I malati e i complici

Pubblicato: 28 gennaio 2011 in Articoli
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Intervista ad Andrea Masini, Psichiatra e docente di Psicologia generale all’università di Chieti. «C’è un’idea violentissima, risalente a Freud, secondo cui il bimbo ha la sessualità»

Federico Tulli *left n. 11 del 19 marzo 2010

Professor Masini, chi è il pedofilo?

La mia opinione è che la pedofilia sia una grave patologia psichiatrica. Il pedofilo prima di essere un criminale è un malato affetto da psicopatia grave o da schizofrenia. Alcune volte queste malattie hanno degli aspetti in cui prevale la lucidità. Il pedofilo non ha la confusione mentale del matto nello stereotipo del pensiero comune. Al contrario è calcolatore, capace di gestire il proprio comportamento, manierato. Il problema è che su questa patologia anche la stessa psichiatria fa una grossa confusione. Annoverandola nel Dsm IV, e pure del prossimo Dsm V, tra i disturbi del comportamento sessuale. Alla stregua del feticismo e del voyerismo. Un conto però è la persona che prova piacere a odorare le mutandine delle ragazze e un conto è chi violenta un bimbo di sei anni.

I numeri sulla diffusione della pedofilia nel clero suggeriscono l’ipotesi che molti pedofili si scelgono apposta determinate professioni. Qual è il suo parere?

Non c’è dubbio che l’organizzazione della Chiesa risponda a certi requisiti. Il pedofilo, da calcolatore qual è, sa che il suo comportamento sarà coperto dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche. Perché all’esterno deve rimanere integra la figura del sacerdote misogeno, che non ha rapporti sessuali e non ne deve avere. Un altro caso, ma di tutt’altro tipo, poteva essere rappresentato dall’esercito. Dove finiva un certo tipo di paranoici, perché “sapevano” che l’istituzione avrebbe coperto la loro patologia.

La Germania è scossa dalle notizie di violenze perpetrate per decenni in diversi istituti scolastici cattolici. Molte vittime sono bambini che studiavano nei seminari minori, dove si vive dalla pubertà all’adolescenza…

Ed è qui che c’è un’altra grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte degli “educatori”. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto col genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila.

Il cancelliere Angela Merkel ha richiamato alla responsabilità non solo la Chiesa cattolica ma l’intera società civile, dicendo che il dramma degli abusi sessuali sui bambini non riguarda solo il Vaticano. Anche in Italia le statistiche dicono che gran parte delle violenze avvengono nell’ambito della cerchia familiare. Esiste una “cultura” della pedofilia?

Noi sappiamo che storicamente questa cultura nasce nel periodo della Grecia classica di Pericle, verso la quale abbiamo sì un grande debito di conoscenza per averci fornito le basi del nostro sapere di uomini occidentali e razionali. Ma da questa razionalità del pensiero filosofico di Platone, di Socrate e di Aristotele deriva, appunto, la pedofilia. Teorizzando a livello filosofico che era molto più progredito l’amore per il fanciullo rispetto all’amore per la donna, considerata specie inferiore rispetto al maschio, è nata la paideia, intesa come educazione del bambino, che comprendeva “tranquillamente” il rapporto sessuale con lui. Tutto questo per dire che l’annullamento del bimbo non è solo della Chiesa cattolica. Il dramma della malattia che si lega alla religione ha le sue fondamenta anche nel pensiero razionale. Che poi è la stessa matrice di pensiero della psichiatria che equipara la pedofilia al voyerismo, dimostrando come la nostra cultura abbia sottovalutato, o peggio, negato la distruttività che c’è nei confronti del bambino da parte dell’adulto.

Come nei processi per stupro commesso su una donna anche in quelli per pedofilia accade spesso che la tesi difensiva tenti di insinuare l’idea che in fin dei conti la vittima “se l’è cercata”, ha provocato il violentatore…

C’è tutta una cultura, anche sessantottina, per cui in fondo al bambino piace avere rapporti sessuali con l’adulto. Lo sosteneva Foucault. Ancor di più c’è questo pensiero violentissimo che affonda le radici in quello di Freud, e che si è diffuso nella mentalità comune, in base al quale si crede che il bambino abbia la sessualità. Il bambino non ha sessualità. Questa comincia alla pubertà con lo sviluppo degli organi genitali. Prima c’è una dimensione di rapporto affettivo, profondo e potente che può essere con il padre, la madre, il fratello, l’amico o gli insegnanti. È di questa dimensione che “approfittano” questi criminali.

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commenti
  1. Rita ha detto:

    Ci sono molti casi di violenza sulle donne e di pedofilia,…TROPPI.
    Purtroppo chi ne paga, veramente in modo angusto e pieno di problemi,le conseguenze sono le vittime di questi abusi.
    Vorrei esprimere la mia ammirazione al Professor Andrea Masini.

    Mi piace

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