bagnasco ad assicurare che «sarà sicuramente messa nero su bianco l’esortazione ai vescovi affinché invitino le persone a fare denunce e segnalazioni». Per l’approvazione del documento finale bisognerà quasi certamente aspettare qualche mese. Presumibilmente sarà varato dal Consiglio Cei nella sessione invernale, a gennaio. (BOS/BOS).

Fermezza nelle conseguenze penali, più rigore nella formazione dei sacerdoti, ascolto delle vittime, accompagnamento dei sacerdoti coinvolti. Queste le linee-guida anti-pedofilia contenute nella bozza con le misure contro gli abusi su minori commessi da religiosi analizzate oggi dal Consiglio permanente della Cei. Linee guida che dovranno ora essere approvate, facendo seguito alle indicazioni della Santa Sede date a tutte le Conferenze Episcopali del mondo.

Si è ufficialmente dimesso il pm di Bruxelles incaricato dell’inchiesta sui preti pedofili in Belgio. Il magistrato sarà spostato ad altre funzioni. È quanto riportano i giornali fiamminghi De Standaard e Het Nieuwsblad, secondo cui venerdì scorso Wim De Troy ha scritto una lettera ufficiale di dimissioni al ministro della giustizia Stefan De Clerck, chiedendogli di annullare la sua nomina a giudice istruttorio e vedersi assegnata un’altra funzione. Informazioni in questo senso erano già state riportate dai media belgi nelle scorse settimane, quando si era diffusa la notizia che una cancelliera e sua stretta collaboratrice era stata trasferita. Scelta che le autorità giudiziarie di Bruxelles avevano spiegato come una semplice «decisione di management» ma, secondo fonti interne al Tribunale citate dalla stampa belga, si sarebbe invece trattato di un nuovo tentativo di destabilizzare l’inchiesta “Operazione Calice” sui casi di abusi su minori compiuti da membri del clero belga. (Lsa/Zn)

Pedofilia/ Giudice Aja: Denuncia contro Papa è strada stretta Cuno Tarfusser: Su crimini contro umanità ci deve essere regia Roma, 14 set. (TMNews) – “La strada perché questa denuncia vada avanti mi sembra un po` stretta”. Così Cuno Tarfusser, giudice alla Corte penale internazionale dell`Aja, commenta a ’24 Mattino’ su Radio 24 la richiesta fatta da un`associazione di vittime di preti pedofili di processare il Papa per crimini contro l`umanità. “La notizia fa certamente scalpore”, ha aggiunto Tarfusser. “Ieri ne ho discusso a lungo coi miei collaboratori, e non posso dare il mio giudizio perché forse un giorno sarò chiamato a valutare il fatto nella veste di giudice. Posso dire questo: nella figura di crimini contro l`umanità rispetto ai quali abbiamo giurisdizione e competenza rientrano diversi tipi di condotte, tra cui i delitti a sfondo sessuale. Ma perché ci possa essere un`incriminazione non basta avere commesso uno o più di questi crimini, è necessario qualcosa in più, ciò che noi chiamiamo elemento contestuale. Questi fatti devono essere commessi in conseguenza di un attacco alla popolazione civile, devono essere sistematici e molto diffusi e soprattutto dietro a questi fatti ci deve essere una sorta di regia, una politica organizzativa superiore. Dal punto di vista tecnico serve questo, poi ognuno tragga le conclusioni che io non posso trarre per il mio ruolo molto delicato. Certo l`immagine della strada stretta se si pensa alla possibilità che una denuncia del genere possa essere accolta è una bella immagine”. La denuncia verrà ora esaminata dal procuratore generale della Corte, lo spagnolo Ocampo: “Sulla base di ciò che lui deciderà – ha aggiunto Tarfusser – verremmo investiti o no della questione. Ma non ci saranno sviluppi o conseguenze particolari a breve, ci vorrà tempo”. Tarfusser infine ha glissato quando gli è stato chiesto se l`associazione che ha presentato la denuncia abbia voluto solo farsi pubblicità: “Non lo posso dire – ha commentato -. Ho le mie idee ma me le tengo”.

