La notizia fantasma

Pubblicato: 17 dicembre 2010 in Articoli
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Padre Federico Lombardi

In Irlanda nuovi scandali di pedofilia nel clero. Lo annuncia un file dell’ambasciata Usa in Vaticano divulgato da Wikileaks. E ignorato dalla stampa in Italia di Federico Tulli
«A oggi sono state investigate solo le accuse nell’arcidiocesi di Dublino. I nostri contatti in Vaticano e in Irlanda  prevedono che la crisi con la Chiesa cattolica irlandese durerà anni. Funzionari di entrambe le parti hanno lamentato che indagini su ulteriori sospetti in altre diocesi porteranno a nuove dolorose rivelazioni». Questo dispaccio, a firma dell’ambasciatore americano presso la Santa Sede Miguel H. Diaz, è datato 26 febbraio 2010 e fa parte della serie di file pubblicati in Rete la scorsa settimana da Wikileaks e rilanciati sabato 11 dicembre sul quotidiano britannico Guardian. Curiosamente non una testata italiana ha ritenuto importante rilanciare quella che in fin dei conti è l’unica vera notizia tra le diverse note più o meno conosciute relative agli scandali pedofili che hanno innervosito il Vaticano e le sue gerarchie, vergate dai diplomatici statunitensi e “intercettate” da Wikileaks. Va detto che da fine febbraio a oggi non c’è traccia di nuovi casi “irlandesi” scoperti dalle autorità di Dublino. Mentre, sul fronte opposto, la Chiesa di Roma si è data parecchio da fare. C’è stata la lettera pastorale di Benedetto XVI agli irlandesi, annunciata l’11 dicembre 2009 dal portavoce Federico Lombardi e pubblicata dopo diversi rinvii solo il 19 marzo di quest’anno, e c’è stato il “repulisti” di vescovi locali. Insomma un mea culpa tardivo (e perdipiù, per pochi intimi, dal momento che la lettera ufficiale è stata pubblicata solo in latino) e qualche agnello sacrificale. Una storia già vista da un paio di millenni a questa parte. Ma forse nella “cattolicissima” Irlanda tanto basta per rallentare o insabbiare del tutto nuove «dolorose rivelazioni» sulla scia di quelle dei Rapporti Ryan e Murphy che nel 2010 hanno provocato le dimissioni del 20 per cento dei vescovi d’Irlanda perché coinvolti a vario titolo in centinaia di casi di pedofilia. Qui in Italia, invece, per smorzare sul nascere qualunque prurito dei media, alla Sala stampa vaticana è stato sufficiente alzare la voce e bollare come un «atto di estrema gravità» la “fuga di notizie” di Wikileaks e l’attenzione dei giornali stranieri che le hanno rilanciate. Così, quando la reticenza delle gerarchie d’Oltretevere coinvolte nell’inchiesta irlandese guidata dal giudice Yvonne Murphy conclusa poco più di un anno fa, è stata bollata dal Vaticano come «un’opinione» del diplomatico statunitense che aveva redatto il cable catturato dagli uomini di Julian Assange, nessuno si è preso la briga di andare a verificare come stavano veramente le cose.

E come stanno veramente non è scritto solo nei file “segreti”. Anzi, a ben vedere in questo caso Wikileaks non ha rivelato proprio nulla che non fosse già noto e pubblicato. L’atteggiamento omertoso della Chiesa di Roma è infatti stato denunciato nero su bianco sia nel Rapporto Murphy sia dalla stampa irlandese a fine novembre 2009, quando, appunto, i risultati dell’inchiesta sono stati resi pubblici. Forse per questo i media italiani hanno avuto il “coraggio” di darne notizia. A dire il vero omettendo molti dei passaggi cruciali. Nella sua inchiesta, infatti, il giudice Murphy dedica diversi capitoli al comportamento delle gerarchie ecclesiastiche. E rivela che la commissione da lei guidata sin dal 2006 aveva chiesto dettagli dei rapporti sugli abusi inviati alla Santa Sede dall’arcidiocesi di Dublino, senza mai ottenere risposta. Il Vaticano ritenne anzi di dover protestare  ufficialmente comunicando al ministero degli Esteri irlandese che Murphy «non era passata attraverso gli appropriati canali diplomatici». Ma la commissione d’inchiesta era indipendente dal governo, quindi era tenuta a usare canali diplomatici. Un altro momento chiave riguarda la richiesta di informazioni avanzata nel febbraio 2007 al nunzio apostolico a Dublino, Giuseppe Lazzarotto. A lui il giudice Murphy chiese tutti i documenti rilevanti in suo possesso ma in cambio ottenne solo silenzio. E Lazzarotto ha mantenuto lo stesso atteggiamento pure quando Murphy gli chiese di commentare i brani del Rapporto in cui era citato il suo ufficio, come ricordano il 26 novembre 2009 su The Irish Times in due diversi articoli Elaine Edwards e Patsy McGarry. Dopo i due contatti tentati dalla commissione, improvvisamente il 22 dicembre 2007 Lazzarotto diventa nunzio apostolico in Australia. Non proprio una mossa votata a garantire la massima trasparenza tanto invocata nei viaggi che di lì a poco Benedetto XVI avrebbe compiuto negli Stati Uniti e in Australia, due tra i Paesi più martoriati dalle scorribande pedofile dei preti cattolici. Almeno fino ad allora.

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Il sondaggio

«Il papa sapeva tutto»
Una larga maggioranza dell’opinione pubblica olandese è convinta che le autorità della Chiesa cattolica romana, incluso Benedetto XVI fossero a conoscenza degli abusi di pedofilia e che abbiano volutamente taciuto per nascondere i crimini pedofili. È quanto emerge da un sondaggio “Maurice de Hond” compiuto dopo le denunce raccolte da una commissione indipendente istituita dalla Conferenza episcopale olandese, la quale ha accertato che, dal 1945 in poi, sono almeno duemila le persone che hanno dichiarato di avere subito abusi sessuali e fisici da parte di preti quando erano bambini. I casi portati alla luce collocano l’Olanda al secondo posto, dopo l’Irlanda, per la dimensione dello scandalo che ha scosso la Chiesa cattolica. Secondo il sondaggio, l’82 per cento degli interpellati è convinto che le gerarchie ecclesiastiche sapessero cosa accadeva nelle diocesi olandesi. Mentre l’81 per cento ritiene che anche il papa era a conoscenza degli abusi. Il 78 per cento si è dichiarato «estremamente deluso». A conclusione dello studio, gli esperti notano che in base alle risposte ricevute la credibilità delle autorità religiose cattoliche in Olanda è stata «fortemente danneggiata » dallo scandalo e da come hanno cercato di evitarlo. f.t.

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