Archivio per marzo, 2011

«Gli addetti ai lavori inglesi eleggono l’immagine sexy e ironica della campagna Wonderbra del ’94 come manifesto promozionale più “iconico” di tutti i tempi. La Herzigova fu tra le prime testimonial a diventare star. Ma guardando le Belen e socie dei nostri giorni, quei cartelloni di 17 anni fa provocano perfino nostalgia…». Così recita l’occhiello di un articolo dal titolo “Le pubblicità che lasciano il segno” firmato da Claudia Morgoglione per la versione on line del magazine D di Repubblica. Al pezzo della giornalista è poi associata una galleria di immagini relative ai cartelloni pubblicitari più azzeccati. In tutti, ovviamente, protagonista è una parte anatomica femminile. Della Herzigova, appunto, o di Belen Rodriguez, di Megan Gale o di Charlize Teron e così via. C’è anche Jodie Foster, la bellissima detective de “Il silenzio degli innocenti”, immortalata nel celebre spot della crema solare Coppertone risalente alla fine degli anni 60. Dice, quanto sei moralista. Che c’è di male? Ipotizzo, la didascalia sotto la foto: «Non c’è niente di più intramontabile del binomio tra il mondo dell’advertising e la bellezza, il fascino, il sex appeal femminile». Di una bimba di tre anni?

La lista dei peccati si allarga, stavolta con la fecondazione artificiale. In un paese, il Vaticano, in cui non esistono reati ma peccati, quale migliore strumento di controllo delle coscienze del confessionale?

Federico Tulli * Cronache laiche. Il quotidiano. Laico per vocazione

In questo laboratorio permanente del mondo alla rovescia che è l’Italia anche i detti popolari vengono capovolti: ad esempio, fatto l’inganno trovata la legge. Così, se il problema è la minore età della ragazzina che il premier avrebbe pagato per portarsela a letto, quale migliore soluzione se non quella di fare una legge che abbassa il limite della maggiore età? I suoi fedelissimi in Parlamento ci hanno provato e fortunatamente la proposta è rimasta carta straccia ma qualcuno, poche centinaia di metri più in là, Oltretevere, ha intravisto tutte le potenzialità della furbata facendone velocemente tesoro. Vediamo come.

In Vaticano, Paese dove non esistono reati (“scandalo pedofilia” docet), ma solo peccati (“scandalo pedofilia” docet) più che la pena e la punizione valgono la confessione e l’espiazione (qualche ave maria e si ricomincia, “scandalo pedofilia” docet). Nel paese dove non esistono reati e punizioni il più efficace strumento di controllo, sia individuale che sociale, è il confessionale. Tanto che è opinione diffusa tra gli esperti vaticanisti che ci sia solo un uomo sulla Terra più potente del papa dei cattolici: il confessore del papa dei cattolici. Perché è l’unico che ne conosce tutte le segrete colpe. Dunque, chiudendo il cerchio, il sacramento della confessione sarebbe il più potente strumento di controllo al mondo. Veniamo al dunque. È passata quasi completamente sotto silenzio (rilanciata solo da Giacomo Galeazzi su La Stampa) un’intervista rilasciata all’Ansa da monsignor Gianfranco Girotti, reggente della Penitenzieria apostolica, il dicastero vaticano che si occupa dei “problemi di coscienza”. «Oggi – ha detto Girotti in occasione di un corso sulle nuove forme di peccato e la maniera giusta per affrontarle, organizzato per 750 sacerdoti dalla Penitenzeria – ci sono nuovi peccati che prima neanche si immaginavano. Le nuove frontiere della bioetica, innanzitutto, ci mettono di fronte ad alterazioni moralmente illecite e che riguardano un campo molto esteso». Su tutte, il «ricorso ad alcune tecniche di fecondazione artificiale, quale la Fivet, cioè la fecondazione in vitro, non moralmente accettabili». Il concepimento, chiarisce Girotti «deve avvenire in modo naturale tra i due coniugi». Ma la fecondazione assistita può comportare anche un altro «fatto non lecito» e cioè «il congelamento degli embrioni» che «sono persone». Sorvoliamo su quest’ultima affermazione tanto è fuori dalla realtà e puntiamo al bersaglio grosso: d’ora in poi, per i credenti, l’aver fatto ricorso alla fecondazione assistita è un peccato da confessare.

