Pedofilia nel clero, nasce la rete europea delle vittime

Pubblicato: 24 marzo 2011 in Articoli
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Sabato 26 marzo a Londra, la presentazione di Survivors voice Europe, costola continentale dell’organizzazione non profit fondata negli Stati Uniti da Bernie McDaid e Gary Berger

Federico Tulli

«Fare in modo che il Vaticano riconosca la propria responsabilità per le azioni dei suoi preti pedofili, ammetta le proprie colpe nei confronti dei sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del clero, adotti una reale politica di tolleranza zero sugli abusi sessuali da parte di membri della Chiesa cattolica, e crei un ampio e laico sistema di supporto e sostegno per i sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del clero del passato, del presente e del futuro. Infine, aumentare la consapevolezza pubblica sugli abusi sessuali nell’infanzia, che sono accaduti e accadono tuttora, non solo nella Chiesa cattolica, ma anche in altri istituti e case, in tutto il mondo». Il 26 marzo prossimo a Londra, con questo manifesto, nasce la costola europea dell’associazione di vittime di preti pedofili Survivors Voice, l’organizzazione non profit fondata negli Stati Uniti da Bernie McDaid e Gary Bergeron con l’obiettivo di creare una rete internazionale tra i diversi gruppi di superstiti presenti nei Paesi in cui si sono verificati gli abusi. All’incontro, che si svolge alla Conway Hall, partecipano anche vittime italiane, fuoriusciti dall’Opus Dei e diversi attivisti che si battono in difesa dei diritti umani: nel 2010, Survivors Voice ha lanciato sul proprio sito (survivorsvoice-europe.org) una petizione da presentare alle Nazioni Unite, per definire la violenza “sessuale” sistematica sui bambini «un crimine contro l’umanità». «L’idea di fondare Survivors voice Europe – raccontano due dei coordinatori dell’evento, l’inglese Sue Cox e l’olandese Ton Leerschoel – è nata dopo la storica manifestazione che il 31 ottobre scorso ha portato a Roma vittime di tutto il mondo per sfilare di fronte al Vaticano e mettere papa Benedetto XVI di fronte alle responsabilità proprie e della Chiesa. Colpevoli di aver ignorato sistematicamente le denunce e le richieste di intervento contro i preti autori delle violenze». L’idea di unire per la prima volta le forze è stata di Bernie McDaid. Lui era tra le cinque vittime di preti pedofili che il 18 aprile 2008 fu accolto in udienza privata da Benedetto XVI durante il viaggio pastorale negli Stati Uniti. Nei minuti concessi dall’entourage del Papa, che a sorpresa aveva cambiato all’ultimo momento il rigido cerimoniale, Benedetto XVI pronunciò poche parole. Ma quell’incontro ebbe un enorme impatto emotivo sull’opinione pubblica Usa, rivitalizzando la fiducia dei fedeli nei confronti della Chiesa cattolica americana che si trovava sull’orlo della bancarotta per via dei risarcimenti miliardari pagati alle vittime di oltre quattromila preti pedofili, dal 2002 in poi. McDaid era soddisfatto e fiducioso: «Il Pontefice ha recepito il nostro messaggio. Le sue scuse mi hanno commosso», disse. In realtà quei pochi minuti a cospetto di Benedetto XVI non portarono a nulla, osserva il fondatore di Survivors voice: «Dopo quelle promesse niente è cambiato nell’atteggiamento della Chiesa». Nemmeno di fronte al fiume di nuovi casi identici a quelli statunitensi dei primi anni Duemila, che hanno scosso di recente mezza Europa dalla Gran Bretagna all’Irlanda, dalla Germania all’Olanda, dal Belgio all’Italia. Oggi, quella promessa di cambiamento disattesa, porta McDaid a giudicare ancora troppo blanda l’azione di Benedetto XVI e a chiedere al Vaticano «un’inchiesta completa su tutta la vita di Giovanni Paolo II, riguardante gli abusi su minori». «La dannosa copertura degli abusi – conclude – è divenuta globale, coinvolgendo l’intera comunità cattolica. Abbiamo bisogno di una nuova leadership per sanare le ferite e andare avanti. Papa Ratzinger deve dimettersi».

Terra, il primo quotidiano ecologista

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