Archivio per maggio, 2011

I vescovi e i superiori degli ordini religiosi della chiesa del Belgio si impegnano a indennizzare finanziariamente le vittime dei preti pedofili. È quanto si legge in un comunicato diffuso oggi, dopo il rapporto votato dalla commissione parlamentare speciale sugli abusi sessuali. «I vescovi e i superiori religiosi – si sottolinea nella nota – riconoscono senza esitazione che i fatti sono molto più dolorosi per il fatto che gli autori sono membri della Chiesa, rivestiti di un’autorità morale che avrebbe dovuto essere esemplare». «Coscienti della loro responsabilità morale e dell’attenzione della società nei loro confronti, i vescovi e i superiori religiosi – prosegue la nota pubblicata sul sito internet della Chiesa cattolica belga – si impegnano ad assicurare un riconoscimento alle vittime e ad adottare misure riparatrici della loro sofferenza. Al tempo stesso sono determinati a ridare alle vittime la loro dignità e a procurare loro indennità finanziarie secondo i loro bisogni». (PUC)

Annunci

Aprire gli Archivi delle Curie a una Commissione indipendente che indaghi sui casi di pedofilia nel clero: lo chiede Maurizio Turco, deputato radicale, presidente di Anticlericale.net. «L’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco – dichiara Turco – afferma che è sempre stata fatta l’esortazione a denunciare i casi di pedofilia all’interno del clero. D’accordo. Ma il problema è a chi denunciare? Al Vescovo? E che fine hanno fatto le denunce? Visto che di denunce da parte di Vescovi alla magistratura ce ne sono pochine. Anzi, sono più i casi di ostruzione della giustizia che di collaborazione con la stessa». «Bagnasco ha avuto modo di ritornare e approfondire la questione della pedofilia nel clero – prosegue il parlamentare – che è già una notizia visto che le gerarchie l’hanno negata per anni. Ma continua a girare intorno e a fare orecchie da mercante (nel Tempio) su ciò che gli chiediamo: aprire gli archivi segreti delle Curie ad una Commissione indipendente». «E non risponde a una domanda – insiste l’esponente radicale – perché i suoi colleghi delle Conferenze episcopali americana, belga, irlandese hanno aperto gli archivi segreti delle Curie? A parte il Vaticano, cosa hanno di diverso degli italiani i cattolici americani, belgi, irlandesi? Forse le gerarchie vaticane con i suoi Bertone?». (COM-IA)

Don Ruggero Conti

Secondo il tribunale le accuse nei confronti del parroco sono fondate. A una ragazza disse: “Dormirai con me”. Il difensore di uno dei giovani: “Citeremo in giudizio Vaticano e diocesi. Chiederemo un risarcimento di 5 milioni di euro”

repubblica.it

La condanna a 15 anni e 4 mesi di reclusione inflitta a Don Ruggero Conti, il parroco romano accusato di violenza sessuale sui minori, si ”fonda sulla immediata, diretta, coerente, sincera e partecipata narrazione compiuta in dibattimento dalle vittime” che ha dato al tribunale la possibilità ”di valutare il loro atteggiamento emozionale, indicativo di una sincerità sofferta e partecipata, mostrato al suo cospetto”. E’ quanto scrivono nelle motivazioni della sentenza, giunta il 3 marzo scorso, i giudici della sesta sezione penale di Roma. L’uomo è accusato di aver abusato alcuni minori che frequentavano la parrocchia di Selva Candida in un periodo che va dal 1998 al 2008.

Il tribunale, presieduto da Francesca Russo, afferma inoltre che ”la tesi del complotto ordito dal vice parroco Don Brichetto e dai catechisti, con il coinvolgimento dei ragazzi ex frequentatori della parrocchia, è rimasta indimostrata: molte delle vittime e dei giovani parrocchiani hanno dichiarato addirittura di non conoscersi fra di loro e qualcuno di non ha neppure mai avuto contatti con don Brichetto”. Per i giudici ”piuttosto l’input alle indagini appare plausibile che possa essere stato soltanto occasionalmente originato da invidie e piccoli contrasti di potere interno (organizzativo e gestionale prima ancora che pastorale) via via maturati negli ambienti di quella parrocchia”. Nelle motivazioni, inoltre, si afferma che ”la personalità del Conti è stata abbondantemente delineata dai testi introdotti da accusa e difesa, giudicata compatibile, nei suoi tratti caratterizzanti, con la concreta, continuata, annosa ripetizione di quelle condotte nel lunghissimo lasso temporale coperto dalla compiuta istruttoria dibattimentale”.

