Archivio per luglio, 2011

Per la prima volta nella storia della Germania, il numero di fedeli che hanno lasciato la Chiesa cattolica tedesca ha superato l’anno scorso il numero dei battesimi: il dato conferma recenti statistiche secondo cui nel 2010 c’è stato un vero e proprio esodo di iscritti dovuto soprattutto allo scandalo degli abusi sessuali commessi da religiosi. L’anno scorso, i battesimi sono stati 170 mila, contro un record di 181.193 persone che hanno deciso di abbandonare formalmente la Chiesa cattolica, ben 50 mila in piu’ rispetto al 2009 (+40% circa). Nel complesso, il numero di iscritti è passato da 24,9 milioni nel 2009 a 24,6 milioni nel 2010. Per la prima volta, inoltre, il numero di fedeli che è uscito dalla Chiesa cattolica ha superato quello dei fedeli che hanno abbandonato la Chiesa protestante, stimato in poco meno di 150 mila persone. (CB)

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Alcune decine di vittime belghe di preti pedofili presenteranno una denuncia collettiva contro i vescovi belgi, i responsabili della Chiesa cattolica in Belgio e il Vaticano presso il tribunale di Gand il prossimo 16 settembre: lo ha annunciato la legale del gruppo, Christine Mussche, al principale quotidiano belga in lingua fiamminga, De Morgen. Delle circa 80 vittime che inizialmente erano disposte a partecipare alla “class action”, alcune hanno rinunciato, probabilmente, sempre secondo la Mussche, a causa delle dichiarazioni del senatore e professore di diritto canonico Rik Torfs, che hanno avuto un effetto di dissuasione perche’ sostenevano che la denuncia ha poche possibilita’ di successo. «È scandaloso – ha commentato l’avvocata – si tratta di una nuova conferma dell’intimidazione esercitata dalla Chiesa e di cui queste vittime hanno già sofferto». (Ven)

Una pesante cappa di silenzio grava sull’inchiesta della commissione curiale relativa alle violenze nell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona. Le vittime scrivono a Benedetto XVI

Federico Tulli

«Sono stato incaricato di inoltrare la presente richiesta dalle vittime di abusi sessuali da parte dei sacerdoti e fratelli laici dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona. Detti abusi (masturbazioni, sodomizzazioni, rapporti orali…) sono stati perpetrati anche nella chiesa di Santa Maria del Pianto, chiesa dell’interno dell’Istituto Provolo di Verona, dove tra l’altro è sepolto don Antonio Provolo, nella chiesa dell’Istituto Provolo di Chievo e nella chiesa della Tenuta dei Cervi di San Zeno di Montagna. Chiediamo pertanto che detti luoghi vengano sconsacrati». È il testo della lettera raccomandata, a firma Dario Laiti, spedita il 18 luglio scorso a papa Benedetto XVI, al segretario di Stato, Tarcisio Bertone, al presidente della Conferenza episcopale, Angelo Bagnasco, e al vescovo di Verona, Giuseppe Zenti.

Sette righe per sollecitare le gerarchie vaticane a un nuovo livello di attenzione nei confronti della vicenda criminale che si è consumata tra le mura dell’Istituto ai danni di circa 40 ospiti, tra gli anni Cinquanta e il 1984. Come spiega al nostro quotidiano Marco Lodi Rizzini, portavoce dell’associazione di vittime del Provolo, «la richiesta di procedere alla sconsacrazione dei luoghi di culto teatro degli abusi si collega ad alcuni fatti accertati dalla commissione curiale incaricata nel 2010 dal Vaticano di fare luce sulle denunce». La commissione, presieduta dall’ex presidente del Tribunale di Verona, Mario Sannite, ha finito il proprio lavoro a febbraio dopo aver raccolto le testimonianze sia delle vittime che di sacerdoti e fratelli laici presenti nell’Istituto all’epoca dei fatti contestati.

«Da allora – racconta Lodi Rizzini – attendiamo di conoscere le conclusioni dell’inchiesta, come convenuto con le autorità di Roma. Sappiamo per certo – prosegue – che la documentazione è stata già consegnata a monsignor Giampietro Mazzoni, il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. Ma a noi non è pervenuto nulla». Eppure qualcosa è già trapelato. Qualcosa di clamoroso su cui le vittime non intendono soprassedere. Intervistato a Matrix su Canale 5 il 24 maggio scorso, il presidente Sannite, ha dichiarato che «almeno tre, tra sacerdoti e fratelli laici, hanno ammesso gli abusi». «Sono passati due mesi da questa affermazione – osserva Lodi Rizzini -. Sebbene i tempi del Vaticano siano notoriamente lenti, riteniamo che sia giunto il momento che monsignor Mazzoni si pronunci».