CHIESA: CASSESE, CORTE AJA NON PUO’ GIUDICARE IL PAPA GIURISTA, NON HA COMPETENZA SULLA SANTA SEDE Roma, 14 set. – (Adnkronos) – Al di la’ del clamore sollevato dal ricorso alla Corte dell’Aja, la vicenda che vede Benedetto XVI accusato di crimini contro l’umanita’ per aver coperto abusi sessuali commessi da membri della Chiesa ai danni di minori, si risolvera’ in una bolla di sapone. Ne e’ convinto il giurista Antonio Cassese, presidente del Tribubale speciale per il Libano, che in un’intervista al ‘Messaggero’, spiega: ”La Corte non ha competenza, perche’ il Papa e’ l’autorita’ suprema di un soggetto internazionale, la Santa Sede, che non fa parte della cerchia degli Stati che hanno accettato la competenza della Corte penale”. Percio’ il ”problema non si pone, perche’ la Santa Sede -ribadisce Cassese- non e’ soggetta alla competenza della Corte Penale. Ma anche se si ponesse, si dovrebbe dimostrare che il Papa, come autorita’ civile suprema di un soggetto internazionale, e’ colpevole di un grave crimine di omissione, cioe’ di aver colpevolemente omesso di punire, secondo le leggi della Santa Sede, gli autori degli atti di pedofilia di cui stiamo parlando”. (Sin/Ct/Adnkronos)

L’associazione statunitense Snap e una Ong americana hanno depositato l’accusa al Tribunale penale internazionale de L’Aja. Un dossier di oltre 10mila pagine

Federico Tulli

«Responsabili di crimini contro l’umanità per aver coperto i reati di pedofilia» nel clero cattolico. Una circostanziata denuncia accompagnata da un dossier di oltre 10mila pagine è stata presentata alla Corte penale internazionale de l’Aja dall’associazione di vittime statunitense Snap (Survivors network of those abused by priests) e dalla Ong americana Center for constitutional rights. Destinatari dell’accusa, il Vaticano e i suoi vertici: papa Benedetto XVI, il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada. Sul proprio sito (snapnetwork.org) i responsabili di Snap spiegano di aver deciso questo «storico passo» per proteggere «tutti i bambini innocenti e gli adulti vulnerabili». Assistiti dagli avvocati dall’Ong hanno quindi presentato una «richiesta di dichiarazione di competenza giurisdizionale» presso la Corte. L’accusa nei confronti del Vaticano rappresentato dalle sue gerarchie è di «aver tollerato e reso possibile la copertura sistematica e largamente diffusa di strupri e crimini “sessuali” contro i bambini in tutto il mondo». Alla denuncia è allegata una corposa documentazione con l’esposizione dei numerosi casi di pedofilia clericale in tutto il mondo. Essa arriva a poco più di un anno dal varo delle nuove norme del Vaticano che regolano le indagini e il processo canonico contro i sacerdoti pedofili. Una mossa ritenuta insufficiente dall’associazione di vittime fondata a Chicago nel 1988 da Barbara Blaine e che oggi conta migliaia di interventi di sostegno alle vittime in tutti gli Stati Uniti. «L’ammissione di responsabilità da parte delle autorità ecclesiastiche è stata troppo tiepida e soprattutto è avvenuta troppo in ritardo» racconta Mary Caplan, responsabile Snap per l’area di New York. «Sono parole vuote – aggiunge – a cui non sono seguiti fatti concreti. Mentre un fatto è che nel 2005 Benedetto XVI ha invocato l’immunità di capo di Stato per evitare di comparire in un processo in Texas. Noi pensiamo che se il papa in tutta onestà si sentisse innocente, avrebbe colto l’opportunità di presentarsi in tribunale a difendere il proprio operato. Invece, il fatto che lui e i suoi avvocati siano disposti a sfruttare scappatoie legali anziché affrontare direttamente le accuse contro, la dice lunga sulla complicità in questi terribili crimini». Tra le “scappatoie” contestate c’è anche la pratica molto utilizzata dalla Chiesa di presentare istanza di fallimento poco prima della scadenza dell’obbligo di risarcimento delle vittime. «È accaduto ad esempio per la diocesi di Milwaukee. Qui all’inizio di febbraio scorso, la Corte ha chiesto di indagare su 75 milioni di dollari scomparsi improvvisamente nel nulla. Le vittime di abusi sono spesso lasciate sole a combattere contro la propaganda del Vaticano per ottenere giustizia» conclude Caplan. Anche per questo la denuncia è arrivata a L’Aja.