E ancora. Nelle motivazioni della sentenza i giudici fanno riferimento ai ”numerosi dvd che riprendono le vacanze estive in montagna organizzata da Ruggero Conti. Lui stesso, circondato dai giovani partecipanti ma anche da adulti, collaboratori e genitori, afferma scherzosamente di voler essere chiamato ‘imperatore’ perché ‘modestamente gli piace essere adulato”. Nella sentenza inoltre si sottolinea che ”a una ragazza alla quale deve essere inflitta una penitenza, al termine di un gioco di gruppo scherzosamente, don Conti dice ‘dice ‘mangerai e dormirai sempre con me”’. Per il tribunale ”il tratto che ne emerge è quello di una figura preminente per l’indiscusso ruolo spirituale rivestito all’interno della comunità, di una personalità seducente e affabile, accogliente e rassicurante, di un organizzatore inappuntabile in grado di richiamare, nella partecipazione alle attività comunitarie, tutti i parrocchiani, giovani e giovanissimi compresi, attraverso iniziative (come i pernottamenti nella privata abitazione e la visione collettiva dei film anche in ore serali) davvero inusuali per una tradizionale parrocchia romana”.

L’avvocato di una delle vittime. ”Citeremo in giudizio sia il Vaticano che la diocesi di Santa Rufina, che era a perfetta conoscenza dei fatti già dal 2006 e non ha fatto nulla. Siamo pronti a chiedere un risarcimento per i danni di 5 milioni di euro”. E’ quanto afferma l’avvocato Fabrizio Gallo, difensore di una vittima di abusi da parte di Don Ruggero Conti, commentando le motivazioni della sentenza con cui l’ex parroco è stato condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi di reclusione. Per il penalista dalla Chiesa ”sono arrivate solo belle parole. Di fronte a un prete che ha ripetutamente violentato minori di 14 anni, non ha fatto alcun gesto per chiedere scusa ai ragazzi e stargli vicino. Nel processo – ha concluso Gallo – sembravano loro alla sbarra, sembravano loro gli imputati: ora vogliamo giustizia”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Strano sistema dell’informazione quello che tiene per due settimane in prima pagina su tutte le testate nazionali lo scandalo di un presunto prete pedofilo e non dedica 10 righe in cronaca a una manifestazione delle vittime della più clamorosa vicenda di abusi in un istituto cattolico che il nostro Paese abbia conosciuto. Il 21 maggio a Roma, davanti a palazzo Montecitorio, gli ex allievi dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo di Verona, hanno guidato la protesta organizzata dall’associazione La Colpa, contro la politica della cosiddetta “tolleranza zero” adottata dal Vaticano per affrontare la piaga che sta scavando dal di dentro la Chiesa di Roma. Un politica di pura facciata. «Bagnasco: meno lacrime più fatti» affermano le vittime interpellate in pratica solo da media stranieri. Già perché a rappresentare la stampa italiana c’erano unicamente il sottoscritto e le colleghe Alessandra Maiorino di Cronache laiche, e Silvia Amodio la fotogiornalista autrice del reportage Fuori dall’ombra. E le istituzioni? Dice, sicuramente ci sarà stato il pienone. La pedofilia è un orrendo crimine equiparabile a un omicidio (psichico), e questo è il parlamento che si erige a paladino della vita con le sue belle proposte di legge contro il testamento biologico e a favore della chiusura dei consultori o dell’obiezione di coscienza dei farmacisti che non vogliono vendere anticoncezionali. I rappresentanti delle destre avranno fatto a gara per esprimere la propria solidarietà a chi per decenni ha subito gli abusi più odiosi e vigliacchi senza poter mai ottenere giustizia. E che dire del Partito democratico, il partito della solidarietà, o dell’Italia dei valori, paladino di giustizia duro e puro? Che dire? Niente, non c’è nulla da dire perché non c’era nessuno. Nessuno che abbia avuto il coraggio di mettere la propria faccia accanto a quella segnata dal tempo e dai soprusi – ma oltremodo dignitosa – di queste persone. Tranne, ovviamente, i Radicali. I “soliti” Radicali. Sono loro ad aver messo a disposizione dei manifestanti la sede del partito per un convegno interessantissimo durato dalla mattina fino a pomeriggio inoltrato. E sono loro ad aver accompagnato i manifestanti in piazza Montecitorio a esprimere le proprie istanze. Dal segretario, Mario Staderini, a Murizio Turco. Da Maria Antonietta Farina Coscioni a Michele De Lucia (in rappresentanza anche di anticlericale.net). Prossimo appuntamento a Londra, con la grande marcia della laicità del 17 settembre 2011. Io ci sarò.

