Pedofilia, parlano le vittime dei preti: Abusi, silenzio e colpe. Basta omertà (Ansa)

Pubblicato: 21 maggio 2011 in Chiesa e pedofilia
Tag:, , , , , ,

L’elenco in Italia sarebbe lungo almeno centoquaranta casi. Centoquaranta violenze compiute da uomini di Chiesa, come don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente recentemente arrestato per abuso su minore e cessione di stupefacenti. È questo il tema al centro del secondo incontro nazionale de “La Colpa”, l’associazione delle vittime di preti pedofili. Nella sede radicale di Largo Argentina, dove si sono riuniti, la sala è gremita e le testimonianze si alternano. Piene di dolore e di rabbia. C’è chi si presenta con nome e cognome e chi vuole rimanere anonimo, chi ha già parlato dell’abuso subito e chi lo fa per la prima volta. «Mi chiamo Salvatore Domolo, ho 46 anni e dagli 8 agli 11 anni sono stato abusato da un prete – racconta uno di loro, un ex sacerdote -. Abitavo sul Lago d’Orta, in provincia di Novara. La mia famiglia era disagiata e il mio prete-aguzzino mi diceva “Ti faccio da papa”, mi cuciva le mutandine…Durante gli anni del seminario mi hanno fatto confessare la violenza vietandomi di parlarne con chiunque. Il mio aguzzino è morto circa otto anni fa e io non l’ho denunciato. Ho perdonato lui ma non la Chiesa che non mi ha protetto e mi ha imposto il silenzio». «Ho quarantun’anni – gli fa eco T. -. Tra gli 11 e i 13 anni sono stato violentato dal prete della mia parrocchia, che era anche il professore di religione della mia scuola. Spesso ci confessava non nel confessionale ma in una stretta galleria intorno all’abside e a casa sua, dove ricordo che aveva allestito una specie di discoteca con una luce stroboscopica in cui invitava i ragazzi. Uno degli abusi è avvenuto durante il ritiro della cresima. Pochi mesi dopo il mio violentatore fu trasferito in un’altra parrocchia della stessa città, dove continua a operare da trent’anni». «A Capua – esordisce un avvocato, Sergio Cavaliere -, c’è un sacerdote che nel 2000 ha patteggiato una pena a due mesi di reclusione e a 4 milioni di lire per aver molestato una bambina con 200 telefonate. A oggi non ha versato nulla, è in corso un giudizio civile per il risarcimento del danno e lui dice messa nella stessa parrocchia di sempre». Secondo il legale, difensore di una vittima di presunti abusi da parte di un prete, «l’episodio di don Riccardo Seppia è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più ampio in Italia. I casi giudiziari conosciuti dalla stampa oggi sono circa 140 e sono quelli da me documentati. Il resto, la maggior parte, spesso non giunge all’attenzione della magistratura per prescrizione, vergogna delle vittime e per un certo clima di omertà rispetto ai crimini degli ecclesiastici». Di qui la richiesta di realizzare un «data base per documentare gli abusi» e modificare dei termini di prescrizione «che sono l’ostacolo principale alla giustizia per le vittime». Ma non solo. «Chiediamo al cardinal Bagnasco e alla conferenza episcopale italiana – dice il deputato radicale Maurizio Turco – di consentire che anche nel nostro Paese ci sia una commissione di inchiesta indipendente che possa accedere agli archivi segreti delle curie». «Chiediamo sostegno per le vittime – aggiunge Turco, nel corso di un sit in a Montecitorio contro “la vergogna dei preti pedofili” -. Basta con la protezione degli insabbiatori vaticani».

(Paola Lo Mele)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...