Del resto lungo tutto il 2010, annus horribilis per l’immagine pubblica della Chiesa cattolica, «tolleranza zero e trasparenza» sono state le parole pronunciate più frequentemente dalle gerarchie ecclesiastiche di fronte all’emergenza provocata dai casi di pedofilia nel clero emersi nel mondo. Una formula semplice ed efficace per rispondere rapidamente alla pressione delle vittime e della società civile non più disposte, appunto, a tollerare sistematiche operazioni di insabbiamento e omertà da parte dei vertici della Santa Sede. «Ai destinatari della lettera non chiediamo altro che coerenza».

Terra, il primo quotidiano ecologista

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La lettera originale

 

«Confermo, come già detto, che la Santa Sede risponderà opportunamente alla domanda posta dal Governo irlandese a proposito del Rapporto sulla diocesi di Cloyne». È quanto dichiara il direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, a proposito dei duri attacchi del governo di Dublino sull’atteggiamento del Vaticano rispetto allo scandalo pedofilia. «In ogni caso – aggiunge il portavoce vaticano -, ci si augura che il dibattito in corso su temi così drammatici si sviluppi con la necessaria obiettività, in modo da contribuire alla causa che deve stare maggiormente a cuore a tutti, cioè la salvaguardia dei bambini e dei giovani e il rinnovamento di un clima di fiducia e collaborazione a questo fine, nella Chiesa e nella società, come auspicato dal Papa nella sua Lettera ai cattolici dell’Irlanda». (GR)

«Questa è una Repubblica, non il Vaticano»: dalla cattolicissima Irlanda è partito un attacco senza precedenti alla Santa Sede nello scandalo della pedofilia. Il primo ministro Enda Kenny, e poi il Parlamento irlandese, hanno censurato il papato dopo che «per la prima volta un rapporto sugli abusi sessuali del clero ha messo in luce un tentativo della Santa Sede di frustrare un’inchiesta in una repubblica democratica e sovrana, e questo tre anni fa soltanto, non tre decenni fa». Mai prima di oggi il capo di un governo irlandese aveva parlato con tanta forza contro il Vaticano. Kenny, e successivamente il Parlamento in una mozione approvata all’unanimità, hanno accusato le gerarchie cattoliche a Roma di aver messo gli interessi della Chiesa davanti a quelli delle vittime degli abusi. Vicino alle lacrime, l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin è andato in televisione per puntare i riflettori sulla “cabala” che «rifiuta di riconoscere le norme della Chiesa». Intervistato dalla Rte, l’alto prelato ha messo in guardia che nuove inchieste sulla pedofilia nelle diocesi rischiano di non arrivare a far luce su quanto è successo «se la gente nella Chiesa Cattolica non è pronta a dire la verità». Il premier Kenny ha avvertito il Vaticano che le relazioni tra l’Irlanda e la Chiesa non saranno d’ora in poi più le stesse dopo che la settimana scorsa il rapporto sulla diocesi di Cloyne – nella contea di Cork – ha messo in luce abusi su minori commessi da 19 sacerdoti e sulle relative coperture nel periodo dal 1996 al 2009: dossier che secondo il Parlamento «scava nelle disfunzioni, l’elitismo, il narcisismo che domina fino a oggi la cultura del Vaticano». «Questa non è Roma. Questa è la Repubblica d’Irlanda 2011, una repubblica fondata sul diritto», ha detto il premier aprendo il voto alla mozione che accusa il Vaticano di aver sabotato la decisione dei vescovi irlandesi nel 1996 di cominciare a denunciare i casi sospetti alla polizia. Dopo la pubblicazione del Cloyne Report, il governo irlandese aveva convocato il nunzio a Dublino, arcivescovo Giuseppe Leanza, per chiedere una reazione ufficiale da Roma. «Arriverà in tempi ragionevoli», ha assicurato un portavoce del ministero degli esteri secondo cui è stato creato un canale ufficiale e urgente di comunicazione. L’unico commento arrivato dal Vaticano è stato però finora solo quello, a titolo personale, del portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, secondo cui la pubblicazione del rapporto «segna una nuova tappa nel lungo e faticoso cammino di ricerca della verità, di penitenza e di purificazione, di guarigione e di rinnovamento della Chiesa in Irlanda, cammino a cui il Vaticano «non si sente affatto estraneo ma vi partecipa con solidarietà e impegno». (Alessandra Baldini ).