Federico Tulli

Costretto dagli scandali che dilagano in tutto il mondo, il Vaticano ha stilato delle linee guida contro la pedofilia alle quali entro il 2012 le conferenze episcopali si dovranno adeguare . Gesto di facciata ma poco di sostanza visti i contenuti

Federico Tulli [Cronache Laiche 25 mag 2011]

A Genova Sestri, le intercettazioni del presunto pedofilo don Riccardo Seppia mentre chiede al suo pusher di trovargli cocaina e bambini di 10 anni. A Città del Vaticano, le linee guida contro la pedofilia nel clero emesse dalla Congregazione per la dottrina della fede, la quale intima alle conferenze episcopali di tutto il mondo di adeguarsi alle Nuove norme (entro il 2012) ma evita di obbligare i vescovi a denunciare presunti reati alle autorità civili, limitandosi a ricordare loro di attenersi alla legge degli Stati in cui risiedono. In Olanda il delegato dei salesiani, Herman Spronck, che afferma: «Personalmente non condanno a priori le relazioni tra adulti e bambini», nel commentare la vicenda di padre Van B., membro attivo e militante di un’associazione che propugna la liberalizzazione della pedofilia e la depenalizzazione dei rapporti sessuali con minorenni. Negli Stati Uniti uno studio del John Jay College of Criminal Justice di New York durato cinque anni e costato alla Conferenza dei vescovi Usa 1,8 milioni di dollari, dal titolo: “Le cause e il contesto di abuso sessuale di minori da parte di preti cattolici negli Stati Uniti, 1950-2002”, una ricerca che in sostanza individua quale colpevole della pedofilia nel clero il Sessantotto e la cosiddetta rivoluzione sessuale, perché in quegli anni vi fu un picco di stupri. Sullo sfondo di tutto ciò le dichiarazioni dell’arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, che definisce «un dolore improvviso e inatteso» l’arresto di don Seppia, smentito (almeno a parole) dal primo parroco di costui che in un’intervista dice: già 17 anni fa «la Curia sapeva tutto».

Per la Chiesa cattolica quella che si è appena conclusa non è di certo una settimana memorabile. La superficialità, l’indifferenza, la confusione con cui viene trattato il tema degli abusi su minori provocano un’inevitabile disarmonia tra la realtà dei fatti e le intenzioni di pulizia etica e morale, o come si dice oggi di “tolleranza zero”. Superficialità, indifferenza e confusione, con buona pace della Conferenza episcopale americana e delle conclusioni riportate nello studio del John Jay College, non caratterizzano unicamente gli ultimi 50 anni di storia vaticana, con picchi a fine anni Sessanta, ma attraversano una bella fetta di storia della Chiesa.

Sono solo 10 anni scarsi che sradicare la pedofilia dagli ambienti ecclesiastici rappresenta (almeno a parole) una delle priorità per i gerarchi della Chiesa cattolica. Nei circa 2mila anni precedenti, nessuno mai ha perso tempo a cercare i criminali all’interno o, come nel caso americano, all’esterno della struttura ecclesiale. Semplicemente perché compiere abusi sessuali su minori è sempre stato un peccato emendabile con la confessione e il pentimento.

