Archivio per gennaio, 2011

Daniele Luttazzi, Decameron, Dialoghi platonici (La7, dicembre 2007)

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Si è conclusa nell’arcidiocesi di Armagh la visita apostolica in Irlanda del cardinale Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo emerito di Westminster, incaricato dal Papa in seguito agli scandali della pedofilia. A ogni diocesi, condividendo i sentimenti espressi da Benedetto XVI nella sua Lettera, e’ stato raccomandato di organizzare un servizio di penitenza o altri incontri simili. ”Il Santo Padre – ha detto Murphy-O’Connor durante il rito di penitenza e guarigione per l’arcidiocesi di Armagh – ha espresso la sua profonda tristezza in merito alla dolorosa ferita dell’abuso di minori e adulti vulnerabili nella Chiesa in Irlanda. Oggi, ascoltiamo il Papa che parla di vittime, di famiglie, di genitori, di giovani, di sacerdoti e di vescovi. In particolare, parla dei sopravvissuti riconoscendo la loro sofferenza ed esprimendo la sua tristezza”. L’arcivescovo emerito di Westminster ha sottolineato ”il senso di tradimento e di dolore di quanti hanno subito abusi. Molti – ha detto – sono depressi e tristi, vi sono sogni infranti, speranze perdute e la consapevolezza che le cose non saranno mai piu’ come prima. Nel corso di queste ultime due settimane ho ascoltato molte voci: le voci di grande dolore e di sofferenza dei sopravvissuti agli abusi, la loro vergogna, la rabbia. Voci di scoraggiamento, voci di onesta’ e di integrita’ di varie persone e di buoni sacerdoti. Ma ho anche ascoltato voci di fede e la determinazione a perseverare nell’edificazione della Chiesa in questa diocesi”. ”Soprattutto – ha proseguito il cardinale – ho ascoltato le voci di speranza. Prima di tutto, la voce della speranza che il passato non sara’ dimenticato e che ci sara’ l’apertura e la trasparenza nel far fronte alle problematiche di abuso. C’e’ anche la speranza che si verifichera’ un rinnovamento in questa diocesi e l’assicurazione della presenza del Signore lungo il nostro cammino”. (GR)

Intervista ad Andrea Masini, Psichiatra e docente di Psicologia generale all’università di Chieti. «C’è un’idea violentissima, risalente a Freud, secondo cui il bimbo ha la sessualità»

Federico Tulli *left n. 11 del 19 marzo 2010

Professor Masini, chi è il pedofilo?

La mia opinione è che la pedofilia sia una grave patologia psichiatrica. Il pedofilo prima di essere un criminale è un malato affetto da psicopatia grave o da schizofrenia. Alcune volte queste malattie hanno degli aspetti in cui prevale la lucidità. Il pedofilo non ha la confusione mentale del matto nello stereotipo del pensiero comune. Al contrario è calcolatore, capace di gestire il proprio comportamento, manierato. Il problema è che su questa patologia anche la stessa psichiatria fa una grossa confusione. Annoverandola nel Dsm IV, e pure del prossimo Dsm V, tra i disturbi del comportamento sessuale. Alla stregua del feticismo e del voyerismo. Un conto però è la persona che prova piacere a odorare le mutandine delle ragazze e un conto è chi violenta un bimbo di sei anni.

I numeri sulla diffusione della pedofilia nel clero suggeriscono l’ipotesi che molti pedofili si scelgono apposta determinate professioni. Qual è il suo parere?

Non c’è dubbio che l’organizzazione della Chiesa risponda a certi requisiti. Il pedofilo, da calcolatore qual è, sa che il suo comportamento sarà coperto dal silenzio delle gerarchie ecclesiastiche. Perché all’esterno deve rimanere integra la figura del sacerdote misogeno, che non ha rapporti sessuali e non ne deve avere. Un altro caso, ma di tutt’altro tipo, poteva essere rappresentato dall’esercito. Dove finiva un certo tipo di paranoici, perché “sapevano” che l’istituzione avrebbe coperto la loro patologia.

La Germania è scossa dalle notizie di violenze perpetrate per decenni in diversi istituti scolastici cattolici. Molte vittime sono bambini che studiavano nei seminari minori, dove si vive dalla pubertà all’adolescenza…

Ed è qui che c’è un’altra grande ambiguità che però è tutta all’interno del pensiero religioso e che consiste nel farsi chiamare “padre” da parte degli “educatori”. Per un bambino che non ha più figure femminili di riferimento, questo appare come un tentativo di ricostruire almeno il rapporto col genitore, che però non è reale perché nessun prete è padre di nessuno. È questa ambiguità “calcolata” che apre la strada alla violenza pedofila.