Non stupisce anche voi che nel paese dove opera una delle più efficaci strutture di raccolta e controllo delle informazioni, si accorgano solo oggi – vale a dire con un ritardo di almeno tre decenni – che esiste la fecondazione in vitro? Se la risposta è sì, sappiate che non siete gli unici e che anzi siete in compagnia di insospettabili personaggi. Sollecitato da Galeazzi, il professor Bruno Dallapiccola (genetista del Consiglio superiore di sanità, direttore scientifico dell’ospedale Bambin Gesù di Roma e presidente di Scienza&vita, il braccio armato della Cei nell’affossamento del referendum contro la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita) è apparso visibilmente perplesso, per non dire attonito. «La posizione della Chiesa – dice lo scienziato – non è mai stata molto favorevole, però mi stupisce il fatto che la fecondazione assistita venga inclusa tra i peccati visto che viene effettuata nel mondo anche in alcune strutture cattoliche». Punto primo, avverte tra le righe il genetista, la Chiesa rischia di perdere cospicue entrate in denaro. Punto secondo, detto sempre tra le righe, quella di Girotti non è una posizione del tutto condivisa: «Mi stupisce il riferimento alla Fivet, poiché ormai la tecnica più utilizzata, in almeno il 70 per cento dei casi, è l’Icsi, cioè l’iniezione del singolo spermatozoo nella cellula uovo. La Chiesa ha avuto una posizione di apertura su questa nuova tecnica che di fatto è l’anticamera della fecondazione in vitro. È segno che su questi temi esistono posizioni variegate nelle gerarchie ecclesiastiche». Stiamo calmi, perché le sorprese non finiscono qui. Sempre Girotti all’Ansa: «Oggi si offende Dio non solo rubando o bestemmiando, ma anche con azioni di inquinamento sociale, rovinando l’ambiente, compiendo esperimenti scientifici moralmente discutibili». Per non dire poi della sfera dell’etica pubblica dove pure entrano in gioco nuovi peccati come «la frode fiscale, l’evasione, la corruzione». E anche queste sarebbero nuove forme di peccato (reato)? Girotti ci sta forse dicendo che fino a ieri la Chiesa cattolica considerava moralmente lecito per le sue pecorelle truffare, frodare ed evadere il fisco? In effetti, pensando a quello che hanno combinato, a livello legislativo, specie dal concordato di Craxi in poi certi “laici devoti”, la risposta è scontata. Ma la questione che più ci stuzzica in questo contesto è: a cosa è dovuta quest’improvvisa (e surreale) infornata di “peccati” che se presi alla lettera rischia di inaridire parte dei flussi di denaro che finiscono nei forzieri dello Stato vaticano? È lecito pensare che lo scopo sia mettere una pezza a una inarrestabile perdita di potere? Probabilmente sì, se ritorniamo al ragionamento iniziale.

Nella stessa intervista all’Ansa il direttore della Penitenzeria ammette: la Chiesa è preoccupata perché il sacramento della confessione è in grave crisi, il 60 per cento dei fedeli rinuncia. I motivi di questo fenomeno – che si traduce in un minor controllo sul comportamento e quindi sul pensiero delle persone credenti – possono essere i più disparati e non tocca a noi scoprirli. Probabilmente tra di essi ci rientra pure il fatto che oramai non siano pochi (specie in Italia) quelli che ritengono moralmente lecito fare quasi tutto ciò che consente loro di fregare il prossimo. E dunque, pensano, perché confessarsi? Ecco allora, in conclusione, monsignor Girotti con la sua geniale trovata (che al momento servirebbe a salvare la capra e col tempo, se funziona, a riportare pure i cavoli), direttamente mutuata dai ghost writer del “caso Ruby”: i peccatori sono pochi? Nessun problema, per solleticare il senso di colpa del gregge e ricondurlo all’ovile è sufficiente aumentare i peccati.

Del resto, come diceva Totò, è la somma che fa il totale.