Dal 305, anno in cui al concilio di Elvira per gli «stupratores puerorum» si stabilisce la “sanzione” del rifiuto della comunione, al 1550 con papa Giulio III, la storia documenta 17 pontefici pedofili. Rapporti con bambini e adolescenti vissuti pubblicamente che non hanno pregiudicato loro la possibilità di sedere sul Trono di Pietro. E nemmeno di essere proclamati santi, come è capitato a Damaso I (366-384). Tutti antesignani di Woodstock? Osiamo dire di no. Nei successivi 400 anni la pedofilia scompare dalle cronache (memorabili quelle di Pietro l’Aretino) ma rimane un delitto contro la morale. Accade infatti che nel 1559, Paolo IV per sottrarre la Chiesa dalle accuse di scarsa coerenza morale mosse dai protestanti seguaci di Lutero, leva ai tribunali ecclesiastici ordinari le cause contro i presunti rei di “atti sessuali con minori” e le affida al Sant’Uffizio dell’Inquisizione dove tutto si svolge in gran segreto. Secondo la teoria cara allo storico Adriano Prosperi, affondano in questa svolta che oggi i ben pensanti direbbero dovuta a “ragion di Stato”, le radici del sistematico insabbiamento delle colpe del clero. Indagini e processi affidati a un’autorità speciale, che si concludono quasi sempre con una reprimenda e l’invito a pregare e a redimersi, si rivelano manna per chi non si fa scrupoli di violentare dei minori.

Così è stato anche dopo la fine dell’Inquisizione. Lo testimoniano i fatti venuti alla luce nel 2001 negli Stati Uniti e nel 2009-2010 in Europa. Decine di migliaia di crimini compiuti nel mondo da migliaia di sacerdoti e suore cattoliche lungo il Novecento, grazie alla “copertura” garantita da due leggi in cui si ribadisce il vincolo di segretezza imposto da Paolo IV. Recano lo stesso titolo, Crimen sollicitationis, e sono state emanate nel 1922 da Pio XI, e nel 1962 da Giovanni XXIII. L’esistenza di quest’ultima rimane ignota fino al 2002, quando un avvocato americano, Daniel Shea, entra in possesso del De delictis gravioribus, un documento anch’esso segreto emesso nel 2001 da Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che rifacendosi al motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela di Giovanni Paolo II rinnova i punti cardine del Crimen. Questa nuova svolta ci porta direttamente all’oggi. Perché è grazie all’uscita forzosa dal cono d’ombra, delle “regole” adottate dalla Santa Sede per gestire i casi di pedofilia, che prima le vittime americane e poi quelle europee hanno trovato il coraggio di denunciare i propri carnefici alle autorità civili. E la Chiesa di Roma ha dovuto cambiare radicalmente strategia, per preservare la propria immagine pubblica pur continuando a gestire dietro le alte Mura Leonine i propri affari più scabrosi. La linea della “tolleranza zero” (annunciata da Benedetto XVI dopo gli scandali irlandesi) sembra ispirare i tecnicismi della recente Lettera circolare emessa dall’ex Sant’Uffizio “per aiutare le Conferenze episcopali nel preparare Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale”. Va detto che a una prima lettura appare evidente l’intenzione di responsabilizzare maggiormente i vescovi. Peraltro, comportamenti che in altri contesti sembrerebbero normali qui devono essere messi nero su bianco. Ad esempio il Punto IIIb ricorda che «la persona che denuncia il delitto deve essere trattata con rispetto». Nel complesso è poi da giudicare positivamente il fatto che una Lettera del genere sia stata resa pubblica e soprattutto che in essa per la prima volta compaia la parola “crimine“.

