di LUCIA EVANGELISTI    (Sul sito Quattrorosso una nuova e bellissima recensione del mio libro)

Un libro scritto da un giornalista, il titolo senza complimenti lo sottolinea, e da lui stesso presentato a Firenze al Melbook Store scegliendo un taglio di intervista con tre esperti alla cui competenza si è rivolto. Nella presentazione dice di considerarli coautori del suo libro: Maurizio Turco,  deputato radicale, Gabriella Gatti, psichiatra e neonatologa, Francesco Dall’Olio, pubblico ministero.

Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, edito da L’Asino d’oro, è la documentazione ampia e dettagliata di una vera e propria esplosione, nei primi anni Duemila, di prove di abusi compiute nell’ambito ecclesiastico e tenute volutamente segrete per decenni  proprio per disposizioni  impartite a carnefici e vittime. Si compone di tre parti: nel primo centinaio di pagine c’è la cronaca terribile e dolorosa delle violenze sessuali su minori compiute da preti cattolici  di ogni ordine e grado in molte parti del mondo, nella seconda parte, una sessantina di pagine, si ricercano  i mandanti culturali , spesso mostri sacri che inducono, sottovalutano o addirittura esaltano la pedofilia. Con l’aiuto di una tradizione millenaria di rapporto drammatico fra mondo adulto e mondo infantile, anch’essa trattata nel libro con l’aiuto di documenti diretti o di studi psichiatrici recenti di rivisitazione delle civiltà greca e romana e del cristianesimo. La terza parte, infine, contiene interviste a giornalisti, politici, storici, psichiatri, per meglio sviscerare alcuni interrogativi emersi dalla trattazione dell’argomento pedofilia.

Per rimanere ad anni recenti, si resta annichiliti leggendo tutti gli episodi di violenze all’infanzia perpetrati da religiosi cattolici  che sono emerse  con un effetto a cascata a partire dai risultati di uno studio biennale condotto dall’Università di Pennsylvania nel 2001. Riguardava il fenomeno di abusi “sessuali” (le virgolette sono spiegate nel libro) sui minori compiuti sul territorio americano. Fenomeno che dallo studio risulta coinvolgere  famiglie,molti luoghi di istruzione, ma soprattutto “scoperchia una botola su un pozzo che si rivelerà in breve senza fondo”, la pedofilia come piaga endemica e di proporzioni vastissime che percorre  le chiese cattoliche di tutto il mondo. Da noi in Italia “tutta la storia della Chiesa è attraversata da episodi di abusi e violenze sui bambini” ci dice Federico Tulli e, ci spiega successivamente, “la fuga di notizie sulle violenze commesse…da ecclesiastici denota la crisi di potere dello Stato pontificio…”. Un’altalena nella Storia in cui scompare la pedofilia dei religiosi in funzione unicamente del potere della Chiesa di occultarla.  “Essendo proprio il pensiero religioso fonte di pedofilia, a causa del Sacro. La sacralità è negazione di ciò che è l’umano” dice la psichiatra Gatti. Una maggiore libertà della giustizia in America rispetto all’Italia ha permesso lì di scoprire che già nel 1922 la chiesa aveva dato istruzione “ ad…arcivescovi e vescovi  e altri membri del clero…” di tenere segreto ogni Crimen sollecitationis (tra cui la violazione del VI comandamento: non commettere atti impuri ). Un’omertà ottenuta minacciando la scomunica a chi denunciasse ad un’autorità giudiziaria “civile” crimini pedofili, fosse anche la vittima di tali crimini. Quaranta anni dopo, nel 1962, una seconda  edizione del Crimen sollecitationis, a firma Cardinale Ottaviani, è approvata in gran segreto. Questo crimine  è nuovamente  avocato a sé dalla Chiesa come peccato e non denunciato all’autorità civile  come il delitto che è. Raztinger stesso, nel 2001, quando era ancora cardinale, ha confermato con la direttiva “De delictis gravioribus” la volontà di riservare alla Congregazione per la dottrina della fede i delitti più gravi (!). L’oscurantismo della Chiesa in fatto di scienza si ritorce contro la Chiesa stessa. Che confonde il peccato col delitto, si tiene volutamente all’oscuro dei progressi scientifici nell’ambito delle dinamiche interumane, e perciò non pensa a far curare invece che a nascondere i colpevoli (e le colpe). Verità rivelata, da secoli si impone come esperta nel campo della sessualità attraverso le parole del pontefice e dei  suoi ministri, che pure sono tutti inesperti, educati da sempre a evitare il rapporto uomo-donna.

La sessualità praticata dai preti è pertanto o inesistente, oppure clandestina, o addirittura perversa. Il senso di colpa è la dominante del pensiero educativo dei preti. Derivato della  disumanizzazione cui dovrebbero tendere vita natural durante: evitare le passioni.  Tradotto nel quotidiano, reprimere qualsiasi moto affettivo, desiderio, reazione istintiva, ricorrendo a casistiche imparate che sono pertanto totalmente avulse dal rapporto interumano  con la persona che  sta loro davanti. Viene in mente la psicanalisi freudiana, dove il paziente si trova davanti un morto, Freud, e non lo psichiatra. Difficile eradicare l’umanità di un individuo che, prima che prete, è un uomo. Da lì il senso di colpa che , vivendolo profondamente, il prete trasferisce con facilità nei fedeli. Educazione sessuale deviante anche quando non scivola nel delitto: quello che i preti più sani  pensano essere la  sessualità non contiene i due ingredienti fondamentali, identità e libertà. Esaltano la famiglia, mutuo soccorso finalizzato alla procreazione. Interessati solo a trasformare la sessualità in uno scotto da pagare per la procreazione (come è per gli animali), condannando qualsiasi forma di realizzazione  nel rapporto uomo donna, di cui  neppure prendono in considerazione la possibile  creatività  psichica, da coltivare e sviluppare, questo si,  per non fare del rapporto sessuale un atto ripetitivo e violento.