(Dal quotidiano Terra)

Il senatore australiano indipendente Nick Xenophon ha accusato la chiesa cattolica del suo Paese di insabbiamento delle accuse di stupro e abusi sessuali commessi circa 50 anni fa ai danni del futuro arcivescovo anglicano John Hepworth, quando era seminarista cattolico. Xenophon ha chiesto che la Chiesa destituisca un sacerdote, ora parroco nei pressi di Adelaide, unico sopravvissuto dei tre accusati delle violenze sessuali commesse per 12 anni su Hepworth, cominciate nel 1960, quando aveva appena 15 anni, e ha minacciato di farne il nome, sotto protezione del privilegio parlamentare. Il vescovo Hepworth, che a causa degli abusi aveva lasciato la Chiesa cattolica e ora è primate della Comunione anglicana tradizionale nel mondo, a cui Benedetto XVI ha offerto di unirsi alla Chiesa cattolica, aveva rivelato giorni fa di aver denunciato gli abusi nel 2007 all’arcidiocesi di Adelaide. Il senatore ha chiesto che sia destituito anche monsignor David Cappo, che presiede una Commissione governativa sulla salute mentale, perché coinvolto nella copertura degli abusi. «Nonostante ne fosse informato dal 2007 e avesse ricevuto una dichiarazione dettagliata di sei pagine nel 2008, David Cappo ha detto al vescovo Hepworth quest’anno che le indagini erano ancora «allo stadio preliminare». Oggi Hepworth ha detto di volere che il sacerdote accusato degli abusi sia destituito, ma non che il suo nome sia rivelato in parlamento. (XMC)

Il governo irlandese ha riconosciuto oggi «la serietà» con cui la Santa Sede ha risposto al Rapporto Cloyne sugli abusi pedofili commessi nella Chiesa irlandese, pur sostenendo che le sue passate posizioni «hanno dato il pretesto ad alcuni per non collaborare» con le autorità del Paese. «Prendo atto della dichiarazione della Santa Sede che è “desolata e piena di vergogna” per le terribili sofferenze inflitte alle vittime degli abusi sessuali in Irlanda», scrive in un comunicato il ministro degli Esteri e vice premier Eamon Gilmore. Il numero due del governo di Dublino riconosce inoltre «la serietà con la quale la Santa Sede» ha preso in esame il rapporto sugli atti di pedofilia commessi tra il 1996 e il 2009 da 19 sacerdoti della diocesi rurale di Cloyne, nel sud-ovest del Paese. Tuttavia, egli giudica certi argomenti «tecnici e legalistici», e ribadisce che la circolare del Vaticano del 1997 «ha dato un pretesto ad alcuni per non collaborare completamente con le autorità civili irlandesi». «In conclusione, la Santa Sede ha proposto di perseguire il dialogo e la cooperazione su queste questioni», nota il vice primo ministro, «e io lavorerò in questa direzione», ha aggiunto in quello che sembra un gesto di pacificazione. Il 20 luglio scorso, in un discorso al Parlamento, il premier Enda Kenny aveva pronunciato parole molto dure all’indirizzo del Vaticano, ritenendo che «lo stupro e la tortura di bambini erano stati sottostimati e gestiti con l’obiettivo di proteggere» la Chiesa. Kenny aveva denunciato «la disfunzione, la sconnessione dalla realtà, l’elitarismo, il narcisismo che dominava la cultura del Vaticano a quel tempo». Pochi giorni dopo il Vaticano aveva richiamato a Roma «per consultazioni» il nunzio apostolico mons. Giuseppe Leanza. (GR)

***

A me sembra che il governo irlandese non abbia gradito del tutto lo smarcamento della Chiesa di Roma. Siete d’accordo?

