Il Vaticano ostacolò le denunce ai preti pedofili: la pistola fumante del New York Times

Giovanni Percolla (giornalettismo.com)

Una lettera inviata ai vescovi irlandesi avvertiva che Roma non era d’accordo con la politica di collaborazione con le autorità civili

Una lettera datata 31 gennaio 1997 rappresenterebbe la “smocking gun” che prova l’acquiescienza del Vaticano nei confronti dei preti pedofili, esprimendo perplessità sulla necessità di denunciarli. Ne parla il New York Times, specificando che è indirizzata ai vescovi irlandesi.

La lettera in pdf sul sito del NYT (qui)

PAROLE E FATTI – Il documento sembra contraddire quello che ha sempre sostenuto il Vaticano, ovvero che i leader della chiesa di Roma non hanno mai cercato di controllare o influenzare le azioni dei vescovi locali nei casi di abuso, e che la Chiesa cattolica romana non ha ostacolato le indagini penali di sospetti abusi sui minori. Le vittime degli abusi in Irlanda e negli Stati Uniti hanno subito definito il documento una “pistola fumante”, da utilizzare come prova importante nelle cause contro il Vaticano. “Il Vaticano è alla radice di questo problema”, ha dichiarato Colm O’Gorman, vittima di abusi in Irlanda, ora direttore di Amnesty International nel paese. “Hanno deliberatamente e volontariamente istruito i vescovi a non rivelare i nomi dei sacerdoti alle autorità civile è ormai”. Ma un portavoce del Vaticano ha detto che il documento rappresenta semplicemente un’ulteriore prova che i passi falsi del passato sulle accuse di abusi sessuali sono stati corretti dal cardinale Joseph Ratzinger, all’epoca a capo dell’istituzione che vigilava sul tema.

LE FONTI – Il documento, una lettera di due pagine, è stata raccontata dalla rete televisiva irlandese RTE e pubblicata dalla Associated Press. La lettera è stata scritta solo dopo la prima ondata di scandali sugli abusi sessuali da parte di preti irlandesi in scuole cattoliche e altre strutture – uno scandalo così grande che fece cadere il governo irlandese nel 1994. Nel 1996, un comitato consultivo di vescovi irlandesi aveva elaborato una nuova politica che includeva “segnalazione obbligatoria” dei sospetto alle autorità civili. La lettera, firmata da Mons. Luciano Storero, allora nunzio apostolico del Vaticano in Irlanda, informava i vescovi irlandesi che il Vaticano aveva molte riserve sulla denuncia obbligatoria per ragioni “morali e canoniche” ragioni. L’Arcivescovo Storero è morto nel 2000. La lettera annunciava anche il rischio che le decisioni di cacciare alcuni preti da parte loro potevano anche essere riformate dal Vaticano: “I risultati potrebbero essere molto imbarazzanti e dannosi per quelle stesse autorità diocesane”, dice la lettera.

FRAINTENDIMENTI – Jeffrey S. Lena, avvocato dell Vaticano, ha risposto che la lettera “è stata profondamente fraintesa”, dichiarando che il suo scopo primario era quello di assicurarsi che i vescovi avessero utilizzato le adeguate procedure canoniche per disciplinare i loro sacerdoti in modo che le pene non potessero essere annullate per motivi tecnici. Il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, ha detto che la lettera rappresenta un approccio per casi di abuso sessuale da parte di un ufficio particolare del Vaticano, la Congregazione per il Clero, precedente al 2001. Quell’anno, Papa Giovanni Paolo II ha affidato alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora guidata dal futuro papa Benedetto, il trattamento di tali casi. “Questo approccio è stato superato, compresa la questione della collaborazione con le autorità civili”.

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