Una nuova inchiesta governativa sulla pedofilia nel clero cattolico irlandese. La quarta in sei anni. Obiettivo della magistratura far luce sull’insabbiamento delle notizie di reato nella diocesi di Cloyne, retta dal vescovo John Magee già segretario di tre Papi.

Federico Tulli [Cronache laiche]

Rapporto Ferns, 25 ottobre 2005. Rapporto Ryan, 20 maggio 2009. Rapporto Murphy, 26 novembre 2009. Rapporto Cloyne, 13 luglio 2011. Le questioni irlandesi sono un passaggio chiave per il pontificato di Joseph Ratzinger. È con i vescovi d’Irlanda che il 28 ottobre 2006 affronta per la prima volta in un discorso ufficiale lo scandalo dei preti pedofili. Gli abusi sessuali su minori compiuti da religiosi sono «enormi crimini», di fronte ai quali diventa «urgente» ricostruire la fiducia e la sicurezza perdute, dice il Papa ai membri della Conferenza episcopale d’Irlanda, ricevuti in udienza per la loro visita ad limina presso il Vaticano. È davanti a loro che per la prima volta afferma: «Occorre stabilire sempre la verità, e prevenire l’eventualità che i fatti si ripetano e soprattutto portare sostegno alle vittime». Solo in questo modo, secondo Ratzinger, «la Chiesa in Irlanda potrà crescere più forte ed essere ancora più capace di dare testimonianza della forza redentrice della croce di Cristo».

Il 5 giugno 2009, pochi giorni dopo la pubblicazione del Rapporto Ryan, Benedetto XVI pronuncerà parole identiche agli stessi vescovi della Conferenza episcopale irlandese. Dopo il Rapporto Murphy, il papa cambia strategia. Intuisce che, come era accaduto dieci anni prima negli Stati Uniti, anche in Irlanda non è più possibile trattare la pedofilia nel clero cattolico come un affare interno e decide di rivolgersi direttamente ai fedeli irlandesi con una lettera pastorale. Annunciata a dicembre 2009, verrà resa pubblica il 19 marzo 2010. In un mirabile passaggio il pontefice si autocita riproponendo quanto disse nel 2006 ai porporati giunti da Dublino.

Il Rapporto Cloyne è ancora caldo e Ratzinger, a oggi, non si è pronunciato ma forse sappiamo già cosa dirà. O forse no. L’ennesimo scandalo irlandese potrebbe spingerlo a rinnovare il proprio messaggio di ammonimento per tentare di renderlo più efficace. Dopotutto tra quei vescovi più volte sollecitati ad assumere un comportamento responsabile nei confronti dei crimini seriali che stanno minando le fondamenta della Chiesa di uno dei Paesi più devoti alla causa cattolica e apostolica romana, c’era anche John Magee, il protagonista in negativo del Rapporto Cloyne essendo stato per 33 anni a capo della diocesi che porta il nome di questa ultima inchiesta governativa. La riassumo brevemente. Si tratta di un documento di 400 pagine elaborato dalla Commissione di indagine sulla diocesi di Cloyne, incaricata di verificare come furono trattate oltre 40 segnalazioni di abusi su minori compiuti da sacerdoti tra il 1996 e il 2009. Gli autori del report chiamano in causa Magee ritenendolo responsabile di non aver mai riferito nulla alle autorità pubbliche.

Una storia di reticenza e omertà ecclesiale già sentita, identica a migliaia di altre venute alla luce in altre parti del mondo e pure nella stessa Irlanda, come documentato dagli altri Rapporti governativi prima citati. Magee, oggi 75enne e in passato segretario personale di tre papi (Paolo VI, Giovanni Paolo I, e Giovanni Paolo II), non è più vescovo di Cloyne dal 2010. Consapevole della imminente pubblicazione del Rapporto Ryan che per primo si è occupato della sua diocesi, il 7 marzo 2009, dietro insistenti richieste di sue dimissioni, chiese al Papa di essere sospeso dall’incarico ed essere sostituito alla guida della diocesi da un amministratore apostolico. Benedetto XVI accettò la sua istanza il 24 marzo 2010. Oggi John Magee è vescovo emerito.

***

Rapporto Ferns. La Commissione di inchiesta porta alla luce oltre cento casi di abusi “sessuali” su minori compiuti da 21 sacerdoti della omonima diocesi nel sud dell’isola, tra il 1962 e il 2002.

Rapporto Ryan. «La violenza e gli abusi sono endemici alla Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiude l’inchiesta che prende il suo nome. Dall’indagine durata nove anni emerge che percosse, violenze e umiliazioni si sono protratte sin dagli anni Trenta e fino agli anni Ottanta. Raccogliendo le testimonianze di circa 2.500 vittime la Child Abuse Commission ha coinvolto oltre 100 istituzioni gestite da ordini religiosi. Nel periodo analizzato circa 35.000 minori sono stati ospitati in queste istituzioni, secondo gli investigatori almeno un terzo di loro potrebbe aver subito abusi.

Rapporto Murphy. Per quasi 30 anni dal 1975 al 2004 la Chiesa cattolica locale e la polizia irlandese hanno coperto gli abusi sessuali perpetrati su diversi minori da 46 sacerdoti cattolici a Dublino. Uno di loro confessa oltre 100 stupri. La denuncia del giudice Yvonne Murphy riguarda anche i nomi di alti dirigenti della polizia e di quattro ex arcivescovi di Dublino: John Charles McQuaid, Dermot Ryan, Kevin McNamara e Desmond Connell. Tutti sono accusati di aver coperto i sacerdoti pedofili.

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