Federico Tulli

L'ex vescovo di Cloyne, John Magee

Il 21 luglio le gravi accuse del governo di Dublino. Ieri la risposta ufficiale dal Vaticano: le gerarchie di Roma non hanno «ostacolato» le indagini sui crimini pedofili compiuti da sacerdoti nella diocesi di Cloyne

Federico Tulli

Preoccupazione per le gravi mancanze nel governo della diocesi di Cloyne in Irlanda e il trattamento inadeguato delle accuse di abuso sessuale di bambini e minori da parte di sacerdoti a essa appartenenti, ma deciso rifiuto delle accuse del governo irlandese secondo cui la Santa Sede ha tentato di ostacolare un’inchiesta della magistratura civile. Così, in sintesi, la Sede Apostolica del Vaticano ha risposto con una lettera ufficiale alle gravi accuse mosse a luglio scorso dal premier irlandese Enda Kenny in relazione alle conclusioni del Rapporto Cloyne, l’indagine sui crimini pedofili compiuti da sacerdoti dell’omonima diocesi, garantiti – come ha provato l’inchiesta – dalla copertura del responsabile di allora, il vescovo John Magee.

Il documento è stato consegnato ieri dall’arcivescovo Ettore Balestrero, sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, a Helena Kelcher, Incaricato d’Affari dell’Ambasciata d’Irlanda presso la Santa Sede. Oltre alla replica – «non c’è nessuna prova di interferenza negli affari interni dello Stato Irlandese» – esso contiene una dettagliata analisi del Rapporto che il ministro degli Esteri d’Irlanda, Eamon Gilmore ha consegnato, con le considerazioni del Governo irlandese sulla questione, il 14 luglio scorso, all’arcivescovo Giuseppe Leanza, Nunzio apostolico in Irlanda, nel frattempo rimosso dall’incarico e in corso di trasferimento ad altra sede secondo quanto scrive l’Irish Times. Il rapporto ha fatto luce sugli abusi compiuti da 19 sacerdoti tra il 1996 e il 2009, con 40 vittime accertate, e sulle relative coperture che chiamano in causa l’allora vescovo John Magee, ex segretario degli ultimi tre Papi che hanno preceduto Benedetto XVI. Secondo i magistrati, Magee, a capo della diocesi di Cloyne dal 1987, non ha mai adottato alcuna misura per risolvere il problema che emergeva dalle denunce finite sul suo tavolo, esponendo così le vittime a nuovi abusi. Le autorità irlandesi hanno verificato inoltre che il suo comportamento era coerente con gli ordini del Vaticano che nel 1997 aveva inviato un documento ai vescovi dell’isola britannica in cui si ricordava loro di non denunciare i casi di pedofilia alla polizia e di gestirli “internamente”. Ed è proprio su questo punto che verte gran parte della risposta ufficiale annunciata dalla Santa Sede dopo l’attacco a viso aperto contro la gestione vaticana dei numerosi casi di pedofilia clericale sferrato il 21 luglio scorso dal premier Kenny alla Camera dei deputati in Dublino. «La Congregazione per il Clero – ammette la Santa Sede – ha espresso riserve circa l’obbligo di denuncia; non ha però proibito ai vescovi irlandesi di denunciare alle autorità civili le accuse di abuso sessuale sui minori, né ha incoraggiato i vescovi a non osservare la legge». A tale riguardo la nota cita un incontro tra l’allora prefetto della Congregazione, cardinal Dario Castrillo’n Hoyos, e i vescovi d’Irlanda del 12 novembre 1998, in cui il prelato avverte che «la Chiesa, specialmente attraverso i suoi Pastori (i vescovi), non deve in nessun modo porre ostacoli al legittimo cammino della giustizia civile, quando esso è stato avviato da coloro che ne hanno diritto». Fatto sta che dopo il 1998 ben tre inchieste oltre a quella in esame hanno provato la reticenza di diverso vescovi irlandesi nei casi di pedofilia clericale (Rapporto Ferns, 25 ottobre 2005; Rapporto Ryan, 20 maggio 2009; Rapporto Murphy, 26 novembre 2009), e che già da due anni nella contea di Cloyne avvenivano degli abusi segnalati da vittime e familiari al vescovo della diocesi, Magee, senza che fosse preso alcun provvedimento o quanto meno appurata la veridicità delle accuse. Questo ha fatto sì che le violenze si protraessero indisturbate fino al 2009. Una data che coincide con le dimissioni presentate da Magee a papa Benedetto XVI quando l’indagine che lo avrebbe travolto cominciava a prendere forma.

