Presentato ieri da Telefono Azzurro il Dossier Pedofilia 2011. Ancora troppo poche le denunce di un crimine «che è ancora sommerso». La denuncia del presidente Caffo, che striglia governo e parlamento

Federico Tulli

Istituito nel 2007, si insedierà oggi in occasione della terza “Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia”, presso il ministero per le Pari opportunità, l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile. Una task force di esperti creata con lo scopo di monitorare la diffusione di questo crimine e di prevenirlo, favorendo lo scambio di informazioni tra le diverse istituzioni coinvolte nella battaglia contro gli “orchi”. Alla cerimonia, che costituisce anche un’occasione per riflettere sulle azioni, i provvedimenti e le iniziative da realizzare nella lotta alla pedofilia, interverranno tra gli altri, il prefetto Antonio Abruzzese, direttore della Polizia postale e delle Comunicazioni, il tenente colonnello dei Carabinieri, Giorgio Stefano Manzi ed Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro Onlus.

Proprio Telefono Azzurro ha presentato ieri il Dossier Pedofilia 2011 e il quadro che emerge è piuttosto desolante. Nonostante il clamore suscitato dalle vicende che hanno coinvolto le Curie di mezza Europa e, in Italia, sacerdoti e diocesi influenti (come don Cantini a Firenze e don Ruggero Conti a Roma), esattamente come citava l’incipit del Rapporto 2010, la pedofilia nel nostro Paese risulta ancora «un fenomeno sommerso». Poche sono le denunce e troppi ancora i casi che rimangono avvolti nel silenzio.

Vediamo nel dettaglio alcuni dati. Nel 2009 sono stati segnalati dalle forze di polizia all’autorità Giudiziaria solo 492 atti “sessuali” «con minori». Negli anni 2008-2010 sono state comunicate a Telefono Azzurro 570 situazioni di abuso, ovvero in media 191 casi all’anno. Nello stesso periodo di riferimento, il servizio di Telefono Azzurro per consentire a chi naviga in internet di segnalare contenuti inadeguati o potenzialmente pericolosi per bambini e adolescenti, ha accolto 5.768 segnalazioni: il 26 per cento si riferiva a materiale pedopornografico. In base al Dossier Pedofilia, il 68,4 per cento delle vittime sono bambine e adolescenti, mentre e il 55,8 ha un’età inferiore agli 11 anni. Nel 90 per cento dei casi la vittima è italiana; gli stranieri sono originari prevalentemente dei Paesi dell’Est europeo. I responsabili degli abusi sono in gran parte conosciuti dalle loro vittime. Nel 65,5 per cento dei casi appartengono infatti al nucleo familiare (padri, madri, nonni, nuovi conviventi/coniugi e altri parenti). Poi ci sono gli amici di famiglia (11 per cento circa), gli insegnanti (9,1) e i vicini di casa (4,8). Solo il 9,6 per cento delle denunce riguarda soggetti estranei, mentre una su cento circa riguarda figure religiose.

A favorire il sommerso, spiegano gli esperti, è soprattutto il fatto che molti casi di abuso avvengono in contesti sociali legati a istituzioni come la scuola o la chiesa, le quali, per tutelarsi dal grave danno di immagine che ne conseguirebbe, possono cercare di insabbiare o rimuovere episodi di questo tipo. In generale, sussiste un’errata percezione del fenomeno della pedofilia, che porta a considerare i pedofili come figure estranee, non integrate: come orchi, appunto. La realtà è invece ben diversa. Il pedofilo non è un soggetto facilmente identificabile come “problematico”. È invece abile nel mimetizzarsi all’interno della comunità e a sfruttare lucidamente tutte quelle situazioni che favoriscono il contatto con i bambini. Si tratta spesso di persone che i bambini conoscono bene, nelle quali ripongono fiducia, abbassando così le difese e finendo per trovarsi in una condizione di fragilità emotiva. Sono queste le “prede” più ricercate. Internet e le nuove tecnologie, inoltre, forniscono ulteriori strumenti che facilitano il contatto con bambini e adolescenti fino a culminare nei casi di adescamento on line, il cosiddetto ‘grooming’. Tutto questo, insieme alla scarsa volontà di conoscere cosa comporti un abuso di inaudita violenza come questo, «contribuisce a rendere la pedofilia un fenomeno pervasivo e multiforme che la società tende a rimuovere», osserva Caffo. «La scarsità delle denunce in Italia rispetto ad altri paesi – aggiunge – è il risultato dell’assenza di adeguati interventi di informazione e sensibilizzazione che il governo e tutte le istituzioni non possono più rimandare». Il riferimento nemmeno tanto velato, del presidente di Telefono Azzurro, è all’impasse che grava sulla ratifica parlamentare della Convenzione di Lanzarote. Una legge che giace alla Camera da mesi in attesa di voto, ma che darebbe nuova linfa alle strategie di prevenzione e contrasto grazie al raddoppio dei termini di prescrizione entro cui è possibile denunciare l’abuso, all’introduzione del reato di apologia della pedofilia e all’inasprimento delle pene. «Non vi sono contesti o realtà che possono dichiararsi immuni» conclude Caffo. «Così come non si può pensare di contrastare la pedofilia operando su un unico fronte: è invece necessaria un’azione congiunta a tutti i livelli e con il coinvolgimento di tutti gli attori sociali, nessuno escluso. Governo, parlamento e istituzioni per primi».

Terra, il primo quotidiano ecologista

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