BOLZANO – Un parroco altoatesino sospettato di «inopportuni contatti» con alcuni bambini è stato sospeso dall’incarico e la curia stessa ne ha dato segnalazione alla procura. Il religioso sarebbe stato segnalato dai genitori di Vilpiano, un paesino nella valle dell’Adige fra Bolzano e Merano. «Queste decisioni – sottolinea la curia – non sono anticipazioni di giudizio, ma vanno nella direzione intrapresa dalla Diocesi che è decisamente dalla parte dei minori».

I gesuiti del nord-ovest degli Usa hanno accettato di pagare la somma di 166,1 milioni di dollari a oltre 500 vittime di preti pedofili. L’accordo, che prevede anche una lettera di scuse alle vittime, comprende gli stati di Oregon, Washington, Idaho, Montana ed Alaska. «È finalmente venuto il giorno della giustizia», ha dichiarato Clarita Vargas, che aveva rivelato di essere stata abusata, insieme ad altre due sorelle, mentre frequentava una scuola in una riserva indiana nello stato di Washington, quando aveva sei anni. Quasi tutte le vittime sono indiani d’America e indigeni d’Alaska. Molti degli abusati vivevano in villaggi remoti e in riserve indiane. I gesuiti sono stati accusati di avere usato queste aree povere e remote per liberarsi dei preti che davano problemi altrove. L’accordo raggiunto è il terzo per valore del risarcimento dopo i 660 milioni di dollari pagati a suo tempo dalla Diocesi di Los Angeles a 508 vittime e i 198 milioni di dollari pagati da quella di San Diego a 144 vittime. (DI)

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Clarita Vargas racconta la propria storia e quella del genocidio dei nativi canadesi e americani avvenuto nelle scuole cattoliche del Nord America, nel capitolo 1.4 del mio libro, Chiesa e pedofilia . Non lasciate che i pargoli vadano a loro (L’Asino d’oro)

Sabato 26 marzo a Londra, la presentazione di Survivors voice Europe, costola continentale dell’organizzazione non profit fondata negli Stati Uniti da Bernie McDaid e Gary Berger

Federico Tulli

«Fare in modo che il Vaticano riconosca la propria responsabilità per le azioni dei suoi preti pedofili, ammetta le proprie colpe nei confronti dei sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del clero, adotti una reale politica di tolleranza zero sugli abusi sessuali da parte di membri della Chiesa cattolica, e crei un ampio e laico sistema di supporto e sostegno per i sopravvissuti ad abusi sessuali da parte del clero del passato, del presente e del futuro. Infine, aumentare la consapevolezza pubblica sugli abusi sessuali nell’infanzia, che sono accaduti e accadono tuttora, non solo nella Chiesa cattolica, ma anche in altri istituti e case, in tutto il mondo». Il 26 marzo prossimo a Londra, con questo manifesto, nasce la costola europea dell’associazione di vittime di preti pedofili Survivors Voice, l’organizzazione non profit fondata negli Stati Uniti da Bernie McDaid e Gary Bergeron con l’obiettivo di creare una rete internazionale tra i diversi gruppi di superstiti presenti nei Paesi in cui si sono verificati gli abusi. All’incontro, che si svolge alla Conway Hall, partecipano anche vittime italiane, fuoriusciti dall’Opus Dei e diversi attivisti che si battono in difesa dei diritti umani: nel 2010, Survivors Voice ha lanciato sul proprio sito (survivorsvoice-europe.org) una petizione da presentare alle Nazioni Unite, per definire la violenza “sessuale” sistematica sui bambini «un crimine contro l’umanità». «L’idea di fondare Survivors voice Europe – raccontano due dei coordinatori dell’evento, l’inglese Sue Cox e l’olandese Ton Leerschoel – è nata dopo la storica manifestazione che il 31 ottobre scorso ha portato a Roma vittime di tutto il mondo per sfilare di fronte al Vaticano e mettere papa Benedetto XVI di fronte alle responsabilità proprie e della Chiesa. Colpevoli di aver ignorato sistematicamente le denunce e le richieste di intervento contro i preti autori delle violenze». L’idea di unire per la prima volta le forze è stata di Bernie McDaid. Lui era tra le cinque vittime di preti pedofili che il 18 aprile 2008 fu accolto in udienza privata da Benedetto XVI durante il viaggio pastorale negli Stati Uniti. Nei minuti concessi dall’entourage del Papa, che a sorpresa aveva cambiato all’ultimo momento il rigido cerimoniale, Benedetto XVI pronunciò poche parole. Ma quell’incontro ebbe un enorme impatto emotivo sull’opinione pubblica Usa, rivitalizzando la fiducia dei fedeli nei confronti della Chiesa cattolica americana che si trovava sull’orlo della bancarotta per via dei risarcimenti miliardari pagati alle vittime di oltre quattromila preti pedofili, dal 2002 in poi. McDaid era soddisfatto e fiducioso: «Il Pontefice ha recepito il nostro messaggio. Le sue scuse mi hanno commosso», disse. In realtà quei pochi minuti a cospetto di Benedetto XVI non portarono a nulla, osserva il fondatore di Survivors voice: «Dopo quelle promesse niente è cambiato nell’atteggiamento della Chiesa». Nemmeno di fronte al fiume di nuovi casi identici a quelli statunitensi dei primi anni Duemila, che hanno scosso di recente mezza Europa dalla Gran Bretagna all’Irlanda, dalla Germania all’Olanda, dal Belgio all’Italia. Oggi, quella promessa di cambiamento disattesa, porta McDaid a giudicare ancora troppo blanda l’azione di Benedetto XVI e a chiedere al Vaticano «un’inchiesta completa su tutta la vita di Giovanni Paolo II, riguardante gli abusi su minori». «La dannosa copertura degli abusi – conclude – è divenuta globale, coinvolgendo l’intera comunità cattolica. Abbiamo bisogno di una nuova leadership per sanare le ferite e andare avanti. Papa Ratzinger deve dimettersi».