(Pubblicato sul quotidiano Terra)

Fonte: http://cables.mrkva.eu/cable.php?id=251110

US embassy cable – 10VATICAN33

SEX ABUSE SCANDAL STRAINS IRISH-VATICAN RELATIONS, SHAKES UP IRISH CHURCH, AND POSES CHALLENGES FOR THE HOLY SEE

Identifier: 10VATICAN33
Origin: Embassy Vatican
Created: 2010-02-26 16:32:00
Classification: SECRET
Tags: PREL PHUM SOCI KIRF VT EI
VZCZCXRO4523
PP RUEHDBU RUEHFL RUEHKW RUEHLA RUEHNP RUEHSL
DE RUEHROV #0033/01 0571632
ZNY SSSSS ZZH
P 261632Z FEB 10
FM AMEMBASSY VATICAN
TO RUEHC/SECSTATE WASHDC PRIORITY 1265
INFO RUEHZL/EUROPEAN POLITICAL COLLECTIVE
RUCNDT/USMISSION USUN NEW YORK PRIORITY 0135
RUEHGV/USMISSION GENEVA PRIORITY 0098
RUEHROV/AMEMBASSY VATICAN 1305
S E C R E T SECTION 01 OF 03 VATICAN 000033 

SIPDIS 

E.O. 12958: DECL:  2/26/2035 
TAGS: PREL, PHUM, SOCI, KIRF, VT, EI 
SUBJECT: SEX ABUSE SCANDAL STRAINS IRISH-VATICAN RELATIONS, SHAKES UP 
IRISH CHURCH, AND POSES CHALLENGES FOR THE HOLY SEE 

VATICAN 00000033  001.2 OF 003 

CLASSIFIED BY: Julieta Valls Noyes, DCM, EXEC, State. 
REASON: 1.4 (b) 
1.  (C) Summary: The November 2009 report of cover-up by local 
bishops of revelations of physical and sexual abuse of children 
by Irish clergy appalled Catholics and others worldwide. 
Vatican and Irish officials\' first concern was for the victims, 
but that reality was sometimes obscured in the events that 
followed which also   cast a chill on Irish-Vatican relations. 
The Vatican believes the Irish government failed to respect and 
protect Vatican sovereignty during the investigations.  Much of 
the Irish public views the Vatican protests as pettily 
procedural and failing to confront the real issue of horrific 
abuse and cover-up by Church officials.  The resulting profound 
crisis in the Irish Church, meanwhile, required intervention by 
Pope Benedict, who met with Irish Church leaders in December 
2009 and in February 2010 to discuss next steps.  Although the 
Pope will address a pastoral letter on the situation to Irish 
Catholics in the next few weeks, both the Vatican and the local 
Catholic Church agree that further follow-up should be handled 
domestically in Ireland.  The Vatican\'s relatively swift 
response to this crisis showed it learned key lessons from the 
U.S. sex abuse scandals in 2002 but still left some Catholics - 
in Ireland and beyond -- feeling disaffected.  The crisis will 
play out for years inside Ireland, where future revelations are 
expected, even as new clerical sex abuse allegations are being 
made in Germany.  End Summary. 

Origin of a Scandal: Horrific and Endemic 
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2. (U) The Irish scandal broke in the 1990s, following a series 
of criminal cases and Irish government enquiries that 
established that hundreds of lay persons and priests had abused 
thousands of children in Ireland for decades.  In 1999, Irish 
Prime Minister Bertie Ahern announced a program to respond to 
the abuse, including a compensation scheme into which the 
government and various religious orders made contributions.  In 
announcing this program, Ahern was the first Irish official to 
apologize to the victims.  He also launched a study into abuse 
at Irish institutions run by religious orders but overseen and 
funded by Ireland\'s Department of Education.  After nine years 
of investigation, the Ryan Commission issued a report in May 
2009  that detailed horrific abuses, including 325 alleged cases 
of abuse by priests, and concluded they were \"endemic.\"  With 
the crisis unfolding, Irish Catholics and Irish investigators 
turned to Rome for additional answers. 

Political Reaction: Inquiries Offend Vatican and Irish Public 
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3. (SBU) After release of the Ryan report, the Irish Government 
ordered an investigation of the Ryan Commission\'s allegations 
against priests in the Archdiocese of Dublin, to be conducted by 
the independent Murphy Commission.  Sidestepping diplomatic 
channels, the Murphy Commission sent a letter requesting further 
information to the Congregation for the Doctrine of the Faith 
(CDF), which follows issues relating to clerical misconduct and 
crimes.  The Commission also asked the Vatican Nuncio in Ireland 
to answer questions.  (Judge Murphy argued that the body did not 
have to follow normal inter-state procedures in making its 
requests because the independent commission was not part of the 
Irish government.) 

