«In Vaticano sono ancora convinti di poter ignorare le leggi laiche»

Pubblicato: 19 aprile 2011 in Chiesa e pedofilia
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Settembre 2010, la marcia londinese contro Benedetto XVI "Protest the Pope"

La terza tappa dell’inchiesta sulla pedofilia nel clero cattolico nel Nord Europa ci porta di nuovo in Gran Bretagna. Dopo aver parlato con il fondatore di Survivors voice Europe, l’olandese Ton Leerschool, con il quale abbiamo fatto il punto della situazione nel suo Paese e in Belgio, e con Marco Tranchino, il coordinatore della coalizione di associazioni che hanno sostenuto “Protest the Pope”, la grande manifestazione di protesta contro Benedetto XVI e la politica vaticana di insabbiamento dei crimini che si è tenuta a Londra il 18 settembre 2010, questa settimana Terra ha intervistato l’avvocato David Greenwood. Il legale è partner dell’associazione Jordans solicitors ed è noto in Inghilterra per il suo assiduo impegno, professionale e civile, nella tutela dei diritti delle vittime di abusi pedofili compiuti da esponenti della Chiesa cattolica.

Federico Tulli

Avvocato Greenwood, secondo il Vaticano la campagna di “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili annunciata da Benedetto XVI dopo la grande crisi del 2009-2010, ha portato i suoi frutti. Inoltre, le scuse pronunciate dal Papa, ad esempio nella famosa lettera pastorale ai cattolici irlandesi, mostrerebbero – sempre secondo la Santa Sede – la volontà di assumersi le responsabilità e voltar pagina, garantendo la massima trasparenza nella gestione di questi crimini. Lei cosa ne pensa?
Ho aiutato vittime di abusi sessuali subiti nell’infanzia dal 1998. E posso dire che esse non sono interessate a concetti quali il “perdono”, men che meno alle preghiere. Le vittime vogliono azioni positive, di giustizia, e vogliono evitare che lo stesso male venga inflitto alle generazioni future di bambini. Non dimentichiamoci che la Chiesa cattolica ha la responsabilità di prevenire gli abusi sui bambini. In molti casi ha fatto l’esatto contrario. Proteggendo i preti pedofili ha fallito nel compito di prevenzione. Senza l’accettazione delle proprie responsabilità, il Vaticano sarà perseguito nei tribunali. La Santa Sede dovrebbe revocare la legge canonica che protegge i preti pedofili e autorizzare i vescovi e altri funzionari a consegnare alla polizia i preti sospettati di abusi. Ma soprattutto ad aprire gli archivi della Congregazione per la dottrina della fede. Mettendo così a disposizione delle autorità giudiziarie civili i documenti segreti che possono far luce su numerosi casi.
Più volte abbiamo sentito esponenti delle gerarchie ecclesiastiche sostenere che il problema della pedofilia nel clero è stato risolto. Ma lei dice che in Vaticano sanno molto più di quello che le inchieste governative di mezza Europa e i media internazionali sono riusciti a portare alla luce lo scorso anno. La Chiesa continua a insabbiare questo genere di notizie?
La risposta del Vaticano agli scandali emergenti è stata inadeguata. Hanno cercato di minimizzare il proprio ruolo in queste vicende sperando che il rivoletto di reclami non diventasse un fiume. E, contro ogni loro aspettativa, si trovano nel mezzo di un’inondazione che diventerà un mare di casi. Il solo limite al numero delle denunce è legato al coraggio delle vittime di rompere il tabù cattolico del silenzio.

La credibilità della Chiesa di Roma appare fortemente intaccata.
In tutto il mondo le persone di fede e quelle che non ne hanno, hanno potuto vedere le migliaia di casi emersi negli ultimi anni. Non vedo come il Vaticano possa ripulire la sua reputazione, senza adottare una radicale riforma.
Spesso chi subisce una violenza impiega anni, a volte anche decenni, per prendere il coraggio di denunciare il proprio aguzzino. Lei ha coordinato diverse class-action di vittime che in questo modo non hano dovuto affrontare da sole il “peso” di un processo. Quanto è importante, in questi casi, l’esistenza di organizzazioni professionali come Jordans solicitors?
La pressione esercitata da persone come me che lavorano per conto dei sopravvissuti, può forzare la Chiesa a cambiare. Per secoli la religione cattolica ha indottrinato ai massimi livelli i suoi seguaci, ma ora è vista come un’istituzione profondamente imperfetta. La società civile ha sviluppato leggi che dovrebbero essere rispettate da tutti. Purtroppo il Vaticano pensa di poter ignorare le leggi laiche. Non può. Con pressioni da parte dell’opinione pubblica, della stampa, dei tribunali e con le testimonianze dei sopravvissuti è possibile ottenere giustizia.

Lavvocato inglese David Greenwood

In Italia, alcune ricerche dimostrano che solo un abuso sessuale contro minori viene denunciato. Pesa soprattutto il fatto che il pedofilo è quasi sempre una persona di cui il bambino si fida. Un parente, un amico di famiglia, l’allenatore sportivo, il prete della parrocchia vicino casa. Qual è la situazione in Inghilterra?
Nel settembre del 2010 ho collaborato a uno studio sulle dimensioni degli abusi nel Regno Unito. Tale studio ha portato alla luce 37 azioni giudiziarie dal 1990. Vale a dire 37 pedofili. In media ogni singolo pedofilo abusa dozzine di bambini in molteplici occasioni. Sono convinto che ci siano molte centinaia di vittime che per forte senso di vergogna e paura non sono ancora venute allo scoperto. Dovrebbero essere rassicurate sul fatto che tribunali e polizia sono molto più preparati ad affrontare i loro casi con il necessario rispetto. Aggiungo che questa è una questione che deve essere affrontata con urgenza dai tribunali. Ogni giorno in qualche parte del mondo un prete cattolico potrebbe stare abusando sessualmente un bambino. Quanto prima il braccio lungo della legge è in grado di prenderli per il colletto, tante più possibilità avremo di prevenire abusi sui bambini nel futuro.
In questa ottica cosa dobbiamo aspettarci nel breve termine?
Dico solo che il Tribunale penale internazionale e quello spagnolo in questo momento stanno valutando alcune richieste di incriminazione del dottor Ratzinger e dei suoi più stretti collaboratori.

Terra, il primo quotidiano ecologista

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