Archivio per giugno, 2011

Il presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco

L’idea che ci sia dell’erotismo, quindi desiderio, dietro la più devastante delle violenze esercitata su un essere umano indifeso, dimostra quanto sia incomprensibile, per certa cultura, la realtà del bambino (dunque della specie umana tutta)

Federico Tulli [Cronache Laiche]

Lo scenario, desolante, è da film poliziesco anni 70. “Le autorità brancolano nel buio”, citerebbe polemico a nove colonne il titolo del solito giornale che campa di retorica e frasi fatte. Ma Cronache laiche non rientra nella schiera di testate che si esprimono a suon di luoghi comuni, né è qui per recensire un b-movie né tanto meno vuole parlare, almeno in questa sede, del clima che si respirava in Italia ai tempi dell’austerity. Le autorità che brancolano nel buio, infatti, non indossano divise né impugnano pistole. Non portano basettoni, la loro barba è ben rasata e nemmeno sfoggiano un colorito linguaggio infarcito di parolacce e imprecazioni. No. Monsignor Charles Scicluna e il cardinale Angelo Bagnasco proprio non ce li vediamo in questi panni. Però nel buio brancolano lo stesso. Specie quando devono affrontare affrontare l’affaire “pedofilia nel clero”. Quelle commesse dai preti pedofili sono «spesso forme di abuso di potere a sfondo erotico» ha affermato Scicluna che di mestiere fa il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede (già tribunale dell’Inquisizione). In qualità di braccio della legge del Papa, è sul suo tavolo in Vaticano che passano tutte le segnalazioni di abusi o presunti tali compiuti da sacerdoti, che i vescovi raccolgono nelle loro diocesi. È lui che valuta i dossier, conduce l’indagine ed eventualmente rinvia a giudizio il presunto reo presso il prefetto della Congregazione, cardinale William Levada (il successore di Joseph Ratzinger).

L’idea che ci sia dell’erotismo, quindi desiderio, dietro la più devastante delle violenze esercitata su un essere umano indifeso, dimostra quanto sia incomprensibile, per questa cultura, la realtà del bambino (dunque della specie umana tutta). E spiega perché da duemila anni la pulsione psicotica del pedofilo, l’omicidio psichico che esso compie nei confronti del bambino, sia considerata dal legislatore che redige le norme del diritto canonico e dal magistrato che deve giudicare, un peccato “sessuale” da mondare come tanti altri con la confessione e qualche ave Maria in ritiro spirituale. Quando invece è un delitto tra i più efferati. Perché? Perché è determinato da una pulsione omicida che vuole distruggere qualsiasi possibilità di sviluppo della sessualità altrui. Le vittime scelte lucidamente dai pedofili sono infatti nell’età in cui ancora non c’è la sessualità piena e formata. Questa si definisce con l’adolescenza. Inoltre, solo laddove c’è la sessualità ci può essere scambio di desiderio reciproco. E se c’è desiderio non è violenza. Pertanto ogni atto “a sfondo erotico” compiuto nei confronti di una persona in età pre-adolescenziale, è solo ed estremamente violento e distruttivo: impedisce la realizzazione di una caratteristica specifica umana.

Tutto ciò evidentemente sfugge anche al cardinale Angelo Bagnasco. Incontri di formazione e corsi di esercizi spirituali per i sacerdoti. È questa la ricetta prescritta dal presidente della Conferenza episcopale italiana per evitare che si verifichino altri scandali nella Chiesa genovese dopo la vicenda di don Seppia (per inciso, in qualità di arcivescovo di Genova dovrebbe spiegare lui per primo cosa ha fatto per impedire al sacerdote di agire indisturbato). Bagnasco l’ha comunicata ai suoi più stretti collaboratori in occasione della recente riunione del Consiglio presbiterale e dei Vicari forane, secondo quanto riferisce il settimanale cattolico Il Cittadino che ha pubblicato un estratto dell’incontro. «Non si può aspettare che passi la tempesta» ha detto il porporato. Da qui il suo richiamo alla fedeltà alla vocazione sacerdotale e a una maggior cura e impegno nella formazione, sia quella in preparazione al sacerdozio, sia quella permanente. «Gruppi più ristretti per affrontare tematiche specifiche in cui affrontare temi etici e morali». Lode all’impegno. Ma non è chiaro chi spiegherà agli uomini di Chiesa cosa sia la sessualità umana. E come essa vada difesa dalla pulsione omicida del pedofilo, non demonizzata.