4. (S/NF) While Vatican contacts immediately expressed deep 
sympathy for the victims and insisted that the first priority 
was preventing a recurrence, they also were angered by how the 
situation played out politically.  The Murphy Commission\'s 
requests offended many in the Vatican, the Holy See\'s Assessor 
Peter Wells (protect strictly) told DCM, because they saw them 
as an affront to Vatican sovereignty.  Vatican officials were 
also angered that the Government of Ireland did not step in to 
direct the Murphy Commission to follow standard procedures in 
communications with Vatican City.  Adding insult to injury, 
Vatican officials also believed some Irish opposition 
politicians were making political hay with the situation by 
calling publicly on the government to demand that the Vatican 
reply.  Ultimately, Vatican Secretary of State (Prime Minister 
equivalent) Bertone wrote to the Irish Embassy that requests 
related to the investigation must come through diplomatic 
channels via letters rogatory. 

5. (S/NF) The Irish Embassy to the Holy See offered to 
facilitate better communications between the Irish commission 
and the Holy See, but neither party took any further action. 
Irish Ambassador Noel Fahey (formerly ambassador to Washington) 
told DCM this was the most difficult crisis he had ever managed. 
The Irish government wanted to be seen as cooperating with the 
investigation because its Education Department was implicated, 
but did not want to insist that the Vatican answer the requests 
because they had come outside of regular channels.  In the end, 
the Irish government decided not to press the Vatican to reply, 
according to Fahey\'s Deputy, Helena Keleher.  Moreover, Keleher 

VATICAN 00000033  002.2 OF 003 

told Polchief the CDF probably did not have much to add to the 
inquiry.  Regarding the request for the Nuncio to testify, 
Keleher said the GOI understood that foreign ambassadors are not 
required or expected to appear before national commissions. 
Nevertheless, Keleher thought the Nuncio in Ireland made things 
worse by simply ignoring the requests. 

6. (C) The resentment caused by the Murphy Commission tactics - 
and failure of the Government of Ireland to temper them -- now 
has worn off a little in Rome.  This is in part because the 
legal and diplomatic questions posed by the Commission\'s demands 
are now moot since the Murphy Commission released its report in 
November 2009.  It substantiated many of the claims and also 
concluded that some bishops tried to cover up the abuses, 
putting the interests of the Church ahead of those of the 
victims. 

7. (C) The Irish people\'s anger, however, has not worn off.  The 
refusal of the Holy See to respond to the Murphy Commission 
questions caused a furor of public disbelief in Ireland when it 
became known.  Foreign Minister Martin was forced to call in the 
Papal Nuncio to discuss the situation.  The Irish public was not 
mollified.  Resentment toward the Church in Rome remains very 
high, particularly because of the institutionalized cover-up of 
abuse by the Catholic Church hierarchy.  In the wake of the 
scandal, four of the five bishops named in the Murphy Report 
have resigned; the fifth has refused to quit.  Archbishop 
Martin\'s Christmas Eve Midnight Mass announcement of the 
resignation of two of the five key bishops named in the Murphy 
report was met be thunderous applause, which he had a hard time 
quieting. 

Pastoral Reaction: Meetings with Clerics and Messages to 
Catholics 
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8. (C) Meanwhile, the normally cautious Vatican moved with 
uncharacteristic speed to address the internal Church crisis. 
The Pope convoked a meeting with senior Irish clerical leaders 
on December 11, 2009.  Irish Cardinal Sean Brady and Archbishop 
of Dublin Diarmuid Martin came to Rome and met with the Pontiff, 
who was flanked by Cardinal Bertone (the Vatican Prime Minster 
equivalent), and four other Cardinals whose duties include 
oversight over some aspect of the Irish situation.  At the end 
of the meeting, the Vatican issued a statement saying that the 
Pope shared the \"outrage, betrayal, and shame\" of Irish 
Catholics over the deliberations, that he was praying for the 
victims, and that the Church would take steps to prevent 
recurrences.  Archbishop Martin told reporters afterwards that 
he expected a major shake-up of the Church in Ireland. 