Il cancelliere Angela Merkel ha richiamato alla responsabilità non solo la Chiesa cattolica ma l’intera società civile, dicendo che il dramma degli abusi sessuali sui bambini non riguarda solo il Vaticano. Anche in Italia le statistiche dicono che gran parte delle violenze avvengono nell’ambito della cerchia familiare. Esiste una “cultura” della pedofilia?

Noi sappiamo che storicamente questa cultura nasce nel periodo della Grecia classica di Pericle, verso la quale abbiamo sì un grande debito di conoscenza per averci fornito le basi del nostro sapere di uomini occidentali e razionali. Ma da questa razionalità del pensiero filosofico di Platone, di Socrate e di Aristotele deriva, appunto, la pedofilia. Teorizzando a livello filosofico che era molto più progredito l’amore per il fanciullo rispetto all’amore per la donna, considerata specie inferiore rispetto al maschio, è nata la paideia, intesa come educazione del bambino, che comprendeva “tranquillamente” il rapporto sessuale con lui. Tutto questo per dire che l’annullamento del bimbo non è solo della Chiesa cattolica. Il dramma della malattia che si lega alla religione ha le sue fondamenta anche nel pensiero razionale. Che poi è la stessa matrice di pensiero della psichiatria che equipara la pedofilia al voyerismo, dimostrando come la nostra cultura abbia sottovalutato, o peggio, negato la distruttività che c’è nei confronti del bambino da parte dell’adulto.

Come nei processi per stupro commesso su una donna anche in quelli per pedofilia accade spesso che la tesi difensiva tenti di insinuare l’idea che in fin dei conti la vittima “se l’è cercata”, ha provocato il violentatore…

C’è tutta una cultura, anche sessantottina, per cui in fondo al bambino piace avere rapporti sessuali con l’adulto. Lo sosteneva Foucault. Ancor di più c’è questo pensiero violentissimo che affonda le radici in quello di Freud, e che si è diffuso nella mentalità comune, in base al quale si crede che il bambino abbia la sessualità. Il bambino non ha sessualità. Questa comincia alla pubertà con lo sviluppo degli organi genitali. Prima c’è una dimensione di rapporto affettivo, profondo e potente che può essere con il padre, la madre, il fratello, l’amico o gli insegnanti. È di questa dimensione che “approfittano” questi criminali.

Nel convento di Einsiedeln, 40 bambini abusati da 15 monaci

Corriere del Ticino

Sono quindici i monaci del convento di Einseideln in Svizzera che negli ultimi sessant’anni hanno commesso abusi sessuali, nove di loro ai danni di minorenni. Lo indica la commissione indipendente di inchiesta, incaricata dall’abate Martin Werlen di far luce sulla vicenda. Le vittime sono in totale una quarantina. La maggior parte degli abusi risalgono agli anni Sessanta e Settanta e sono da addebitare a tre soli religiosi. La commissione dà atto al monastero di aver reagito, nel limite delle sue possibilità, ai casi di pedofilia di cui è venuto a conoscenza, introducendo – nel 1998 – misure preventive. Da quell’anno vi è stata una sola segnalazione, imputabile a un monaco demente. Martin Werlen si è detto scioccato dell’alto numero di casi venuti alla luce. La comunità del convento ha dibattuto il tema in modo approfondito e gli abusi sessuali non costituiscono più un tabù, ha affermato Werlen, che ha chiesto perdono alle vittime.  (ats)

I gesuiti in Germania hanno offerto 5mila euro a ogni vittima degli abusi sessuali commessi dai preti nei collegi dell’ordine, una somma di gran lunga inferiore alle richieste delle vittime. Le proposte di risarcimento sono state inviate ieri a circa 200 persone, per un previsto esborso complessivo di circa un milione di euro. Nei mesi scorsi, però, i rappresentanti delle vittime avevano chiesto indennizzi fino a 82.400 a persona, somme che il presidente della Conferenza episcopale, Robert Zollitsch, aveva già escluso nel modo più categorico. I gesuiti sono stati tra i primi in Germania a proporre cifre concrete per risarcire le vittime delle violenze, venute alla luce prima nel collegio Canisius di Berlino e poi in altri istituti del Paese. (CB)

