Un altro prete pedofilo (reo confesso). Un altro abomivenole silenzio vaticano, con la Santa Sede impegnata a raccogliere «gli elementi necessari, in vista di una valutazione approfondita»

Federico Tulli

Monsignor Roger Vangheluwe, l’ex vescovo di Bruges reo confesso nel 2010 di aver abusato per anni di suo nipote nemmeno adolescente durante gli anni ’70, e la scorsa settimana di aver compiuto lo stesso crimine nei confronti di un altro nipote, è andato via dal convento francese in cui la scorsa settimana era stato mandato a meditare dalla Santa Sede. Secondo quanto scrivono alcuni giornali è stato portato in un luogo segreto per evitare che rilasci nuove interviste. Il Vaticano, si legge in una nota, «cosciente della gravità delle rivelazioni di Vangheluwe sui suoi atti di pedofilia, non ha ancora preso una decisione ufficiale sulle sorti dell’ex vescovo». In un comunicato del 15 aprile il portavoce, padre Federico Lombardi, afferma inoltre che la Santa Sede «segue attentamente la situazione, essendo cosciente della sua gravità, e raccoglie gli elementi necessari, in vista di una valutazione approfondita».

Nell’attesa, ci permettiamo di suggerirne qualcuno.

Ad esempio, si potrebbe partire dalla scoperta avvenuta nell’estate del 2010 da parte della magistratura belga di 474 dossier su altrettante violenze, chiusi a chiave per 10 anni nelle stanze della commissione “indipendente” Adriaenssens (dal nome del presidente), che dai primi anni Duemila agiva in stretta collaborazione con i vescovi locali. È nell’ambito di questa stessa indagine che Roger Vangheluwe si è dovuto dimettere, accusato di aver violentato il nipote dodicenne. Si tratta dello stesso Roger Vangheluwe che era stato direttore del seminario di Bruges e che nel 1997 aveva fatto redigere il Catechismo ufficiale belga, per la minoranza fiamminga, acquisito poi come libro di testo per le lezioni di religione nelle scuole medie cattoliche. Ebbene, tra le altre cose, in questo Catechismo compare un fumetto con una bimba nuda messa a quattro zampe che dice: «Penso che sia bello accarezzare la mia fenditura. Gioco volentieri nelle mie mutandine assieme ad altri amici. Voglio restare in camera quando papà e mamma fanno sesso. Credo che la pipì sia benedetta».

Per 13 anni i genitori di quei bambini si sono rivolti all’allora primate di Bruxelles, Godfried Danneels, perché il libro venisse tolto dalla circolazione. Senza mai ottenere risposta. Stesso esito quando, dopo le dimissioni di Vangheluwe, hanno chiesto l’intervento del vescovo emerito di Anversa Paul Van den Berghe. Il responsabile per l’educazione, dapprima ha promesso di interessarsi al caso, ma poi ha lasciato cadere la cosa. Infine l’estremo tentativo di contattare il Nunzio a Bruxelles. Ma anche con lui non hanno avuto fortuna.

Che dire? Speriamo che gli emissari partiti dal Vaticano per raccogliere «gli elementi necessari» su Vangheluwe scelgano interlocutori diversi.

Cronache laiche. Il quotidiano. Laico per vocazione

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