L’abuso, si legge nel testo, rimane un «delitto canonico», ma è anche un «crimine» perseguito dalle autorità civili. Una precisazione che ha tutta l’aria di costituire un’apertura all’esterno, un ponte verso il dialogo con le leggi “terrene”, per mettere dopo 500 anni la parola fine sull’omertà delle gerarchie e la copertura dei sacerdoti pedofili. Ma è davvero così? Non proprio. Dice il punto IIIg: «Le Linee guida devono tener conto della legislazione del Paese della Conferenza, in particolare per quanto attiene all’eventuale obbligo di avvisare le autorità civili». In Italia, ad esempio, questo dovere vige per i pubblici ufficiali. Pertanto, il preside di una scuola nel caso in cui venga a conoscenza di un presunto crimine subito da un alunno deve darne notizia a polizia o carabinieri. Mentre un bidello, nella stessa situazione, può anche non farlo. Lo stesso vale per un vescovo o un sacerdote: non essendo pubblici ufficiali hanno la facoltà di informare le autorità civili riguardo un eventuale reato di cui vengono a conoscenza. L’obbligo (per tutti) semmai è morale.

Ecco, a proposito di morale, un caso come quello deflagrato a Sestri dovrebbe essere scoperto, anche dopo queste “nuove” linee guida, dalle autorità civili. Come del resto è avvenuto, grazie all’intercettazione di un pusher.

Aprire gli archivi segreti delle curie ad una commissione d’inchiesta pubblica ed indipendente. È quanto chiedono il deputato radicale Maurizio Turco, presidente di anticlericale.net con Carlo Pontesilli, segretario e Michele De Lucia, tesoriere, ai vescovi riuniti in Vaticano per i lavori dell’assemblea Generale della Cei. I radicali hanno inviato in proposito una lettera aperta al Presidente cardinale Angelo Bagnasco: «Per lunghissimi anni avete lasciato e state lasciando i cittadini italiani, e ribadiamo e sottolineiamo: e i cattolici in particolare, in balia delle notizie di cronaca, nera e violenta. Cronaca alla quale avreste potuto e dovuto, anche nell’interesse dell’istituzione che rappresentate, opporre verità e trasparenza. Ma al popolo italiano, e a quello cattolico in particolare, avete offerto reticenza, omertà, silenzi. E quando avete parlato avete seminato sconcerto. Non per ultime le sue parole, pesanti come pietre, in relazione al caso di don Seppia, vittima anch’esso di una educazione sessuofobica. Lei ha parlato di un «dolore tanto più sconvolgente perché improvviso e inatteso, perché nulla lo faceva presagire ai nostri occhi». Se da una lato v’è ammirazione nei Suoi confronti per il coraggio nell’aver fatto quest’atto pubblico di impotenza, dall’altro v’è a dir poco sconcerto di fronte al fatto che nemmeno Lei s’è accorto di chi era quella persona che amministrava una parrocchia della Sua diocesi. Ammesso che davvero nessuno sapesse nulla visto che, come va emergendo, in passato sarebbero state fatte segnalazioni alla Curia e denunce alla polizia». «Ci auguriamo che per una volta ad accettare una esortazione sia Lei, siate Voi: aprite gli archivi segreti delle curie ad una commissione di inchiesta pubblica ed indipendente! Cerchiamo di capire cosa è successo per prendere i giusti provvedimenti ed evitare che le nostre orecchie debbano ascoltare atti di contrizione per un dolore “tanto più sconvolgente perché improvviso e inatteso”, perché nulla lo faceva presagire ai nostri occhi», conclude la lettera. (VN)