9. (SBU) The Vatican\'s next move was to call a broader, two-day 
meeting with Irish bishops, February 15-16, to discuss the 
crisis.  There, the Pope urged the bishops to address the sexual 
abuse with resolve and courage, to prevent any recurrences, and 
to bring healing to the victims.  Meeting participants examined 
and discussed a draft of the \"Pastoral Letter of the Holy Father 
to the Catholics of Ireland\" that the Pope will issue by the end 
of March.  A later Vatican statement said the abuses in Ireland 
were a \"heinous crime and also a grave sin.\" 

10. (U) At a press conference on February 16, Vatican spokesman 
Lombardi said the meeting was aimed at dialogue and 
direction-setting, and was not intended to produce specific 
policy decisions. The statement quoted the bishops\' assurances 
that \"significant measures have now been taken to ensure the 
safety of children and young people.\"  The full text is 
available at http://212.77.1.245/news 
services/bulletin/news/25154.php?index=25154& po 
date=16.02.2010&lang=en 

Public Reaction: Vatican Response Helps, but More Needed 
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11. (C/NF) Judging by media commentary, many  non-Irish 
Catholics felt the Vatican\'s response to the crisis was a good 
start but more was needed.  Irish Deputy Head of Mission Keleher 
told polchief on February 18 that she sympathized with victims\' 
groups\' criticism of the Vatican statement, because it was not 
more focused on the pain caused to the victims.  Victims\' 
associations also have complained that the Pope did not issue an 
apology for the abuses and that he did not order the removal of 
the remaining bishop accused of the cover-up.  (Archbishop 
Martin\'s comments in December apparently had convinced many that 
the Vatican would remove the errant bishops if they did not 
quit.) 

Comment: Some Lessons Learned, but Crisis Will Play Out for Years 
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VATICAN 00000033  003.2 OF 003 

12. (C) In keeping with the Catholic practice of making local 
bishops ultimately responsible for the management of their 
dioceses, we expect that the locus of the crisis and measures to 
address it will remain largely with the Catholic Church in 
Ireland.  One exception will be on decisions of whether to 
accept or reject resignation offers from the implicated bishops 
-- or the removal of the bishop who  refused to offer his 
resignation -- which rest with the Pope.  The other big 
exception will be the Pope\'s pastoral letter to Irish Catholics, 
in which the Vatican may address concerns and criticisms about 
statements and actions undertaken to date.  After this, though, 
the Vatican will return to the background - while keeping an eye 
on the Irish bishops and continuing to urge them to speak with 
one voice.  Our contacts at the Vatican and in Ireland expect 
the crisis in the Irish Catholic Church to be protracted over 
several years, as only allegations from the Dublin Archdiocese 
have been investigated to date.  Investigations of allegations 
from other Archdioceses will lead, officials in both states 
lament, to additional painful revelations. 

13. (C) In Ireland, these abuse scandals occurred at the end of 
a long period of increasing secularization of society - and may 
further reduce the influence of the Catholic Church. Indeed, the 
great vehemence of the Irish reaction to this crisis reflects 
how far the Catholic Church in Ireland has fallen.  Once 
ensconced in the Irish Constitution, the Irish Catholic Church 
reached the height of its prestige and power with the 1979 visit 
of Pope John Paul II but it has been falling ever since.  At the 
same time, the Murphy Report reflects Irish shame over the 
collaboration of Ireland\'s state bodies, including its schools, 
courts and police, in the appalling abuses and cover-up that 
occurred for decades. 

14. (S) Vatican analysts, meanwhile, agree that the Holy See\'s 
handling of the Irish scandal shows the Vatican learned some 
important lessons from the U.S. sex abuse scandal of 2002.  By 
acting quickly to express horror at allegations, to label the 
alleged acts both crimes and sins, and to call in the local 
leaders to discuss how to prevent recurrences, the Vatican 
limited - but certainly did not eliminate - the damage caused to 
the Church\'s standing in Ireland and worldwide.  Unfortunately, 
given the growing abuse scandal in Germany, it may need to 
deploy those lessons again before long.  End Comment. 

15. (U) Embassy Dublin contributed to and cleared this cable. 
DIAZ