Terra, il primo quotidiano ecologista

Potrebbero esserci nuovi sviluppi in Cile sulla vicenda del sacerdote Fernando Karadima, 83 anni, accusato di abusi sessuali negli anni passati nei confronti di alcuni giovani: un giudice di Santiago ha reso noto che intende interrogare tutte le persone che possano contribuire alle indagini, inclusi alti rappresentanti della Chiesa. «Dobbiamo indagare tutto ciò che emergerà dall’indagine. Verranno chiamati a dichiarare coloro che potranno contribuire all’inchiesta», ha precisato la giudice Jessica Gonzalez, incaricata del caso, che – ricordano i media locali – ormai da tempo ha scosso la società cilena. Circa un mese fa, la Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organismo del Vaticano che si occupa dei problemi del clero, ha dichiarato Karadima colpevole di abusi sessuali nei confronti di alcuni giovani. Nei giorni scorsi, il medico James Hamilton, uno dei cinque accusatori dell’anziano sacerdote, ha dichiarato che quattro vescovi sono stati testimoni di comportamenti impropri da parte di Karadima. Hamilton ha inoltre definito «criminale» l’ex arcivescovo di Santiago, cardinale Francisco Jaiver Errazuriz, per non aver ascoltato le accuse, bloccando di fatto le indagini. Su tali dichiarazioni è d’altro lato intervenuto l’arcivescovo di Santiago, cardinale Ricardo Ezzati. «Quanto ha detto del signor cardinale è inaccettabile.. lui ha tutte le ragioni per essere ferito, ciò non giustifica però il fatto che dica» di Errazuriz quanto «ha in effetti detto: è inaccettabile». (MBA-RIG)