Il premier irlandese Kenny ha lanciato in Parlamento un attacco senza precedenti al Vaticano accusando la Santa Sede di aver minimizzato stupri e torture di bambini irlandesi da parte di preti molestatori. Kenny ha detto che il rapporto sulla diocesi di Cloyne, pubblicato la scorsa settimana, ha messo in luce il tentativo del Vaticano di frustrare l’inchiesta sulle molestie sessuali.

Papa Benedetto XVI ha nominato il frate cappuccino statunitense Charles Chaput nuovo arcivescovo di Philadelphia. La nomina, anticipata ieri dal settimanale cattolico National Catholic Reporter, è stata annunciata ufficialmente questa mattina dalla sala stampa vaticana. Chaput, fino ad oggi arcivescovo di Denver, prende il posto del cardinale Justin Rigali, che ha già 76 anni ed ha quindi superato l’età della pensione ecclesiastica. Rigali, però, sarebbe probabilmente rimasto in sella per almeno un altro anno se non fosse stato travolto negli ultimi mesi da un’inchiesta che ha rivelato coperture e leggerezze su casi di pedofilia nella sua diocesi anche in tempi molto recenti. Ventiquattro preti sono stati sospesi e il vicario di Rigali per il clero è stato incriminato per aver protetto preti pedofili. Chaput, uno dei conservatori più in vista dell’episcopato americano, è noto per le posizioni controverse su temi scottanti come la ricerca sulle staminali embrionali o la comunione ai politici che non seguono in ogni dettaglio la dottrina della Chiesa. (asp/sam/rob)

Una nuova inchiesta governativa sulla pedofilia nel clero cattolico irlandese. La quarta in sei anni. Obiettivo della magistratura far luce sull’insabbiamento delle notizie di reato nella diocesi di Cloyne, retta dal vescovo John Magee già segretario di tre Papi.

Federico Tulli [Cronache laiche]

Rapporto Ferns, 25 ottobre 2005. Rapporto Ryan, 20 maggio 2009. Rapporto Murphy, 26 novembre 2009. Rapporto Cloyne, 13 luglio 2011. Le questioni irlandesi sono un passaggio chiave per il pontificato di Joseph Ratzinger. È con i vescovi d’Irlanda che il 28 ottobre 2006 affronta per la prima volta in un discorso ufficiale lo scandalo dei preti pedofili. Gli abusi sessuali su minori compiuti da religiosi sono «enormi crimini», di fronte ai quali diventa «urgente» ricostruire la fiducia e la sicurezza perdute, dice il Papa ai membri della Conferenza episcopale d’Irlanda, ricevuti in udienza per la loro visita ad limina presso il Vaticano. È davanti a loro che per la prima volta afferma: «Occorre stabilire sempre la verità, e prevenire l’eventualità che i fatti si ripetano e soprattutto portare sostegno alle vittime». Solo in questo modo, secondo Ratzinger, «la Chiesa in Irlanda potrà crescere più forte ed essere ancora più capace di dare testimonianza della forza redentrice della croce di Cristo».

Il 5 giugno 2009, pochi giorni dopo la pubblicazione del Rapporto Ryan, Benedetto XVI pronuncerà parole identiche agli stessi vescovi della Conferenza episcopale irlandese. Dopo il Rapporto Murphy, il papa cambia strategia. Intuisce che, come era accaduto dieci anni prima negli Stati Uniti, anche in Irlanda non è più possibile trattare la pedofilia nel clero cattolico come un affare interno e decide di rivolgersi direttamente ai fedeli irlandesi con una lettera pastorale. Annunciata a dicembre 2009, verrà resa pubblica il 19 marzo 2010. In un mirabile passaggio il pontefice si autocita riproponendo quanto disse nel 2006 ai porporati giunti da Dublino.