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L’evento

Si svolge venerdì primo luglio a Verona la II Giornata della Memoria organizzata dalle vittime italiane dei reati di pedofilia commessi da religiosi. Gli ex allievi dell’istituto Antonio Provolo di Verona – con il supporto di Associazione Sordi A.Provolo, Associazione Sordi Basso Veronese, Associazione Non Udenti Provolo, Associazione La Colpa e Survivor’s Voice Europe – organizzano una manifestazione davanti all’Istituto Provolo(ore 17) e una conferenza stampa (ore 18,30):

– Per ricordare le vittime degli abusi sessuali dei sacerdoti dell’Istituto Provolo.

– Per sollecitare il Vaticano a esprimersi dopo che la commissione curiale ha avuto modo di sentire il racconto delle vittime. Tenuto anche conto che il presidente della commissione, Mario Sannite, ha dichiarato in una intervista televisiva del 24 maggio 2011 a Matrix (Canale 5), che «almeno tre, tra sacerdoti e religiosi, hanno ammesso gli abusi».

Info: http://www.lacolpa.it

I vescovi cattolici di tutta l’Asia terranno un vertice sull’impatto della pedofilia nella Chiesa, perché i sacerdoti che commettono abusi non sono semplicemente “un problema dell’Occidente” – scrive Hishashi Yukimoto.

Marco Tosatti, lastampa.it

I vescovi cattolici di tutta l’Asia terranno un vertice sull’impatto della pedofilia nella Chiesa, perché i sacerdoti che commettono abusi non sono semplicemente “un problema dell’Occidente” – scrive Hishashi Yukimoto. La Federazione delle Conferenze dei vescovi cattolici asiatici ospiterà un seminario per i vescovi e il clero dal 14 al 19 novembre 2011 presso l’Università dell’Assunzione a Bangkok, Thailandia. “E’ un compito urgente quello che è di fronte a noi, soprattutto per i capi della chiesa, di riunirsi per individuare alcuni meccanismi per evitare che si verifichino in futuro di abusi sui minori da parte degli uomini e delle donne della chiesa “ ha affermato l’ufficio dei vescovi. “Cerchiamo di non cullarci nell’idea che la pedofilia è un problema dell’Occidente o di altri continenti del mondo, è altrettanto diffusa in molti paesi dell’Asia,” ha detto l’ufficio in un comunicato sul suo sito web. Il 16 maggio, il Vaticano ha dato a tutte le conferenze episcopali un anno per formulare le politiche nazionali in materia di abusi sessuali clericali di minori. Il procuratore capo del Vaticano, monsignor Charles J. Scicluna, sarà a disposizione per aiutare i vescovi asiatici a costruire “linee guida specifiche.” I vescovi asiatici citato diversi fattori che hanno portato all’organizzazione del vertice. Fra questi “lettere da diverse parti della Chiesa, secondo cui che la pedofilia è già diventato un problema molto grave in Asia”. I vescovi hanno detto di voler affrontare il problema “decisamente senza indugio” prima che scappi “di mano come è accaduto negli altri paesi del mondo.” Quante lettere siano giunte esattamente non è chiaro. Lorenzo Pinto, segretario esecutivo dell’ufficio, ha detto che “nei miei colloqui informali con i vescovi e arcivescovi, hanno detto che questo sta diventando un problema. Così l’ufficio del clero ha deciso di organizzare questo seminario”.

Il cardinale Angelo Bagnasco

Incontri di formazione e corsi di esercizi spirituali per i sacerdoti. Dopo il caso di don Seppia, l’ex parroco della chiesa dello Spirito Santo di Sestri Ponente arrestato a metà maggio, l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha comunicato le proprie indicazioni per evitare che si possano verificare altri scandali nella chiesa genovese. L’arcivescovo ha comunicato le sue intenzioni ai suoi più stretti collaboratori in occasione della riunione del Consiglio presbiterale e dei Vicari foranei. Il settimanale cattolico Il Cittadino riferisce un estratto della riunione in cui il cardinale ha mostrato l’intenzione di intervenire subito: “Non si può aspettare che passi la tempesta”, ha detto il porporato. Da qui il richiamo del cardinale Bagnasco alla fedeltà alla vocazione sacerdotale e di maggior cura e impegno nella formazione, sia quella in preparazione al sacerdozio, sia quella permanente. “Gruppi più ristretti per affrontare tematiche specifiche in cui affrontare temi etici e morali”.

repubblica.it

Giacomo Galeazzi, vaticanista de La Stampa

Il promotore di giustizia della Congregazione della Dottrina della fede, monsignor Charles Scicluna, e il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, figurano tra i relatori di un importante simposio organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana sul tema «Verso la guarigione e il rinnovamento» che si propone di contribuire a «una risposta globale al problema degli abusi sessuali e della tutela dei vulnerabili»

