Pedofilia, Irlanda: indennizzi alle vittime, vendita immobili per evitare bancarotta (Ansa)

Pubblicato: 30 agosto 2011 in Notizie d'agenzia
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Quello dei risarcimenti alle vittime degli abusi sessuali potrebbe rivelarsi un colpo da k.o. per le diocesi irlandesi, tanto che quelle più nell’occhio del ciclone stanno pianificando di mettere in vendita proprietà e immobili per far fronte alle richieste di danni e scongiurare il tracollo finanziario. Uno scenario che rispecchia in parte quello degli anni scorsi in alcune diocesi statunitensi, travolte dai debiti prodotti dallo scandalo pedofilia e costrette persino a dichiarare bancarotta. Nella diocesi di Cloyne – al centro dell’ultimo rapporto governativo su una serie di abusi e coperture dal 1996 al 2009, tale da innescare addirittura una crisi diplomatica tra Irlanda e Vaticano – è stato chiesto ai parroci di redigere liste di beni che possano essere ceduti per raccogliere fondi per gli indennizzi alle vittime. È l’Irish Independent a rivelare oggi l’iniziativa quasi disperata della piccola diocesi, situata nella Contea di Cork (sud-ovest dell’Irlanda), per mettere in salvo le proprie finanze. La diocesi sta anche progettando un tributo volontario delle parrocchie sui ricavi dalle future vendite di proprietà: il che significherebbe che le parrocchie, che di norma controllano autonomamente le proprie finanze, dovranno passare una parte degli introiti (si pensa al 6 per cento) alle casse generali della diocesi. Quest’ultima ha già’ ammesso di disporre di piccole proprietà residenziali disponibili per l’immediata cessione. Ma anche alle 46 parrocchie, anch’esse in possesso di immobili adatti alla bisogna, è stato chiesto di considerarne la vendita nel caso non fossero di stretta necessità. E se la decisione di vendere rimane rigorosamente in capo alle singole parrocchie, il metodo e’ stato individuato come il fattore chiave per rimettere in sesto le finanze diocesane. Peraltro il conto finale per i danni alle circa 40 vittime dei preti pedofili nella diocesi di Cloyne potrebbe essere nell’ordine dei milioni di euro. Dopo la pubblicazione il mese scorso del Cloyne Report, che chiamava pesantemente in causa anche le coperture da parte dell’ex vescovo John Magee – in passato segretario personale di ben tre Papi -, l’attuale amministratore apostolico monsignor Dermot Clifford, arcivescovo di Cashel e Emly, ha spiegato che potrebbero occorrere anni prima che le finanze diocesane si riprendano pienamente dalle conseguenze dello scandalo. E tra gli ostacoli c’è il fatto che a detenere le proprietà sono le parrocchie e quindi la decisione se vendere o no dovrà essere presa a livello locale. Non aiuta, poi, la crisi economica, che in alcune zone della Contea di Cork ha fatto precipitare il prezzo degli immobili anche del 50 per cento. Intanto, è imminente la consegna al governo di Dublino della risposta ufficiale della Santa Sede dopo le accuse al Vaticano successive alla pubblicazione del Cloyne Report. A fine luglio il nunzio apostolico monsignor Giuseppe Leanza (che peraltro ha già come sua nuova destinazione la nunziatura di Praga) eta stato richiamato a Roma «per consultazioni», fatto pressoché senza precedenti nella storia della diplomazia vaticana. La durezza della reazione di Dublino, dove si ipotizza anche una legge che obblighi i sacerdoti a rivelare eventuali casi di abusi appresi in confessionale, è stata giudicata eccessiva in Vaticano. E nei giorni scorsi anche il primate di tutta l’Irlanda, cardinale Sean Brady, ha detto pubblicamente che mettere in dubbio l’inviolabilità del segreto della confessione rappresenta una «sfida alla libertà religiosa» dei cattolici. (GR)

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commenti
  1. Sandro kensan ha detto:

    Un po’ di fallimenti insegnerebbe parecchio.

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