Il Rapporto Cloyne è ancora caldo e Ratzinger, a oggi, non si è pronunciato ma forse sappiamo già cosa dirà. O forse no. L’ennesimo scandalo irlandese potrebbe spingerlo a rinnovare il proprio messaggio di ammonimento per tentare di renderlo più efficace. Dopotutto tra quei vescovi più volte sollecitati ad assumere un comportamento responsabile nei confronti dei crimini seriali che stanno minando le fondamenta della Chiesa di uno dei Paesi più devoti alla causa cattolica e apostolica romana, c’era anche John Magee, il protagonista in negativo del Rapporto Cloyne essendo stato per 33 anni a capo della diocesi che porta il nome di questa ultima inchiesta governativa. La riassumo brevemente. Si tratta di un documento di 400 pagine elaborato dalla Commissione di indagine sulla diocesi di Cloyne, incaricata di verificare come furono trattate oltre 40 segnalazioni di abusi su minori compiuti da sacerdoti tra il 1996 e il 2009. Gli autori del report chiamano in causa Magee ritenendolo responsabile di non aver mai riferito nulla alle autorità pubbliche.

Una storia di reticenza e omertà ecclesiale già sentita, identica a migliaia di altre venute alla luce in altre parti del mondo e pure nella stessa Irlanda, come documentato dagli altri Rapporti governativi prima citati. Magee, oggi 75enne e in passato segretario personale di tre papi (Paolo VI, Giovanni Paolo I, e Giovanni Paolo II), non è più vescovo di Cloyne dal 2010. Consapevole della imminente pubblicazione del Rapporto Ryan che per primo si è occupato della sua diocesi, il 7 marzo 2009, dietro insistenti richieste di sue dimissioni, chiese al Papa di essere sospeso dall’incarico ed essere sostituito alla guida della diocesi da un amministratore apostolico. Benedetto XVI accettò la sua istanza il 24 marzo 2010. Oggi John Magee è vescovo emerito.

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Rapporto Ferns. La Commissione di inchiesta porta alla luce oltre cento casi di abusi “sessuali” su minori compiuti da 21 sacerdoti della omonima diocesi nel sud dell’isola, tra il 1962 e il 2002.

Rapporto Ryan. «La violenza e gli abusi sono endemici alla Chiesa d’Irlanda», con queste parole il giudice Sean Ryan chiude l’inchiesta che prende il suo nome. Dall’indagine durata nove anni emerge che percosse, violenze e umiliazioni si sono protratte sin dagli anni Trenta e fino agli anni Ottanta. Raccogliendo le testimonianze di circa 2.500 vittime la Child Abuse Commission ha coinvolto oltre 100 istituzioni gestite da ordini religiosi. Nel periodo analizzato circa 35.000 minori sono stati ospitati in queste istituzioni, secondo gli investigatori almeno un terzo di loro potrebbe aver subito abusi.

Rapporto Murphy. Per quasi 30 anni dal 1975 al 2004 la Chiesa cattolica locale e la polizia irlandese hanno coperto gli abusi sessuali perpetrati su diversi minori da 46 sacerdoti cattolici a Dublino. Uno di loro confessa oltre 100 stupri. La denuncia del giudice Yvonne Murphy riguarda anche i nomi di alti dirigenti della polizia e di quattro ex arcivescovi di Dublino: John Charles McQuaid, Dermot Ryan, Kevin McNamara e Desmond Connell. Tutti sono accusati di aver coperto i sacerdoti pedofili.