Un grande simposio per “una risposta globale al problema degli abusi sessuali e della tutela dei vulnerabili” sarà organizzato “dalla Pontificia università Gregoriana, con l’appoggio di diversi dicasteri della Santa Sede, e diretto a vescovi delle diverse conferenze episcopali e a Superiori religiosi”. E’ quanto si legge oggi in un comunicato diffuso dalla sala stampa vaticana. L’incontro avrà luogo nel febbraio del 2012, ma i contenuti e il significato dell’evento dal titolo: ‘Verso la guarigione e il rinnovamento’, verranno presentanti sabato prossimo nel prestigioso ateneo pontificio con il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, e il promotore di giustizia della congregazione per la Dottrina della fede, mons. Charles J. Scicluna. All’incontro con la stampa parteciperanno anche, tra gli altri, padre Francois Xavier Dumortier, Rettore della Gregoriana, padre Hans Zollner, preside dell’Istituto di Psicologia e responsabile del comitato preparatorio del simposio, mons. Klaus Peter Franzl, dell’arcidiocesi di Monaco di Baviera. Il simposio di febbraio è diretto ai vescovi e ai superiori maggiori religiosi, a coloro cioè a cui è demandato il compito di eventuali accertamenti di fronte a casi di abusi sui minori ad opera di religiosi. Gli esperti di Virtus, programma sviluppato in America per la prevenzione degli abusi, ed altri esperti guideranno i workshop, in 4 lingue, che tratteranno gli argomenti anche nella prospettiva specifica delle diverse aree geografiche. Fra gli obiettivi dell’iniziativa quello di costruire “un nuovo centro di e-learning multilinguistico, a disposizione dei responsabili ecclesiastici, per l’informazione e la diffusione delle risorse e delle migliori pratiche per rispondere al problema”.

Tommaso Dellera* (ADISTA – Segni Nuovi n.45)

La Colpa è il primo gruppo italiano di vittime della pedofilia clericale. Nato nel 2010, il 25 settembre di quell’anno ha tenuto il suo primo incontro nazionale, a Verona, con gli ex alunni dell’Istituto per sordomuti Provolo, mentre il 31 ottobre ha partecipato all’incontro mondiale delle vittime della pedofilia clericale, indetto dall’organizzazione statunitense Survivors Voice a Roma, con una manifestazione finale di fronte al Vaticano.

Gli obiettivi del gruppo La Colpa sono anzitutto l’attenzione alle vittime della pedofilia clericale: creare un luogo e uno spazio in cui possano ritrovarsi, riconoscersi, condividere le proprie esperienze, ricevere solidarietà e sostegno, superare la paura, la vergogna e il senso di colpa che l’abuso porta con sé. Parte essenziale di questo programma è la diffusione d’informazioni sull’assistenza legale e psicologica con la creazione di una rete nazionale di professionisti presenti in ogni città, nella convinzione che il percorso di trasformazione da vittima a sopravvissuto e a essere vivente è possibile solo attraverso un serio lavoro psicologico sotto la guida di personale specializzato. Conseguenza di quanto sopra è la denuncia alle competenti autorità dei pedofili all’interno della chiesa cattolica, con la loro segnalazione alle forze dell’ordine nei modi più opportuni.

In secondo luogo, il gruppo si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della pedofilia clericale attraverso incontri pubblici e tramite i contatti con i media per far comprendere che non si tratta di casi isolati, ma di un fenomeno sistematico che si verifica grazie alle coperture e all’atteggiamento omertoso da parte delle gerarchie ecclesiastiche, ai privilegi di cui esse godono nel nostro paese oltre e contro lo stesso messaggio evangelico di verità e di giustizia. La pedofilia, clericale e non, inoltre, è un problema sociale, perché provoca danni permanenti che richiedono cure specializzate e coinvolge un numero sempre alto di persone, non solo il singolo individuo, in quanto causa seri problemi nelle relazioni interpersonali, sociali e familiari, arrivando a interessare ogni contesto. Il pedofilo è dunque un criminale affetto da un disturbo di personalità che compie reati gravissimi che si ripercuotono sulla società intera. E’ fondamentale comprendere che la condotta pedofila è recidiva e non può essere curata con le preghiere e presunti metodi spirituali, ma con l’isolamento del criminale in carcere (in strutture adatte a recepire questi individui) e un’adeguata e permanente terapia psichiatrica (che fornisca un potenziale percorso di recupero, i cui risultati devono comunque essere costantemente verificati e monitorati da specialisti). In ogni caso, il pedofilo deve sempre e per sempre essere allontanato da contesti in cui sono presenti minori (oratori, parrocchie, istituzioni religiose, scuole, campeggi ecc.). E’ essenziale capire che la violenza che sorge da questa strutturale incapacità di avere rapporti alla pari con persone adulte costituisce un vero e proprio abuso di potere e, di conseguenza, si nutre, si sviluppa e si diffonde più facilmente in contesti fortemente gerarchizzati e strutturati nei quali il potere si esercita senza controlli, da parte di una casta e in nome di un’autorità che si definisce di attribuzione divina, cioè, per sua stessa natura libera e spesso al di sopra, o al di fuori, delle autorità civili: caratteristiche, queste, che definiscono alcuni aspetti strutturali della chiesa cattolica (non ovviamente tutti i fedeli e i sacerdoti).