La Corte d’appello di Catania ha sostanzialmente confermato la condanna dell’ex decano dello studio teologico accademico di Bressanone, Hansjoerg Rigger, accusato di possesso di materiale pedopornografico. In secondo grado la pena di 18 mesi, inflitta nel novembre 2007 dal tribunale di Siracusa, è stata ridotta a un anno. «Con tristezza e sgomento abbiamo appreso la notizia della condanna», afferma la diocesi di Bolzano e Bressanone. Il sacerdote altoatesino era coinvolto nella inchiesta della procura di Siracusa contro la pedofilia. L’operazione denominata “Video privè” nel 2005 aveva coinvolto 186 indagati in tutto il territorio nazionale. «E’ nostra intenzione – prosegue la nota – condannare in modo assoluto l’acquisizione, il possesso e la distribuzione di materiale pedopornografico di bambini specialmente da parte di religiosi. E’ evidente qual è il tormento cui sono sottoposti questi bambini, prima che appaiano le loro foto sul computer». La diocesi ribadisce, che «don Hansjoerg Rigger, che si è sempre dichiarato innocente, rimane esonerato da ogni incarico». (WA)

Annozero, la vignetta di Vauro

Presentata una denuncia per offesa a capo di Stato per la vignetta sul Papa e Berlusconi trasmessa giovedì sera ad Annozero. La querela è contro il giornalista Santoro, il disegnatore e il presidente della Rai Garimberti

(fonte: repubblica.it, cronaca di Bari)

Per la cronaca, Pontifex è un sito che si distingue più che altro per ospitare e rilanciare le idee di personaggi che non disdegnano i princìpi della Chiesa preconciliare. Tra cui spiccano i seguaci di monsignor Lefebvre, capeggiati oggi quel manipolo di presuli negazionisti della Shoa scomunicati nel 1988 e riabilitati da papa Ratzinger nel gennaio 2010. Tuttapposto no?

f.t.



“Il passato non sarà dimenticato e vi sarà trasparenza e apertura nell’affrontare questo problema”. Lo ha detto ieri il cardinale Cormac Murphy-O’Connor a proposito degli abusi sessuali commessi da membri della Chiesa irlandese, durante una funzione penitenziale che si è svolta nella cattedrale dedicata a san Patrizio ad Armagh. Alla funzione di penitenza e risanamento – riferisce l’agenzia Sir – erano presenti, oltre al cardinale Cormac Murphy-O’Connor che per volontà di Benedetto XVI guida nella diocesi di Armagh la visita apostolica, la psichiatra Sheila Hollins e mons. Mark O’Toole che assistono il cardinale in questo delicato compito e il cardinale Sean Brady, arcivescovo di Armagh e Primate di tutta l’Irlanda. “Nelle ultime due settimane ho sentito molte voci – ha detto il cardinale -. Le voci di grande dolore e sofferenza dei sopravvissuti agli abusi. Ho anche sentito voci di fede e una determinazione a perseverare nella costruzione della Chiesa in questa diocesi con la preghiera e l’Eucarestia, la Parola di Dio e il servizio degli altri. Soprattutto ho ascoltato le voci di speranza che il passato non verrà dimenticato e che ci sarà trasparenza nell’affrontare il problema degli abusi”. Ha dato la testimonianza anche la psichiatra Sheila Hollins. “Quello che ho sentito in queste ultime due settimane è la sofferenza di tante persone, persone che non sono state ascoltate e che non hanno sentito la Chiesa accanto a loro, incondizionatamente pronta ad amarli e aiutarli a superare il loro dolore”. “Penso – ha aggiunto l’esperta – che ci sia una lezione per noi, che coloro che hanno subito abusi sono i nostri maestri”. (R.P.)

Savona – Nel fascicolo aperto dall’autorità giudiziaria anche le denunce di due mamme: «I sacerdoti sapevano cosa veniva fatto vedere ai nostri figli»

Alberto Parodi * Il Secolo XIX

Sesso e preti, diocesi e pedofilia. L’inchiesta della Procura di Savona sta per chiudersi con ulteriori novità. Elementi che potrebbero anche portare alla contestazione di detenzione di materiale pedopornografico, all’interno di parrocchie finite nel mirino degli investigatori. Come i film porno fatti vedere ai bambini nei locali della loro parrocchia o durante i campi estivi. Ma non di nascosto dai preti o loro collaboratori. Erano proprio loro a promuoverne, secondo chi conduce le indagini, la visione. È quanto emerge dalle testimonianze raccolte e finite negli atti dell’inchiesta. E in particolare di due mamme, extracomunitarie, che si sarebbero di recente presentate in Procura per segnalare quanto riferito dai loro figli una volta tornati a casa. Per il resto, in Procura, si sta tirando le fila del lavoro fatto in attesa dell’arrivo dei verbali delle rogatorie fatte in Germania per sentire presunte vittime e degli accertamenti bancari per capire la distrazione di fondi da parte di alcuni preti della diocesi per pagare i propri vizi sessuali.