L'ex vescovo John Magee

Una nuova bufera si abbatte sulla Chiesa irlandese con la pubblicazione di un rapporto che riferisce di numerosi casi di copertura di abusi sessuali su minori nella diocesi di Cloyne, nella Contea sud-orientale di Cork, nel periodo dal 1996 al 2009. Ad essere direttamente chiamata in causa e’ una figura che in passato operò anche in Vaticano, l’allora vescovo di Cloyne mons. John Magee, fattosi da parte nel 2009 (Benedetto XVI ne accettò le dimissioni il 24 marzo 2010) e in passato segretario personale di ben tre Papi, Paolo VI, Giovanni Paolo I, nonché Giovanni Paolo II all’inizio del pontificato. Il rapporto pubblicato oggi, che consta di 400 pagine, elaborato dalla Commissione di indagine sulla diocesi di Cloyne su come furono trattate le accuse contro 19 preti, evidenzia le mancanze nel riferire le denunce dei loro abusi alla polizia. E sostiene che il vescovo Magee, oggi 75/enne, non può evitare le sue «responsabilità dando la colpa ai sottoposti», che non avrebbero riferite le segnalazioni di abusi (in tutto le vittime sarebbero state almeno 40) alle autorità pubbliche. In nessun caso, comunque, i preti sotto accusa vennero rimossi. Vengono anche riferite le «preoccupazioni» che ci furono sulla «interazione» tra lo stesso mons. Magee e un ragazzo di 17 anni, aspirante al sacerdozio. La Chiesa irlandese, già al centro di una «visita apostolica» ordinata da Benedetto XVI, dopo la pubblicazione del rapporto ha già espresso dolore e rammarico. Il primate d’Irlanda, cardinale Sean Brady, ha detto che oggi è un altro «giorno nero nella storia della risposta dei vertici della Chiesa al grido dei bambini abusati da uomini del clero». «I risultati di questo rapporto confermano che gravi errori di giudizio sono stati commessi e che ci sono stati serie carenze di leadership – ha aggiunto -. Questo è deplorevole e totalmente inaccettabile». Il rapporto Cloyne, che è stato diffuso dal ministro della Giustizia Alan Shatter e dal ministro per l’Infanzia Frances Fitzgerald, e che subito ha suscitato forte scalpore sui media irlandesi e britannici, sostiene che la risposta della diocesi alle accuse di abusi sessuali nel periodo dal 1996 al 2008 fu «inadeguato e inappropriato». Definisce un «fatto rimarchevole» che il vescovo Magee avesse avuto «poco o nullo interesse» nell’affrontare i casi di preti pedofili sacerdoti fino al 2008 e che avesse fino a un certo punto «distaccato se stesso dalla gestione quotidiana dei casi di abusi sessuali sui minori». «Il vescovo Magee era a capo della diocesi e non poteva evitare le sue responsabilita’ dando la colpa ai sottoposti che egli aveva del tutto mancato di dirigere e sorvegliare», spiega il dossier. La Commissione – riferisce la Bbc – spiega che si era al corrente di circa 40 persone che potrebbero essere state vittime di abusi di preti nella diocesi, e tutte le denunce tranne due vennero da persone che erano già adulte quando le fecero. Il rapporto dice anche che tra il 1995 e il 2005 ci furono 15 denunce contro il clero che avrebbero dovuto essere inoltrate. La mancanza più grave è il non aver riferito i due casi in cui le presunte vittime erano ancora minori al momento della denuncia. Viene spiegato che nulla venne comunicato a una diocesi vicina quando un prete che si era dimesso in seguito alle denunce vi si trasferì. Comunque, in nessun caso la diocesi rimosse preti contro cui erano state mosse delle accuse. Per quanto riguarda poi quella che viene chiamata «interazione» tra mons. Magee e un ragazzo di 17 anni, il dossier riferisce che secondo l’adolescente, che contemplava il suo ingresso nel sacerdozio, «il comportamento del vescovo verso di lui, che non lo aveva turbato all’epoca, era, riflettendoci, inquietante». Comunque, il rapporto dice anche che il caso era stato trattato «con appropriatezza». (Fausto Gasparroni)

Nel tentativo di recuperare credibilità dopo il gravissimo scandalo sulla pedofilia scoppiato l’anno passato, la Chiesa cattolica tedesca ha deciso di mettere a disposizione di alcuni ricercatori indipendenti i documenti e gli atti personali dei religiosi contenuti nei suoi archivi – in alcuni casi sin dalla fine Seconda guerra mondiale. L’iniziativa, presentata oggi a Bonn, è già partita dallo scorso aprile, ha specificato il vescovo Stephan Ackermann, responsabile della Conferenza episcopale tedesca per tutte le questioni relative alla pedofilia. L’apertura della chiesa cattolica in Germania non ha precedenti. Nelle 27 diocesi tedesche ai ricercatori sarà garantito l’accesso agli atti personali dei religiosi fino a dieci anni fa. Mentre in nove diocesi gli archivi saranno consultabili addirittura fino al 1945. All’inizio del 2010 era emerso che in Germania, come in altri Paesi, decine di minori erano stati abusati dai religiosi nel corso di decenni. Con l’aiuto degli esperti, secondo i responsabili del progetto, sarà ora possibile non solo risalire ai singoli episodi, ma anche alle cause che li hanno scatenati. (YYT-RF)