La Colpa, infine, si propone di agire come un gruppo di pressione presso le istituzioni e le forze politiche italiane per ottenere una nuova legge che elimini la prescrizione, meccanismo che troppo spesso consente ai pedofili di rimanere impuniti, continuare a compiere abusi e a fare vittime indisturbati. La rimozione conseguente al trauma dell’abuso subito da un minore impedisce di riconoscere e tanto meno di denunciare la violenza e spesso ci vogliono venti, venticinque, trenta e anche quarant’anni prima che la mente e il corpo siano in grado di far emergere ciò che è accaduto; altro tempo, poi, è necessario per accettare e curare questo trauma, grazie al ricorso alla terapia specialistica che consenta di intraprendere un percorso di recupero e, appunto, di cura. Di fronte a tutto questo, le leggi in vigore, che prevedono la prescrizione del reato dopo soli 10 anni, risultano del tutto inadeguate (lo saranno anche quando si verificherà la ratifica della Convenzione di Lanzarote che prevede il raddoppio dei termini di prescrizione, anche se la situazione sarà certamente migliore). Una situazione solo sulla carta più favorevole alle vittime è quella disposta dall’attuale papa con l’approvazione, nel maggio 2010, delle nuove norme che portano la prescrizione a venti anni dal compimento della maggiore età del minore. Solo sulla carta, perché, come si è appreso negli ultimi giorni, per l’Italia, come per altri paesi, non è imposto al clero l’obbligo di denuncia dei pedofili all’interno della chiesa.

L’altra finalità immediata che il gruppo di pressione si propone è l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente sulla pedofilia clericale in Italia, con la partecipazione di rappresentanti delle vittime degli abusi e rappresentanti della chiesa; l’importante è che i criteri siano chiari, certi, pubblici e i risultati divulgati nel rispetto delle leggi democratiche. Finora la chiesa cattolica italiana si è sempre rifiutata di istituire anche solo una commissione interna con questo scopo, e tale non è la commissione – del resto, del tutto segreta – di cui ha dato notizia Bagnasco nella sua prolusione, in qualità di presidente, alla 63° Assemblea Generale della Cei.

Esistono delle caratteristiche peculiari della pedofilia clericale, senza con ciò voler creare un’inutile gerarchia tra reati. La sua specificità è data dalla dimensione sacrale – il ruolo del sacerdote che sfrutta il sentimento religioso, la sua autorità e la sua paternità fittizia per abusare di un minore -, dalla dimensione spirituale -i danni alle vittime implicano un diverso senso di colpa e di vergogna, una perdita di fiducia e la sensazione di tradimento, una confusione di carattere morale che coinvolgono appunto la sfera spirituale -, dalla dimensione sociale -lo status del sacerdote, del religioso e della religiosa, che godono di privilegi e di un credito socialmente riconosciuto molto più alto di qualsiasi altro membro della società, proprio in funzione di quella natura sacra che caratterizza la loro figura -, dalla dimensione istituzionale -la vittima ha a che fare non solo con il suo carnefice, ma con un’istituzione, di cui il pedofilo fa parte, che agisce anche a livello politico, oltre che sociale e religioso, con suoi propri organi di propaganda e informazione e che mette in piedi una rete di complicità. Istituzione che contiene al proprio interno una serie di elementi che favoriscono il fenomeno degli abusi e che attirano, proprio per la scarsità dei controlli e la risibilità delle pene, personalità abusanti. Tra questi elementi, l’imposizione obbligatoria del celibato, che è una con-causa della pedofilia clericale, perché contribuisce a formare una personalità immatura; a maggior ragione se il celibato è imposto come stile di vita a giovani adolescenti, come accade nei seminari minori e in molte istituzioni cattoliche. Basti pensare, poi, a quante occasioni ha un sacerdote di rimanere da solo con dei minori senza alcun controllo esterno. Sono queste le ragioni per le quali Salvatore Domolo, nel corso del primo incontro di Verona, ha proposto di considerare la pedofilia clericale come un crimine contro l’umanità (per la sua vastità numerica, geografica e per la rete di copertura istituzionale che la caratterizza); e per le stesse ragioni, Survivors Voice ha lanciato una petizione all’Onu per chiedere di rubricare la pedofilia sistemica sotto il titolo di crimine contro l’umanità.