Prosegue, all’interno della congregazione dei Legionari di Cristo, il processo di rinnovamento rispetto a un passato segnato dagli scandali legati al fondatore, padre Marcial Maciel Degollado, morto nel 2008 dopo essere stato sospeso a divinis in seguito alle accuse di comportamenti pedofili, e persino di una doppia e tripla vita con figli da diverse donne. Nei giorni scorsi, il direttorato generale dei Legionari ha ospitato a Roma un “seminario di formazione e coordinamento”, della durata di tre giorni, rivolto ai preti della congregazione e ai membri del movimento Regnum Christi che attualmente, nei vari territori, conducono i programmi per un ambiente sicuro e per la prevenzione degli abusi sui minori. A tenere il seminario è stata chiamata un’esperta Usa, Monica Applewhite, specializzata nell’individuare, monitorare e sviluppare strategia per prevenire gli abusi sessuali. Laica di fede cattolica, Monica Applewhite lavora in questo campo dal 1994, e ha coordinato programmi di prevenzione con conferenze episcopali, congregazioni religiose, conferenze di superiori maggiori, scuole e altre istituzioni negli Stati Uniti, in Irlanda, Australia e in vari Paesi latino-americani. Nella sua esperienza, colloqui con centinaia di vittime di abusi sessuali, oltre all’elaborazione di piani di verifica verso membri del clero e altri soggetti macchiatisi di abuso sessuale. Nel corso del seminario, di cui parla il sito dei Legionari, Applewhite ha ripercorso la storia del fenomeno della pedofilia e ha analizzato le dimensioni allarmanti che esso ha assunto nei tempi recenti. Ha quindi parlato degli abusi commessi da sacerdoti e del modo con cui la Chiesa ha risposto, soprattutto nell’ultimo decennio. Ha riflettuto sula fatto che l’abuso sui minori non è solo un problema pastorale o morale, e che esso non può essere risolto semplicemente con un trattamento psicologico. Infatti, molti colpevoli sono recidivi. Ha anche mostrato come una più profonda comprensione delle dinamiche degli abusi sessuali sui minori (basata sullo studio di centinaia di casi documentati) abbia permesso ai ricercatori di consolidare piani di prevenzione, di offrire efficace aiuto per il recupero delle vittime e di assicurare il controllo su chi ha commesso abusi in passato. Al termine del corso, i preti e i laici impegnati nella prevenzione degli abusi hanno analizzato l’attuazione dei piani per i vari territori, apprendendo dalle esperienze e dai progressi fatti negli Stati Uniti e l’Irlanda. Monica Applewhite ha anche consegnato una versione riassuntiva dei suoi interventi ai membri del consiglio generale dei Legionari di Cristo. (GR)

Bernie McDaid, vittima di abusi, co-fondatore dell’associazione “Survivor’s voice” e promotore della manifestazione che il 31 ottobre scorso ha portato a Roma vittime di tutto il mondo per sfilare di fronte al Vaticano, chiede «un’inchiesta completa su tutta la vita di Giovanni Paolo II, riguardante gli abusi su minori». Lo annuncia lui stesso in un comunicato, in cui chiede tra l’altro le dimissioni di Benedetto XVI, giudicando ancora troppo blanda l’azione del papa attuale su questo fronte. «La dannosa copertura degli abusi – sostiene McDaid – è divenuta globale, coinvolgendo l’intera comunità cattolica. Abbiamo bisogno di una nuova leadership per sanare le ferite e andare avanti. Papa Ratzinger deve dimettersi». (Y43)

Parla Luis Miguel Rocha, autore dei tre romanzi-verità che hanno fatto luce sui principali fatti politici accaduti negli ultimi 40 anni, in Italia e Città del Vaticano

