In Belgio, dopo la confessione choc del leader altermondista Houtart, un nuovo scandalo travolge la Chiesa cattolica. Denunciati casi di pedofilia in un istituto religioso avvenuti tra il 1965 e gli anni Novanta. Negli ultimi due mesi la commissione speciale d’inchiesta parlamentare ha visionato oltre mille dossier

Federico Tulli

Violentato dall’età di 5 anni fino all’adolescenza dalle suore dell’istituto scolastico che frequentava. Il nuovo capitolo della storia di abusi compiuti in ambienti clericali, che da tempo ormai grava come una pesante cappa di piombo sul Belgio, si è aperto lunedì in serata con la denuncia di un cinquantenne (la cui identità è ancora ignota) che aveva vissuto durante gli anni Sessanta nell’istituto religioso Stella Maris di Courtrai. L’anonima testimonianza è stata rilanciata da due emittenti locali (Eén e Radio2 Fiandres). L’uomo ha raccontato di aver subito abusi per circa 10 anni da due suore e dalla madre superiora. Il tribunale di Courtrai ha pertanto annunciato l’apertura di un’inchiesta che, sulla base di una denuncia dello stesso anonimo cinquantenne, riguarderà anche altri presunti casi di violenze compiute in 30 anni, tra il 1965 e gli anni Novanta, ai danni di bambini che frequentavano lo Stella Maris. «Si tratta di storie vecchie ma verranno tutte ugualmente prese in considerazione dal cda dello Stella Maris», ha osservato l’avvocato Jan Leysen che rappresenta l’istituto, invitando le altre «eventuali vittime» a testimoniare in tribunale.

Con inquietante regolarità non passa settimana senza che il Belgio non sia scosso dall’emergere di casi di pedofilia verificatisi dal secondo dopoguerra in poi. Il lungo silenzio su gran parte di queste vicende si è rotto a metà 2010 quando la magistratura di Bruxelles ha scoperto 475 dossier su altrettante vittime, chiusi a chiave negli archivi della commissione indipendente “Adriaenssens” (dal nome del presidente) che dai primi anni Duemila agiva in stretta collaborazione con i vescovi locali. È nell’ambito di questa stessa indagine che ad aprile scorso si era dimesso il vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe, accusato di aver violentato il nipote di cinque anni.

L’ultimo clamoroso caso è deflagrato il 28 dicembre con la confessione del teologo Francois Houtart, fondatore della Ong Centro tricontinentale di Lovanio e veterano del forum sociale mondiale. Il “papa altermondista” ha infatti ammesso di avere abusato nel 1960 di uno dei suoi cugini che allora aveva otto anni, chiedendo ai suoi fan di ritirare la richiesta di candidatura per il Nobel della Pace. Tutto questo accade nel pieno dei lavori della commissione speciale d’inchiesta parlamentare che si occupa di ricostruire la storia dei crimini pedofili compiuti nell’ambito della Chiesa belga. Un lavoro certamente non facile, specie per l’atteggiamento delle autorità ecclesiastiche. È nel corso di una delle ultime sedute dell’anno appena concluso che il primate del Belgio, monsignor Andrè-Joseph Leonard, aveva scioccato gli auditori dichiarando che le vittime degli abusi sessuali commessi da preti potrebbero essere risarcite come quelle che patiscono i danni causati da un’inondazione. «La Chiesa cattolica – aveva detto convinto Leonard, comparando le vittime di catastrofi naturali a quelle dei violentatori – potrebbe, liberamente, partecipare con altre parti della società, a costituire un fondo di solidarietà, non perché sia tenuta giuridicamente a farlo, ma perché c’è un dovere di solidarietà con tutte le vittime, di inondazioni, di epidemie, ma anche di abusi sessuali». Quale sia il numero esatto degli abusi ancora non è chiaro. Per ora ci sono i 475 dossier della commissione Adriaenssens, a cui vanno sommate le 103 denunce raccolte in autunno dalla procura federale belga e le 427 denunce raccolte dal 1992 al 2010 dall’associazione dei Diritti dell’uomo nella Chiesa presieduta da Rik Devillè. L’uomo, che è un ex sacerdote, il 22 novembre fu il primo testimone davanti ai parlamentari di Bruxelles, dimostrando come la Chiesa cattolica abbia spesso imposto la legge del silenzio alle vittime. Devillè affermò anche di aver sempre informato delle denunce i vescovi o i superiori, ma che centinaia di dossier non hanno poi avuto alcun seguito: «La Chiesa ha tollerato gli abusi in Belgio e li ha facilitati», concluse senza tanti giri di parole.

Terra, il primo quotidiano ecologista

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