La Chiesa cattolica belga “assolve” i pedofili

Pubblicato: 13 gennaio 2011 in Articoli
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Nuove inquietanti rivelazioni emergono dal lavoro della commissione parlamentare d’inchiesta . Su 134 preti responsabili di abusi solo 43 sono stati sospesi dalla Conferenza episcopale del Belgio

Federico Tulli

Violentare un bambino e continuare a esercitare il sacerdozio con l’approvazione dei propri superiori. Lasciano senza fiato le nuove rivelazioni sullo scandalo pedofilo che ha travolto la Chiesa cattolica del Belgio filtrate attraverso le maglie della commissione speciale d’inchiesta istituita dal Parlamento di Bruxelles. La Conferenza episcopale del Belgio ha identificato ufficialmente 134 preti pedofili, ma di questi solo 21 sono stati in seguito condannati e incarcerati. Il dato è stato pubblicato sul quotidiano Le Soir, che potuto visionare il rapporto consegnato dalla stessa Conferenza dei vescovi alla commissione. Dei 134 preti pedofili identificati, rei di aver commesso abusi su minori a partire dagli anni ’60, 90 sono ancora in vita e oltre a quelli finiti in carcere solo 22 sono stati sospesi definitivamente dalle loro funzioni. Le Soir precisa quindi che il dossier non tiene conto di una cinquantina di denunce presentate da aprile in poi, dopo le dimissioni del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, accusato di aver abusato del nipote. Sempre ieri, in un’intervista all’emittente televisiva Vtm, l’arcivescovo Andre’-Joseph Leonard, primate del Belgio, è tornato a parlare della questione risarcimenti alle vittime. «Non è escluso che la Chiesa belga possa essere volontariamente solidale con queste persone», ha detto l’arcivescovo, sottolineando che «potrebbe trattarsi di compensazioni finanziarie». Una presa di posizione decisamente più diplomatica rispetto a quella che il 22 dicembre scorso ha suscitato l’indignazione di alcuni componenti della commissione parlamentare.

Durante l’audizione Leonard aveva equiparato chi è stato violentato da un religioso alle vittime di catastrofi naturali: «La Chiesa cattolica potrebbe, liberamente, partecipare con altre parti della società, a costituire un fondo di solidarietà, non perché sia tenuta giuridicamente a farlo, ma perché c’è un dovere di solidarietà con tutte le vittime, di inondazioni, di epidemie, ma anche di abusi sessuali». Poi, come se nulla fosse (ovvero, come se la pedofilia fosse un fatto “naturale”), l’arcivescovo ha auspicato che la decisione sugli indennizzi sia «realistica e giusta» e improntata a un «autentico senso di solidarietà» rispetto alle vittime e alle responsabilità effettive. Atteggiamenti come questo testimoniano il ritardo “culturale” delle gerarchie ecclesiastiche di fronte a un crimine di tale portata. Non è un caso quindi che in Belgio, Paese in maggioranza cattolico, sia in crescita vertiginosa il numero degli sbattezzi. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata dall’agenzia internazionale Afp che ha raccolto i dati delle associazioni degli atei belgi. «Nel 2010, abbiamo lavorato su 1700 casi, in confronto ai 380 del 2009 e i soli 66 nel 2008» hanno dichiarato all’Afp. Il picco di “abbandoni” si è avuto in concomitanza con l’insediamento della commissione parlamentare. In particolare a colpire l’opinione pubblica di questo Paese che conta 10 milioni di abitanti, è stato un dossier che contiene le testimonianze di circa 500 casi di violenze contro bambini compiute in ambito clericale, incluse quelle di 13 vittime che in seguito si sono suicidate.

Terra, il primo quotidiano ecologista

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