Federico Tulli

Autore di due fortunatissimi best-seller, uno sul decesso di Giovanni Paolo I (La morte del Papa) e l’altro sull’attentato a Giovanni Paolo II (La santa pallottola), Luis Miguel Rocha è di nuovo in libreria per Cavallo di Ferro con La Santa verità, un thriller incentrato sui manoscritti del Mar Morto e i loro segreti. Come nelle due “puntate” precedenti, Rocha ambienta la trama tra storia passata, recente e attuale del Vaticano, coinvolgendo questa volta papa Benedetto XVI e il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone. Nella vicenda, che ipotizza l’esistenza di un Vangelo scritto da Gesù e una serie di segreti, gelosamente custoditi dalla Chiesa sulla sua vera identità, si susseguono omicidi e colpi di scena che legano ai fatti elementi di cronaca vera: dalla morte di Giovanni Paolo I alla P2. Un tema, questo, già approfondito ne La morte del Papa (ora riedito da Beat, le edizioni della Biblioteca degli editori associati di tascabili nate a settembre 2010 «per raccogliere i tesori delle case editrici letterarie e indipendenti italiane in pubblicazioni economiche inedite»), romanzo storico in cui Rocha denuncia la cospirazione che portò all’omicidio di papa Luciani, rivelando tutte le circostanze che si verificarono nella notte della sua morte, le menzogne e i segreti tenuti nascosti per tre decenni. Se, alla fine degli anni ’70 i “cattivi” erano annidati tra le maglie della Cia apparentati con la P2 di Licio Gelli, oggi, ne La Santa verità, sono i Gesuiti. Disposti a tutto pur di salire al soglio papale. Grande esperto di questioni vaticane e fine conoscitore dei più intricati retroscena, lo scrittore portoghese ha di recente dichiarato di non poter rivelare «le fonti interne al Vaticano» che gli hanno consentito di ricostruire in forma romanzata fatti realmente accaduti, ma raccontati all’opinione pubblica sotto forma di verità ufficiale in maniera del tutto diversa. A Rocha left ha rivolto alcune domande.
Tre grandi scandali hanno segnato il 2010 del Vaticano. Pedofilia, Propaganda Fide, Legionari di Cristo. Specie con la pedofilia la Curia ha dato all’esterno un’immagine di sé poco coesa. Cosa che accade di rado, qual è la sua opinione?
La mancanza di coesione della Chiesa ogni tanto si ripresenta, specialmente quando il mondo e il Vaticano non sono in sintonia. La pedofilia è condannata ovunque, ma non dal Vaticano. Ovviamente non dico che sia incoraggiata dalla Santa Sede, ma ai suoi occhi non è un crimine. Il vero problema è che l’opinione pubblica guarda ai numerosi casi venuti alla luce e pensa di poter applicare la legge civile, invece non è così. Il Vaticano è uno Stato a parte che ha le proprie leggi e, che piaccia o no, sono leggi diverse dagli altri Stati. Capisco che possa scioccare quando si viene a sapere che un vescovo ha nascosto per anni gli abusi sessuali su minori da parte di uno dei suoi preti, ma credetemi non è un connivente, sta solo applicando la legge.
Diversi vaticanisti sostengono che quando scandali così gravi arrivano alla conoscenza dell’opinione pubblica è il segnale di una “guerra” in atto tra le diverse fazioni interne alle gerarchie ecclesiastiche. È d’accordo?
Non ci sono guerre in corso. Il problema è che in questi casi, specialmente per la pedofilia, sono coinvolte persone esterne alla Chiesa, il che fa sì che la cosa sia ancora più difficile da tenere sotto controllo. In ogni caso so per certo che la maggior parte dei casi di pedofilia perpetrata dai preti non arriva all’opinione pubblica e viene risolta in segreto attraverso un risarcimento finanziario.
Ne La morte del Papa lei racconta che a Giovanni Paolo I fu fatale la decisione di attuare uno spoil system dirompente. Del resto dovranno passare oltre 30 anni prima che allo Ior, con Benedetto XVI, cambino certi consolidati rapporti di forza. Secondo lei, quella in atto in Vaticano, è vera “rivoluzione”?
Se già da 30 anni i responsabili dei conti bancari della Chiesa sapevano già come eseguire complesse operazioni finanziarie in qualsiasi parte del mondo, è più che certo che sanno farlo ancora. Lo Ior ha a sua disposizione alcuni tra i migliori periti mondiali nella finanza e nell’economia. Ancora una volta prendo atto che, come nella pedofilia, ciò che agli occhi del sistema finanziario internazionale può sembrare illecito non lo è secondo le leggi del Vaticano. Se a prima vista alcune operazione possono sembrare riciclaggio di denaro, non lo sono se effettuate entro le frontiere della Santa Sede con le sue leggi specifiche. Detto ciò questo cambiamento è molto intelligente, raggiunge più mercati e, in un certo senso, crea una buona reputazione negli altri Stati. In un certo modo, il Vaticano avrà sempre leggi economiche speciali e diverse rispetto agli altri Paesi. Si pensi alla Svizzera e gli off-shore, le maggiori fortune vengono conservate in Vaticano e non c’è luogo più sicuro.