«Tutto vero quello che è stato scritto nelle denunce arrivate negli uffici. I riscontri sono a decine, ma sono tutti episodi prescritti. A Savona ci sono intere generazioni di padri e figli vittime di abusi da parte di preti che raccontano di un passato non perseguibile dalla legge». Chi lo dice è un investigatore della Procura che ha seguito in prima persona le indagini, raccogliendo denunce e collaborando con i magistrati e i poliziotti della squadra mobile della Questura. Allarga le braccia mentre gli viene chiesto a che punto sono le indagini sulle presunte violenze sessuali. In Procura infatti i magistrati titolari delle indagini hanno già fatto il punto. L’inchiesta è vicina alla chiusura. Incombe la prescrizione, e quindi l’archiviazione, ma non per tutte le denunce raccolte. C’è più di un prete indagato, la maggior parte è stato iscritto nel registro degli indagati senza essere ascoltato in presenza dell’avvocato. Un atto tecnico, dovuto dopo le denunce dettagliate sul loro conto. Poi ci sono i testimoni che a decine hanno confermato riempiendo verbali sugli abusi subiti.

Ecco come il cardinal Bertone ha applicato il principio di “legalità e moralità” nel caso di Lawrence Murphy, il prete che ha abusato di oltre 200 bambini sordomuti

di Federico Tulli

Il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone

Non è un caso di omonimia. Quel Bertone cardinal Tarcisio che oggi occupa i media catechizzando il Berlusconi cavalier Silvio invocando «legalità e moralità» è lo stesso Tarcisio cardinal Bertone che il 30 maggio 1998 “condanna” padre Lawrence Murphy, reo confesso di abusi su oltre 200 bimbi sordomuti compiuti in 24 anni, niente meno che a «riflettere sulla gravità del male fatto» fino a quando non darà «prove di ravvedimento». La punizione viene comminata dall’attuale segretario di Stato vaticano, nel corso di un incontro con monsignor Girotti, don Antonio Manna dell’Ufficio disciplinare, padre Antonio Ramos, monsignor Weakland, arcivescovo di Milwaukee, il suo vescovo ausiliare, monsignor Skiba, e monsignor Fliss, vescovo di Superior. Si trovano a Città del Vaticano nelle stanze della Congregazione per la dottrina della fede, guidata all’epoca dal cardinale Joseph Ratzinger di cui Bertone era segretario, dove appunto devono decidere la sorte di Murphy che nelle parrocchie e nelle scuole della diocesi di Milwaukee ha “colpito” per quasi cinque lustri fino agli anni Ottanta.

Si diceva della sanzione estremamente blanda. Non si pensi che Murphy sia stato un privilegiato. Pur figurando tra i cinque delitti più gravi per il codice canonico, l’atto sessuale di un chierico con minore raramente nella storia è stato sanzionato dalla magistratura vaticana (l’Inquisizione, per intenderci) in altro modo. C’è chi si è visto vietare la comunione, oppure peggio è andata a qualche ultraottantenne che è stato spretato. Fatto sta che Murphy non è proprio il tipo di essere umano avvezzo al genere di pensieri auspicati da Bertone. Almeno lui dovrebbe saperlo bene. E non solo perché è oggettivamente difficile pensare a un impeto di sensibilità da parte di un uomo che ha passato almeno un terzo della propria vita in cerca di bambini da stuprare. Quanto perché nel pesante dossier sul pedofilo seriale (consultabile on line sul sito del New York Times) che Bertone ha per le mani, c’è la diagnosi di uno psichiatra assunto dalla diocesi di Milwaukee che dopo aver esaminato il prete scrive nel rapporto: «Non si rende conto del male fatto e sembra insensibile alle cure».

Pochi mesi dopo la punizione, il 21 agosto 1998, Murphy muore. Senza aver mai speso una parola per le vittime e senza mai essere stato sottoposto a un processo. Del resto, predisponendo un procedimento canonico nei suoi confronti, osserva Bertone nel documento «confidenziale» protocollato col n. 111/96 che riassume le fasi dell’incontro, si corre il «pericolo di grande scandalo qualora il caso venisse pubblicizzato dalla stampa». Oltretutto, aggiunge, il processo è inutile «per la difficoltà dei sordomuti a testimoniare senza aggravare i fatti». È questa la ciliegina sulla torta di un “capolavoro” di «legalità e moralità», per usare parole sue. In appendice al resoconto 111/96, subito dopo le considerazioni conclusive del segretario di Ratzinger, si legge: «Prima della conclusione dell’incontro, S.E. Mons. Weakland tiene a riaffermare che sarà difficile far comprendere alla comunità dei sordomuti la lieve entità di questi provvedimenti». Poi c’è la data. Infine il silenzio.

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