Un “gruppo interdisciplinare” di esperti, incaricato dalla presidenza della Cei, è al lavoro da oltre un anno per tradurre per l’Italia le indicazioni del Vaticano per Linee guida della Chiesa contro la pedofilia dei preti. E il risultato del suo lavoro «sarà presto portato all’esame» degli organi statutari della Conferenza episcopale italiana. Lo ha rivelato il presidente dei vescovi italiani Angelo Bagnasco aprendo i lavori della 63.ma Assemblea generale della Cei, mentre ancora non si sopisce lo sconcerto nella Chiesa e nella società per l’arresto, alcuni giorni fa a Sestri Ponente, di don Riccardo Seppia, parroco accusato di rapporti omosessuali anche con minorenni e uso di cocaina e stupefacenti. «Sull’integrità dei nostri sacerdoti non possiamo transigere, costi quel che costi. Anche un solo caso, in tale ambito, sarebbe troppo. Quando poi i casi si ripetono, lo strazio è indicibile e l’umiliazione totale», ha detto il cardinale Bagnasco ripetendo «il grido amaro già risuonato nell’assemblea dello scorso anno». E come l’anno scorso il porporato ha sottolineato che «le ombre, anche le più gravi e dolorose, non possono oscurare il bene che c’è. Ancora una volta quindi – ha rimarcato Bagnasco – noi vescovi confermiamo stima e gratitudine al nostro clero che si prodiga con fedeltà, sacrificio e gioia, nella cura delle comunità cristiane». Non celando la propria preoccupazione il presidente dei vescovi ha detto che occorre riconoscere «su questo fronte un’infame emergenza non ancora superata, la quale causa danni incalcolabili a giovani vite e alle loro famiglie, cui, – ha sottolineato – non cessiamo di presentare il nostro dolore e la nostra incondizionata solidarietà». La stessa solidarietà che Bagnasco, in quando vescovo di Genova, era andato a presentare personalmente alla parrocchia e alle vittime di don Seppia, la sera stessa dell’arresto e dell’esplosione dello scandalo. Il card. Bagnasco ha annunciato l’esistenza del gruppo interdisciplinare dopo aver citato la Lettera circolare della scorsa settimana con cui la Congregazione per la dottrina della fede chiedeva ai vescovi e alle Conferenze episcopali di preparare entro maggio 2012 le Linee guida nazionali per applicare le Norme volute dal Papa nel maggio dello scorso anno per combattere la pedofilia dei preti. Il card. Bagnasco non ha fornito particolari sul gruppo di esperti, ma la sua costituzione sembra in linea con l’azione intrapresa da tempo da altre Conferenze episcopali nel mondo per combattere la pedofilia. E con la necessità di raccogliere dati e informazioni a livello nazionale sui casi di pedofilia. Fino all’anno scorso i vescovi italiani non avevano ritenuto di procedere in tal senso. La scelta di collaborare con la giustizia civile invece è sempre stata affermata con decisione dalla Chiesa italiana, come pure la necessità di smascherare eventuali coperture da parte di vescovi a preti accusati di pedofilia. (Giovanna Chirri)

«Personalmente non condanno a priori le relazioni tra adulti e bambini». A parlare in modo così disinvolto, addirittura spregiudicato, delle vicende di pedofilia è nientemeno che il capo dei Salesiani per l’Olanda, padre Herman Spronck, in una vicenda che sicuramente aprirà nuove discussioni nel lungo capitolo degli abusi sessuali su minori commessi da uomini di Chiesa. In un’intervista rilasciata a rtl.nl, e rilanciata dal sito ”Messa in latino”, padre Spronck commenta la vicenda del salesiano padre Van B., che e’ membro attivo e militante di un’associazione che propugna la liberalizzazione della pedofilia e la depenalizzazione dei rapporti sessuali con minorenni. Dice di esserne da tempo a conoscenza e anche di sapere che il confratello aveva subito due condanne per atti osceni: ma aggiunge che, come Superiore, non ha ritenuto affatto che ciò dovesse portare all’espulsione di padre Van B. dall’Ordine. Nell’intervista, alla domanda se le relazioni sessuali tra adulti e bambini andrebbero consentite, padre Spronck risponde testualmente: «Ci sono naturalmente alcune norme sociali alle quali tutti dovrebbero attenersi. Ma ci si può chiedere se esse non siano troppo strette. Formalmente dirò sempre che ognuno deve rispettare la legge. Ma simili relazioni non sono necessariamente dannose». (GR)