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Il caso “don Conti”

Vede, sente, non parla

La recente vicenda che ha visto condannare in primo grado a 15 anni e 4 mesi per pedofilia e induzione alla prostituzione minorile, don Ruggero Conti, ex parroco della Natività di Maria santissima a Roma, rivela una volta per tutte la natura propagandistica della “tolleranza zero” tanto invocata da Benedetto XVI. Dopo la sentenza dei primi di marzo si è venuto a sapere che il 20 maggio 2010, nel pieno dello scandalo che ha colpito le diocesi di mezza Europa, il vescovo di Porto-Santa Rufina, Gino Reali, non denunciò alle autorità civili don Ruggero, né avvisò il Vaticano, come prevedono le norme canoniche. A riferirlo, in una deposizione che si è svolta appunto il 20 maggio, è lo stesso monsignore. «Esiste una direttiva della Chiesa cattolica che dice che c’è l’obbligo, in presenza di un fatto accertato, di denuncia alle autorità civile laddove la legge dello Stato lo preveda, ma non so cosa preveda la legge italiana», ammise “candidamente” il presule il quale evidentemente non ritenne necessario informarsi. Quanto al Vaticano, monsignor Reali spiegò: «Io ho l’obbligo di avvisare la Congregazione per la dottrina per la fede quando ho fatto un’indagine previa e ho verificato che è fondata, ma in questo caso non l’ho avvisata. Ho chiesto informazioni e ho incontrato in termini informali qualcuno della Congregazione». Tutto qui. Don Ruggero Conti è stato arrestato nel 2008 e condannato nel 2011 per aver violentato 7 ragazzini. Nessun processo canonico è stato avviato nei suoi confronti.

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Il libro

Se duemila anni vi sembran pochi

Per due millenni i papi hanno plasmato la storia con il loro potere, e nessuna istituzione ha creato tanta ingiustizia e iniquità quanto la Chiesa. Dalle sante crociate al tribunale dell’Inquisizione, dalla condanna di Galileo e Copernico al rogo di Giordano Bruno: qualsiasi idea o persona non conforme ai dettami della Chiesa o in contrasto con le sue retrograde convinzioni scientifiche, artistiche o storiche è stata bollata come eretica ed eliminata con i metodi più atroci. La storia di tutti i crimini commessi dalla Chiesa e ispirati dai vicari di Cristo è oggi magistralmente raccontata da Tim C. Leedom e Maryjane Churchville ne Il libro che nessun papa ti farebbe mai leggere (Newton Compton). Crimini che i papi hanno continuato a commettere nel XX e XXI secolo: pensiamo agli accordi con Mussolini, Franco e Hitler, alla “via dei monasteri” per aiutare la fuga dei criminali nazisti, per non parlare dello sterminio di 50mila bambini nativi canadesi per mano dei preti cattolici. Parallelamente si allarga lo scandalo finanziario del Vaticano, e crescono i sospetti di collusioni con la mafia e i governi militari conservatori. Mentre continua a opporsi all’eutanasia e al controllo delle nascite, il papa sostiene ancora oggi l’arrogante superiorità della Chiesa rispetto alla legge di qualsiasi Stato sovrano.

left 11/2010

L’arcidiocesi di Filadelfia ha sospeso dai loro incarichi 21 preti accusati di abusi sessuali nei confronti di minorenni. L’iniziativa della arcidiocesi è scattata dopo che un grand giurì aveva trovato in febbraio 37 preti accusati di condotta impropria verso i minorenni ancora impegnati nei loro incarichi pastorali. Dopo il verdetto del grand giurì l’arcidiocesi aveva designato una ispettrice esterna con l’incarico di esaminare la situazione dei 37 preti menzionati dal gran giurì. «So che la fiducia di molte persone verso la Chiesa è stata scossa – afferma una dichiarazione del cardinale Justin Rigali – Prego che gli sforzi della nostra arcidiocesi nell’affrontare i casi che destano preoccupazione contribuisca a riguadagnare fiducia nella verità e nella giustizia». L’arcidiocesi non ha identificato i preti sospesi dai loro incarichi.