Nel corso della presentazione la psichiatra Gatti ha commentato la dichiarazione che il pedofilo è un assassino, sostenendo che fare sesso con un bambino che ancora, per sua  conformazione, non ha sessualità, è un vero e proprio omicidio, per  il potere di distruttività psichica gravissima, destinata spesso a durare  la vita intera. Altro che amore per il bambino, come suggerisce l’infelice etimo della parola pedofilia. Il pubblico ministero Dall’Olio rincara la dose,ammettendo che da un punto di vista giuridico il pedofilo è un serial killer. “Io, sul filo del nesso con quella che è una caratteristica del serial killer e cioè la premeditazione, posso sostenere che dietro questi crimini c’è una precisa scelta di alcune professioni[ preti, educatori, maestri, maestre, allenatori sportivi e così via], proprio per poter meglio cercare e adescare la preda.” conclude con logica stringente.

Caratteristica agghiacciante che emerge da questa ricerca comparata è che le pratiche di pedofilia, considerate in tutte le legislazioni moderne dei delitti, sono per la chiesa dei peccati. Con questo strattagemma è stato possibile occultare  ogni abuso sessuale compiuto da un ministro del culto, poiché la chiesa ha da sempre imposto ai suoi adepti l’obbligo del segreto, esteso alle vittime stesse con una violenza psicologica che spesso ha fatto leva sulla colpa, come se fossero loro ad “adescare” !

La lettura di questo libro evoca pure,in chi abbia avuto da piccolo un’educazione cattolica, ricordi di una violenza sottilissima, fatta di discorsi sussurrati nella luce fioca di spogli corridoi, con  un  cristo nero lassù in alto, solo testimone di dialoghi inquisitori su argomenti di cui nessun altro ti parlava perché non opportuni per un bambino piccolo. Magari solo la raccomandazione allusiva per una bimba di rimanere pura, stare attenta, era sufficiente, poi, nell’adolescenza, a tenerla lontana dalla sessualità, terreno pericoloso e infido. Non se ne parla nel libro perché questo tipo di delitto, chiamiamolo Crimen dissuasionis, non ha prove concrete, però crea un pensiero malato più coercitivo di una gabbia, della quale si può riuscire a liberarsi soltanto se si ha la fortuna di  incontrare un antidoto, la terapia di un pensiero sano e perciò interamente laico. Senza questo si vive a metà,  non si intraprende nessuna ricerca, andando dietro pedissequamente alla “verità rivelata”, senza fare alcuna obiezione, per paura di un crollo di tutte le certezze. E’ su questa ferrea “educazione” che la chiesa va avanti da millenni. Col sostegno di molti genitori che lucidamente scelgono di far frequentare ai figli le loro scuole. Apparentemente perchè la spesa occorrente seleziona uno strato sociale alto, ma in realtà perchè la sessuofobia ivi dichiarata  li tranquillizza. Segretamente approvano di posporre l’iniziazione al sesso della prole adolescente. Sottovalutando i pericoli descritti sopra.  Senza libri di denuncia come questo e senza tutto il lavoro di cui si fa portavoce nella seconda parte, il rischio che la chiesa continui ad opprimere è molto elevato.

Perché ora? È il titolo dell’introduzione. L’ampio materiale di cui il libro è corredato permette a ogni lettore di dare una risposta al “perché”, ma è  questo  “ora” che un po’ placa le angustie della lettura. Almeno, ci fa pensare, viviamo in un’era storica che comincia ad essere in grado, sul piano culturale, di opporsi alla distruzione dell’infanzia.

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commenti
  1. […] This post was mentioned on Twitter by federicotweet, federicotweet. federicotweet said: Chiesa e pedofilia. Unica preoccupazione: che non si risappia http://wp.me/p1fB8U-80 […]

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  2. Luciano.9 ha detto:

    E’ deprimente il pensiero di una chiesa “universale” – che alcuni si ostinano a definire “l’unica chiesa di Cristo” – la cui preoccupazione sia quella di tenere nascoste attività che non esito a definire come le più disgustose che si possano mai commettere. Sono secoli che tengono nascoste ignominie di vario genere. In passato chi ha provato a ribellarsi e far luce su certi dogmi e attività discutibili sono stati messi a tacere per mezzo della tortura, del rogo o della carcarazione a vita e tacciati come eretici. Oggi come in passato continuano ad avere un’unica preoccupazione: che non si risappia. Evidentemente hanno trascurato una cosa molto importante: hanno trascurato che “non c’è creazione che non sia manifesta alla sua vista, ma tutte le cose sono nude e apertamente esposte agli occhi di Colui al quale dobbiamo rendere conto”. (Ebrei 4:13) E che “è spaventoso cadere nelle mani dell’Iddio vivente”. (Ebrei 10:31) E’ giusto condannare e isolare questi individui e impedire che facciano altro male, ma il Giudizio di Dio è molto più equo. E non è lontano.

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