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Presentata a Roma l’indagine di Telefono Azzurro ed Eurispes sulla “Condizione della infanzia e dell’adolescenza in Italia”. Le nuove generazioni sono totalmente ignorate dalla politica di Federico Tulli

Crisi, conflittualità e solitudine. Senza che sia percepito come un reale problema dagli adulti e dalle istituzioni, i bambini e gli adolescenti sono le prime vittime del malessere sociale che attanaglia l’Italia. Le pesanti ripercussioni della crisi economica e culturale sul nucleo fondante della società, vale a dire l’ambiente familiare, ricadono direttamente sui più deboli che «tendono a ridurre al minimo la dialettica con i genitori, riversando le proprie “paure” ed emozioni nei social network su internet oppure rifugiandosi davanti alla televisione».

L’indagine di Eurispes e Telefono Azzurro sulla “Condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia” presentata ieri a Roma dai presidenti di Telefono Azzurro, Ernesto Caffo, e dal presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, è un dito puntato contro l’indifferenza della società di oggi verso le esigenze dei protagonisti della società di domani. Uno dei chiari segnali di scollamento tra il mondo dei “grandi” e di quello dei più piccoli è rappresentato dal ritardo cronico nell’attuazione di valide politiche di integrazione da mettere a disposizione dei migranti di seconda e terza generazione, dei figli e dei nipoti cioè degli stranieri che da anni hanno scelto di vivere e lavorare nel nostro Paese.

Il 46 per cento degli alunni non è di origine italiana ma la politica o fa finta di non accorgersene oppure quando entra in azione è per creare allarme sociale “dilapidando” il valore rappresentato dalla diversità culturale, di tradizioni di usi e costumi che queste persone portano in dote. Dimostrando così minore intelligenza dei giovani “italiani”, poiché questi secondo l’indagine Eurispes- TA dimostrano di essere poco o nulla influenzati. Il 30,7 per cento di loro dichiara infatti di provare curiosità nei confronti dei compagni “stranieri”, un sentimento indice di apertura verso mondi sconosciuti, fatti di tradizioni, pratiche e culture differenti da quelle note. Altro impulso positivo lo sente il 19,9 per cento che è mosso da simpatia, mentre il 12,4 da interesse a conoscere persone che non “appartengono” alla cultura maggioritaria e dominante. Il 23,2 per cento, invece, si dice indifferente, mentre il 2,3 per cento arriva a esprimere odio e disprezzo.

«Il volto dell’Italia a 150 anni dalla sua Unità è cambiato, ha sempre più la fisionomia della multiculturalità», osserva Fara. «Se questo è sicuramente un fenomeno demografico acclarato, non lo è ancora sul piano sociale. Persistono le difficoltà legate alla differenza, gli stereotipi, i pregiudizi, l’ostilità e odiose generalizzazioni. I ritardi del Paese su questo delicato tema, rischiano di diventare emergenza soprattutto tra le mura scolastiche dove l’indagine di quest’anno ha rilevato un’incidenza significativa della presenza di minori di diversa nazionalità. Solo lavorando alla valorizzare delle differenze culturali, amalgamandole e facendole convivere armoniosamente, potrà esistere un’Italia realmente multiculturale, in cui le diversità sono una ricchezza e non causa di divisioni e dissidi».

In effetti non è che ai bambini e agli adolescenti figli di genitori italiani vada tanto meglio. «I cambiamenti intervenuti a modificare i modelli sociali, la cultura e l’economia negli ultimi anni, soprattutto in relazione alla massiva presenza di nuovi strumenti tecnologici e di comunicazione, hanno in buona parte ridefinito i concetti dell’infanzia e dell’adolescenza» racconta il presidente di Eurispes. «I mutamenti nelle strutture familiari, i rapidi avanzamenti tecnologici, la grave instabilità economica – aggiunge – hanno influito profondamente sul modo in cui i bambini e gli adolescenti vivono, sulle sfide che si trovano ad affrontare, sul modo in cui sono accuditi, aiutati a crescere, sulla speranza con cui possono guardare al futuro».

Secondo Fara, «la disparità sociale e l’ineguaglianza economico-finanziaria continuano a persistere e, anzi, tendono ad accentuare le loro caratteristiche proprio a causa di quei processi di globalizzazione che non in tutti i casi risultano virtuosi, soprattutto quando le stesse classi dirigenti politiche, che sarebbero chiamate e governarne i cambiamenti indirizzandoli verso una condizione di equilibrio ed equità, si trovano impreparate ad affrontarli». «La politica mostra un difetto», chiosa il presidente Eurispes: «Preferisce vivere in un mondo che non c’è. Sembra che voglia tenersi lontano dai problemi e che viva su “Second Life”. La sfida di oggi è quella di rispondere concretamente ai bisogni dei bambini e degli adolescenti, con un impegno che non può essere, ovviamente, demandato ai singoli, non importa se individui o istituzioni, ma congiunto e composto di un piano integrato di azioni a più livelli: istituzioni ed enti locali ma anche comunità, scuola e famiglie».

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L’intervista

Caffo (Telefono Azzurro): «Manca una cultura dell’infanzia»

A maggio 2010 dalle pagine del Rapporto di Telefono Azzurro sulla pedofilia in Italia, il presidente Ernesto Caffo lanciava una pesante accusa: «La pedofilia in Italia è un dramma che la società tende a “rimuovere”». A maggio 2010 dalle pagine del Rapporto di Telefono Azzurro sulla pedofilia in Italia, il presidente Ernesto Caffo lanciava una pesante accusa: «La pedofilia in Italia è un dramma che la società tende a “rimuovere”». Ieri, presentando l’indagine condotta con Eurispes ammoniva: «Il nostro Paese deve investire di più sull’infanzia e l’adolescenza in tutti i loro aspetti. I più giovani vanno tutelati e non dimenticati: non possiamo perdere i nostri ragazzi, non ci possiamo permettere di intervenire troppo tardi».

Presidente Caffo, l’indifferenza nei confronti delle esigenze dei cittadini di domani è un problema sia sociale che politico?
La mancata percezione dell’infanzia come soggetto politico è un problema che non riguarda solo il nostro Paese. Chiari sintomi li cogliamo per esempio, sia alle Nazioni Unite sia in Commissione europea, e così via. Il mondo della politica non vede il bambino come un soggetto di diritti. Da questo punto di vista la battaglia da condurre, purtroppo, è di dimensione internazionale. E questo è il motivo per cui Telefono Azzurro fa parte di una rete mondiale di associazioni. Va anche detto, però, che specie su certi temi in Italia ci sono dei ritardi inspiegabili. Penso alla pedofilia, oppure al dramma dei bambini scomparsi.

L’Italia ha firmato la Convenzione di Lanzarote nel 2007, ma ancora non è stata fatta la legge di ratifica che tra le altre cose porterebbe l’inasprimento della pena per i pedofili e per i criminali che alimentano la tratta dei bambini, oltre a fornire migliori strumenti per la prevenzione di questi crimini. Da cosa dipende questo atteggiamento?
Mancano le risorse “culturali” e soprattutto le competenze per affrontare, risolvere e anche prevenire certi reati. Ci sono leggi annunciate, alcune anche emanate, che inspiegabilmente sono tali solo sulla carta. La politica, poi, ha un’altra grave colpa. Che è quella di non rendersi conto che le vittime di abusi subiscono un trauma anche psichico. Ancora prevalgono in questi casi dinamiche assistenziali che non possono risolvere la devastazione subita.

Terra, il primo quotidiano ecologista

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