L’elenco in Italia sarebbe lungo almeno centoquaranta casi. Centoquaranta violenze compiute da uomini di Chiesa, come don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente recentemente arrestato per abuso su minore e cessione di stupefacenti. È questo il tema al centro del secondo incontro nazionale de “La Colpa”, l’associazione delle vittime di preti pedofili. Nella sede radicale di Largo Argentina, dove si sono riuniti, la sala è gremita e le testimonianze si alternano. Piene di dolore e di rabbia. C’è chi si presenta con nome e cognome e chi vuole rimanere anonimo, chi ha già parlato dell’abuso subito e chi lo fa per la prima volta. «Mi chiamo Salvatore Domolo, ho 46 anni e dagli 8 agli 11 anni sono stato abusato da un prete – racconta uno di loro, un ex sacerdote -. Abitavo sul Lago d’Orta, in provincia di Novara. La mia famiglia era disagiata e il mio prete-aguzzino mi diceva “Ti faccio da papa”, mi cuciva le mutandine…Durante gli anni del seminario mi hanno fatto confessare la violenza vietandomi di parlarne con chiunque. Il mio aguzzino è morto circa otto anni fa e io non l’ho denunciato. Ho perdonato lui ma non la Chiesa che non mi ha protetto e mi ha imposto il silenzio». «Ho quarantun’anni – gli fa eco T. -. Tra gli 11 e i 13 anni sono stato violentato dal prete della mia parrocchia, che era anche il professore di religione della mia scuola. Spesso ci confessava non nel confessionale ma in una stretta galleria intorno all’abside e a casa sua, dove ricordo che aveva allestito una specie di discoteca con una luce stroboscopica in cui invitava i ragazzi. Uno degli abusi è avvenuto durante il ritiro della cresima. Pochi mesi dopo il mio violentatore fu trasferito in un’altra parrocchia della stessa città, dove continua a operare da trent’anni». «A Capua – esordisce un avvocato, Sergio Cavaliere -, c’è un sacerdote che nel 2000 ha patteggiato una pena a due mesi di reclusione e a 4 milioni di lire per aver molestato una bambina con 200 telefonate. A oggi non ha versato nulla, è in corso un giudizio civile per il risarcimento del danno e lui dice messa nella stessa parrocchia di sempre». Secondo il legale, difensore di una vittima di presunti abusi da parte di un prete, «l’episodio di don Riccardo Seppia è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più ampio in Italia. I casi giudiziari conosciuti dalla stampa oggi sono circa 140 e sono quelli da me documentati. Il resto, la maggior parte, spesso non giunge all’attenzione della magistratura per prescrizione, vergogna delle vittime e per un certo clima di omertà rispetto ai crimini degli ecclesiastici». Di qui la richiesta di realizzare un «data base per documentare gli abusi» e modificare dei termini di prescrizione «che sono l’ostacolo principale alla giustizia per le vittime». Ma non solo. «Chiediamo al cardinal Bagnasco e alla conferenza episcopale italiana – dice il deputato radicale Maurizio Turco – di consentire che anche nel nostro Paese ci sia una commissione di inchiesta indipendente che possa accedere agli archivi segreti delle curie». «Chiediamo sostegno per le vittime – aggiunge Turco, nel corso di un sit in a Montecitorio contro “la vergogna dei preti pedofili” -. Basta con la protezione degli insabbiatori vaticani».

(Paola Lo Mele)

Mentre continuano le indagini sul caso di don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato con l’accusa di abusi sessuali su minori e cessione di stupefacenti, si riaccende il dibattito sullo spinoso tema dei casi di pedofilia all’interno della Chiesa. Il Vaticano, per mezzo di una circolare emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede a tutte le conferenze episcopali del mondo, ha espresso le linee guida fondamentali per perseguire gli eventuali reati commessi dai preti, in particolar modo gli abusi sui minori. I vescovi devono essere pronti ad assistere le vittime e a dare una “risposta adeguata” a tali abusi. In Italia però il codice non prevede l’obbligo di denuncia visto che il sacerdote non è un pubblico ufficiale, imposizione invece presente in Paesi come la Germania e l’Irlanda.
Con: Don Valentino Porcile, parroco della Chiesa della Ss. Annunziata di Sturla, Genova, conosceva Don Riccardo Seppia, attivo contro la pedofilia; Federico Tulli, giornalista, autore del saggio “Chiesa e pedofilia”, L’Asino d’oro edizioni.

Sul sito di Radio24 è possibile riascoltare la trasmissione 24 Mattino del 19 maggio 2011, dal minuto 30 in poi qui

**

La trasmissione è costruita in maniera egregia. Dura 24 minuti, vale la pena di ascoltarla.

FT