*ricercatore universitario di Filosofia politica

Alla vigilia dell’arrivo del Papa a Zagabria, una settantina di persone hanno inscenato questo pomeriggio nel centro della capitale croata una manifestazione contro la politica della Chiesa cattolica, e in particolare contro Benedetto XVI, accusato di violare e non rispettare i diritti umani. La manifestazione, indetta da un’organizzazione laica e atea denominata “David”, si è tenuta sullo Tsvetni Trg (Piazza dei Fiori), la piazza centrale nel cuore di Zagabria. L’oratore principale, nel suo intervento, ha detto fra l’altro che a causa delle ingerenze della Chiesa cattolica nella vita politica della Croazia, si può dire che “la Costituzione è stata sostituita dal diritto canonico”. I dimostranti hanno quindi fatto varie allusioni ai tanti scandali di pedofilia registratisi negli ultimi tempi in seno al clero cattolico. Numerose le scritte ostili alla Chiesa che si leggevano su striscioni e cartelli mostrati dai manifestanti. Fra le altre “L’educazione religiosa è una violenza sull’educazione dei bambini”, “I preservativi salvano le vite”, “La Chiesa nega i fondamenti dello stato di diritto”, “La Chiesa senza politica – Lo Stato senza prediche”. Scarsa la presenza della polizia, che si è limitata a controllare il raduno, scioltosi senza alcun incidente. Papa Benedetto XVI giungerà a Zagabria domattina per una visita pastorale di due giorni. In Croazia quasi il 90% della popolazione è di religione cattolica, il 5% è ortodosso (serbi), il 4% si professa agnostico e ateo. (QN/YK0)

Le vittime dei preti pedofili in Belgio, primo caso in Europa, portano il Vaticano in tribunale. L’atto di citazione condurrà davanti ai giudici anche le gerarchie ecclesiastiche del Paese, dai vescovi ai superiori religiosi, che due giorni fa hanno riconosciuto la loro responsabilità “morale” e si sono detti pronti a «indennizzare» le vittime. Il Papa «nomina i vescovi e ha autorità su di loro e questo lo rende responsabile dei loro errori», ha affermato Walter Van Steenbrugge, uno degli avvocati delle circa ottanta vittime che hanno deciso di avviare l’azione giudiziaria davanti al tribunale di Gand. Solo pochi mesi fa, l’ultimo shock era arrivato dall’ex vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, che, mesi dopo aver rassegnato le dimissioni, davanti alle telecamere, aveva ammesso di aver abusato per anni di due suoi nipoti e ne aveva addirittura minimizzato l’impatto. In tutto il Belgio sono state oltre cinquecento le vittime dei preti pedofili, molti dei quali sono gia’ morti. Di recente, un’apposita commissione parlamentare d’indagine ha raccomandato di trovare una soluzione anche per indennizzare quelle vittime i cui casi sono caduti ormai in prescrizione. Dopo la presentazione delle denunce, i legali delle vittime si aspettano che il tribunale di Gand fissi il calendario delle udienze a settembre, anche se non si fanno illusioni circa la lunghezza del procedimento. La giustizia civile è chiamata a stabilire il tipo di indennizzi che potranno essere riconosciuti in base ai danni subiti dalle vittime. «Siamo positivi, ma vigilanti – ha spiegato l’avvocato Christine Mousse, un altro legale delle vittime – perché il passato insegna che la Chiesa ha usato tattiche di sabotaggio. Sarà usato ogni mezzo giuridico per perseguire le violazioni ai diritti dell’uomo e del bambino. In un comunicato stampa, lunedì scorso, due mesi dopo le richieste arrivate anche dalla commissione parlamentare d’inchiesta, i vescovi si sono impegnati pubblicamente ad assicurare «un riconoscimento alle vittime e ad adottare misure riparatrici per la sofferenza causata loro». I vescovi del Belgio si sono detti inoltre «determinati a ridare dignità alle vittime e a provvedere con indennizzi finanziari ai loro bisogni». (PUC)